domenica, marzo 07, 2010

Il migliore alleato di Berlusconi

di Fausto Carioti

Per fortuna di Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro non è in vendita: è in regalo. Uno così, per il Cavaliere, vale tanto oro quanti congiuntivi sbaglia. Nel caso ci fossero ancora dubbi su chi ha vinto davvero la partita delle liste, l’ex pm ieri ha provveduto a dissolverli. La sua minaccia di avviare l’impeachment, cioè di mettere in stato d’accusa il presidente della Repubblica, “colpevole” di aver firmato il decreto che consente agli elettori di centrodestra di Roma e della Lombardia di votare, è la ciliegina che mancava alla torta di Berlusconi. Con la sua sortita, Di Pietro è riuscito a spaccare l’opposizione, mettendo in serio imbarazzo la dirigenza del Partito democratico, e ad alzare un muro tra il centrosinistra e Giorgio Napolitano, unico esponente del Pd che occupa una carica istituzionale, per giunta la più alta. Un capolavoro.

Al punto che, se solo avesse un po’ più senso dell’umorismo, Berlusconi potrebbe prendere sul serio i propositi di Di Pietro, appoggiare la richiesta di impeachment, liquidare Napolitano e fare eleggere dal Parlamento un nuovo presidente della Repubblica (indovinate chi avrebbe le maggiori chances di vittoria). Ovviamente non andrà così, ma questo la dice lunga sul gioco del leader dell’Idv, il quale, pur di grattare un altro po’ di voti al Pd e racimolare qualche altro consenso tra i forcaioli viola, non si fa problemi a inguaiare l’intera opposizione. E infatti gli stessi esponenti del PdL che ieri ufficialmente attaccavano Di Pietro, a microfoni spenti lo benedicevano commossi, ringraziando Nostro Signore per avergli dato quali avversari uno come lui e uno come Pier Luigi Bersani, incapace di trovarsi una linea politica autonoma da quella dell’Italia dei valori. Il Pd costretto a manifestare al seguito di chi chiede la testa di Napolitano, come è avvenuto ieri pomeriggio a Roma, è infatti la rappresentazione plastica della sudditanza politica dei suoi dirigenti.

Il premier, così, può passare all’incasso. Avere garantito la presenza delle liste sulle schede è la vittoria più evidente, ma non è la sola che ha conseguito in queste ore. Intanto, malgrado tutte le reciproche diffidenze con il Quirinale, ha fatto capire a Napolitano che il PdL è un interlocutore affidabile, a differenza del Pd, che anche stavolta ha finito per portare acqua al mulino di chi accusa il presidente della Repubblica. Al di là poi degli aspetti tecnici della vicenda, che di sicuro non hanno appassionato gli elettori, il decreto del governo, come ha spiegato lo stesso Napolitano, non fa che garantire il diritto al voto, che è il fondamento della democrazia, e quindi è difficile che gli italiani capiscano le manifestazioni inscenate da chi avrebbe voluto partecipare alle elezioni senza avversari. Simili proteste di piazza, tra l’altro, hanno l’abitudine di non spostare manco mezzo voto, ottenendo l’unico risultato di radicalizzare ancora più gli avversari del Cavaliere e di allontanare gli elettori moderati dal centrosinistra. Lo sfascio dell’opposizione è completato dalla minaccia dei radicali di ritirarsi dalle elezioni per protestare contro il decreto salva-liste: per il povero Bersani, che "obtorto collo" ha accettato la candidatura di Emma Bonino nel Lazio, attirandosi per questo le ire del Vaticano e di tutto il mondo cattolico, sarebbe la beffa finale.

Insomma, se il centrosinistra vuole far dimenticare agli elettori la pessima figura rimediata dal PdL con la presentazione delle liste, non deve fare altro che continuare con queste scenate. Berlusconi, che tanto per cambiare sogna una campagna elettorale in cui si parli solo di lui, ci spera molto. Può stare tranquillo, non lo deluderanno manco stavolta.

© Libero. Pubblicato il 7 marzo 2010.

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