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Se gli inglesi si rivoltano contro i lavoratori italiani

di Fausto Carioti È lecito, in tempi di crisi come questi, pretendere che i lavoratori nazionali vengano prima di quelli immigrati? In Italia, no. Qui ogni tentativo della manodopera locale di essere presa in considerazione prima di quella straniera è etichettato come inquinamento leghista della coscienza proletaria, e in quanto tale subito represso. I sindacati tappezzano le città di manifesti per dirci che i lavoratori sono tutti uguali, da qualunque parte del mondo vengano. Dalla parità di trattamento, spesso si sconfina addirittura nella “affirmative action”, la disparità in favore dei nuovi arrivati. È così che molte amministrazioni locali sono arrivate a finanziare, tramite prestiti e agevolazioni fiscali, le piccole imprese degli immigrati. Il risultato, ad esempio, è che gli stra-tassati negozianti italiani finanziano, con le loro imposte, i loro concorrenti immigrati, che così riescono facilmente a cacciarli fuori dal mercato. Chi avesse dubbi, vada a fare un giro nelle strade...

Cesare Battisti, Redentore dell'Umanità

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di Fausto Carioti Ecco cosa succede quando un assassino viene difeso dal governo francese e da quello brasiliano, trasformato in una bandiera della libertà da intellettuali à la page come Bernard-Henri Lévy e Gabriel García Márquez, vezzeggiato dalla première dame Carla Bruni Sarkozy, messo a libro paga da case editrici centenarie del calibro di Gallimard, osannato dal solito migliaio di imbecilli che sul web mischiano ignoranza crassa a criminalità politica. Succede che l’assassino si mette a parlare come se fosse il Redentore. Che da volgare macellaio, quale è, si trasforma nel Salvatore dell’umanità. Se riesce a sfangarla lui, in questo mondo buio c’è ancora un barlume di luce. Se lo sbattono in prigione e gettano via la chiave, come merita, tutto è perduto. Cesare Battisti è arrivato a questo livello. Se si tratti di delirio o paraculaggine, se insomma ci faccia o ci sia, non è dato saperlo, né ha molta importanza. Le sue parole, però, meritano di essere studiate bene, per capire q...

The disagreement

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«There is no disagreement that we need action by our government, a recovery plan that will help to jumpstart the economy» ha detto Barack Obama il 9 gennaio. Non è vero. Il "disagreement", il dissenso sulla efficacia di una politica keynesiana, c'è. Eccome. Glielo fanno notare, con un avviso a pagamento pubblicato sui maggiori quotidiani statunitensi, qualche centinaio di economisti, raccolti dal benemerito Cato Institute . I firmatari dell'appello, per rilanciare l'economia, chiedono meno tasse e meno intervento pubblico . E ricordano i precedenti fallimenti di chi ha provato a ridare impulso all'economia aumentando la spesa pubblica, come vuole fare la nuova amministrazione americana. «Notwithstanding reports that all economists are now Keynesians and that we all support a big increase in the burden of government, we do not believe that more government spending is a way to improve economic performance. More government spending by Hoover and Roosevelt did not...

Picchiare Berlusconi per ferire Veltroni: il partito degli amici di Genchi

di Fausto Carioti Fossero spiritosi, vista la loro passione per chi controlla le telefonate altrui, sceglierebbero di chiamarsi Partito degli orecchioni. Essendo tetri, stanno pensando di darsi un nome di quelli che nessuno capirà, tipo “Lista dei senza partito”. Insomma, tornano i girotondini. Non si fanno più chiamare così, ma le facce sono sempre quelle che da tempo animano (si fa per dire) la rivista Micromega, quella convinta che esistano due Italie: da un lato i subnormali e i corrotti che votano per il centrodestra, dall’altro la parte sana che si oppone al regime berlusconiano. Loro, manco a dirlo, sono le avanguardie (alquanto incomprese, a onor del vero) di questa resistenza. L’avvilente prestazione del governo Prodi e la seguente vittoria elettorale di Silvio Berlusconi sembravano averli convinti all’autoscioglimento, ma la depressione era solo momentanea. Il loro Viagra è stato lo sfascio del Partito democratico, con le opportunità che esso dischiude. Perché anche il propos...

Mito da sfatare: la superiorità culturale islamica

Nei paesi occidentali è in atto da qualche tempo, tra le elite politiche e intellettuali, uno sforzo propagandistico che da un lato mira a denigrare il passato dell’Europa, e dall’altro a presentare la storia dell’islam sotto la luce più positiva possibile. Una sua tipica espressione è l’idea della superiorità culturale dell’islam medievale sulla Cristianità europea. Secondo la versione presente in quasi tutti i manuali scolastici, e accolta perfino dal Consiglio d’Europa, nell’Europa medievale il sapere antico era andato quasi interamente perduto, ma fortunatamente era stato conservato dagli arabi, che lo tradussero nella loro lingua e lo trasmisero in Occidente, permettendo così la rinascita della civiltà europea. Senza l’apporto della cultura islamica l’Europa non avrebbe conosciuto il Rinascimento e lo sviluppo scientifico e tecnologico moderno. Il mondo occidentale ha quindi un grande debito nei confronti dell’islam. Le ricerche più recenti, come quelle di Sylvain Gouguenheim, pro...

Caso Genchi, fuori le carte

di Fausto Carioti Oltre un milione di contatti telefonici archiviati. Trecentonovantamila italiani controllati. Di questi, qualcuno, forse qualche centinaio, fanno parte del gotha della politica, delle forze dell’ordine e della magistratura. Il resto, ovvero la stragrande maggioranza, sono comuni mortali, ignoti alle grandi cronache. Alcuni avranno i loro buoni motivi per essere oggetto delle attenzioni di Gioacchino Genchi, l’orecchione delle procure. Moltissimi altri nemmeno sanno che le loro telefonate sono state controllate e analizzate, i loro rapporti professionali e confidenziali analizzati da un software creato apposta per farsi gli affari loro, per capire dove e quando e con chi parlassero. Ecco, è in casi come questo che la politica dovrebbe dare il meglio di sé. E lo stesso dovrebbero fare la magistratura e i suoi consulenti, iniziando proprio da Genchi. Servirebbero trasparenza e chiarezza. Invece si continua a tramare nell’ombra, allo scopo di rendere la questione incompre...

Due buoni motivi per cui la sinistra non può parlare di sicurezza

di Fausto Carioti La sinistra non aspettava altro che un paio di stupri a distanza ravvicinata per saltare al collo del centrodestra. È stata accontentata: uno è stato compiuto mercoledì notte a Roma, e torna utile per attaccare il sindaco del PdL Gianni Alemanno. L’altro, il giorno dopo, è avvenuto alle porte della capitale, a Guidonia. Lì però l’amministrazione comunale è di centrosinistra, e quindi hanno deciso che la colpa non è del sindaco, ma del governo centrale. Era prevedibile: Alemanno aveva vinto le elezioni capitoline anche sfruttando il clima di insicurezza creato nella capitale dall’omicidio di Giovanna Reggiani, nell’ottobre del 2007, quando sindaco della città era Walter Veltroni. E lo stesso Silvio Berlusconi aveva fatto della “riconquista del territorio” da parte delle forze dell’ordine uno dei temi forti della sua campagna elettorale. Adesso che sono al governo della città e del Paese e hanno la responsabilità di garantire l’incolumità dei cittadini, la sinistra prov...