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Ma quale "eversivo"

di Fausto Carioti Che Silvio Berlusconi abbia un’idea di democrazia diversa da quella prevista dalla Costituzione italiana è fuori di dubbio. Lo si è visto anche ieri. Lui stesso, ormai da tempo, non fa nulla per nascondere il proprio grande progetto: svecchiare le istituzioni per rendere più rapida l’azione del governo, rafforzando il legame diretto tra il premier e gli elettori. Ma si tratta pur sempre di un’idea di democrazia legittima, simile a quella di democrazie ben più solide e datate della nostra. Cosa che la sinistra finge di non sapere, accusando Berlusconi di voler creare «una democrazia plebiscitaria» (Walter Veltroni), di «eversione» (Luigi Zanda), di «fascismo» (Antonio Di Pietro, ovviamente). «Vista da dentro, l’attività del governo e del Parlamento nel fare leggi è un inferno. Abbiamo un’architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare i progetti in leggi compiute, concrete e operanti», ha attaccato ieri il presidente del Consiglio, scatenando il diluvio...

Clegg, ultimo peluche a sinistra

di Fausto Carioti Fa tenerezza che abbiano sempre un peluche di riserva, da abbracciare nel momento del bisogno. Adesso tocca a Nick Clegg, leader dei liberaldemocratici inglesi. Ma in principio fu Bill Clinton. Era il 1996, l’Ulivo italiano era appena nato e quelli che lo avevano fatto già sognavano l’Ulivo mondiale. A guidarlo, ovviamente, sarebbe stato il nuovo Kennedy, da poco insediato alla Casa Bianca. Il sogno iniziò ad ammosciarsi mentre Monica Lewinsky si alzava da sotto il tavolo dello Studio Ovale. La mazzata finale all’American Idol la dette lo stesso Clinton, entrando in guerra contro la Serbia. Massimo D’Alema e il suo governo erano con lui, ma metà della sinistra stava ancora lì, a cantare “Give peace a chance”, quando sopra le loro teste rombarono i B-52 a stelle e strisce. Erano segni premonitori. Avrebbero dovuto far capire alla sinistra italiana che era meglio accontentarsi di chi aveva in casa, senza farsi prendere da smanie esotiche, che non sai mai come vanno a fi...

Anche gli inglesi sempre più scettici sul global warming

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Dopo gli americani, anche gli inglesi sono sempre meno convinti dalla bufala del global warming. Da un sondaggio Populus appena svolto per la Bbc emerge che la percentuale degli inglesi convinti del surriscaldamento sono scesi al 75% (a novembre erano l'83%). Ma soprattutto oggi sono solo il 26% quelli che credono che il surriscaldamento esista e sia dovuto all'attività dell'uomo (a novembre erano il 41%). «Gli inglesi sono scettici sul contributo dell'uomo al cambiamento climatico, e lo stanno diventando sempre di più. Ora i dubbiosi sono più di quelli fermamente convinti», spiega chi ha fatto il sondaggio. Immancabile il grido d'allarme dello scienziato dell'organizzazione governativa finanziata proprio per combattere il global warming, che chiede una «azione urgente» per convincere gli inglesi che «il cambiamento climatico è una cosa seria». Per la cronaca: secondo un recente sondaggio del Pew Research Center oggi gli americani convinti che vi siano prove c...

Leader morale cercasi. Astenersi perditempo e Franceschini

di Fausto Carioti «AAA schieramento politico in stato di grave crisi cerca figura di riferimento. Qualunque curriculum è bene accetto. Astenersi perditempo e Franceschini». E poi dicono che in Italia non si trova più lavoro. Guardate il centrosinistra: è pronto a offrire la leadership morale a chiunque dica mezza parola contro Silvio Berlusconi. E in mancanza della mezza parola va bene anche un gesto, una smorfia, un inarcamento di sopracciglio: tutto fa brodo. Il dramma è che ormai, per trovare qualcosa di simile in una figura credibile, debbono rivolgersi a personaggi che vengono da storie opposte rispetto alla loro. Solo nelle ultime settimane hanno provato ad adottare la regina d’Inghilterra e Nicolas Sarkozy. Il fior fiore del conservatorismo europeo, insomma. E ognuno di loro, a modo suo, li ha lasciati con il due di picche in mano. Ora sperano in Gianfranco Fini, ed è facile prevedere che anche con lui finirà allo stesso modo. Sua Maestà li aveva illusi, per un attimo, di essere...

