mercoledì, agosto 29, 2007

Strade italiane, toponomastica sovietica

di Fausto Carioti

Sei bambino, guardi per la prima volta la targa di una strada e chiedi ai genitori cos’è. Ti rispondono che le strade e le piazze sono dedicate a personaggi importanti, quasi sempre gente che ha onorato il nostro Paese e merita così di essere ricordata. A bocca spalancata, ti appunti mentalmente la lezione. Passano gli anni. Diventi grande e compri il tuo primo navigatore satellitare. Ti basta giocherellarci mezz’ora per capire che non era vero niente. Questo Paese ti rende la dovuta riconoscenza solo se ti chiami Cristoforo Colombo o Giuseppe Garibaldi, insomma se hai vissuto in periodi per i quali l’Italia ha già elaborato una sorta di memoria condivisa. Le altre targhe, quelle destinate ai protagonisti del secolo scorso, sono terra di lottizzazione per gli assessori comunali, proprio come il resto dell’amministrazione cittadina. Dopo decenni di giunte rosse, il risultato è che la toponomastica italiana puzza di rivoluzionari falliti, di mitologie da kolchoz, di comunismo.

Fate la prova. Cercate quante strade sono dedicate a Nazzareno Strampelli (1866-1942). Chi era costui? L’uomo grazie al quale noi italiani mangiamo tutti i giorni. Scienziato agronomo, nato nel maceratese, trascorse la vita a creare varietà di grano più resistenti e con maggiore resa. Fu lui lo scienziato cui Benito Mussolini affidò il compito di condurre in laboratorio la battaglia del grano. Grazie al suo lavoro, la resa media della granicoltura italiana passò da 10 quintali per ettaro (anno 1913) a oltre 14 quintali (1933). Tutto il grano duro usato oggi in Italia e in gran parte del mondo è figlio delle varietà ottenute da Strampelli. Senza di lui, il pane e la pasta che mangiamo sarebbero diversi e molto più cari. Le varietà autoctone decantate dagli amanti dello slow food, come il grano duro “Senatore Cappelli”, sono sue creature. Non ci ricavò una lira, l’unica soddisfazione materiale che ebbe fu la nomina a senatore del Regno.

Qualunque altro Paese sarebbe orgoglioso di uno così. L’Italia no. Le strade dedicate a Strampelli, negli 8.100 comuni della penisola, sono appena 11. Certo, nel ’29 Strampelli prese la tessera fascista. Ma quella - per dire - ce l’aveva pure Norberto Bobbio. Evidentemente le amministrazioni locali avevano personaggi più illustri cui dedicare le loro vie. Tipo Ernesto Che Guevara (1928-1967), il quale conta 55 targhe sparpagliate in tutta Italia. Domanda: tra lo scienziato italiano che ha contribuito a sfamare mezzo mondo e il comunista argentino responsabile di 216 omicidi certificati dalle ricerche storiche (incluse 164 esecuzioni a sangue freddo, quando l’idolo dei pacifisti comandava la prigione cubana di La Cabaña), chi merita di essere ricordato da questo Paese? Certi assessori all’Urbanistica sembrano non avere dubbi.

Altro caso di amnesia riguarda lo scienziato ligure Giulio Natta (1903-1979). La plastica, così come la conosciamo oggi, l’ha inventata lui (era la metà degli anni Cinquanta, il nuovo materiale si chiamava Moplen, i laboratori erano quelli della Montecatini). Per il suo lavoro, nel 1963, Natta ottenne il Nobel per la Chimica. A lui va meglio che a Strampelli: sono 49 le targhe viarie che portano il suo nome. Tante? A guardare le 76 dedicate a Vladimir Ilyich Ulyanov, meglio conosciuto come Lenin (1870-1924), pare di no. A quanto pare gli amministratori pubblici italiani ritengono più meritevole di essere onorata la figura di un dittatore sovietico di quella di uno dei più importanti scienziati italiani del dopoguerra. A proposito di tiranni comunisti, vale la pena di ricordare le strade che sono state dedicate al compagno Stalin (1878-1953) dalle premurose amministrazioni di Raffadali e di Campobello di Licata, ambedue in provincia di Agrigento.

La politica spiega molto, ma non tutto. Dietro ci sono anche una notevole dose d’ignoranza (fermate un qualsiasi amministratore comunale, chiedetegli chi erano Strampelli e Natta e sentite cosa vi risponde) e una forte insofferenza nei confronti delle discipline tecniche, cui vengono preferite le vaghe astrazioni care alla sinistra. E infatti le strade dedicate alla Pace e al Lavoro sono centinaia, ve ne è quasi una per comune. Ma alla Scienza ne sono state intestate appena una trentina, e alla Tecnica solo 61.

Proviamo allora a fare confronti tra simili. Ad esempio tra intellettuali legati a ideologie diverse. Ezra Pound (1885-1972), poeta americano, dalla fascistissima “Radio Roma” difendeva il regime di Mussolini. Lo scrittore russo Maxim Gorky (1868-1936), che prima di tornare in Unione Sovietica visse anche lui in Italia durante il fascismo, fu uno dei poeti che più si fece strumentalizzare dalla propaganda staliniana. Ai suoi funerali, lo stesso dittatore volle trasportarne il feretro. Parrebbero due casi speculari. Ma non lo sono, almeno a leggere lo stradario d’Italia: una sola via intestata all’autore dei Cantos, nella ligure Zoagli, dieci strade dedicate all’intellettuale dei soviet. Pablo Neruda (1904-1973), poeta cileno, comunista e antiamericano? Centinaia di vie, vicoli e piazze. Louis-Ferdinand Céline (1894-1961), penna maledetta e amata dalla destra? Una sola strada, ai confini della periferia romana. Il pittore e compagno Renato Guttuso (1911-1987), scomparso venti anni fa, appare su 79 strade. Molte più di quante ne mettano insieme tre grandi scrittori conservatori come Giovannino Guareschi (1908-1968), uno che i comunisti li prendeva a pesci in faccia e, nonostante la sua fama, vede il suo nome apparire solo su 26 targhe viarie, Giuseppe Prezzolini (1882-1992), che scrisse il Manifesto dei conservatori e forse per questo non è ritenuto degno di avere più di 12 strade, e Leo Longanesi (1905-1957), inventore del moderno giornalismo italiano nonché raffinato disegnatore e umorista: appena 5 strade per lui.

Stesso discorso se parliamo di divise. Il maggiore dell’aviazione sovietica Yuri Gagarin (1934-1968), primo uomo a orbitare attorno alla Terra (era il 1961), conta lungo la penisola 77 tra strade e piazze. In questo caso meritate, vista l’importanza del suo gesto. Ma l’Italia senza dubbio deve molto di più al generale statunitense Dwight David Eisenhower (1890-1969), che durante la seconda guerra mondiale comandò le forze alleate in Europa e fu responsabile degli sbarchi degli angloamericani sulla nostra penisola. Dal 1953 al 1961 Eisenhower fu presidente degli Stati Uniti. Insomma, ce ne sarebbe abbastanza per dovergli un briciolo di gratitudine e di rispetto. Eppure il suo nome appare sulla targa di una sola strada italiana: a Montesilvano, nel pescarese. Parlando di politici, non è andata molto meglio a Winston Churchill (1874-1965), primo ministro inglese durante il conflitto mondiale e anima della resistenza al nazifascismo: non ci fosse stato, in Europa cammineremmo tutti col passo dell’oca. Tre strade per lui, da confrontare con le 76 dedicate a Lenin.

© Libero. Pubblicato il 29 agosto 2007.

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