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Il discorso controcorrente di Renato Brunetta

di Fausto Carioti Tra tanti discorsi fotocopiati e tante orazioni con la fanfara, l’intervento fatto ieri mattina da Renato Brunetta sul palco del congresso del Popolo della libertà ha avuto il merito di essere genuino, privo di dolcificanti e aromi artificiali. Il ministro per la Pubblica amministrazione voleva dire la sua verità e l’ha detta, non prima di aver ceduto alle lacrime davanti alla standing ovation che gli ha tributato la platea ancora prima che iniziasse a parlare. Eppure, dal momento in cui ha aperto bocca, non ha fatto nulla per cercare l’applauso facile. Anzi. Si è persino tolto il gusto di essere ruvido davanti ai suoi tifosi. Mentre tanti cloni berlusconiani che hanno parlato prima e dopo di lui hanno diviso il Paese a metà, con i “buoni” dalla loro parte e i “cattivi” dall’altra, Brunetta ha fatto l’esatto opposto, scegliendo di accarezzare la platea contropelo. «Sarebbe troppo facile dire “loro” e “noi”. Dobbiamo avere il coraggio di guardare al nostro interno, all...

Fini meglio di Berlusconi. Per ora

Intendiamoci, avevano due compiti diversi. Silvio Berlusconi, nel suo discorso di venerdì, doveva suscitare emozioni. E ci è riuscito benissimo, tanto è vero che lo stesso Gianfranco Fini, notoriamente non proprio un tenerone, è stato colto con gli occhi lucidi durante l'intervento del Cavaliere. Fini, nel suo discorso di oggi, doveva invece guardare avanti, fare un intervento concreto, a tratti anche scomodo, pur nel rispetto della liturgia. Doveva mettere i problemi sul tavolo e chiamare Berlusconi a dare loro una risposta. Insomma, Fini doveva fare un discorso molto più politico, e lo ha fatto alla grande. Fini ha detto che «il Pdl deve mettere all’ordine del giorno del suo dibattito quale atteggiamento prendere sul referendum elettorale di giugno, che rappresenterebbe una forte accelerazione verso il bipartitismo». Si tratta dell'ultima cosa che vuole Berlusconi, intenzionato ad affossare il referendum facendolo passare sotto silenzio, perché così chiede la Lega. Sulle rifo...

La diretta del congresso fondativo del Pdl

Buon divertimento.

Benito Berlusconi e i suoi complici del Pd

di Fausto Carioti Nel manicomio della politica italiana mancava solo lo schizofrenico. Ci ha pensato il Partito democratico a colmare la lacuna. Al momento, infatti, di Pd ne esistono almeno due. Il primo, che è facile incontrare sui titoli dei giornali, è quello che minaccia di rivolgersi al Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità ogni volta che Silvio Berlusconi apre bocca. È il partito del Walter Veltroni che paragona il premier oggi a Vladimir Putin e domani a Benito Mussolini. E intanto denuncia, fremente di sdegno, «il disegno scellerato e autoritario» di un governo che «minaccia la democrazia». È il Pd di Dario Franceschini che sale sulle barricate perché se il premier vincerà pure le elezioni europee «quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile». Del capogruppo al Senato Luigi Zanda, convinto che Berlusconi voglia decretare «la fine della divisione dei poteri». Poi c’è l’altro Pd, di cui però si parla poco. Meno affascinante, forse, ma di sicuro molt...

Inti-Illimani con le cotiche

di Fausto Carioti Un favore più grande agli studenti di sinistra, Renato Brunetta non poteva farlo. Il ministro per la Pubblica amministrazione ieri ha definito «guerriglieri» quelli che mercoledì avevano caricato i poliziotti alla Sapienza, assicurando che come tali «verranno trattati». Capirai: i personaggi in questione - per molti dei quali la definizione di «studenti» suona un po’ riduttiva, trattandosi di fuori corso cronici e infiltrati dei centri sociali - non aspettavano altro. Essere accreditati come avanguardie della rivoluzione contro la feroce tirannia berlusconiana, senza rischiare un capello - anzi, in un Paese in cui televisioni e giornali sgomitano per difenderli e intervistarli - è la loro massima aspirazione. E infatti hanno subito preso sul serio le dichiarazioni del ministro, accusandolo di dire cose «degne dei peggiori regimi sudamericani». Anche i tanti politici in perenne caccia di voti tra i casinari del movimento studentesco si sono buttati a pesce sulla frase...

Quando l'uomo pistola incontra l'uomo col fucile

«Il Pd è un partito nato anche per piacere a Clint Eastwood. Sono andato a vedere il suo ultimo film, GranTorino, la storia di un operaio americano. Quel Clint Eastwood, sicuramente molto distante dall'immagine del militante medio del Pd, io lo vorrei come interlocutore. Vorrei un Pd che avesse dalla sua parte anche quella gente, che sapesse parlare anche a quelle persone, che avesse una capacità effettiva di rappresentare le energie migliori di questo Paese che non sono solo quelle che stanno sotto i riflettori, ma che stanno anche nascoste nelle pieghe delle nostre comunità e dei nostri territori e che aspettano una politica che sia più in grado di additare un futuro di speranza». Dichiarazione di Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd, a Radio Radicale .

Nel Casino delle Libertà

di Fausto Carioti Almeno adesso non diranno più che il PdL è un partito finto, di mediocri schiaccia-bottoni, prima "nominati" in Parlamento da Silvio Berlusconi e poi da lui telecomandati. Resta da capire se il Casino delle libertà visto ieri alla Camera sia preferibile o meno a un partito irreggimentato. Un centinaio di parlamentari del PdL di diversa estrazione, inclusi personaggi noti come Antonio Martino, Mario Landolfi, Gaetano Pecorella, Fiamma Nirenstein e Gabriella Carlucci, hanno firmato una lettera in cui chiedono a Berlusconi di non mettere la fiducia sul disegno di legge per la sicurezza e di cambiare alcune norme del provvedimento, giudicate «inaccettabili». L’introduzione nel codice penale del reato di clandestinità, in particolare, imporrebbe a medici e insegnanti l’obbligo di denuncia dei clandestini. «Un regresso spaventoso in fatto di civiltà del nostro Paese», sostengono i firmatari. Insomma, se non è la prima rivolta all’interno del PdL, poco ci manca. Ne...