Quel che resta dell'Unione europea

Non ha avuto il coraggio di ammettere che le sue radici affondano nel pensiero giudaico-cristiano. Una constatazione talmente banale che grandi laici come Benedetto Croce e Norberto Bobbio sottoscrivevano a occhi chiusi. Non ha mai avuto una politica estera comune. Basta vedere, di recente, l'atteggiamento dei Paesi europei nei confronti della Russia, della Georgia e dei progetti per sfuggire alla dipendenza dal gas di Vladimir Putin. O davanti al progetto statunitense di collocare lo scudo antimissile americano nell'est Europa. Ognuno per conto suo. Non ha mai avuto un esercito comune. Col risultato che quando nei Balcani (a un'ora di volo dal cuore dell'Europa) si mettevano in piedi enormi macellerie a cielo aperto, le cancellerie continentali dovevano pietire aiuto alla deprecata "iperpotenza" statunitense perché facesse quello che l'Unione europea non era capace di fare. Salvo ricominciare a sputare sull'unilateralismo a stelle e strisce appena il ...

L'europeizzazione della Gran Bretagna

di Fausto Carioti Avessero detto a un inglese vent’anni fa, ai tempi di Margaret Thatcher, che avrebbe avuto in tasca la stessa moneta di greci, portoghesi e italiani, si sarebbe offeso o messo a ridere. Ieri lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Joaquín Almunia: c’è «una forte possibilità» che, in futuro, la Gran Bretagna aderisca all’euro. E non solo sulle rive del Tamigi nessuno s’è indignato o messo a sghignazzare, ma l’impressione è che molti abbiano iniziato a pregare in silenzio san Giorgio, patrono dell’Inghilterra, che l’annessione monetaria avvenga al più presto. L’ambasciatore britannico in Italia, Edward Chaplin, si è limitato a dire che l’ingresso del suo Paese nell’eurozona «non è una priorità in questo momento». Ha ragione: ufficialmente se ne parlerà tra qualche tempo, dopo le elezioni del 2010. Adesso si deve solo sondare il terreno e preparare l’opinione pubblica. Siamo davanti a una svolta epocale: la fine del plurisecolare orgoglio finanziario b...

Se gli inglesi si rivoltano contro i lavoratori italiani

di Fausto Carioti È lecito, in tempi di crisi come questi, pretendere che i lavoratori nazionali vengano prima di quelli immigrati? In Italia, no. Qui ogni tentativo della manodopera locale di essere presa in considerazione prima di quella straniera è etichettato come inquinamento leghista della coscienza proletaria, e in quanto tale subito represso. I sindacati tappezzano le città di manifesti per dirci che i lavoratori sono tutti uguali, da qualunque parte del mondo vengano. Dalla parità di trattamento, spesso si sconfina addirittura nella “affirmative action”, la disparità in favore dei nuovi arrivati. È così che molte amministrazioni locali sono arrivate a finanziare, tramite prestiti e agevolazioni fiscali, le piccole imprese degli immigrati. Il risultato, ad esempio, è che gli stra-tassati negozianti italiani finanziano, con le loro imposte, i loro concorrenti immigrati, che così riescono facilmente a cacciarli fuori dal mercato. Chi avesse dubbi, vada a fare un giro nelle strade...

Gli studenti islamici in Europa e le università dei sessantottini

di Fausto Carioti Chi ancora crede alla favola dell’islamico diventato estremista perché emarginato dalla cattiva società occidentale o perché allevato nell’odio dai tenutari di qualche madrassa è servito. L’ultima picconata a questo mito tanto ingenuo è arrivata dal sondaggio pubblicato domenica dal Times di Londra . Dal quale si apprende che il 32% dei musulmani che frequentano le università del Regno Unito ritiene «giustificabile» uccidere qualcuno per motivi religiosi, il 40% vuole che la sharia, la legge islamica, diventi parte integrante dell’ordinamento giuridico inglese e un quarto di costoro ammette di avere un rispetto «scarso o nullo» nei confronti degli omosessuali. Simili risposte, appunto, non provengono da pakistani che dopo aver passato decenni nel loro paese sono finiti a vendere la frutta nelle bancarelle di Londra, ma da giovani musulmani cresciuti e spesso nati in Inghilterra. Benestanti, istruiti e “accettati” quanto basta da poter frequentare le università del Reg...

