Non so voi, ma io non sono molto ottimista sul fatto che il trascorrere del tempo, e l'irrompere sulla scena delle nuove generazioni, possano facilitare l'evoluzione dei rapporti tra palestinesi e israeliani.
Avete presente i titoloni sparati in questi giorni per convincere il lettore che nelle feste di Silvio Berlusconi correva droga a fiumi? Quegli articoli al termine dei quali ti immaginavi modelle nude che si tuffano in piscine piene di coca, sotto l'occhio vigile dei carabinieri armati? Tipo questo e questo , insomma. Volete sapere che piega sta prendendo l'inchiesta, vero? Sacrosanto. Per soddisfare la vostra curiosità dovete leggere un paio di righe (niente richiami nei titoli, per carità, mica è una notizia) nell'ottimo articolo odierno di Paolo Colonnello sulla Stampa . Testuale: «Per quello che ho letto mi pare si parli di una canna e non mi pare materia sufficiente per aprire chissà quale indagine». Chi parla è Edmondo Bruti Liberati, procuratore capo di Milano. Una canna, fumata da chissà chi. Sulla quale si vergogna di aprire un fascicolo persino la procura che più indaga su Berlusconi. Ecco quello che resta di tutti quei titoli.
Ecco il testo integrale dell'articolo apparso il 20 febbraio del 1974 sull'Unità, nel quale Giorgio Napolitano spiegava perché la cacciata di Aleksandr Solzhenitsyn dall'Urss fosse la «soluzione migliore» che il partito comunista sovietico potesse adottare. Lo pubblico senza alcun commento né taglio né aggiunta. Quello che volevo dire in proposito l'ho scritto qui . L’ESPERIENZA SOVIETICA E LA NOSTRA PROSPETTIVA ANCORA SUL «CASO SOLGENITSYN» Pubblichiamo questo articolo del compagno Giorgio Napolitano, membro della Direzione del PCI e responsabile della Commissione culturale, che comparirà sul prossimo numero di «Rinascita». Anche se il clamore suscitato dall’arresto di Solgenitsyn è venuto calando, dopo la decisione delle autorità sovietiche di privarlo della cittadinanza e dì espellerlo dall’URSS; anche se alcuni giornali sono rapidamente passati dai toni declamatori e drammatici a quelli, bonari e fatui, delle curiosità sullo «shopping» di Solgenitsyn per le vie di Z...
Chiese usate come stalle o discariche, monasteri cristiani distrutti o trasformati in caserme, affreschi sacri medioevali rovinati irrimediabilmente o asportati e rivenduti all'estero. A questi e ad altri scempi compiuti dai turchi nei confronti dei luoghi di culto cristiani si riferiva Benedetto XVI nel suo colloquio del 10 novembre con il presidente di Cipro Tassos Papadopoulos, esprimendo la sua preoccupazione per la "cristianità cancellata" nell'area settentrionale dell'isola, sotto occupazione turca dal 1974. In quest'area esistono circa 540 chiese cristiane. Cinquanta di queste oggi sono all’interno di basi militari turche. Tra i monumenti distrutti dai turchi rientrano chiese cristiane cattoliche, protestanti, maronite, armene, ortodosse e un cimitero ebraico. Una recente risoluzione del parlamento europeo riassume così, con stime prudenziali, questi danni: «Oltre 133 chiese, cappelle e monasteri situati nella parte settentrionale di Cipro, finita sott...