mercoledì, settembre 19, 2007

Prima che sia troppo tardi

Stiamo perdendo un'occasione irripetibile. Quella di registrare, di fermare per sempre su un nastro, la testimonianza, il racconto in prima persona di chi allora c'era e presto rischia di non esserci più. Esistono ancora, in Italia, testimoni diretti dei periodi più importanti del secolo scorso. Persone i cui ricordi d'infanzia sono ambientati nella prima guerra mondiale. Gente che ricorda come fosse ieri i primi anni del fascismo, o ha partecipato alla campagna di Russia, le ragazze che erano a Salò e quelle che si erano date alla macchia con i partigiani. Ci sono, li abbiamo qui tra noi, ma ogni giorno sono di meno. Chi nel 1922, quando Mussolini prese il potere, aveva 5 anni, ora ne ha 90. Per quanto ancora ci saranno? Quanto ancora i loro ricordi rimarranno limpidi?

Quanto dareste per sentire dalla voce di uno dei sopravvissuti all'inferno russo il suo racconto? O una delle milioni di storie speciali di gente comune. Quelli che hanno nascosto sotto il letto il soldato alleato inseguito dai nazifascisti. O viceversa. Storie di amicizia. Fascisti che garantiscono con la loro parola per l'amico partigiano che era stato già messo al muro. Favore che viene ricambiato pochi mesi dopo. (Per capirsi: se una di queste storie non fosse accaduta davvero, adesso non sareste qui a leggere queste righe). Storie di vendette barbare e meschine, come quelle raccolte da Giampaolo Pansa. Che ovviamente furono compiute da una parte e dall'altra, anche se la storia, come sempre, l'hanno scritta i vincitori.

Non ci vuole molto. Bastano una videocamera e una persona disposta a parlare, ad aprire i libri delle sue memorie, il suo album fotografico. Già lo stanno facendo negli Stati Uniti. Dove però non c'è stata una guerra civile. Qui, in Italia - a patto di sentire tutti, vincitori e vinti - sarebbe anche un piccolo passo avanti verso il raggiungimento di una sorta di memoria condivisa sul Ventennio e il secondo dopoguerra. Adesso pare un miraggio, ma tra qualche decennio chissà. Dopo tanti morti e tanta sofferenza, alla reciproca comprensione tra ciò che resta delle "due Italie" si dovrebbe arrivare attraverso una conoscenza quanto più possibile completa e diffusa di ciò che è accaduto, non grazie all'oblio e all'ignoranza. L'importante, come sempre, è non illudersi. Ma provarci, quello sì.