Il piano di Berlusconi per fare fuori la Lega
di Fausto Carioti «Se non ora, quando?». È il ragionamento in voga in questi giorni a palazzo Grazioli. Se non ora, quando si andrà allo scontro finale con la Lega? Quando si ripresenterà un’occasione simile per regolare i conti con l’ultimo alleato-avversario rimasto al PdL? Forse mai, di sicuro non con un Cavaliere così forte nei sondaggi (la rilevazione Ipsos per il Sole-24 Ore diffusa ieri dà il PdL al 40%) e con il principale partito d’opposizione che, invece di remargli contro, pare persino intenzionato ad aiutarlo. Tutta colpa (o merito) del referendum voluto da Mario Segni e Giovanni Guzzetta. Silvio Berlusconi sinora ha fatto poco o nulla per sostenerlo. Si è limitato a mandare in avanscoperta alcuni dei suoi, che due anni furono tra i primi a firmare la richiesta per chiedere di modificare la legge elettorale, assegnando la maggioranza dei seggi non più alla coalizione vincente, ma al singolo partito che ottiene più voti. Il risultato è che, se vincessero i referendari, al Pd...