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Visualizzazione dei post con l'etichetta Referendum elettorale

Il piano di Berlusconi per fare fuori la Lega

di Fausto Carioti «Se non ora, quando?». È il ragionamento in voga in questi giorni a palazzo Grazioli. Se non ora, quando si andrà allo scontro finale con la Lega? Quando si ripresenterà un’occasione simile per regolare i conti con l’ultimo alleato-avversario rimasto al PdL? Forse mai, di sicuro non con un Cavaliere così forte nei sondaggi (la rilevazione Ipsos per il Sole-24 Ore diffusa ieri dà il PdL al 40%) e con il principale partito d’opposizione che, invece di remargli contro, pare persino intenzionato ad aiutarlo. Tutta colpa (o merito) del referendum voluto da Mario Segni e Giovanni Guzzetta. Silvio Berlusconi sinora ha fatto poco o nulla per sostenerlo. Si è limitato a mandare in avanscoperta alcuni dei suoi, che due anni furono tra i primi a firmare la richiesta per chiedere di modificare la legge elettorale, assegnando la maggioranza dei seggi non più alla coalizione vincente, ma al singolo partito che ottiene più voti. Il risultato è che, se vincessero i referendari, al Pd...

Dopo il terremoto il governo scelga l'election day

di Fausto Carioti L’idea è buona, qui la si sostiene da un pezzo e pazienza se poi ci si sono buttati anche Dario Franceschini e l’Unità. Piuttosto, sarebbe doveroso che la sostenesse pure qualcuno dei tanti del PdL che firmarono per il referendum elettorale di Mario Segni e Giovanni Guzzetta e che adesso, come si dice a Roma, «fanno i vaghi». Insomma: se prima del terremoto spendere 400 milioni di euro (nostri) per non abbinare il referendum elettorale alle elezioni del 6 e 7 giugno poteva sembrare un favore alla Lega difficilmente giustificabile in tempo di crisi, perseverare nello spreco adesso, con mezzo Abruzzo da ricostruire, è un esercizio di puro sadismo nei confronti del contribuente. I costi da affrontare per far votare il referendum elettorale il 14 giugno non sono motivati da alcuna ragione tecnica: nulla vieta, infatti, di mettere insieme le schede per le europee, le amministrative (laddove sono previste) e il referendum. L’unica ragione è politica, e consiste nella vogli...

Quattrocento milioni (nostri) per fare un favore alla Lega

di Fausto Carioti Non c’è nessun motivo tecnico dietro alla decisione del governo di non far votare il referendum elettorale assieme alle elezioni europee e a molte amministrative, nel cosiddetto “election day” del 6 e 7 giugno. Tecnicamente, infatti, l’accorpamento chiesto da Mario Segni e Giovanni Guzzetta, promotori del referendum, è fattibilissimo. Tantomeno la scelta è dovuta a ragioni di interesse generale, visto che l’apertura dei seggi il 14 giugno, apposta per far votare il referendum, costerà 400 milioni di euro (nostri). Oltre che fattibile, dunque, l’inserimento delle schede referendarie tra quelle che verranno date in mano agli elettori il primo week-end di giugno è auspicabile dal punto di vista economico. Specie in tempi come questi, con il governo che è costretto a raschiare il fondo del barile. Il motivo della decisione, allora, è solo politico: la Lega teme il referendum, e ha avuto da Silvio Berlusconi il via libera per destinarlo al fallimento. E siccome al Viminale...

Se perdono loro non vale

di Fausto Carioti Se perdiamo non vale. Così, storpiando Julio Iglesias , le macerie dell’Unione rotolano verso quella che si preannuncia come una batosta senza precedenti. Sono a picco nei sondaggi, anche in quelli dei quotidiani amici: secondo Repubblica, nell’ipotesi più plausibile, quella che vede il centrosinistra diviso e la Cdl candidarsi unita, il centrodestra conquista il 53,7% dei voti e l’attuale maggioranza arranca a quota 46%. Altre rilevazioni fotografano un divario ancora più ampio e, nelle regioni più popolate del Nord danno il centrosinistra sotto di venti o trenta punti. Sono lacerati al loro interno, assai più di quanto appaia a prima vista. Marco Damilano, sull’Espresso, ha appena raccontato l’applauso da stadio scattato alla fondazione del cinema per Roma quando il Senato ha staccato la spina al governo Prodi: a spellarsi le mani erano i fedelissimi di Goffredo Bettini, il braccio destro di Walter Veltroni. Quanto a Massimo D’Alema, forse annunciando la sua idea d...

