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Testamento biologico: contro Fini è già pronto il "lodo Sacconi"

di Fausto Carioti Lasciare a Gianfranco Fini il timone della mediazione sul testamento biologico? Figuriamoci. «Mai, mai e poi mai permetteremo una cosa simile», annuncia un parlamentare di osservanza berlusconiana. E allora? Allora diventa di strettissima attualità il cosiddetto «lodo Sacconi», la soluzione teorizzata qualche settimana fa dal ministro del Welfare: approvare subito, per via parlamentare, una norma che sancisca «il diritto inalienabile all’alimentazione e all’idratazione per chi non è autosufficiente». In modo da rispettare l’impegno solenne assunto dal governo e dal PdL, con gli elettori e la Chiesa, in quei giorni di febbraio: «Mai più un’altra Eluana Englaro». E, allo stesso tempo, levare l’iniziativa a Fini e ai suoi. Al momento, infatti, la proposta di mediazione tra il testo approvato al Senato e le posizioni dei laici porta la sigla del finiano Fabio Granata, il quale ha sottoscritto il testo di Eugenio Mazzarella, filosofo e deputato del Pd. Dove si prevede che ...

Il ruolo istituzionale di Fini e i problemi del Pdl

di Fausto Carioti Dopo aver rinunciato alle feste in Sardegna, Silvio Berlusconi farebbe bene a chiudere, tirando qualche tratto di penna sulle opere inutili in agenda, anche il capitolo delle celebrazioni per i 150 dell’Unità d’Italia, tanto caro a Giorgio Napolitano. Con rispetto parlando, ci sono questioni politiche più importanti della costruzione della pista ciclabile del Parco del Ponente ligure. Sull’immigrazione e sui temi della bioetica il governo e la maggioranza, lasciati a se stessi nel mare di agosto, rischiano di andare a fondo come un gommone bucato. Urge intervento del presidente del Consiglio, unico in grado di ricreare l’ordine dal caos del centrodestra. E una delle questioni con cui Berlusconi deve misurarsi - ieri lo si è capito bene - è l’attivismo di Gianfranco Fini, il quale gioca ormai una sua partita autonoma, del tutto slegata da quella del centrodestra. L’obiettivo del presidente della Camera lo sa solo lui, ma certo non sarebbe strano se sullo sfondo dei suo...

Cosa c'è nel dossier segreto sulla Ru486

di Fausto Carioti Eccolo qui, il dossier riservato sulla Ru486 di cui tutti parlano e nessuno ha ancora pubblicato una riga. È lungo 52 pagine, scritte in inglese e in francese. Sulla copertina appare l’intestazione della Exelgyn, l’azienda produttrice della pillola. Una scritta avverte che si tratta di materiale «confidenziale». La casa farmaceutica francese lo ha inviato il 25 marzo scorso ai tecnici del ministero italiano della Sanità, che avevano chiesto chiarimenti molto circostanziati all’azienda, anche per rispondere alle interrogazioni parlamentari presentate al governo sulla pillola abortiva e sulle morti legate al suo uso. I tecnici del dicastero lo hanno poi girato all’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, affinché ne tenesse conto per le sue valutazioni. Negli ultimi giorni sono stati in tanti a chiedere che questo documento diventi pubblico. Il senatore a vita Francesco Cossiga ha rivolto un’interpellanza all’esecutivo chiedendo «se non ritenga necessario fare chiarezza su...

Negli Usa di Obama i "pro life" sono la maggioranza

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A conferma del fatto che l'elezione di Barack Obama non significa che gli elettori americani sono diventati improvvisamente liberal, arriva l'ultimo sondaggio Gallup. Per la prima volta dal 1995, ovvero da quando il più famoso istituto demoscopico americano ha iniziato a porre la domanda su qual è l'atteggiamento dell'intervistato nei confronti dell'aborto, gli americani che si identificano come "pro life" superano i "pro choice" e diventano la maggioranza assoluta: il 51%. Mentre quelli che si identificano come "pro choice" sono il 42%: rispetto a un anno fa, le percentuali si sono praticamente ribaltate. Fosse accaduto ai tempi di George W. Bush, ci avrebbero detto che era il risultato degli influssi oscurantisti emanati dalla Casa Bianca e dalla Spectre Teocon. L'intero sondaggio è consultabile qui .

Testamento biologico: la tentazione di non decidere

di Fausto Carioti Ieri il Parlamento ha provato a dare l’ennesima conferma al motto di Giuseppe Prezzolini: «In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio». Era la sera del 9 febbraio, qualcuno lo ricorderà: durante la seduta del Senato più drammatica delle ultime legislature era morta Eluana Englaro. Centrodestra e centrosinistra, divisi su tutto (anche al loro interno) e rivelatisi incapaci di approvare una qualunque legge sul testamento biologico, immersi nella enormità del momento, avevano trovato finalmente un’intesa. La annunciarono con toni solenni: entro quindici giorni, in commissione Sanità, avrebbero preparato un progetto di legge condiviso. Altrimenti si sarebbe ricominciato dal testo scritto dal governo. Insomma, una “pausina” di riflessione per scrivere tutti assieme una buona legge, senza dover fare più i conti con la vita di Eluana. E poi, dopo due settimane, via spediti, perché non si dovesse ripetere un caso simile. «Mai più», dicevano in coro. Bene. Anzi, male. Pe...

