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Visualizzazione dei post con l'etichetta Elezioni 2008

Chiunque vinca in Abruzzo, Veltroni ha perso

di Fausto Carioti Impossibile sapere adesso chi sarà il vincitore delle elezioni regionali in Abruzzo, dove si vota oggi e lunedì. Il nome del vero sconfitto, però, già si conosce: è Walter Veltroni. Qualunque cosa facciano gli elettori, il segretario del Partito democratico uscirà dal voto con le ossa rotte e con molti più problemi di quanti ne avesse prima. Un po’ perché la sorte è stata avara con lui, e lo ha messo sin dall’inizio in una situazione difficile. Un po’ perché Veltroni, per non smentirsi, ci ha aggiunto del suo. Gli elettori abruzzesi sono stati chiamati alle urne in seguito alle vicende giudiziarie che a luglio avevano portato alle dimissioni del governatore Ottaviano del Turco, esponente del Partito democratico. Del Turco aveva vinto le elezioni nell’aprile del 2005 e governato la regione sorretto dalla coalizione dell’Unione. A succedergli si sono candidati in sei, ma la vittoria se la giocheranno in due: Gianni Chiodi, del Popolo della Libertà, e Carlo Costantini, d...

La casta non ha perso l'appetito

di Fausto Carioti L’importante è non prenderli troppo sul serio. L’ultima campagna elettorale è stata una gara a chi prometteva i tagli più mirabolanti agli sprechi della politica. Fatta la grazia (l’elezione), gabbato lo santo (l’elettore). Appena arrivati in parlamento, la sfida è proseguita, ma l’obiettivo adesso è un altro: nella nuova corsa vince chi dirotta più soldi dei contribuenti verso gli amici e gli amici degli amici. Sperando nella loro gratitudine. Stavolta, però, si gioca sottotraccia, lontani dalle telecamere: l’importante è che la cosa sia nota ai pochi che avrebbero da guadagnarci. Ci hanno pensato i benemeriti dell’ istituto Bruno Leoni , sanguigno think-tank liberista, a portare un po’ di materiale alla luce del sole. In un dossierino di sei pagine hanno passato al setaccio le proposte presentate in questi primi cento giorni della nuova legislatura, alla ricerca di quelle “leggine”, sconosciute ai più, che aumentano i costi della politica e creano privilegi per vec...

Sorpresa (si fa per dire): anche gli ebrei hanno scelto Alemanno

di Fausto Carioti Ma davvero pensano che qualche elettore orienti il proprio voto in base a quello che gli suggeriscono loro? Se è così, farebbero bene a ridimensionare il rapporto con il loro ego. Furio Colombo e Gad Lerner, assieme a numerosi esponenti dell’ala sinistra della comunità ebraica, il 24 aprile avevano lanciato un appello appassionato per votare contro Gianni Alemanno. «Non ci ha convinto la sceneggiata di Alemanno che, mentre ribadiva che avrebbe corso da solo al ballottaggio per la poltrona di sindaco di Roma, ha espresso solidarietà a Storace», scrivevano allarmati. Il candidato sindaco del PdL, avvertivano, «avrà dalla sua anche i voti di Storace, quelli dei naziskin e di tutte le organizzazioni della peggiore destra, ben presenti a Roma». Per convincere i tanti elettori ebrei della capitale, non esitavano ad evocare lo spettro delle leggi razziali e dei campi di concentramento: «Non si difende la democrazia premiando l’antisemitismo e gli eredi morali del fascismo-na...

Ma per An il difficile comincia adesso

di Fausto Carioti I tanti che negli ultimi giorni, un po’ per pochezza intellettuale un po’ perché spinti dal terrore, da sinistra hanno gridato all’arrivo della «marea nera», del «marcio su Roma», hanno avuto dagli elettori la risposta che meritavano: Gianni Alemanno è il nuovo sindaco della capitale, con oltre il 53% dei voti. A conferma che gli italiani - e i romani non fanno eccezione - non sono quegli indigeni sprovveduti che credono gli opinionisti dell’Unità e del Manifesto, e pretendono argomentazioni un po’ più serie di quelle sfoderate dai nostalgici del clima da dopoguerra. Pure le calunnie fatte circolare su Alemanno, che lo volevano in qualche modo “regista” dello stupro compiuto il 16 aprile nella borgata di La Storta da un rumeno (calunnie diffuse anche da un membro dello staff del ministro Rosi Bindi), sono state trattate dagli elettori per quello che erano: immondizia. Alla fine, come hanno dimostrato le urne, hanno fatto male a chi le aveva cavalcate. Così il parti...

