martedì, febbraio 24, 2009

Un testamento biologico per il Pd

di Fausto Carioti

Il «vicedisastro», come l’ha ribattezzato il suo compagno di partito Matteo Renzi, ha esordito come peggio non poteva. Ma il vuoto della politica che è dietro ai ragionamenti sin qui espressi da Dario Franceschini, ex numero due del «disastro» Walter Veltroni e attuale segretario del Partito democratico, non è l’unico responsabile della sua partenza azzoppata. C’entrano anche il calendario parlamentare, che gli ha messo subito davanti uno scoglio duro come il testamento biologico, e il peccato originale del Pd, del quale non si è mai capito, per dire, se è un partito socialista, liberale o laicamente cattolico. Resta il fatto che l’assenza di personalità del nuovo segretario («uno che non pare brillantissimo», secondo l’eufemistica definizione di Emma Bonino) è garanzia di proseguimento della corsa verso il baratro. Cosa che sta puntualmente avvenendo.

«Ora inizia davvero la stagione dell’unità» aveva detto Franceschini sabato, nel suo primo discorso da leader. A dire il vero nessuno si attendeva miracoli da lui. Ma ci si aspettava, comunque, che le anime del suo partito avrebbero cercato un accordo di facciata per evitare di presentarsi in ordine sparso al primo appuntamento. In modo da aiutarlo nei suoi primi passi. E invece la nomina di un segretario debole sembra aver dato il segnale di “liberi tutti”. La «stagione dell’unità» è iniziata così con Francesco Rutelli e Dorina Bianchi che se ne vanno per conto loro, rifiutandosi di firmare l’emendamento al disegno di legge sul testamento biologico che esprime la linea ufficiale del partito. E se Rutelli, che ha depositato una proposta assai simile a quella del PdL, è un leader di primo piano, la Bianchi è capogruppo del Pd in commissione Sanità.

Il testo “unitario” del Pd prevede che idratazione e nutrizione artificiali possano essere interrotte solo nel caso in cui il paziente si trovi in situazioni eccezionalmente gravi e abbia previsto la rinuncia a questi trattamenti nel suo testamento biologico. Nell’emendamento di Rutelli, al contrario, è previsto che idratazione e nutrizione «non possono essere oggetto» di alcun rifiuto. Lo scontro non è tecnico, ma mostruosamente politico. E Rutelli non è solo: oltre alla Bianchi, c’è Paola Binetti che si prepara alla guerra e invita Franceschini, succube degli ex Pci, a «non liquidare i cattolici come una minoranza». Se è il primo passo per un’intesa di tutti costoro con l’Udc, lo si capirà presto. Di sicuro c’è che una parte importante del partito si sente assai più emarginata che ai tempi di Veltroni e inizia a tessere accordi con gli avversari del Pd.

Franceschini sta provando a metterci una pezza. Ieri sera, al Tg1, ha chiesto ai suoi di «smettere di litigare». Stamattina vedrà i senatori del Pd per trovare un compromesso sul testamento biologico. Ma alla radice del caos c’è la sua incapacità di dare un’identità al partito: Franceschini riesce solo a portare avanti il grande equivoco di Veltroni, avendo però meno forza e spessore dell’ex sindaco di Roma. Lo prova il fatto che, come prima battaglia, abbia scelto la difesa della costituzione. Intanto per l’ipocrisia: la costituzione su cui Franceschini ha voluto giurare era quella di suo padre partigiano bianco, già modificata più volte con i voti dello stesso Franceschini e dei suoi compagni di partito. E poi perché conferma la sua assoluta mancanza di idee forti. A sinistra tutti si dicono amici della gloriosa costituzione antifascista, ma questo non basta a identificare un partito.

Le domande che attendono risposta da tempo sono altre. Qual è la famiglia europea di cui il Pd fa parte? Quella socialista, quella liberale o un’altra? Il Pd sta con la Cgil, che scende in piazza contro la riforma dei contratti, o con la Cisl, che quella riforma l’ha siglata? È contro i fannulloni o vuole il loro voto? Che modello di integrazione propone per gli immigrati? È l’Italia che deve aprirsi a loro, e cioè rendersi multiculturalista, o sono loro che debbono diventare italiani? Perché il testamento biologico è solo l’inizio. Finché Franceschini non darà una risposta a simili domande, scene come quella di ieri diventeranno sempre più frequenti. Fino a quando non ci sarà più un Pd nel quale litigare.

© Libero. Pubblicato il 24 febbraio 2009.

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