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L'Unità perde copie e soldi? Colpa del governo Berlusconi

Ineffabili .

Urne (funerarie)

Clemente Mastella , ministro della Giustizia, Udeur: «Se il centrosinistra non ritrova la sua unità sull'Afghanistan, allora è meglio tornare a votare». Massimo D'Alema , ministro degli Esteri, Ds: «E' in gioco la credibilità di una maggioranza politica, che non può che contare sulla maggioranza parlamentare anche per le sue scelte di politica estera». Arturo Parisi , ministro della Difesa, Dl: «Se la maggioranza di centrosinistra venisse meno sull'Afghanistan sarebbe necessario tornare alle urne e sciogliere il Parlamento». Piero Sansonetti , direttore di Liberazione, Prc: «La conseguenza inevitabile di una rottura con il centrosinistra sulla politica estera è la caduta del governo, le elezioni anticipate o la formazione di una nuova maggioranza neocentrista».

Così la sinistra straccia il regolamento e mette il bavaglio al Senato

Il regolamento del Senato parla chiaro. All' articolo 93 stabilisce che esistono una cosa chiamata "questione pregiudiziale", ovvero la richiesta «che un dato argomento non debba discutersi», e una cosa chiamata "questione sospensiva", vale a dire la richiesta che «la discussione o deliberazione debba rinviarsi». Esse possono essere proposte «da un Senatore prima che abbia inizio la discussione». Particolare fondamentale: « La discussione non può proseguire se non dopo che il Senato si sia pronunziato su di esse ». Insomma, qualunque senatore, purché lo chieda nei tempi debiti, può proporre la questione pregiudiziale o lo sospensiva, che hanno la precedenza su tutto. Esse debbono essere messe ai voti: se passano, la richiesta è accolta. Sembra tutto molto comprensibile. E invece no. Martedì 27 giugno il senatore forzista Lucio Malan annuncia che il giorno dopo, in vista della discussione sul decreto di "spacchettamento" dei ministeri, intende avanzare...

E ora si apre la caccia alla Lega

A sinistra, al di là delle dichiarazioni di facciata, l'hanno capita bene e nessuno si sta facendo illusioni. I festeggiamenti per la vittoria referendaria sono già archiviati, e nemmeno un'affermazione solida come quella uscita dalle urne per il "no" può garantire più di qualche ora di sorrisi. I problemi che erano sul tappeto alla vigilia del voto sono ancora tutti lì, nello stesso ordine nel quale erano stati lasciati sabato: una maggioranza sempre più impalpabile al Senato; lo sfascio totale dinanzi a ogni decisione di politica estera; l'impossibilità (contabile, prima che politica) di varare una manovra e una Finanziaria 2007 che riescano a tenere insieme risanamento e rilancio dei consumi. Saranno questi temi a decidere la sorte del governo Prodi. L'unica variabile nuova, rispetto a tre giorni fa, è la Lega. Ed è su essa che si apre infatti la grande partita politica dell'estate. Affossata la devolution, il Carroccio è a un bivio: riprendere la via e...

Provano a fregarsi anche i Simpson

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Che nostalgia per gli apparatnik di una volta, per quei compagni dalle categorie solide, robuste come i televisori da 120 chili l'uno che uscivano in quei giorni dalle fabbriche sovietiche. Manichei quanto si vuole, ma vivaiddio refrattari ai facili entusiasmi e alle ideologie alla moda, alle contaminazioni fatue. Gente con cui litigare era un piacere. Oggi, sostituite le ideologie con i veltronismi, i sinistri si propongono con idee dello spessore di un foglio di carta velina, una profondità d'analisi che non riesce ad andare oltre sillogismi da prima elementare, tipo «è trendy, quindi è di sinistra». Così, con la stessa superficialità con cui, accanto a figure grandi e tragiche come Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti e Leon Trotsky hanno provato (cito solo i casi recenti) a mettere nel loro album di famiglia le foto di signori del calibro di don Lorenzo Milani, Giovanni Paolo II, Albert Einstein e Marilyn Monroe, stanno cercando adesso di fregarsi Homer Simpson e famiglia. Qu...

Tutte le bugie della sinistra sul referendum

Basta leggere le dichiarazioni di quasi tutti gli esponenti dell'Unione o sfogliare i quotidiani d'area per capire come l'informazione sul referendum, a sinistra, sia ridotta al riciclaggio dei peggiori luoghi comuni. «Vogliono spaccare in due l'Italia», titola oggi lucidamente l'Unità (strano, di solito dicono che la vogliono spaccare in venti pezzi). Incalza truculento Romano Prodi: «La devolution spacca l'Italia in due, tra ricchi e poveri». Per il peggiore presidente della Repubblica che qui si ricordi siamo davanti allo «stravolgimento totale della costituzione». Mentre la ministra Rosi Bindi dà prova del suo perenne conflitto con la logica sostenendo che la riforma della costituzione fatta a norma della costituzione è «una manovra anticostituzionale» (si presume perché non l'hanno fatta loro, a differenza di quel capolavoro che è il federalismo di Bassanini). Insomma, stanno dando ancora una volta il peggio di loro stessi, ricorrendo alla demonizzazio...

Ma non è uno scontro di civiltà

Kuala Lumpur, Malesia. Lina Joy si è convertita al cristianesimo nel 1998. Ha chiesto che venisse tolta la parola “Islam” dalla sua carta d’identità (che esprime la religione di appartenenza) prima all’anagrafe e poi alla Corte di Appello. Richiesta rifiutata: essendo di etnia malay, Lina Joy è considerata «d’ufficio» musulmana e «non può cambiare religione». Tutte le questioni religiose dei malay vanno giudicate dalla corte islamica e non dalle leggi generali del Paese. Se non verrà riconosciuta come cristiana, sarà costretta a sposare un musulmano con rito musulmano e dovrà sottostare alle leggi islamiche su matrimonio ed eredità. Il resto della storia qui, su Asia News .