lunedì, agosto 13, 2007

Confessioni di un ex estremista tuttora islamico

Per capire quanto sia facile per un islamico in Europa entrare nel circuito dell'estremismo (facile sia per ragioni personali, tanto viene "naturale" per un credente abbracciare l'ideologia criminale, sia per ragioni ambientali, tanto è ramificata, efficiente ed accattivante la rete di reclutamento dei mujaheddin), e quanto sia difficile (ma comunque possibile) uscirne, pur rimanendo islamici, è utilissimo leggere il racconto-confessione scritto dal giovane Shiraz Maher, uscito dall'organizzazione estremista sunnita Hizb ut-Tahrir. L'articolo, How I escaped Islamism, è pubblicato sull'edizione domenicale del Times di Londra.
Per quasi quattro anni sono stato in prima linea nell'estremismo islamico inglese in qualità di ufficiale regionale addetto al nordest dell'Inghilterra per Hizb ut-Tahrir, un gruppo estremista impegnato a creare un califfato caratterizzato dalla più severa rigidità dei costumi. Da quando me ne sono andato, nel 2005, mi sono interessato a quanto fu davvero semplice per me aderire a un movimento fondamentalista musulmano e al perché non vi era alcun aiuto disponibile quando decisi di lasciare.

Hizb era una grande famiglia sotto molti punti di vista: un gruppo che offriva supporto sociale, cameratismo, un senso di scopo e di legittimità. Avevo 21 anni, e per me fu intossicante.

Abbracciai la mia nuova identità di estremista islamico con ardore. L'estremismo islamico trascende le norme culturali, così esso non solo mi spinse a rifiutare la mia identità inglese, ma anche il mio retroterra etnico sud asiatico. Non ero né orientale né occidentale; ero un musulmano, parte della ummah (la comunità dei credenti islamici, NdAcm) globale, dove l'identità è definita tramite la fraternità della fede.

Gli estremisti islamici insistono che loro identità non è razzista perché l'Islam apre le porte a persone di ogni colore, etnia e provenienza. Questo era vero, ma il nostro mondo era comunque orribilmente bipolare. Non facevamo distinzioni sulla base del colore, ma del credo. Il mondo era semplicemente diviso in fedeli e infedeli. Era una realtà che è tornata a ossessionarmi lo scorso mese, quando ho visto che Bilal Abdullah e Kafeel Ahmed, i due uomini coinvolti nel presunto piano per attaccare Londra e Glasgow, erano tra i miei amici più stretti quando studiavo all'Università di Cambridge.
Il resto lo si può leggere qui.

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