Berlusconi, la sinistra e la "questione gay"

di Fausto Carioti In realtà, tutto quello che c’è da dire sull’argomento è già stato messo nero su bianco, con invidiabile capacità di sintesi, nella lettera che un operaio di Piombino ha inviato a Fabio Mussi, e che a dicembre il ministro mostrava ai giornalisti. «Non vi seguo più», scriveva il ruspante compagno maremmano al suo referente politico, «ormai vi occupate soltanto di carcerati, di finocchi e di negri». Ecco, lasciamo perdere i carcerati e i «negri», e occupiamoci della terza categoria. Bisogna farlo, perché la sinistra ha appena riesumato la questione omosessuale. In funzione antiberlusconiana, ovviamente. Al Cavaliere è bastato dire una ovvietà, e cioè che sarà meglio che il prossimo commissario Ue italiano si interessi «di infrastrutture e di trasporti invece che di omosessualità», per scatenare gli strepiti delle vestali del politicamente corretto: Berlusconi omofobo, destra berlusconiana fascista e impresentabile e così via. Il tutto, va da sé, tenendo un occhio preocc...

Calearo sconfitto anche in casa sua

di Fausto Carioti Uomo d’impresa, «uomo del fare», come lui stesso si definisce con orgoglio, Massimo Calearo durante la campagna elettorale si era rimboccato le maniche. Aveva lavorato duro, da bravo veneto. Alla fine, dopo aver tanto seminato, era pronto a raccogliere. «Si sente aria di nuovo, c’è tanta gente che non avrebbe mai votato per il Pd, e che invece lo ha fatto, anche per la mia presenza. E molti che votavano Forza Italia sono venuti con noi», gongolava domenica l’ex presidente di Federmeccanica davanti al taccuino del giornalista di Repubblica. Raccontava che persino suo padre, l’ottantenne Alessio, che aveva sempre votato per il centrodestra, si era convinto e aveva messo la croce sul simbolo del Partito democratico. Cosa non si fa per i figli. Del resto, era proprio per la sua capacità di rastrellare voti laddove il Pd non ne avrebbe mai presi che Walter Veltroni aveva voluto candidare a tutti i costi il cinquantatreenne Massimo alla Camera e lo aveva messo capolista nel...

Israele e Usa votano Berlusconi, Iran e Siria votano Pd

Leggere i risultati del voto all'estero è divertente e istruttivo. Niente di scientifico, per carità, ma se ne ricavano due forti impressioni. La prima è che gli italiani sparsi per il mondo siano molto attenti alla politica estera dei partiti in lizza. La seconda è che gli stessi elettori tendano a uniformarsi all'atteggiamento che ha, nei confronti dei partiti italiani, il Paese in cui vivono. In altre parole, vedono la politica italiana attraverso gli occhi dell'opinione pubblica che li circonda. Due fattori ovvi, che danno però risultati interessanti. L'esempio più lampante viene dal Medio Oriente. Israele ha premiato la lista di Silvio Berlusconi con un consenso "modello Vladimir Putin": 73,3% al Popolo delle libertà, 20% al Partito democratico. Penalizzato l'operato del governo Prodi e del ministro Massimo D'Alema: nel 2006 l'Unione aveva preso il 31% dei voti. L' Iran , con il 54,4% dei voti, premia invece il Partito democratico, e lo ...

