giovedì, dicembre 18, 2008

Welcome to the Jungle

di Fausto Carioti

Armato di ago, filo e buona volontà, Walter Veltroni si arrangia come può, tra una citazione di Enrico Berlinguer e una mitologia spicciola presa in prestito da Barack Obama. Ma ricostruire la verginità morale del Partito democratico non è compito alla sua portata. Un giorno si ammazza un ex assessore del Pd, inquisito. Un altro gli arrestano un sindaco. Quello dopo mettono ai domiciliari due assessori. Domani, sotto a chi tocca: ogni giorno ha la sua croce e, se si dovesse dare retta ai boatos che girano in queste ore, sarà un miracolo se alla fine dentro al Pd si salveranno in due. Quel che è peggio, manca il materiale per ricostruire l’onore perduto: la fiducia nel partito si è azzerata, l’orgoglio dell’appartenenza ha lasciato il passo alla vergogna. Apri il blog di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, e leggi lo sconsolato lettore - uno dei tanti, c’è solo l’imbarazzo della scelta - che scrive: «Dalle ultime (e non solo le ultime...) vicende giudiziarie e politiche non può non uscire fuori il grido di dolore di chi, come me, ha votato Pd alle ultime elezioni. Ma non è, purtroppo, un grido di dolore reattivo, bensì assomiglia sempre più al grido del moribondo, ormai senza speranza alcuna di sopravvivere». Ecco perché Veltroni non può fare nulla: lui è un politico, ma la politica ormai non c’entra più niente. Il problema è nella testa degli elettori. Ci vorrebbe uno psicanalista. Anzi, ne servirebbero milioni: uno per ogni anima bella che ha visto cadersi addosso il mondo a tinte pastello in cui aveva creduto sino a ieri.

Perché mica è vero che gli elettori della sinistra siano migliori di chi li rappresenta. Sotto molti aspetti sono peggiori. Di sicuro, la gran parte di loro è intrisa di un razzismo tutto speciale. Freme d’indignazione, l’elettore del Pd, se Silvio Berlusconi chiama Obama «giovanotto abbronzato», perché urta la sua sensibilità politicamente corretta. Ma poi, mentre si guarda allo specchio, si convince di appartenere a una razza eletta, più giusta e più bella. Gli ariani della politica. Nel suo libro “Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori”, il sociologo Luca Ricolfi ricordava un sondaggio realizzato dall’Osservatorio del Nord Ovest. Il 56% degli elettori di sinistra «politicamente impegnati» si ritiene «moralmente superiore» rispetto al resto del mondo. Sul fronte opposto, a destra, un simile «razzismo etico» appartiene solo al 14% degli elettori impegnati.

Questo sentimento è stato nutrito per decenni da colossali panzane che il fior fiore degli editorialisti progressisti ha rifilato a chi non aspettava altro per impinguare il proprio senso di superiorità. Tipo l’appello al «referendum morale» contro Berlusconi che Umberto Eco pubblicò nel maggio del 2001, nel quale divideva il popolo di centrodestra in due categorie: «l’Elettorato motivato», fatto da delinquenti e gente in malafede, e «l’Elettorato Affascinato», composto da poveri lobotomizzati cresciuti a pane, calcio e telenovelas. Vite politiche indegne di essere vissute. L’idea che si potesse essere mediamente intelligenti, avere letto due libri e votare per il centrodestra non sfiorava nemmeno l’insigne accademico. Come gli editoriali di Eugenio Scalfari su Repubblica, capace di scrivere cose del genere: «La sinistra non solo è diversa nella sua sensibilità morale, ma è considerata diversa anche da chi non è di sinistra». O certi “ragionamenti” di Paolo Flores D’Arcais, direttore di Micromega, per il quale «in una democrazia liberale la moralità è patrimonio di tutti. In Italia, invece, è patrimonio diffuso solo nell’elettorato di centrosinistra».

Cresciuti nell’illusione di essere il sale della terra, adesso gli elettori del Pd scoprono di vivere in un mondo in cui i loro paladini, gli eletti del partito creato da Veltroni per portarli nel Paradiso della politica, non sono gli angeli della cosa pubblica che loro credevano, ma individui in carne e ossa alle prese con un mestiere che proprio da educande non è («sangue e merda», lo definì con delicata metafora quel gentiluomo di Rino Formica, socialista). Con ribrezzo prendono atto che, anche tra gli amministratori di centrosinistra, ce n’è qualcuno che ama frequentare la dark room della politica, quel luogo oscuro frequentato da imprenditori a caccia d’appalti, faccendieri, signorine dalle vedute molto aperte e portaborse che indossano giacche da diecimila euro. E stanno reagendo con lo stesso orrore dell’ultimo essere umano quando scopre che tutti, attorno a lui, sono stati posseduti dagli ultracorpi alieni.

Ma il problema non è quello di oggi. Che la politica sia anche questo, le creaturine candide che hanno votato per il Pd avrebbero dovuto già averlo capito una volta raggiunta l’età adulta. Come avrebbero dovuto arrivare da sole a comprendere che maneggiare grosse somme di denaro pubblico può indurre in tentazione chiunque, e che, se secondo la legge dei grandi numeri un politico su dieci ha qualcosa da nascondere, non si capisce perché gli eletti del centrosinistra dovrebbero essere immuni da certe tentazioni. Il problema, insomma, non è il mondo reale che in questi giorni è apparso davanti ai loro occhi in tutta la sua crudezza, ma il mondo immaginario nel quale hanno creduto sino a poche ore fa. E a questo nessun Veltroni può mettere rimedio, come ormai non è possibile far tornare gli elettori del Pd nel mondo di Winnie the Pooh. Il vaso di Pandora della politica è stato aperto anche a sinistra, e per chi era convinto di far parte di una razza eticamente superiore nulla potrà più essere come prima.

© Libero. Pubblicato il 18 dicembre 2008.

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