Veltroni è pronto a uccidere la bozza Bianco

di Fausto Carioti Nel momento più delicato della legislatura, una persona sola ha il cerino in mano: Walter Veltroni. Glielo hanno messo Romano Prodi e Silvio Berlusconi, e non hanno alcuna intenzione di levarglielo. In questa settimana si capirà se il leader del Pd si brucia le mani o è in grado di gestire la situazione. Il presidente del consiglio ieri, da Bologna, gli ha dato carta bianca: «Il mio compito», ha detto Prodi, «è definire la linea di governo, non di partito. Il resto è una decisione degli organi operativi del partito». Tradotto, vuol dire che Prodi rinuncia, almeno formalmente, a difendere i “nanetti” del centrosinistra che puntellano il suo governo, e lascia Veltroni libero di inseguire le sue voglie di bipartitismo. Sia candidando il Pd da solo, senza alleati, come Walter ha detto di voler fare; sia tirando dritto su una riforma elettorale che dia al partito che vince le elezioni il controllo del parlamento. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, infatti, la cosiddet...

Silvio & Walter

di Fausto Carioti Non c’è bisogno della foto con bacio in bocca, tipo quelle che immortalavano i capi sovietici quando incontravano gli sventurati leader di qualche Paese satellite. L’inciucio tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni è nei fatti, è scritto dal destino che, in questa fase, si è divertito a metterli uno accanto all’altro. Così diversi, così vicini. Ed è inevitabile che il prezzo di questa loro intesa implicita finisca per essere pagato tutto, a caro prezzo, da Romano Prodi. Un po’ per pudore (quello di Veltroni nei confronti del governo sostenuto dal suo partito) e un po’ per normale ipocrisia (in politica talvolta è una qualità), Silvio & Walter non possono dire davanti alle telecamere tutte le cose che adesso li uniscono. Che sono tante. Primo. Ambedue vogliono riscrivere le regole del gioco a loro vantaggio. Vogliono che sia introdotta, al più presto, una nuova legge elettorale, che consegni a quello dei loro due partiti che prenderà più voti la più lar...

Chi (e come) sta lavorando al dopo Prodi

di Fausto Carioti Una fase politica, quella che aveva consentito a Romano Prodi di vincere di misura le elezioni e governare per oltre un anno, si è appena chiusa. In queste ore si sta aprendo una fase nuova, in cui a Prodi stavolta tocca la parte del tacchino alla vigilia di Natale. La sua sostituzione a palazzo Chigi potrà non essere immediata (anche se a destra come a sinistra c’è chi lavora affinché lo sia), ma il punto non è questo. Il punto è che, dopo la prova di piazza di sabato scorso e dopo la batosta rimediata alle elezioni amministrative, anche a sinistra si è diffusa la convinzione che i presupposti su cui si basava il suo governo non solo non esistono più, ma si sono addirittura rovesciati. Sinora il governo Prodi è nato e si è retto (male) sulla presunzione di riuscire a incanalare le pulsioni tribali della sinistra anticapitalistica in un percorso di civiltà politica. Lo scorso fine settimana si è capito che si tratta di una scommessa persa. Gli elettori (e anche molti ...

I monopolisti della violenza politica

di Fausto Carioti È il caso di aggiornare i dizionari politici. Lo squadrismo non è più fascista. È comunista. Nel senso parlamentare della parola: le aggressioni politiche in Italia, piaccia o meno, sono compiute in modo ormai quasi esclusivo da gente che si identifica nei partiti di Fausto Bertinotti e Oliviero Diliberto. Per rendersene conto basta sfogliare le cronache degli ultimi tempi. Colpa di tante cose, ma anche della saldatura tra i "movimenti" dei centri sociali e i partiti ufficiali, consacrata dalla candidatura di molti esponenti no global in Parlamento e dall'intestazione di un'aula del Senato, assegnata a Rifondazione comunista, a Carlo Giuliani, ucciso durante il G8 di Genova - per legittima difesa - dal carabiniere che stava aggredendo. Scelte che hanno segnato anche la saldatura tra la violenza rossa e la politica di Palazzo. L'ultimo episodio è avvenuto il primo maggio a Roma, in piazza San Giovanni, durante il concerto organizzato dai sindacati...

Do the right thing (ovvero: la regola dei comunisti)

In certi casi vale la "regola dei nanetti" codificata da Giovanni Sartori. Con una piccola modifica. Scriveva Sartori: «Io mi affido alla "regola dei nanetti": una riforma elettorale che piace a loro è sicuramente cattiva per il Paese». Dove i "nanetti", ovviamente, sono «partitini, partitucci e cespugliotti» di destra, centro e sinistra. Ecco, mutatis mutandis, in casi come questo forse è meglio affidarsi alla "regola dei comunisti": se Fausto Bertinotti lo ritiene «una minaccia per la democrazia», se la feccia dei suoi elettori, comprensibilmente gasata dall'aver visto un'aula del Senato intestata a uno di loro, assalta i banchetti dei referendari in piazza San Giovanni e fa scomparire i moduli con le firme già compilati, convinta (a buona ragione) di restare impunita, ci sono altissime probabilità che questo referendum sia una cosa buona e giusta, e che valga la pena di metterci una firma . Cosa che da queste parti è stata fatta il...