mercoledì, novembre 14, 2007

Elezioni danesi: c'è un perché

In Danimarca ha vinto Anders Fogh Rasmussen. A spoglio quasi ultimato, il blocco liberale e conservatore ha ottenuto 94 dei 179 seggi del Parlamento. Rasmussen avrà così il suo terzo mandato di governo consecutivo. E' una gran bella notizia. Ai tempi dello scontro sulle vignette su Maometto pubblicate il 30 settembre del 2005 dal quotidiano danese Jyllands-Posten, mentre i leader europei facevano a gara a prendere le distanze da quei disegni, Rasmussen annunciò che avrebbe resistito "di fronte all'attacco contro la libertà d'espressione che viene dal mondo islamico". La maggioranza degli elettori la pensa come lui e ha detto "no" al menu multiculturalista proposto dalla sinistra di Helle Thorning-Schmidt.

C'è un perché, e per capirlo basta leggere le cronache danesi. Dove l'estrema sinistra ha confermato la sua saldatura con il fondamentalismo islamico candidando, tra gli altri, Asmaa Abdol-Hamid: una palestinese di 26 anni convinta che i soldati (anche danesi) che combattono i terroristi islamici in Iraq siano come i nazisti (e non è un complimento, nonostante i noti legami tra i nazisti e certi leader islamici, come il Gran Mufti di Gerusalemme). Una integralista che si rifiuta di stringere le mani agli uomini (tutti) e alle donne (se non musulmane). E' stata portavoce delle associazioni fondamentaliste che denunciarono il Jyllands-Posten. Alcune di queste associazioni si battono apertamente per l'introduzione della sharia in Danimarca.

Come già avvenuto in Olanda, l'immigrazione islamica in Danimarca sta cambiando il volto del paese. Si intensificano i pestaggi sugli omosessuali compiuti da gang di giovani immigrati. Lo denunciano le stesse associazioni omosessuali. Racconta sul suo blog il giornalista Bruce Bawer:
Benvenuti nella Nuova Europa. Da una parte c'è una generazione di teenager gay dichiarati, le cui famiglie e amici non gli hanno mai fatto sentire la loro omosessualità come un impedimento ad avere una vita piena, felice, innamorata e onesta, e che possono dirsi benedetti da un'autoconoscenza, da una fiducia in se stessi e da una consapevolezza del loro orientamento sessuale, e hanno un grado di pienezza sentimentale e spirituale che molti omosessuali di una o due generazioni fa difficilmente avrebbero potuto immaginare.

Dall'altra c'è un esercito, in continua espansione, di "polizia morale" (come la chiama Hans Rustad), composto da giovani islamici determinati a terrorizzare questi ragazzi omosessuali, a obbligarli a vivere quelle vite spaventate e segregate che gli omosessuali viveano un tempo.

La Danimarca non ha statistiche sui pestaggi degli omosessuali, ma uno studio fatto nella città di Århus dalla Associazione nazionale danese di gay e lesbiche mostra che in quella città (la seconda più grande della Danimarca) c'è un alto rischio di essere aggrediti o molestati se sei omosessuale.

Il problema, ovviamente, non riguarda solo Århus. Ma tutta l'Europa.
Altre vittime "naturali", assieme agli omosessuali, sono gli ebrei. Il rapporto sull'antisemitismo diffuso nel 2006 dall'Agenzia dell'Unione Europea per i Diritti Fondamentali ha ammesso, pur tra mille imbarazzi, che «in alcuni Paesi - ad esempio in Francia e Danimarca - (...) vi sono prove evidenti di uno spostamento delle responsabilità delle aggressioni dall'estrema destra verso i giovani maschi islamici».

Davanti a tutto questo, la sinistra danese, invece di stare dalla parte delle vittime, ha scelto di candidare quelli che difendono i teppisti. Niente di strano che gli elettori non islamici le abbiano voltato le spalle. Peccato che non durerà molto: i trend demografici indicano che i danesi si avviano ad essere minoranza nel loro stesso Paese entro sessant’anni. Indovinate chi prenderà il loro posto.

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