venerdì, giugno 26, 2009

L'occasione della crisi

di Fausto Carioti

Nel momento più difficile della sua avventura politica, Silvio Berlusconi ha tra le mani l’occasione per tirarsi fuori dai veleni e ridare slancio al suo governo. E questa occasione è proprio la crisi economica internazionale, che per l’Italia, secondo le stime del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, vuol dire una discesa della ricchezza prodotta nel 2009 pari al 5% rispetto all’anno precedente. Il presidente del Consiglio sembra averlo capito: reagire nel modo giusto a questa emergenza è anche la migliore risposta da sbattere in faccia a chi lo attacca sul piano personale.

Per cominciare, ieri Berlusconi ha detto che «bisogna trovare il modo di aumentare le pensioni», anche se soldi in cassa non ce ne sono ed è difficile pensare che questa affermazione possa avere un seguito immediato. Resta agli atti, comunque, l’impegno assunto dal Cavaliere. Dovrebbe andare meglio con gli altri interventi. L’esecutivo ha in agenda una nuova detassazione degli utili reinvestiti nelle imprese, che dovrebbe servire a ricapitalizzare tante aziende a corto di ossigeno; l’estensione del “bonus occupazione”, per premiare le imprese che scelgono di far rientrare i cassintegrati al lavoro prima del tempo, destinandoli a progetti di formazione; l’aumento degli aventi diritto alla “social card” e al “bonus famiglia”, utili ad aiutare i settori più poveri della popolazione. Oltre a un pacchetto di provvedimenti che riducono la bolletta del gas delle aziende e aumentano i rimborsi agli obbligazionisti Alitalia. Roba che dovrebbe lasciare il segno, insomma. Nel frattempo, oltre 130 parlamentari del Popolo della Libertà hanno presentato una proposta di legge per far partire un ambizioso “piano casa” in stile ultra-berlusconiano: rammodernare le case degli italiani rendendole più efficienti dal punto di vista energetico. Operazione che consentirebbe, secondo i loro calcoli, di muovere investimenti per almeno 128 miliardi e creare oltre 750mila nuovi posti di lavoro per due anni. Il senso è chiaro: se il governo indugia, tocca al parlamento dargli la scossa.

Un’altra occasione per il governo arriva dall’Unione europea, che ieri ha aperto la prevista procedura d’infrazione contro l’Italia, colpevole di non aver ancora innalzato a 65 anni l’età di pensionamento delle donne. Urge adeguarsi. Due ministri in particolare, Renato Brunetta e Mara Carfagna, spingono per iniziare subito il percorso d’allineamento con i parametri in vigore per gli uomini, magari impiegando dieci anni per completarlo. E chiedono di usare i soldi risparmiati con le pensioni delle donne (quasi un miliardo di euro l’anno all’inizio, 4,7 miliardi una volta che la riforma sarà a regime) per finanziare asili nido e altri servizi utili alle lavoratrici e alle loro famiglie. Ma Giulio Tremonti ha in mente usi diversi per questo “tesoretto”, e da qui ieri è nato l’ennesimo braccio di ferro all’interno del governo. Oggi la riforma sarà discussa nel Consiglio dei ministri, ma non verrà approvata. Anche perché il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dovrà prima parlarne con il commissario europeo alle Pari opportunità e poi riferire ai colleghi italiani. Quindi, la questione sarà discussa con i sindacati. Rituali accettabili se sbrigati in modo rapido, ma che rischiano di essere letali se costringono l’esecutivo a privilegiare la liturgia rispetto alla sostanza.

I tempi dovrebbero essere immediati, invece, per la manovra estiva, quella che contiene il “bonus famiglia”, la detassazione degli utili reinvestiti, il “bonus occupazione” e altri provvedimenti. L’intenzione è quella di approvarla già oggi, tramite decreto legge. Anche se nulla è scontato, viste le difficoltà affrontate ieri sera dal preconsiglio dei ministri, dove - tanto per cambiare - si è discusso per ore su come reperire i soldi necessari a finanziare tutti questi interventi. Perché se la crisi, da un lato, dà al governo la possibilità di sfilarsi dalle polemiche con atti capaci di produrre effetti immediati e visibili, dall’altro lo condiziona, ne limita la capacità di spesa e rischia di paralizzarlo. Ed è proprio il rischio di uno stallo quello che Berlusconi ora non può permettersi.

L’attività di governo deve essere la via d’uscita dal pantano in cui le accuse di Repubblica e degli altri giornali vogliono intrappolare Berlusconi. Ma se anche l’iter di questi provvedimenti si trasforma in una palude, le chances per il presidente del Consiglio di venirne fuori ancora in sella si avvicinano allo zero. Berlusconi deve ricominciare a governare e deve farlo adesso. Lui sembra averlo capito. Forse dovrà farlo capire anche a qualche ministro.

© Libero. Pubblicato il 26 giugno 2009.

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