Il valore aggiunto di Calearo

Leviamoci lo sfizio e quantifichiamo la portata dell'effetto prodotto dalla candidatura nel Partito democratico dell'imprenditore Massimo Calearo, l'uomo che avrebbe dovuto far sterzare verso Walter Veltroni e la sua lista l'operoso Nordest. Mettiamo a confronto con le elezioni politiche del 2006 i voti appena ottenuti dal Pd nei posti dove la candidatura di Calearo è più significativa: il suo comune (Costabissara), la sua provincia (Vicenza), la sua regione (il Veneto). Notare che, a urne appena chiuse, Calearo aveva detto di aver ricevuto «ottimi segnali». «Vedrete, ne ho convinti tanti», assicurava . Massì, vediamo. Come noto, gli schieramenti stavolta erano diversi da quelli delle precedenti elezioni. Comunque ho confrontato il dato ottenuto dall'Ulivo nel 2006 (elezione della Camera dei deputati) con quello appena conseguito dal Pd, "regalando" così, di fatto, alla lista di Veltroni e Calearo i voti dei radicali, che due anni prima si erano presentati...

Il politologo e il comico

«Il piano di Silvio era: prima gozzovigliare per cinque anni, poi perdere e lasciare due mesi di governo ai comunisti perché mettano a posto i bilanci - quelli lì ne sono capaci, sa? Così la gente fa i sacrifici, i comunisti sono gli unici che possono chiederglieli. Poi, quando i conti sono a posto, Silvio torna più bello di prima e fa un ribaltone a suo favore». Antonio Cornacchione, 12 aprile 2006 . «Dicono i sondaggi, con un margine di errore che va sempre tenuto ben presente, che il complesso degli indecisi sia da valutare attorno al 10 per cento dei presumibili votanti. Dicono anche che il 45 per cento di quel dieci sia orientato a votare Veltroni. E dicono infine che se quel 45 diventasse il 13 aprile il 60, alla Camera si potrebbe pareggiare, i due maggiori partiti si troverebbero spalla a spalla e uno dei due otterrebbe la vittoria con uno scarto minimo di voti. Se poi il Partito democratico convogliasse su di sé il 75 per cento degli indecisi la vittoria alla Camera diventereb...

Resa incondizionata

«Il rapporto fra quest’uomo e l’Italia, a questo punto, assume effettivamente una dimensione storica. Sarà lui a decidere quando il proprio ciclo terminerà, e intanto tocca a lui decidere che tipo di rapporto instaurare con l’opposizione». Editoriale odierno di Europa, quotidiano della Margherita .

Waterloo 2008

Prima considerazione, a urne ancora calde, sulle elezioni politiche appena concluse. Dal parlamento italiano scompaiono i comunisti ed è ridotta a un ruolo assolutamente secondario l'unica forza democristiana che ha scelto di correre da sola: l'Udc. La marginalizzazione delle due forze politiche e culturali che hanno segnato il dopoguerra italiano è un evento epocale, la cui portata sarà valutabile in modo compiuto solo tra qualche tempo. Seconda considerazione: la legge elettorale attuale funziona anche al Senato. Dicevano in tanti, soprattutto a sinistra, che era una schifezza di legge, non in grado di garantire la governabilità. Era diventato un luogo comune, sempre sulla bocca anche dei più raffinati politologi. Ma era una solenne cavolata. La scorsa legislatura è stata caratterizzata da un Senato in equilibrio perché era stato in equilibrio il voto degli italiani. Stavolta che gli italiani si sono espressi in modo chiaro, premiando la coalizione di Berlusconi con uno scart...

Abbiamo atteso lo scatto di Veltroni. Inutilmente

di Fausto Carioti E il botto? Lo abbiamo aspettato col fiato sospeso tutti quanti, i suoi elettori per primi. Attesa inutile: il gesto epocale non c’è stato. Walter Veltroni doveva fare «boom». Si è limitato a fare «plof». La sua campagna elettorale è finita come era iniziata: «troppo flaccida», per riprendere le parole usate qualche settimana fa dal professor Giovanni Sartori. Nessuna scossa, nessun lampo di genio, nessun guizzo decisivo al novantesimo minuto, come era lecito sperare. Tramortito da Romano Prodi, il popolo di sinistra aveva bisogno di un caffè triplo per ricominciare a sperare. Il sindaco di Roma gli ha servito - con molto garbo, per carità - un brodino vegetale, tiepidino e sciapetto. Nemmeno l’ombra della proposta che spariglia, l’equivalente dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa, sparata da Silvio Berlusconi all’ultimo minuto della campagna elettorale del 2006 e rivelatasi decisiva per pareggiare i conti con l’Unione e segnare il destino della legislatura che si...

