sabato, ottobre 27, 2007

"Ragazzi, risparmiate". Da quale pulpito

di Fausto Carioti

«Ragazzi, imparate a risparmiare» ha detto ieri il ministro Tommaso Padoa Schioppa ai «bamboccioni» delle nuove generazioni. La risposta è già pronta: «Iniziate prima voi, nonni» (l'età media dei ministri del governo Prodi è di 58 anni e l'arzillo titolare dell'Economia ne conta 67). A palazzo Chigi e dintorni va di moda predicare alla Luigi Einaudi: il governo si atteggia a buon padre di famiglia e lesina i soldi per certe spese che evidentemente considera superflue, tipo la benzina per le volanti della Polizia. Intanto, però, si razzola alla democristiana. Dc degli anni Ottanta, per capirsi: spesa pubblica allegra e tutti col muso nella mangiatoia. Ora come allora, la pubblica amministrazione riesce a spendere oltre il 50% del prodotto interno lordo. Se il debito pubblico non cresce come avveniva all’epoca, è solo perché Prodi e soci stanno sottoponendo i contribuenti italiani a una spremuta che i governi di allora si sarebbero vergognati di imporre ai loro elettori. Nel 1990 la pressione fiscale era del 38,3%. Quest’anno e nel 2008, per ammissione dello stesso Padoa Schioppa, non sarà inferiore al 43%.

L’ultima occasione sono le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Inizieranno nel 2008 e culmineranno nel 2011 con grandi manifestazioni a Roma, Torino e Firenze. Quello stesso anno - in teoria - dovrebbe concludersi l’attuale legislatura. Nessuno, però, crede che governo e parlamento riusciranno a campare tanto a lungo. E i ministri sono i primi a non farsi illusioni. Così hanno pensato di muoversi in anticipo. Confermando che quello di Prodi è un governo garibaldino: siccome l’eroe dei Mille trascorse almeno una notte in ogni città della penisola, i ministri dell’Unione hanno pensato bene di onorarlo facendo piovere soldi su ogni angolo del Paese. A Isernia occorre spostare un campo di calcio e costruire un nuovo auditorium? Ci pensa il comitato interministeriale “150 anni dell’unità d’Italia”, che mette a disposizione 32 milioni di euro. Bisogna ampliare l’aeroporto internazionale di Perugia, per renderlo in grado di reggere l’onda d’urto dei turisti che, da tutto il mondo, si presenteranno nel capoluogo umbro per festeggiare la ricorrenza? Altri 48 milioni in arrivo. Urge restauro del Museo Nazionale di Reggio Calabria? I ministri staccano (dal nostro conto) un assegno da 17 milioni. Insomma, Prodi e i suoi hanno imboccato la prima scorciatoia utile per spendere milioni di euro in interventi la cui necessità è assai dubbia. Come dimostra il fatto che quelle stesse opere non siano riuscite a trovare copertura finanziaria tramite i metodi ordinari.

Alla fine, sommando le spese previste sino a oggi per la ricorrenza, si arriva a 451 milioni. E con quelle che saranno stanziate nei prossimi anni è facile che si superi il miliardo. Intanto, alla voce “Interventi connessi alle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale”, il decreto fiscale del governo appena approvato in Senato stanzia 150 milioni, tutti da spendere entro dicembre. A sorvegliare su come saranno usati questi soldi ci sarà un comitato di garanti «formato da personalità di qualificato e pluralistico orientamento politico e culturale». Ovviamente, saranno nominati dallo stesso Prodi. Se la Rai è l’esempio di ciò che intende il presidente del Consiglio per “pluralismo”, ci sarà da divertirsi.

Da Bruxelles, intanto, le autorità europee hanno appena rimproverato il governo per aver riportato la spesa pubblica al di sopra del 50% del prodotto interno lordo e per aver sprecato il “tesoretto”, cioè le entrate fiscali superiori alle attese, finanziando nuove spese. Pochi giorni prima era stato il Fondo monetario internazionale a denunciare che le uscite avevano superato il livello di guardia mentre la pressione fiscale diventava troppo alta. E la Banca d’Italia, nell’ultimo bollettino trimestrale, ha accusato Prodi di aver lasciato la spesa pubblica «sui valori massimi degli ultimi dieci anni» e di aver rinviato a dopo il 2009 tutti gli interventi urgenti.

Certo, Prodi non s’è inventato nulla. Quello che sta facendo oggi il suo governo con le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia è lo stesso che hanno fatto i governi del passato in occasione dei mondiali di calcio, delle olimpiadi e di ogni grande evento che ha fornito la scusa per spendere soldi pubblici con più disinvoltura del solito. E anche se al timone del Paese ci fosse stata l’attuale opposizione, le cose non sarebbero andate in modo molto diverso. Prodi, però, ha meno alibi di chiunque altro. Proprio perché il suo governo chiede ai cittadini di stringere la cinghia e loda in pubblico - per bocca dello stesso Padoa Schioppa - la «bellezza» delle tasse, giunte a livelli da record, è lecito pretendere che i ministri abbiano un po’ più di rispetto per i quattrini dei contribuenti.

© Libero. Pubblicato il 27 ottobre 2007.

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