domenica, novembre 02, 2008

Aspettando i servizi segreti deviati

di Fausto Carioti

La sinistra ha un gran bisogno di trame eversive e squadristi di Stato, ed è convinta di averli trovati. La Roma delle manifestazioni studentesche è diventata la Genova del G8, piazza Navona è stata trasformata nella nuova caserma Diaz. Anche il linguaggio degli orfani del Pci è tornato ad essere quello dei tempi migliori: sono già stati evocati i celerini infiltrati e l’eversione nera. Mancano solo i servizi segreti deviati, ma presto spunteranno pure loro, nascosti dietro la fontana del Bernini. I tempi cambiano, i nomi dei partiti pure, ma da quelle parti è sempre la dietrologia a fare da padrona.

La verità, e cioè che a piazza Navona studenti di destra e militanti di sinistra si sono pestati in mezzo ai manifestanti, è troppo semplice per essere accettata. Bisogna far passare l’idea che esista un “livello superiore”, occorre tirare fuori ogni giorno un “testimone chiave” capace di insinuare chissà quali verità destabilizzanti, come ha fatto ieri Repubblica sul suo sito web, e pazienza se il testimone è un tantino di parte e stringi stringi non ha nulla da dire. Occorre scegliere con cura le fotografie e soprattutto tagliarle nel modo giusto, in modo che sembri che i poliziotti sono lì fermi, inermi e magari sogghignanti davanti alla vile aggressione fascista.

Nel suo genere, il servizio sugli scontri mandato in onda giovedì sera da Annozero è stato un capolavoro. La giornalista di Michele Santoro parla con alcuni ragazzi, ovviamente di sinistra, degli scontri appena avvenuti. Non è una caccia al colpevole, quello già si conosce: sono i ragazzi di destra, picchiatori per definizione. Da Santoro si fa giornalismo di alta inchiesta, si vogliono conoscere le verità nascoste. Così l’inviata di Annozero domanda: «Chi li ha mandati, secondo voi?». Cioè: nemmeno chiede se pensano che i cattivi siano stati inviati lì da qualcuno. È ovvio, è scontato che dietro ci sia un mandante occulto. «Chi li ha mandati? Sempre la stessa gente: fascisti, destra, quelli che stanno al governo», risponde un ragazzino con l’aria di avere appena svelato un segreto di Stato. «È impossibile che siano così bene organizzati senza qualcuno dall’alto che coordina il tutto», chiude il discorso un’altra. Chi ha detto che il giornalismo d’inchiesta è difficile? Basta fare due domande al primo che passa e che la pensa come te, senza contraddittorio, e spacciarle per verità assolute. E il popolo bue dei telespettatori è servito.

Erano convinti anche di avere trovato la “smoking gun”, la prova inconfutabile del fatto che il Viminale avesse infiltrato i suoi uomini tra i manifestanti. Sottinteso: per trasformare la protesta in una macelleria. In alcuni filmati, anche questi mandati in onda da Santoro e poi riciclati su YouTube dai collettivi di sinistra, si vedono gli uomini del commissariato che, durante gli scontri, parlano con una certa confidenza a due manifestanti. Tanto è bastato a Beppe Grillo per dire che i ragazzi erano «colleghi» dei poliziotti, e che quindi in piazza c’erano «provocatori che hanno picchiato gli studenti sotto gli occhi della Polizia», e che dunque Maroni aveva ricevuto «istruzioni dettagliate» da Silvio Berlusconi per far scoppiare l’incendio.

Tutto chiaro, no? Poi, però, si scopre che i due ragazzi, che si chiamano Alberto Palladino e Francesco Polacchi, non sono poliziotti, ma studenti universitari di destra, del Blocco Studentesco, conosciuti per nome dalla polizia solo perché la loro attività politica li porta spesso in commissariato. Su uno di loro Grillo aveva aperto persino la caccia all’uomo: «Qualcuno riesce a identificare la persona nel cerchio rosso del video?», si legge nel blog del comico. È stato accontentato. Così ora tutti sanno che dal cospirativismo all’onanismo il passo è breve.

© Libero. Pubblicato il 2 novembre 2008.

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