Un testamento biologico per il Pd

di Fausto Carioti Il «vicedisastro», come l’ha ribattezzato il suo compagno di partito Matteo Renzi, ha esordito come peggio non poteva. Ma il vuoto della politica che è dietro ai ragionamenti sin qui espressi da Dario Franceschini, ex numero due del «disastro» Walter Veltroni e attuale segretario del Partito democratico, non è l’unico responsabile della sua partenza azzoppata. C’entrano anche il calendario parlamentare, che gli ha messo subito davanti uno scoglio duro come il testamento biologico, e il peccato originale del Pd, del quale non si è mai capito, per dire, se è un partito socialista, liberale o laicamente cattolico. Resta il fatto che l’assenza di personalità del nuovo segretario («uno che non pare brillantissimo», secondo l’eufemistica definizione di Emma Bonino) è garanzia di proseguimento della corsa verso il baratro. Cosa che sta puntualmente avvenendo. «Ora inizia davvero la stagione dell’unità» aveva detto Franceschini sabato, nel suo primo discorso da leader. A dire...

Quando il populista sta al Quirinale

di Fausto Carioti Il percorso del disegno di legge salva-Eluana, ricalcato da Silvio Berlusconi sul decreto bocciato da Giorgio Napolitano, appare ben definito, e i tempi della sua approvazione potrebbero davvero essere rapidi come vuole il premier. Ma questo, anziché abbassare la tensione tra il Quirinale e palazzo Chigi, sta producendo l’effetto opposto. Il presidente della repubblica, ieri, ha fatto una di quelle cose da cui uno col suo incarico dovrebbe astenersi: si è appellato direttamente alla piazza, contro il governo. «Conto sulla fiducia e sulla comprensione dei cittadini», ha detto Napolitano, cercando nella pubblica opinione quei consensi che non gli hanno dato i principali costituzionalisti , incluso l’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre , secondo i quali l’operato di Napolitano nei confronti dell’esecutivo è stato contrario alla Costituzione. Proprio ieri il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, aveva scritto quello che a sinistra dicono in tanti, ovvero che B...

"Sandra" e gli eroi di tutti i giorni

di Fausto Carioti Edicole italiane, ieri mattina. Il quotidiano è Repubblica, il titolo è di quelli che attirano subito l’occhio: « Solo 1.300 euro al mese. Ho deciso di abortire ». Un caso umano, lo specchio di un’emergenza sociale? Ma no. È solo un esempio di moderno egoismo, elevato in modo paraculo a metafora di una generazione. Che, per fortuna, non è tutta così. Anche se è solo di questi casi che si parla: gli altri, quelli che i figli se li tengono anche a costo di rinunciare a qualcosa - il ristorante con gli amici il sabato sera, le vacanze estive, il telefonino - non sono abbastanza trendy. La ragazza in questione, che ha 29 anni ed è ribattezzata “Sandra”, la sua storia l’ha messa nero su bianco in una lettera inviata a Giorgio Napolitano e pubblicata sui giornali, come va di moda di questi tempi. «Egregio Presidente», scrive, «tra un paio di settimane abortirò!! Nonostante la mia non fosse una gravidanza programmata, l’aver scoperto di essere positiva al test mi ha dato un...

Vita e aborto, a sinistra qualcosa si muove

Dal blog di Giuseppe "Peppino" Caldarola , ex direttore dell'Unità e attualmente deputato del Pd. Alcuni settori del mondo cattolico e delle gerarchia chiedono di rivedere le norme dell'aborto tenendo conto delle acquisizioni della scienza in merito alla data d'inizio della vita (usiamo qui una formula brutta ma serve a capirici). Una parte del mondo cosiddetto laico tace, anzi la gran parte, un'altra grida all'aggressione clericale e all'arretramento dei diritti delle donne. Non capisco perchè un tema solenne come la vita debba sollevare discussioni così ideologiche. Non mi sfugge il valore simbolico di un dibattito sulla vita e sulla morte. Non sfugge alla mente umana da alcuni millenni. Mi sfugge il fatto che alcune componenti del mondo laico e progressista non cerchino di mettersi dalla parte della vita e di qui giudicare il resto. Prendiamo la difficile discussione sulla rianimazione dei feti, cioè dei bimbi prematurissimi. Come si può discutere i...

I laici, la vita e l'aborto: ecco come la pensava Bobbio

Nulla di nuovo nelle righe che seguono. La cosa è nota a molti. Io stesso l'ho citata più volte. Però, in un momento in cui sembra che non si possa essere laici senza essere abortisti, e che si possa essere antiabortisti solo se si va a messa, si dicono le preghiere e si prende la comunione, forse può essere utile rileggere per intero l'intervista che Norberto Bobbio rilasciò nel maggio del 1981 a Giulio Nascimbeni, del Corriere della Sera. Perché non tutti i laici sono come Eugenio Scalfari. Anche se Scalfari, ovviamente, si permette di parlare a nome di tutti i laici: «Per quanto riguarda la legge sull'aborto», scrive, «i laici ritengono che essa tuteli la maternità consapevole e la libertà di scelta delle donne». Non risultasse irresistibilmente goffo, con questa sua presunzione e la volontà ostentata di ignorare laici assai più autorevoli di lui, come Bobbio e Pier Paolo Pasolini, ci sarebbe da incavolarsi. Ecco dunque, così come fu pubblicata all'epoca, l'inte...