Er cinema italiano fa schifo e gli inglesi ce lo dicono in faccia

Er cinema de Stato, er cinema dei cinematografari impegnati e de sinistra, quelli che insorgono e gridano all’emergenza “curturale” se qualcuno gli dà dei marchetteri mantenuti dai politici con i soldi dei contribuenti. Il cinema italiano che da un pezzo non ha più nulla da dire. Eccolo qui, raccontato come si deve dal quotidiano inglese The Guardian : The Italian industry is surely still regarded with envy by many other EU member states - Lithuania, say, or Luxembourg. It boasts a healthy output and an eclectic crop of distinctive directors, ranging from the icy Paolo Sorrentino to the clownish Roberto Benigni and the mercurial Nanni Moretti, who won the 2001 Palme d'Or for his family drama The Son's Room. It is simply that Italian film lacks the impact and the global reach that it enjoyed in the days of Rossellini, De Sica, Antonioni, Bertolucci and the Taviani brothers. (...) Two decades ago, Italians bought twice as many cinema tickets as they did in Spain. Now the Spaniar...

L'Europa nucleare che la sinistra non vede

In uno sforzo di originalità, l'Unità scrive che il programma del Pdl è «radioattivo». Walter Veltroni, nonostante le tentazioni nucleariste di alcuni tra i principali esponenti del suo partito, dice che non c'è spazio per l'energia nucleare in Italia. Per quello che conta, il tuttora ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, giura che il programma per l'energia del Pdl è contrario a non meglio definite strategie europee. Una constatazione, innazitutto: che Silvio Berlusconi in campagna elettorale abbia avuto il coraggio di tirare fuori dal cilindro un argomento potenzialmente così impopolare come l'apertura di nuove centrali nucleari, ha del clamoroso. O è cambiato Berlusconi, o - sondaggi alla mano - sono cambiati di brutto gli italiani e adesso sono in grande maggioranza favorevoli al ritorno all'energia nucleare. L'una cosa non esclude l'altra. Quindi, i fatti. La verità è che l'aumento record del prezzo del petrolio e gli accordi in...

Castrazione chimica, primi passi (progressisti)

Ideuzza laburista e liberale, che qui si condivide: consentire ai detenuti incarcerati per stupro di sottoporsi a " castrazione chimica " in cambio della scarcerazione anticipata. In Gran Bretagna ci si prova, in modo peraltro molto perfettibile (soprattutto alla voce "controlli"). Le anime candide pronte a inalberarsi tengano presente che a) i detenuti scelgono volontariamente, non li obbliga nessuno; b) la castrazione chimica consiste nella somministrazione di un antagonista del testosterone che sopprime il desiderio sessuale. Smetti con la pillola e tutto torna come prima; c) la castrazione chimica volontaria già esiste. Anche in Italia. Tra qualche anno, anche la sinistra italiana arriverà alle conclusioni cui la sinistra inglese è arrivata adesso. Per chi vuole saperne di più, ne avevo scritto qui .

Artisti e islam: colpirne uno per educarne cento

E' servito. Eccome se è servito l'omicidio di Theo Van Gogh ad opera del marocchino-olandese Mohammed Bouyeri. Oggi uno dei più noti artisti inglesi, Grayson Perry , dice quello che tanti altri artisti e uomini di satira non hanno il coraggio di dire . E cioè che ha scelto coscientemente di evitare di affrontare nei suoi lavori - di solito assai provocatori - il tema dell'Islam radicale. E lo ha fatto per paura di essere sgozzato. «Mi sono autocensurato», ha confessato durante un convegno su arte e politica Perry, coraggioso nell'ammettere finalmente la propria vigliaccheria. «Il motivo per il quale non ho attaccato l'integralismo islamico nella mia arte è che ho realmente paura che qualcuno mi tagli la gola». Tim Marlow, direttore della principale galleria di Londra, conferma che le paure di Perry non sono solo sue: «E' qualcosa di concreto, ma che pochissime persone hanno ammesso in modo esplicito. Istituzioni, musei e gallerie sono probabilmente responsabili ...

