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La Cdl davanti all'equazione referendaria

Le elezioni politiche e quelle amministrative non hanno cambiato il dato di fondo della politica italiana: l'Unione e la Cdl continuano ad avere come unico, vero punto di forza le debolezze altrui. Era una gara a chi sta messo meno peggio dell'altro e tale è rimasta. La brutta situazione in cui si trova il centrosinistra - riassumibile in una parola: Senato - non serve infatti a risolvere i problemi del centrodestra. Se l'Unione rischia di assistere al logoramento e alla fine prematura del governo Prodi, i cui provvedimenti sono destinati a impantanarsi a Palazzo Madama (il voto di fiducia non tragga in inganno, l'attività ordinaria è tutt'altra cosa), la Cdl vede messa in discussione la sua stessa sopravvivenza, almeno così come la conosciamo adesso. La chiave di volta sarà il referendum confermativo della devolution (previsto dall'articolo 138 della Costituzione ) che si terrà il 25 e 26 giugno. Per il Carroccio, ovviamente, il referendum costituzionale è ad...

Una storia di calcio, politica e famiglia

di Fausto Carioti Inizi con Moggi (Alessandro), passi per De Mita (Giuseppe) e alla fine risolvi ogni problema con Napolitano (Giulio). È tutto così italiano, suona tutto così “normale” da sembrare scritto da uno di quelli che questo Paese lo hanno saputo conoscere e raccontare sul serio. Scoppia uno scandalo i cui ingredienti sono, stringi stringi, gli stessi che compongono l’anima di questo Paese. C’è la famiglia, che come diceva Leo Longanesi campeggia al centro della bandiera italiana. Soprattutto, con i diversi ruoli che i magistrati dovranno appurare, nell’affare che ruota attorno alla Gea ci sono i figli, che come fa dire Eduardo De Filippo a Filumena Marturano «so’ piezz’e core». C’è il figlio di Lucianone Moggi, Alessandro. C’è Davide Lippi, primogenito del commissario tecnico della nazionale, Marcello. C’è Giuseppe De Mita, erede di Ciriaco. C’è Riccardo Calleri, stesso sangue e stesso cognome di Gian Marco, che fu presidente di Lazio e Torino. C’è Chiara Geronzi (vedi alla v...

La bottiglia ricavata dal mais, ovvero quello che avremmo potuto essere

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Per capire bene quanto eravamo avanti e quanto siamo rimasti fermi. Era il 1990. La Montedison-Ferruzzi, che all'epoca faceva capo a Raul Gardini, aveva appena lanciato un materiale innovativo. Si chiamava Mater-Bi. Una plastica ottenuta dal mais, con la particolarità di essere biodegradabile. Qualcuno ricorderà: nel luglio di quell'anno il settimanale Topolino regalò ai suoi lettori una macchina fotografica realizzata con tale plastica. Gardini non badava a spese. La chimica italiana, dalla tradizione gloriosissima (il Moplen, la prima plastica realizzata per fare oggetti come la conosciamo noi, oggi fu un brevetto italiano, frutto del genio di Giulio Natta : era la metà degli anni Cinquanta, e la commercializzazione avvenne nel 1961), faceva ancora da pioniere per il resto del mondo. Gli altri a inseguire. Sono passati diciassette anni. In mezzo, Tangentopoli, Enimont, il crac Ferruzzi, il piano di Enrico Cuccia, un capitalismo sempre più a corto di capitali, un Paese sempre ...

Oriana Fallaci intervistata dal New Yorker

Parla Oriana Fallaci, intervistata dal New Yorker . Dice che Silvio Berlusconi e Romano Prodi sono due «fucking idiots». Spiega: «Perché la gente si umilia a votare? Io non voto. Perché io ho dignità. Se, in un certo momento, mi fossi tappata il naso e avessi votato per uno di loro, sarebbe stato come sputarmi in faccia». Parla dell'Islam, ovviamente. «Sono convinta che la situazione politica sia sostanzialmente identica a quella del 1938, con gli accordi di Monaco, quando Inghilterra e Francia non compresero nulla. Con i musulmani abbiamo fatto la stessa cosa. (...) L'islamismo è il nuovo nazi-fascismo. Con il nazi-fascismo, nessun compromesso è possibile. Nessuna tolleranza ipocrita. E coloro che non comprendono questa semplice realtà stanno contribuendo al suicidio dell'Occidente». Parla della moschea di Colle Val d'Elsa: «Se sarò viva, andrò dai miei amici di Carrara - dove c'è il marmo, sapete. Sono tutti anarchici. Con loro, prendo gli esplosivi. E faccio salt...

L'arcobaleno che non ti aspetti

Leggi Reason , bella rivista libertarian che di solito si occupa di argomenti come il rapporto tra Islam e libertà , l'importanza del voto cattolico , il buono scuola e il sostegno occidentale ai regimi africani , e ti imbatti in un articolo sui rainbow party . Che non sono feste organizzate dai pacifisti. Perché ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la nostra filosofia. Lettura consigliata soprattutto a chi ha figli.

Prodi, un mese e mezzo dopo

Ci sono voluti cinque anni ai signorini dei poteri forti per intonare il de profundis al governo Berlusconi. Per il governo Prodi è bastato un mese e mezzo, puntellato da annunci scomposti e spesso contrastanti di ministri ed esponenti dell'Unione dai quali non si capiva molto, tranne che vi era una forte volontà politica di cancellare norme come la legge Biagi e la riforma Moratti e di bloccare la costruzione di tutte le grandi opere pubbliche. La migliore cartina di tornasole di questa delusione maturata in tempi rapidissimi è La Stampa, il giornale di casa Fiat. Il 9 aprile, il giorno stesso del voto, il direttore Giulio Anselmi in questo editoriale spiegava (anche) così la sua scelta di campo in favore dell'Unione e contro Berlusconi: «Gran parte della classe dirigente che gli aveva dato fiducia gliel'ha ritirata». Stessa sorte, ma in tempi molto più rapidi, è toccata ora al povero Prodi: la classe dirigente gli ha tolto la fiducia. Faceva un certo effetto oggi la prim...

Quello che un presidente della repubblica non dovrebbe dire

di Fausto Carioti Giorgio Napolitano fatica a entrare nei panni di un presidente della repubblica super partes. Ammesso, s’intende, che abbia davvero voglia d’indossarli. L’impressione, e lo si è visto anche nell’ intervista rilasciata ieri al settimanale francese “L’Express”, è che preferisca usare il Quirinale per ritagliarsi un ruolo non da padre della patria, ma da padre più o meno nobile del centrosinistra. Un genitore con due figli: il pargolo prediletto, quel Romano Prodi, presidente del Consiglio, la cui coalizione ha sollevato di peso Napolitano per portarlo sul Colle, e il figliastro che deve sopportare ma del quale farebbe volentieri a meno, quel Silvio Berlusconi, leader dell’opposizione, che dal canto suo avrebbe fatto volentieri a meno di vedere Napolitano al Quirinale. Un figliastro nei cui confronti non riesce a trattenere una forte insofferenza, che trapela ogni qualvolta il presidente della repubblica abbandona le formule di circostanza. Nell’intervista al settimanal...