giovedì, dicembre 04, 2008

Dasvidania

Si era alzato qualche sopracciglio, tra i miei amici di centrodestra, quando avevo scritto che ormai, in politica estera, l'Italia di Silvio Berlusconi è più vicina a Mosca che a Washington. La conferma (l'ennesima) è appena arrivata dal vertice dei ministri degli Esteri della Nato. Radio Free Europe racconta così la reazione di Dmitry Rogozin, inviato del Cremlino al vertice dell'Alleanza atlantica, dopo che i ministri degli Esteri Nato avevano negato a Ucraina e Georgia il Membership action plan, ovvero l’accordo di pre-adesione all’Alleanza:
Both times -- at the NATO summit in Bucharest in April and at this week's foreign ministers' meeting in Brussels -- the allies appeared to back down in the face of fierce Russian resistance to Tbilisi and Kyiv's bids.

And as Rogozin delighted in pointing out, in both instances the Western alliance was deeply divided with the United States, Great Britain, and a group of Eastern European members supporting expansion, and Germany, France, and Italy staunchly opposing it.

"The divisions in NATO are openly visible. And these will deepen every time NATO tries to expand," Rogozin said.
Due fattori nuovi, intanto, irrompono sulla scena: l'arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca (qualcuno è convinto che aprirà l'era del multilateralismo americano: ne riparliamo tra qualche mese, bimbi belli) e il crollo del prezzo del petrolio, e quindi anche del gas, con tutto quello che ne consegue per le ambizioni russe, basate sul flusso di denaro che noi occidentali diamo a Mosca in cambio di queste materie prime.

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