Gli ultimi veleni prima del voto

di Fausto Carioti L'ultima polpetta avvelenata prima del voto è anche la più infame. Da qualche settimana, nelle ambasciate dei Paesi amici, nelle stanze ai piani alti di Confindustria e in altre sedi di isttituzioni importanti, girano brutte voci sullo stato di salute di Silvio Berlusconi. Con l'avvicinarsi della data del voto, queste voci si sono fatte più insistenti. Per essere più chiari, riguardano il ritorno dello stesso male che Berlusconi, un giorno del luglio del 2000, confidò di avere già sconfitto: «Ho avuto un cancro alla prostata», raccontò. «Ho vissuto mesi da incubo, ma ho continuato a lavorare senza far trasparire nulla. Poi sono stato operato e ce l’ho fatta. E ho ricominciato con più grinta». L’operazione avvenne nella primavera del 1997. Sono passati undici anni. Oggi - ne abbiamo la certezza - Berlusconi sta benissimo. Però il venticello della calunnia si sta facendo sentire, guarda caso in prossimità dell’appuntamento elettorale più importante ...

Fuoco amico a sinistra

Il fenomeno ha un nome tecnico: è la "sindrome del macellaio di Valentino Parlato", che a sinistra è stato il primo a sinistra a teorizzarlo . Ricordate le elezioni politiche di due anni fa? I calcoli della vigilia dicevano che, se la percentuale dei votanti sarebbe stata alta, la Cdl avrebbe avuto ottime chances di agguantare l'Unione. Ed è proprio quello che successe. Ecco, stavolta, i ruoli sono invertiti. L'elettorato pigro, schifato, demotivato ora sta nel centrosinistra. Se Walter Veltroni vuole avere qualche speranza di pareggio al Senato, deve puntare su una fortissima partecipazione degli elettori. In parole povere, stavolta - ed è cosa davvero rara - l'astensione penalizza il centrosinistra. Si spiega così il riemergere dai sonni girotondini di Nanni Moretti. Che ha lanciato un appello - apparso su Repubblica - a tutti coloro che alle ultime elezioni hanno votato a sinistra e che adesso - tramortiti da Prodi e per nulla eccitati da Veltroni - intendono ...

Il caso Pizza e le colpe di Amato

di Fausto Carioti Di chi sia la colpa lo sanno tutti. Almeno per ora, però, nessuno punta l’indice accusatore. Quelli del partito democratico tacciono per convenienza di parte. I berlusconiani stanno zitti perché cercano di risolvere la grana assieme agli uomini di Veltroni, e quando si lavora in tandem non è carino dire cose cattive (anche se vere) a chi sta pedalando con te. Ma la verità è che l’enorme pasticcio causato dalla riammissione alla gara elettorale della Dc di Giuseppe Pizza ha un solo responsabile: Giuliano Amato. Se le elezioni rischiano di essere rinviate, lo si deve al ministro dell’Interno. Alla faccia del soprannome: il dottor Sottile si è comportato come l’ultimo dei dilettanti. Era stato lui, un mese fa, ad escludere la Democrazia cristiana di Pizza dalla competizione, sostenendo che il suo scudo crociato era troppo simile a quello dell’Udc. E questo nonostante diversi giudici amministrativi avessero stabilito il contrario. Dare una lettura maligna di questa scelta...

Il vecchio e il Cremlino

di Fausto Carioti Il distillato di odio antropologico si è arricchito di una nuova essenza: ora la sinistra accusa Silvio Berlusconi (anche) di essere «vecchio». Lo titola l’Unità in prima pagina: «Il mondo ci guarda. Silvio vecchio, Walter nuovo». È ovvio che il punto è l’età anagrafica, non quella politica. Berlusconi, politicamente parlando, a confronto del suo rivale è ancora al biberon. Nel 1994, quando Sua Emittenza scese in campo, Veltroni era già stato capo della federazione giovanile comunista romana, consigliere in Campidoglio, deputato, membro del comitato centrale del Pci e direttore dell’Unità. L’anno in cui Veltroni ottenne il suo primo stipendio da politico (consigliere del comune di Roma, era il 1976) al Cremlino comandava Leonid Breznev, il presidente degli Stati Uniti era Gerald Ford, la Dc era guidata da Benigno Zaccagnini, Peppino Di Capri vinceva il festival di Sanremo, il ct della nazionale di calcio si chiamava Fulvio Bernardini e Fabio Capello giocava a centroca...