Doris Lessing nel gregge dei Nobel ideologizzati

di Fausto Carioti Le dichiarazioni di qualunque Nobel ormai sono sovrapponibili a quelle di Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto. La notizia ha il suo aspetto positivo: si può vincere il premio anche senza avere alcunché di originale e intelligente da dire. Resta, però, il dato di fatto: a Stoccolma ed Oslo hanno un problema di credibilità. Certo, basta scorrere l’elenco dei premiati degli ultimi anni - alla rinfusa: Rigoberta Menchú, Yasser Arafat, Kofi Annan, Mohamed El Baradei, Alfonso Perez Esquivel, Dario Fo, Harold Pinter, José Saramago, Günter Grass - per capire che devi essere nemico degli Stati Uniti e della globalizzazione. Se sei americano, come Al Gore e Jimmy Carter, vinci solo se hai detto tutto il male possibile dell’amministrazione Bush. Ma è chiaro che per tutti costoro il premio - anche se concesso per meriti letterari - rappresenta soprattutto un riconoscimento alle loro idee politiche. Il problema nasce quando si uniscono al coro quelli che non hanno mai mil...

La nuova linea inglese sull'islam

Qualcuno ricorderà Undercover Mosque . Era l'inchiesta andata in onda su Channel 4, canale pubblico del Regno Unito, che - prima di Controcorrente e di Annozero - aveva mandato giornalisti in incognito, dotati di telecamera nascosta, dentro le moschee, per cercare di capire cosa predicano gli imam d'Oltremanica e quale materiale viene distribuito ai fedeli musulmani. Ne era uscito un quadro abbastanza raccapricciante. Come riassumevo all'epoca, il cronista ha assistito a sermoni nei quali predicatori di scuola saudita (e quindi wahabita) proclamavano la supremazia dell'islam, annunciavano l'avvento di una nuova jihad contro gli infedeli (cioè contro tutti noi) e diffondevano l'odio per i non musulmani e per i musulmani che non seguono i precetti dell'islam più intollerante. «Un esercito di islamici si solleverà», ha annunciato un predicatore in moschea. Un altro ha detto che compito degli islamici inglesi deve essere «smantellare» la democrazia britannica:...

Sventolando l'Union Mohammed

Brandelli di vecchia Europa che se ne vanno, nuovi segni di Eurabia che spuntano. In Gran Bretagna, entro la fine del prossimo anno, il nome più diffuso per i nuovi nati sarà Mohammed (incluse le sue tanti varianti, come Muhammad, Mohammad e Muhammed). Sarà così scalzato dalla prima posizione il più tradizionale dei nomi inglesi, Jack (nome che, anche se per tutt'altri motivi, è stato dato pure alla bandiera d'Oltremanica). Gli studiosi interpellati dal Times , che ha dato la notizia, spiegano che - ovviamente - stiamo assistendo al risultato della sempre maggiore presenza in Gran Bretagna di immigrati islamici (le cui donne hanno un tasso di fertilità più alto di quelle "autoctone"), e dalla volontà, sempre più frequente, di dare ai loro figli il nome del profeta. Chi dice infatti che l'Europa si sta secolarizzando, sbaglia: il fenomeno riguarda solo l'Europa cristiana. In quella islamica il processo è esattamente opposto. E le nuove generazioni, anche se na...

Immigrazione: perché il governo ha sbagliato tutto

di Fausto Carioti Di solito ce lo insegnano da bambini: prima il dovere, poi il piacere. Non tutti, però, abbiamo avuto le stesse maestre. La sinistra italiana ha scelto la strada opposta: dare diritti agli immigrati senza nulla pretendere in cambio (a parte una croce sulla scheda elettorale, ovviamente). «Io oggi ti do il diritto di voto alle amministrative e domani ti rendo cittadino italiano. Così ti sarai integrato nel tuo nuovo Paese»: questa è la filosofia alla base del provvedimento adottato martedì scorso dal governo Prodi. Era scritto anche nel programma con cui l’Unione si presentò alle elezioni: «L’acquisizione della cittadinanza è il più efficace strumento giuridico di integrazione di cui le democrazie liberali dispongano». I privilegi, insomma, sono visti dalla sinistra come il mezzo per rendere gli immigrati “integrati”, cioè inseriti nella società italiana e ligi alle leggi. Che è come dire: «Ti consegno le chiavi di casa e sarai libero di fare quello che ti pare. Così s...

