lunedì, luglio 16, 2007

Quattro critiche all'Occidente sul terrorismo islamico. Con sorpresa

Quattro analisi su come l'Occidente e gli immigrati musulmani in Europa (non) stanno affrontando il problema del terrorismo islamico.

1) «Nei Paesi musulmani è la scuola ufficiale che contribuisce a fanatizzare quella gioventù dalla quale i sostenitori del terrorismo rimpinguano le proprie fila. Li reclutano tra i diplomati in teologia, tra gli ingegneri, tra i medici. La continua ricerca di un Islam non violento è dovuta all'invenzione di un Islam moderato. Un atteggiamento che può essere spiegato con la paura di confrontarsi con l'Islam, nella sua globale e bellicosa realtà. Cercando di disarmare l'Islam sostenendo i suoi presunti portavoce moderati, le autorità politiche combattono una battaglia che stanno già perdendo».

2) «La generosità dell'Occidente nel permettere alle organizzazioni politiche musulmane di penetrare nelle società islamiche in Europa, di diffondersi tra i loro giovani ed arruolarli per i loro fini è stata un errore, il preludio che ha consentito che si giungesse alle attuali disastrose conseguenze».

3) «Tra coloro che vivono in Europa ed in America e non praticano il terrorismo, molti non hanno né lealtà né sincero attaccamento a questi Paesi che hanno offerto loro tutti i mezzi per vivere con dignità: casa, istruzione, lavoro, cittadinanza... (...) La domanda legittima è: dal momento in cui i servizi di sicurezza non possono distinguere il bravo immigrante dal cattivo terrorista, perché questi Paesi non deportano tutti i musulmani, di ogni razza, dall'Europa e dall'America, in modo di liberarsi dai pericoli del terrorismo e proteggere la loro gente?».

4) «Solo quando i musulmani ammetteranno che gli avvenimenti dell'11 settembre e del 7 luglio sono stati opera di terroristi islamici si potrà compiere il passo successivo: riconoscere la dura realtà, e cioè che l'Islam permette l'uso della violenza».

Frasi così dure che una di esse (la terza) nemmeno da queste parti la si riesce a condividere. Deliri di qualche partito europeo xenofobo? Citazioni dall'ultimo libro di Bat Ye'or o di Mark Steyn? Macché.

La prima frase è dell'editorialista algerino Mustapha Hammouche, ed è apparsa il 4 luglio sul quotidiano algerino Liberte.

La seconda è di Tariq Hemo, giornalista curdo che vive in Germania, ed è apparsa in un suo articolo pubblicato sul giornale online liberal Elaph il 5 luglio.

La terza è di Khudayr Taher, scrittore sciita iracheno che vive negli Stati Uniti, ed è parte di un articolo pubblicato sullo stesso Elaph in cui l'autore sostiene che la cosa più sensata che dovrebbero fare gli Usa, a questo punto, è deportare tutti gli islamici. Incluso lui stesso. (Fonte per queste prime tre citazioni: Middle East Media Research Institute).

La quarta è dell'ex terrorista islamico Hassan Butt, che ora scrive sui giornali inglesi. La frase riportata sopra fa parte di un suo articolo appena pubblicato su The Guardian, in cui paragona i suoi correligionari britannici a struzzi con la testa sotto la sabbia.

Post scriptum. Di ciò che pensa dell'Islam un altro ex terrorista, Tawfik Hamid, ex membro dell'organizzazione terroristica Jemaah Islamiya, ho scritto qui.

Post-post scriptum del 17 luglio. Dieci e lode per efficacia e capacità di sintesi a Francis Fukuyama, che oggi affronta lo stesso argomento: «Il liberalismo non può essere basato sui diritti dei gruppi, perché non tutti i gruppi sostengono valori liberali». Il suo articolo pubblicato sul Corriere è tutto da leggere.

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