domenica, maggio 02, 2010

Faccia a faccia con Claudio Scajola

di Fausto Carioti

Stressato, è stressato, ma Claudio Scajola sembra uno di quelli che in certi momenti tira fuori energie nascoste. Riceve Libero nell’ala nobile del primo piano del ministero che guida, quello per lo Sviluppo Economico. È in camicia, senza giacca. Appare intenzionato a combattere sino in fondo. Se qualcuno si attendeva da lui mezze ammissioni sullo strano caso del suo appartamento a due passi dal Colosseo, acquistato sei anni fa, rimarrà deluso: Scajola non molla di un millimetro. Anzi, contrattacca.

Signor ministro, intende raccontare tutta la storia del suo appartamento?
«Mi trovo ogni giorno su tutti i giornali da una settimana. Non ho nessun problema a raccontare la verità. Che mi pare molto semplice. E allora ho deciso di rispondere alle domande che mi vengono poste».

Innanzitutto, lei è indagato per questa vicenda?
«No, non sono indagato».

Quando ha acquistato il suo appartamento vicino al Colosseo?
«Nei primi giorni del luglio 2004».

Da chi ha comprato il suo appartamento?
«Dalle sorelle Barbara e Beatrice Papa».

Quanto lo ha pagato?
«L’ho pagato esclusivamente la somma pattuita al momento del rogito: 610mila euro».

Da dove arrivavano questi soldi?
«Li avevo reperiti quasi tutti attraverso un mutuo acceso con il Banco di Napoli. Lo si può verificare facilmente».

Seicentodiecimila euro sembrano pochi per un appartamento simile.
«Si tratta di un ammezzato in uno stabile degli anni Sessanta, in condizioni non ottimali».

Quanto è grande l’appartamento?
«Centottanta metri quadri».

Pare proprio che lei abbia fatto un buon acquisto.
«Un ottimo acquisto. Ma in questi giorni mi sono documentato. Sono andato a vedere i prezzi immobiliari, in quella zona, nel 2004. E sono in linea con il prezzo del mio atto d’acquisto».

L’architetto Angelo Zampolini, legato al costruttore Diego Anemone, ebbe qualche ruolo nell’acquisto o nella ricerca dell’appartamento?
«Fu l’ingegnere Angelo Balducci, che all’epoca era provveditore alle Opere pubbliche del Lazio, che conoscevo da tempo e del quale avevo grande stima, che si offrì per aiutarmi a cercare una casa che potesse andare bene. Ritengo che Balducci si fosse poi rivolto a Zampolini per aiutarlo a trovare qualche soluzione adatta a me. Io all’epoca non avevo casa, vivevo in albergo».

Quanti appartamenti le proposero?
«Tre o quattro. Li andammo a vedere. Mi sembrò che quello in zona Colle Oppio, vicino al Colosseo, fosse un buon affare. Lo presi».

Quindi Zampolini l’aiutò a trovare l’appartamento.
«È Balducci la persona che mi aiutò».

Balducci oggi è agli arresti. Di lui si è parlato molto negli ultimi mesi per il ruolo centrale che avrebbe svolto nella “cricca” degli appalti per il G8.
«Balducci all’epoca era gentiluomo del Papa, conosciuto da tutti come persona stimabile. Tanto che, pure ai tempi del governo Prodi, ricoprì un ruolo importante a palazzo Chigi. Prima ancora era stato responsabile del Giubileo 2000 a Roma. E mi lasci ricordare che nella nostra Costituzione vige il principio della presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva».

È vero, come raccontano le sorelle Papa, che all’inizio delle trattative lei ha consegnato loro, “brevi manu”, 200mila euro in contanti come anticipo per l’acquisto dell’appartamento, dei quali non appare traccia nella vostra transazione ufficiale?
«Assolutamente no. E comunque io non ho letto queste dichiarazioni delle sorelle Papa. Ho visto solo i resoconti giornalistici, tra l’altro contraddittori. Ad esempio sulla posizione del notaio, che secondo un giornale confermerebbe quanto sostenuto dalle sorelle Papa, mentre secondo un’altra testata lo negherebbe».

Come spiega che ottanta assegni circolari provenienti dal conto di Zampolini alla Deutsche Bank, per un valore complessivo di 900mila euro, coperti dai contanti di Anemone, siano stati intestati alle sorelle Papa?
«Ho appreso dell’esistenza di questi ottanta assegni dai quotidiani di questi giorni. Prima non ne sapevo nulla, e ora continuo a non capire perché sarebbero stati versati a mia insaputa. Io so solo come ho comprato l’appartamento, in quale data e a quale prezzo. Se poi è successo qualcos’altro, non è di mia conoscenza».