La certificazione del disastro

Fossi un candidato del centrodestra, da qui al voto mi presenterei in piazza e in televisione sbandierando le tabelle dell' indagine dell'Osservatorio Capitale Sociale realizzata da Demos , l'istituto presieduto da Ilvo Diamanti, per conto delle Coop (addirittura) e pubblicata oggi da Repubblica (nientemeno). Raffronta la percezione che gli italiani hanno adesso della loro situazione economica con quella che avevano nel 2006, al momento del passaggio di consegne tra il governo Berlusconi e l'esecutivo Prodi. Ne esce fuori la certificazione di un disastro colossale, la prova inappellabile che il governo dell'Unione ha fatto carne di porco del ceto medio, delle classi più deboli e dei piccoli risparmiatori. Qualche perla: Erano il 40%, nel 2006, gli italiani che ritenevano di appartenere al ceto popolare o alla classe operaia, oggi sono il 46%. Quanti si “sentono” ceto medio sono diminuiti, in modo speculare, dal 54 al 49% . Si è ulteriormente assottigliata anche la ...

Ma quale Ciarrapico: il problema è il petrolio

di Fausto Carioti Con tutto il rispetto e tutta la simpatia per il personaggio, la presenza di Giuseppe Ciarrapico nella prossima legislatura avrà un peso pari a quello di qualsiasi altro peone: prossimo allo zero. “Er Ciarra”, come lo chiamano a Roma, non farà il premier né il ministro né il presidente di commissione. Vivacchierà tra il Transatlantico e la sua Ciociaria e quando avrà voglia di vedersi in prima pagina tirerà fuori qualche sparata da nostalgico del Ventennio, che farà la gioia dei colleghi di Unità e Repubblica. Finita lì. Nessuno si attende che Silvio Berlusconi gli metta sul piatto qualcosa di più di una semplice candidatura. Né Ciarrapico, uomo di mondo, si aspetta altro. È una vicenda che il popolo della libertà ha gestito in modo masochista, nella quale - ovviamente - la sinistra sguazza e alla quale i tre quarti dei vertici dell’informazione di Stato danno il massimo risalto, impegnati come sono a tirare il carro per Walter Veltroni (atteggiamento comprensibile: i...

Prima del Ciarra

Sì, certo, Giuseppe Ciarrapico e le sue frasi danno un certo fastidio pure da queste parti. Ma che da sinistra si scandalizzino e facciano le verginelle, insomma, fa un po' ridere. Un tale Romano Misserville fu nientemeno che sottosegretario alla Difesa del governo D'Alema. Appena nominato, portò il ritratto del Duce al ministero. Diceva che D'Alema gli ricordava Almirante. Chi vuole saperne di più, può rileggersi l'intervista che il camerata Misserville diede a Repubblica nel dicembre del 1999. Meritoriamente recuperata da L'Occidentale .

Tassa sulla sicurezza? No, grazie

di Fausto Carioti Fa onore, a Pier Ferdinando Casini, che abbia il coraggio di dire cose scomode in campagna elettorale. Il problema è che non tutte le proposte scomode sono anche intelligenti. L’esempio ce l’ha dato ieri lo stesso leader dell’Udc. Ha fatto sapere che nel suo programma elettorale è prevista l’introduzione di un nuovo balzello, con cui finanziare la lotta alla criminalità. «I cittadini italiani pagherebbero volentieri una “tassa di scopo” per la sicurezza e per le forze dell’ordine», sono state le sue parole . Dubitare della felicità dei contribuenti dinanzi a una nuova imposta è lecito, e comunque il candidato premier dei centristi non sembra avere idee chiarissime su quali siano i compiti dello Stato e a cosa serva una tassa di scopo. Quest’ultima è un’imposta che serve a realizzare un intervento ben preciso, straordinario e limitato nel tempo. Ad esempio, la Finanziaria 2007 aveva autorizzato i Comuni ad aumentare l’Ici, al massimo per cinque anni, per coprire un ter...