domenica, settembre 30, 2007

Perché Burlando dovrebbe dimettersi

di Fausto Carioti

Più assisti ai contorcimenti intimisti di Claudio Burlando, più rimpiangi il sarcasmo sprezzante di Massimo D'Alema. Baffino col cavolo che ti spiattellava in pubblico il suo difficile momento familiare, lui mica avrebbe provato a farti inumidire l'occhio con la storia della separazione dalla moglie e del figlio adottato. E di sicuro da una simile situazione sarebbe uscito meglio. Insomma, massimo rispetto per i problemi personali del governatore della Liguria. Ma se la sua confessione in consiglio regionale doveva aiutarlo a tirarsi fuori dal fango nel quale si è infilato un paio di settimane fa, imboccando contromano la superstrada che collega Genova all’aeroporto, avrebbe fatto meglio a risparmiarsela. Esistevano strategie migliori, meno umilianti per lui e meno sconcertanti per i suoi elettori. Anche se al termine del dibattito il consiglio ha respinto la mozione di sfiducia nei suoi confronti, l’impressione è che Burlando, tirando fuori certe giustificazioni, ne sia uscito peggio di come c’era entrato. Dalle sue parti in certi casi si dice «o l’è ’n sguäro che a pessa a l’è pezo». Peggio la toppa del buco.

Il ritratto di Burlando che ne viene fuori dà parecchio da pensare. Stiamo ai fatti. Il 16 settembre il governatore ligure, peso medio-massimo dell’oligarchia diessina, viene beccato contromano, poco dopo mezzogiorno, su una strada che le automobili percorrono ad alta velocità. Per un pelo non ci scappa la strage. Quando una pattuglia della polizia lo ferma e gli chiede i documenti, lui, manco fosse un ex ministro democristiano degli anni Ottanta, tira fuori un tesserino scaduto da parlamentare. La patente non l’ha con sé, dice che è troppo grande e non gli entra nel portafogli (l’avesse detta Clemente Mastella una cosa simile ci avrebbero montato sopra un tormentone e Maurizio Crozza ci avrebbe scritto una canzone. La dice lui, ex ministro dei Trasporti del primo governo Prodi, e pare quasi normale). Si scopre poi che la vettura che stava guidando non è sua, ma appartiene a un signore che si chiama Franco Lazzarini, presidente di una società di assicurazioni, Italbroker, la quale deve una parte consistente del fatturato proprio ai contratti con enti politici e aziende municipalizzate, comprese le genovesi Amt e Aster. Burlando, nell’aula del consiglio regionale, spiega tutto con il suo difficile momento familiare: si sta separando dalla moglie, vive a casa di Lazzarini, il quale è suo amico da una vita, e si dice preoccupato perché chi rischia di rimetterci, in questa storia, è il figlio.

Che sarà pure tutto quanto vero, e spiega bene le cose dal punto di vista umano. Ma sotto l’aspetto politico non fa che aumentare i dubbi sul personaggio. Un uomo che guida contromano sulla superstrada per un chilometro e mezzo, incurante dei clacson e degli accidenti degli altri automobilisti, è in grado di guidare una delle regioni più importanti d’Italia? Che serietà attribuisci a uno che ti viene a dire che viaggia senza patente perché gli sforma il portafogli? Quale idea possono farsi gli elettori di un pubblico amministratore il quale, per cavarsi dagli impicci, è costretto ad ammettere che in queste settimane sta usando la casa e l’automobile di uno dei principali fornitori della sua regione? Burlando riceve uno stipendio lordo di quasi 10mila euro al mese: possibile che l’idea di affittare una stanza d’albergo e un’automobile per mettersi al di sopra di ogni sospetto non lo abbia nemmeno sfiorato? Non si rende conto che con certi atteggiamenti è diventato la caricatura di un politico della prima repubblica?

Diciamo allora che il vero Burlando non è questo. Quello di adesso è la sua brutta copia, un uomo gettato in un profondo stato confusionale dalle vicende private. Ma il mondo è pieno di persone alle prese con situazioni personali e familiari molto più difficili, spesso tragiche, le quali però stringono i denti e tirano dritto senza fare cavolate, perché sanno di avere sulle spalle la responsabilità di altre persone. Burlando porta sulla groppa la responsabilità di un milione e mezzo di contribuenti. Se non è in grado di sopportarla, si faccia da parte. Così smetterebbe anche di nuocere alla sinistra, che si vanta di avere una classe di amministratori locali serissimi ed efficentissimi (è una leggenda metropolitana, ma come tale deve poggiare su qualche brandello di verità e non può permettersi smentite troppo clamorose). E smetterebbe anche di fare male a se stesso, che è quello che sta facendo dal 16 settembre. Sul serio: ci pensi su. Quanto al resto, auguri sinceri.

© Libero. Pubblicato il 30 settembre 2007.

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