lunedì, dicembre 11, 2006

A sinistra lo psicodramma è già iniziato

Erano quelli che la piazza era loro. E ora la piazza (tute blu di Mirafiori incluse) li insegue per fischiarli. Erano quelli che fischiare è una civile manifestazione di dissenso. E ora che i fischi sono rivolti a loro (a Bologna!) fischiare è diventato il rigurgito di un «Paese incivile» (parole di Romano Prodi). Erano quelli che andavano orgogliosi del fatto che i loro lettori fossero i più attenti e i più informati. E ora le vendite dei loro quotidiani più "impegnati" vanno a picco. Erano la maggioranza del paese. E ora tutti i sondaggi dicono che la sinistra è ai minimi storici. Agli occhi di chiunque, soprattutto agli occhi dei suoi stessi elettori, l'Unione è l'ombra della coalizione che ha vinto le elezioni di aprile. Si arrovellano, dibattono tra loro, azzardano teorie per spiegarsi quello che si può spiegare solo con una lunga serie di errori e di bugie (vedi alla voce tasse) infilati l'uno dietro l'altro in pochissimo tempo, ma alla fine di tutta questa spremitura di meningi l'unica certezza che resta è che non ci stanno capendo nulla. Si guardano allo specchio e non si riconoscono più.

I pensatori più lucidi della sinistra allargano le braccia sconsolati. Edmondo Berselli, direttore della rivista Il Mulino e quindi punta più avanzata dell'intellighentia bolognese, su Repubblica scrive che la situazione è disastrosa:
La colossale e rapidissima perdita di popolarità e di gradimento del governo dopo il varo della Finanziaria («mai visto in Italia un crollo del genere» dicono a mezza voce i sondaggisti), non può essere spiegata con esorcismi accademici come quello secondo cui la manovra sarebbe buona perché scontenta tutti. La realtà è che se tutti si lamentano, anche coloro che ne trarranno vantaggi, c'è di mezzo un problema. Grave.
C'è di mezzo l'incomprensibilità dell'azione di governo. L'incomunicabilità dei ministri e del capo dell'esecutivo rispetto all'opinione pubblica. L'assenza di una missione riconoscibile, come è stato detto e ripetuto. E tutto ciò sfocia in un risentimento diffuso verso il centrosinistra, un rancore esplicito e naturale nell'elettorato di destra, ma a cui la società di centrosinistra non ha nemmeno la forza di rispondere.
Il consiglio di Berselli è quello di non sottovalutare l'accaduto. Che invece è proprio quello che sta facendo Prodi, quando sostiene che quelli del Motor Show «erano venti persone, non di più: e mi aspettavano. Tutto era organizzato, non ho il minimo dubbio. Ecco il senso politico della contestazione». Certo, sarebbe bello e comodo per Prodi se le cose stessero davvero così. Ma così non è, anche perché prima di Bologna ci sono stati i tassisti, poi Verona, poi Roma, poi Mirafiori, poi i poliziotti. Ci sono i sondaggi di tutti gli istituti, compresi quelli più vicini al centrosinistra. Il consiglio di non fingere che nulla sia accaduto arriva a Prodi anche dall'ex direttore del Manifesto, Riccardo Barenghi:
L'episodio di ieri può anche essere considerato una semplice nonché insultante («scemo, scemo») manifestazione organizzata da qualche attivista del centrodestra, magari anche pochi: fisiologia politica e democratica. Ma sarebbe sbagliato limitarsi a un giudizio così frettoloso, fare spallucce e proseguire senza l'ombra del dubbio. Tanto più se si tratta dell'ultimo episodio di una lunga serie, cominciata ormai a settembre scorso. Proteste, contestazioni, rivolte di ceti sociali, sondaggi che calano vistosamente, un'opinione pubblica sempre più critica, insomma un susseguirsi di eventi uno dopo l'altro, a volte uno sull'altro, che dimostrano quanto sia calato il consenso verso il governo. E non da parte di quelli che il consenso glielo avevano negato già con la scheda elettorale, ché se fosse questo sarebbe appunto normale (per quanto significherebbe comunque che nessuno di loro è stato indotto a cambiare opinione ma anzi si è sempre più convinto delle proprie). A questi purtroppo si sono aggiunti gli altri, una parte degli altri, cioè di quelli che avevano votato per Prodi e che oggi si dichiarano delusi se non peggio. E non stiamo parlando solo di qualche ragazzo dei centri sociali o di sindacalisti di base arrabbiati. Ma di un intero mondo, appunto il variegato mondo del centrosinistra, che dà evidenti segni di insoddisfazione.
E per capire quanto l'insoddisfazione tra gli elettori di sinistra sia elevata, basta leggere quello che ha scritto Valentino Parlato sul Manifesto di domenica:
I giornali politici di centro sinistra non godono di ottima salute, politicamente (la sindrome del «governo amico» è pericolosissima) e - di conseguenza - editorialmente (le vendite in edicola sono in calo). Se facciamo la somma delle copie vendute da l'Unità, il manifesto, Liberazione e, ad essere generosi, ci aggiungiamo pure Il Riformista, non superiamo le 90mila copie quotidiane: un disastro rispetto ai tempi nei quali l'Unità superava quota 100mila e il manifesto le 50mila. (...) Molti nostri lettori ci dicono che l'attuale governo Prodi è una disgrazia e che sostenerlo (o non attaccarlo) allontana da noi sostenitori e lettori. Purtroppo bisogna constatare che questo allontanamento dai nostri giornali si accompagna alla crescita delle pulsioni astensioniste nel popolo di sinistra.
Ancora una volta, la sinistra e il governo Prodi si confermano i migliori alleati del centrodestra. Questo, ovviamente, non basta a sbarazzarsi di loro: ci vorrà ben altro. Però aiuta.

Post scriptum. Quanto alle accuse di Prodi di vivere in un Paese incivile, poteva accorgersene prima. I fischi e i cori che ha dovuto subire a Bologna sono nulla in confronto ai cavalletti in testa che si è preso Berlusconi quando era premier, o agli insulti che gli attuali ministri del governo Prodi gli riservavano ogni giorno: roba da riempirci un libro. Se voleva intervenire per criticare l'imbarbarimento del Paese, quello era il momento. Adesso Prodi non è credibile, fa solo ridere e, se continua così, ben presto finirà per fare pena.

Update del 12 dicembre. A proposito di sondaggi e di elettori di sinistra depressi, ecco l'ultima rilevazione di Renato Mannheimer. «Solo il 31% degli italiani si dichiara soddisfatto» del governo Prodi. «È uno dei valori più bassi di consenso mai toccati dopo meno di un anno di governo. (...) Il calo riguarda in particolare chi possiede titoli di studio più elevati, chi è impegnato in un' attività lavorativa, chi ha dai 35 ai 55 anni, vale a dire i segmenti centrali nella vita socioeconomica del Paese. (...) La situazione è particolarmente critica nell'elettorato di centrosinistra, ove, non a caso, la caduta di popolarità assume proporzioni maggiori».

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