L'olocausto a scuola non è islamicamente corretto

Peggio della censura c'è solo l'autocensura. In Europa ci siamo già arrivati. La storia, tra gli altri, è stata raccontata da The Guardian e da Front Page Magazine . Alcune scuole inglesi hanno iniziato ad abolire dai programmi lo studio dell'olocausto e delle crociate, per evitare di urtare la suscettibilità dei giovani musulmani, i quali potrebbero non gradire certi insegnamenti, spesso contraddittori con ciò che viene insegnato loro nei Paesi d'origine, nelle moschee e dalle loro famiglie. Da un recente rapporto del Dipartimento inglese per l'Educazione ( Teaching Emotive and Controversial History ) è emerso che in una città dell'Inghilterra del nord è stato evitato di scegliere l'olocausto ebraico come materia di studio in vista del Gcse, l'equivalente del nostro esame di maturità, per paura di dover affrontare «sentimenti antisemiti e negazionisti» tra gli studenti islamici. Un'altra circoscrizione scolastica, pur accettando di trattare il tema...

L'islam e le costituzioni europee: altro fallimento del multiculturalismo

«Si comincia a riflettere sul possibile contrasto che esiste tra le costituzioni dei Paesi europei e alcune leggi del Corano». Terza puntata del viaggio del teologo egiziano Samir Khalil Samir nei rapporti tra islam e libertà occidentali. Si parla dell'immigrazione musulmana dinanzi alle leggi fondamentali di Olanda, Danimarca e soprattutto Gran Bretagna. Dove, «dopo decenni di multiculturalismo, le comunità islamiche, invece di integrarsi e di convivere, si stanno sempre più rinchiudendo in un ghetto, e stanno emergendo atteggiamenti fondamentalisti, pericolosi per tutta la società». Lettura fortemente consigliata. Le puntate precedenti sono dedicate ai rapporti tra islam e donne e islam e omosessuali .

Sull'islam il servizio pubblico televisivo c'è: si chiama Sky

di Fausto Carioti Un’emittente, ieri sera, ha fatto quello che dovrebbe fare il servizio pubblico televisivo: trasmettere un’inchiesta giornalistica vera, scomoda quanto basta per mettere addosso al telespettatore una certa inquietudine. Questa emittente, purtroppo, non era un canale della Rai, che per fare servizio pubblico è pagata dai contribuenti, ma un canale privato, di proprietà di Rupert Murdoch: SkyTg24. Controcorrente, la trasmissione di Corrado Formigli, uno della scuola Santoro, ha fatto quello che Michele Santoro non ha mai avuto voglia di fare: un’indagine “sotto copertura” nelle moschee italiane. Due giornalisti musulmani - lei somala, lui iracheno - sono andati in incognito, con la telecamera nascosta sotto il niqab (il velo integrale) di lei, a conversare con gli imam delle moschee di viale Jenner a Milano, di Varese e di Centocelle a Roma. Tanto per far capire ai telespettatori cosa predicano costoro ai musulmani in Italia, e che genere di persone frequentino quegli a...

"Undercover Mosque", viaggio clandestino nelle moschee inglesi

Mandare un giornalista a confessarsi in Chiesa e riportare il testo delle confessioni non è cosa difficile. Più complesso, ma molto più interessante, è inviare un giornalista "sotto copertura" in moschea, ad ascoltare i sermoni degli imam. E' quanto ha fatto l'emittente Channel 4 nel Regno Unito. Ne è uscita un'inchiesta, " Undercover Mosque ", andata in onda il 15 gennaio. Un reporter inglese ha potuto così registrare le prediche degli imam che fanno capo alle principali associazioni islamiche cosiddette moderate. L'esito è agghiacciante. Il cronista ha assistito a sermoni nei quali predicatori di scuola saudita (e quindi wahabita) proclamavano la supremazia dell'islam, annunciavano l'avvento di una nuova jihad contro gli infedeli (cioè contro tutti noi) e diffondevano l'odio per i non musulmani e per i musulmani che non seguono i precetti dell'islam più intollerante. «Un esercito di islamici si solleverà», ha annunciato un predicato...