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Il verde Obama

" Rinnovabili e meno petrolio. Con Obama gli Usa si scoprono verdi ". Capito? Mandi un democratico alla casa Bianca e il mondo inizia ad andare ad energia solare. A leggere certe bischerate, sembra che il nuovo presidente americano sia un allievo di Alfonso Pecoraro Scanio. Dettaglio: la lotta di Barack Obama ai gas serra passa per l'energia nucleare e il carbone. Qui trovate il documento sull'energia del nuovo presidente statunitense . Al di là degli slogan, cosa dice? Ad esempio che a rinunciare al nucleare manco ci pensa, e che appena saranno introdotte norme più severe (dal punto di vista della sicurezza anti-terrorismo, più che di quella ambientale), si potrà addirittura aumentare l'apporto dell'energia atomica al fabbisogno americano («expansion of nuclear power»: servono traduzioni?). «Nuclear power represents more than 70 percent of our noncarbon generated electricity. It is unlikely that we can meet our aggressive climate goals if we eliminate nuclear...

Another Planet

Visto da Roma, sembra un racconto di fantascienza. Ma è tutto vero. La democrazia americana è anche questo, soprattutto questo. Questo è John McCain che, appreso il verdetto delle urne, zittisce i suoi fan che fischiano e attaccano Barack Obama e dice di lui: «Era il mio rivale, adesso è il mio presidente». Meraviglioso. Questo, invece, è il discorso con cui George W. Bush ha reso onore al vincitore . Un assaggino, tanto per capire la differenza con i Walter Veltroni e i Silvio Berlusconi de noantri: «No matter how they cast their ballots, all Americans can be proud of the history that was made yesterday. Across the country, citizens voted in large numbers. They showed a watching world the vitality of America's democracy, and the strides we have made toward a more perfect union. They chose a President whose journey represents a triumph of the American story -- a testament to hard work, optimism, and faith in the enduring promise of our nation». Quanto al mio personalissimo parere s...

Lezione americana

di Fausto Carioti Oggi, martedì 4 novembre 2008, a poche ore dal voto per la presidenza degli Stati Uniti, 59 milioni di italiani, bambini inclusi, sanno che il candidato democratico, Barack Obama, è accreditato di un vantaggio tra i 7 e gli 11 punti percentuali. Chi vuole andare più a fondo, e capire cosa accadrà nei sei-sette Stati in cui si deciderà la partita, deve solo scegliere se leggere su Internet i sondaggi Rasmussen o quelli di Mason-Dixon. Certo, anche oltreoceano i sondaggi spesso sbagliano di brutto, e molti istituti mostrano la tendenza a privilegiare uno dei candidati. Ma nessuno pensa che tutto ciò sia antidemocratico. In compenso oggi, martedì 4 novembre 2008, gli elettori italiani non sono liberi di sapere quanti, tra loro, intendono votare per il Popolo della libertà o per il Partito democratico. E guai a chi glielo dice. È proibito persino scrivere quali erano gli orientamenti degli elettori tre mesi fa, o l’anno scorso. Lo stabilisce la legge con cui, nel 2000, fu...

Aspettando i servizi segreti deviati

di Fausto Carioti La sinistra ha un gran bisogno di trame eversive e squadristi di Stato, ed è convinta di averli trovati. La Roma delle manifestazioni studentesche è diventata la Genova del G8, piazza Navona è stata trasformata nella nuova caserma Diaz. Anche il linguaggio degli orfani del Pci è tornato ad essere quello dei tempi migliori: sono già stati evocati i celerini infiltrati e l’eversione nera. Mancano solo i servizi segreti deviati, ma presto spunteranno pure loro, nascosti dietro la fontana del Bernini. I tempi cambiano, i nomi dei partiti pure, ma da quelle parti è sempre la dietrologia a fare da padrona. La verità, e cioè che a piazza Navona studenti di destra e militanti di sinistra si sono pestati in mezzo ai manifestanti, è troppo semplice per essere accettata. Bisogna far passare l’idea che esista un “livello superiore”, occorre tirare fuori ogni giorno un “testimone chiave” capace di insinuare chissà quali verità destabilizzanti, come ha fatto ieri Repubblica sul suo...

Maroni aveva fatto i conti senza i presidi

di Fausto Carioti Quando Roberto Maroni, due giorni fa, ha avvertito che «chi occupa abusivamente le scuole, impedendo ad altri di studiare, sarà denunciato», ha detto una cosa che in un “paese normale” (espressione con cui a sinistra amano riempirsi la bocca) manco si dovrebbe dire, tanto è banale. Il principio per cui la mia libertà finisce dove inizia la libertà altrui, e che il primo compito dello Stato è far rispettare questo confine, è l’essenza della democrazia liberale. Accusare il ministro dell’Interno di lanciare «minacce» fasciste, come stanno facendo la Cgil e tutta la sinistra, incluso il Pd, conferma il perdurante analfabetismo degli orfani del Pci in materia di libertà individuali. Tanto più che non c’è bisogno di scrivere nuove leggi o di slabbrare le norme già esistenti. È già tutto nel codice penale. Articolo 340: «Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona un’interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o...

Le riforme della Cgil

Tanto per capire. Alla manifestazione di oggi ovviamente c'era Guglielmo Epifani. Ha detto  dal palco che la Cgil è pronta alla «sfida riformatrice» per la scuola. «Non siamo quelli che proteggono i fannulloni», ha assicurato. Viene quasi voglia di credergli. Se non fosse per la frase successiva: «Qui non ci sono fannulloni. Nella scuola non si sono mai visti». Mai visti, già. E gli studenti, là sotto, lo hanno pure applaudito.

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Thank you babe ;-)