lunedì, agosto 20, 2007

La favola del povero mujaheddin

Quella del povero mujaheddin che abbraccia la jihad in Occidente perché disoccupato, frustrato e tenuto ai margini da una società egoista che non vuole integrarlo è una favoletta dalle gambine corte corte, ma continua ad avere il suo seguito. A dispetto di ogni evidenza empirica.

Intanto perché, a partire dall'11 settembre, la lista dei leader del terrorismo islamico e degli attentatori è composta da gente facoltosa, che anche grazie alle università occidentali ha avuto la possibilità di farsi un'istruzione e crearsi una posizione professionale di tutto rispetto. Con una inquetante predilezione - come ricordato sul Daily News - per l'attività medica. L'egiziano Ayman al-Zawahiri, braccio destro di Bin Laden, è un chirurgo di talento, nonché figlio di un docente di farmacologia alla scuola medica del Cairo e membro della Fratellanza Musulmana. Il leader di Hamas Abdel Aziz al-Rantissi, ucciso dagli aerei israeliani, era un pediatra. Mahmoud al-Zahar, uno dei fondatori di Hamas e leader dei falchi dell'organizzazione palestinese, è un chirurgo. Fathi Abd al-Aziz Shiqaqi, fondatore della jihad islamica in Palestina e "mente" dei primi attentati esplosivi perpetrati dai kamikaze, aveva studiato come medico in Egitto. Ultimi della lista (per ora), i sospettati degli attentati a Londra e Glasgow, anch'essi medici perfettamente integrati.

Adesso, a ulteriore conferma, arriva un rapporto dell'intelligence della polizia di New York (Radicalization in the West: The Homegrown Threat) sui profili dei nuovi jihadisti che agiscono in America, Europa e Australia e sul brodo di coltura in cui crescono. Non sono né poveri né emarginati. Al contrario, «vengono da famiglie moderatamente religiose, premurose, del ceto medio. Sono abili nell'uso dei computer. Parlano tre, quattro, cinque o sei lingue, inclusa quella del Paese in cui vivono: il tedesco, il francese e l'inglese». Sono «diplomati in una high school, quando non studenti universitari», e tendono ad essere indistinguibili dal resto della popolazione, svolgendo vite e mestieri del tutto «ordinari».

Resta la domandina politicamente scorretta: ma se non è la povertà, se non è la mancata integrazione nella nostra società, cos'è che spinge questi individui a odiarci al punto da volerci vedere morti?

Letture consigliate sul rapporto della polizia di New York:
The Making of a Homegrown Terrorist, su Newsweek
The NYPD looks at what turns young Westerners into jihadis, di Peggy Noonan, sul Wall Street Journal

Post scriptum. Intanto a Breda, in Olanda, un vescovo (fortunatamente uscente) di Santa Romana Chiesa propone a tutti i cattolici di cambiare nome a Dio, e chiamarlo Allah. Così saremo tutti fratelli, spiega. Eurabia avanza.

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