Castrazione chimica, primi passi (progressisti)

Ideuzza laburista e liberale, che qui si condivide: consentire ai detenuti incarcerati per stupro di sottoporsi a " castrazione chimica " in cambio della scarcerazione anticipata. In Gran Bretagna ci si prova, in modo peraltro molto perfettibile (soprattutto alla voce "controlli"). Le anime candide pronte a inalberarsi tengano presente che a) i detenuti scelgono volontariamente, non li obbliga nessuno; b) la castrazione chimica consiste nella somministrazione di un antagonista del testosterone che sopprime il desiderio sessuale. Smetti con la pillola e tutto torna come prima; c) la castrazione chimica volontaria già esiste. Anche in Italia. Tra qualche anno, anche la sinistra italiana arriverà alle conclusioni cui la sinistra inglese è arrivata adesso. Per chi vuole saperne di più, ne avevo scritto qui .

Aborto e luoghi comuni

Il bello di questo paese è che riesce a mandare subito in vacca ogni argomento, anche quello con le più profonde implicazioni etiche e dai risvolti scientifici più complessi. Si banalizza tutto (e qui noi giornalisti, per quel poco che contiamo, abbiamo la nostra fetta di responsabilità) e si riduce ogni argomentazione a sillogismi elementari, che chiunque può raccogliere lungo i sentieri comodi già tracciati dalle ideologie. Tipico esempio di questo svacco dei neuroni è il dibattito sull'aborto. Il copione è stato recitato dozzine di volte. Qualcuno (da destra o da sinistra non ha importanza) propone di rivedere la legge 194, o il modo in cui essa è applicata. Almeno metà della sinistra reagisce indignata sostenendo che il malcapitato ha parlato sotto dettatura del Vaticano. Il quale ovviamente viene accusato di ingerenza nei confronti dello stato italiano (attendo invano da anni che qualcuno spieghi perché l'Arcigay può - giustamente - chiedere ai parlamentari di comportarsi ...

L'aborto non è un dramma. Lo dice Liberazione

Lettura istruttiva, che non ho alcun dubbio essere sincera. Quantomeno fa piazza pulita di tanta ipocrisia che a sinistra (e non solo) gettano sulla questione. L'aborto non è un dramma. Non per tutte, almeno. Per alcune può essere «un'esperienza importante, di crescita, un passaggio che può portare verso una maggiore consapevolezza». Insomma, dipende da come una la vive. E io ci credo che per tante - purtroppo, tristemente - alla fine l'aborto sia davvero così: qualcosa di positivo. Si legge su Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, di oggi . L'articolo è qui . PS. La domanda, ovviamente, è se questa "crescita" valga un embrione. La risposta, ovviamente, è sì se si valuta l'embrione alla stregua di un cetriolo.

"Giulle mani dalla valorosa legge 194"

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Milano, sabato 14 gennaio 2006. Manifestazione in difesa della legge 194. La foto è presa da Repubblica.it . Due donne, con due cartelli, fanno parte dello stesso gruppo. Vengono da Ravenna. Sul cartello di una è scritto: "Giù le mani dalla 194" (Forattini, dove sei?). Sul cartello dell'altra: "Libere nella sessualità nella maternità nell'aborto". I due cartelli vanno letti assieme. Il secondo spiega cosa intendono per legge 194: libertà di abortire. Pura e semplice. Ignorano, le compagne, ciò che è scritto nella legge per la quale sono scese in piazza, all'articolo 1: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e svilupp...

L'Unione europea butta milioni per finanziare aborti

di Fausto Carioti Chi si chiede cosa faccia l’Unione europea del ricco bilancio con il quale gli Stati - cioè i contribuenti - la mantengono, chi vuole capire di più del ruolo di Romano Prodi in quei cinque anni trascorsi a Bruxelles, può togliersi qualche curiosità leggendo “Contro il cristianesimo - L’Onu e l’Unione europea come nuova ideologia”, scritto da Eugenia Roccella, Lucetta Scaraffia e Assuntina Morresi, libro ben documentato appena pubblicato dalla casa editrice Piemme (11,50 euro). Se pochi, infatti, sanno che l’Unione europea usa i soldi del suo bilancio per finanziare associazioni che promuovono l’aborto e la contraccezione nel mondo, ancora meno italiani sono al corrente del fatto che, nel periodo in cui è stata presieduta da Prodi, la Commissione ha aumentato in modo sostanzioso questi finanziamenti. Ad esempio garantendo a due associazioni tra le più potenti, la Unfpa e l’Ippf, un’erogazione “extra” da 32 milioni di euro nel 2002, per compensare la chiusura delle elar...