Quindi non fu lei a ricevere questi assegni da Zampolini e girarli alle sorelle Papa?
«Ma figuriamoci. Le parrebbe normale un comportamento di questo tipo? E poi avrei pagato quell’appartamento a un prezzo che non sarebbe stato più quello di mercato. Comunque non è problema che mi riguardi: io non sono indagato».

Conosceva l’imprenditore Diego Anemone?
«L’ho conosciuto quando ero ministro dell’Interno, perché la sua impresa stava mettendo in sicurezza l’alloggio di servizio del ministero».

Ha mai assegnato appalti ad Anemone?
«Io non ho mai dato appalti a chicchessia. E sarà facile riscontrarlo documentalmente».

Quando era ministro dell’Interno aveva mai fatto qualche tipo di favore a Balducci, Anemone, Zampolini o a chi per loro?
«Lo escludo in modo categorico. All’epoca dei fatti ero ministro per l’Attuazione del programma, che come noto è un ministero senza portafoglio. Al Viminale, che avevo lasciato due anni prima, non mi ero mai occupato di appalti. Dunque, quale tipo di “favori” avrei mai potuto fare a tutti costoro? Mi permetta di aggiungere che, se fosse emerso qualcosa in questo senso, oggi non sarei semplicemente persona informata dei fatti, ma indagato».

Quindi, secondo lei, avrebbero mentito Zampolini, le sorelle Papa e - con loro - il notaio Gianluca Napoleoni, che sembra sottoscrivere la versione delle sorelle. Per quale motivo avrebbero dovuto farlo?
«Che tutti costoro abbiano detto queste cose lo dice lei».

Non lo dice solo Libero. Lo dicono tutti i giornali.
«Appunto. Al momento le dichiarazioni attribuite ai testimoni ascoltati dal pm di Perugia sono solo indiscrezioni, frasi riportate da terze persone. A me non risulta che i verbali con le loro dichiarazioni siano già stati depositati. E comunque anche le versioni lette sui giornali mi sembrano discrepanti. Le dirò di più: sono convinto in maniera assoluta che nessuno possa aver detto che io ho consegnato somme di denaro al di fuori di quella versata al momento del rogito, alla presenza del notaio. Nessuno lo può aver detto e nessuno lo può dire».

Ma se qualcuno di quelli che oggi sembrano accusarla confermasse le indiscrezioni che la riguardano, lei sporgerebbe querela nei suoi confronti?
«Dubito che qualcuno possa aver rilasciato dichiarazioni che non corrispondono alla verità. Attendo la pubblicazione degli atti per conoscere le dichiarazioni originali di tutte le persone seguite in questa vicenda. Se emergesse che sono state rilasciate davvero affermazioni del genere, chiare ed esplicite, non esiterei ad andare a qualunque confronto. Sino alle estreme conseguenze».

Il pm ha chiesto di vederla?
«Sì, ma solo come persona informata dei fatti».

E lei andrà da lui?
«Certo, ho già proposto al giudice un incontro a breve, compatibile con i miei impegni di governo».

Se dovesse essere indagato cosa farebbe?
«Andrei a chiarire tutta la vicenda davanti al mio giudice naturale».

È vero che giovedì, quando si è recato dal premier Silvio Berlusconi, lei era pronto anche a dimettersi dal suo incarico di ministro?
«Il presidente del Consiglio ha la responsabilità collettiva del governo. Io sono un ministro del governo Berlusconi, sono suo amico e suo grande estimatore. Mi pareva logico che potesse fare le sue valutazioni, alle quali mi sarei attenuto. Ma mi faccia aggiungere che se in questo Paese, prima di accertare le verità, si dovessero già dare le condanne, sarebbe un Paese di barbari».

Le sue dimissioni da ministro rientrano tra gli esiti possibili di questa vicenda?
«Non c’è nessun motivo per cui io mi debba dimettere. Ci sono invece motivi per cui le “stranezze” che sto registrando siano chiarite, nel rispetto delle regole».

Gli esponenti della Lega non si sono sprecati in dichiarazioni di solidarietà nei suoi confronti.
«Ieri sera (giovedì, ndr) ero seduto proprio qui. A quel telefono là mi ha chiamato Roberto Calderoli, con Umberto Bossi accanto, per esprimermi tutta la loro vicinanza».

Gianfranco Fini e i suoi si sono fatti sentire?
«Sempre allo stesso telefono, nella stessa serata, mi ha chiamato Fini. Anche lui voleva esprimermi la propria vicinanza».

© Libero. Pubblicato il 1 maggio 2010.