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Sorpresa (si fa per dire): anche gli ebrei hanno scelto Alemanno

di Fausto Carioti Ma davvero pensano che qualche elettore orienti il proprio voto in base a quello che gli suggeriscono loro? Se è così, farebbero bene a ridimensionare il rapporto con il loro ego. Furio Colombo e Gad Lerner, assieme a numerosi esponenti dell’ala sinistra della comunità ebraica, il 24 aprile avevano lanciato un appello appassionato per votare contro Gianni Alemanno. «Non ci ha convinto la sceneggiata di Alemanno che, mentre ribadiva che avrebbe corso da solo al ballottaggio per la poltrona di sindaco di Roma, ha espresso solidarietà a Storace», scrivevano allarmati. Il candidato sindaco del PdL, avvertivano, «avrà dalla sua anche i voti di Storace, quelli dei naziskin e di tutte le organizzazioni della peggiore destra, ben presenti a Roma». Per convincere i tanti elettori ebrei della capitale, non esitavano ad evocare lo spettro delle leggi razziali e dei campi di concentramento: «Non si difende la democrazia premiando l’antisemitismo e gli eredi morali del fascismo-na...

Ma per An il difficile comincia adesso

di Fausto Carioti I tanti che negli ultimi giorni, un po’ per pochezza intellettuale un po’ perché spinti dal terrore, da sinistra hanno gridato all’arrivo della «marea nera», del «marcio su Roma», hanno avuto dagli elettori la risposta che meritavano: Gianni Alemanno è il nuovo sindaco della capitale, con oltre il 53% dei voti. A conferma che gli italiani - e i romani non fanno eccezione - non sono quegli indigeni sprovveduti che credono gli opinionisti dell’Unità e del Manifesto, e pretendono argomentazioni un po’ più serie di quelle sfoderate dai nostalgici del clima da dopoguerra. Pure le calunnie fatte circolare su Alemanno, che lo volevano in qualche modo “regista” dello stupro compiuto il 16 aprile nella borgata di La Storta da un rumeno (calunnie diffuse anche da un membro dello staff del ministro Rosi Bindi), sono state trattate dagli elettori per quello che erano: immondizia. Alla fine, come hanno dimostrato le urne, hanno fatto male a chi le aveva cavalcate. Così il parti...

Grillo, l'evoluzione (?) della sinistra

Avessero la coda e vivessero sugli alberi, gli antifascisti di professione, quelli che conosciamo da sempre, oggi sarebbero nella lista delle specie in via d’estinzione, ben prima dell’orango del Borneo e del lemure marrone. Chi pensa che la mazzata gliel’abbiano data Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini il 13 aprile, sbaglia. La colpa (o il merito, a seconda dei punti di vista) è di Beppe Grillo, e la data da segnare è quella del 25 aprile 2008. Ieri, per la prima volta nel dopoguerra, la sinistra che festeggia l’anniversario della Liberazione si è scoperta minoranza in piazza. E' apparsa una nuova creatura, che le ha rubato l’habitat e si candida a soppiantarla. È un’evoluzione della sinistra che nacque con la resistenza, e ne rivendica la discendenza: «Siamo noi i nuovi partigiani», ha sparato Grillo dal palco di Torino ai cinquantamila e passa che lo ascoltavano. Ma si tratta delle stesse attenzioni che l’uomo di Cro-Magnon concesse al suo predecessore nehanderthaliano prima di ...

Berlusconi, la sinistra e la "questione gay"

di Fausto Carioti In realtà, tutto quello che c’è da dire sull’argomento è già stato messo nero su bianco, con invidiabile capacità di sintesi, nella lettera che un operaio di Piombino ha inviato a Fabio Mussi, e che a dicembre il ministro mostrava ai giornalisti. «Non vi seguo più», scriveva il ruspante compagno maremmano al suo referente politico, «ormai vi occupate soltanto di carcerati, di finocchi e di negri». Ecco, lasciamo perdere i carcerati e i «negri», e occupiamoci della terza categoria. Bisogna farlo, perché la sinistra ha appena riesumato la questione omosessuale. In funzione antiberlusconiana, ovviamente. Al Cavaliere è bastato dire una ovvietà, e cioè che sarà meglio che il prossimo commissario Ue italiano si interessi «di infrastrutture e di trasporti invece che di omosessualità», per scatenare gli strepiti delle vestali del politicamente corretto: Berlusconi omofobo, destra berlusconiana fascista e impresentabile e così via. Il tutto, va da sé, tenendo un occhio preocc...

Greenpeace e la scienza: il racconto di Patrick Moore

Quello di Patrick Moore è un nome assai noto tra chi si occupa di ambiente. Fu uno dei fondatori di Greenpeace, che ha lasciato nel 1986. Ha appena raccontato sul Wall Street Journal i motivi del suo addio a Greenpeace. E' una lettura istruttiva. Nel 1971 si stava radicando in Canada un'etica ambientalista e pacifista, e io decisi di partecipare. Appena ottenni il mio dottorato in Ecologia, misi assieme il mio background scientifico con le forti capacità mediatiche dei miei colleghi. Coerentemente con le nostre tesi pacifiste, fondammo Greenpeace. Ma dopo ho imparato che il movimento ambientalista non sempre è guidato dalla scienza. (...) Dapprima, molte delle cause che portammo avanti, come l'opposizione ai test nucleari e la protezione delle balene, scaturivano dalle nostre conoscenze scientifiche di fisica nucleare e biologia marina. Ma dopo sei anni passati come uno dei cinque direttori di Greenpeace International, mi resi conto che nessuno dei miei colleghi direttori ...

Déjà vu

Ventuno luglio dell'anno 2000. A Milano Walter Veltroni, Piero Fassino, Massimo Cacciari, Livia Turco, Pietro Folena e altri tengono a battesimo il coordinamento Ds del nord Italia . I toni sono da evento epocale. Fassino dice: «Noi qui compiamo oggi una scelta di grande rilievo... Stiamo facendo una scelta nel Nord che interessa tutto quanto il paese. Il Nord è, per l'accumulo di sviluppo economico, tecnologico, di piena occupazione, di professionalità e di competenze, il punto più alto dello sviluppo del Paese». Veltroni: «Considero la cosa che stiamo facendo oggi un momento storico, nel senso che cambia il modo di essere del più grande partito della sinistra italiana». E così via. Non hanno fatto nulla. Otto anni dopo sono sempre lì, a discutere se sia il caso o no di creare un Pd del Nord, davanti agli stessi problemi che intanto non sono riusciti a risolvere, usando le stesse parole, continuando a non capirci nulla come allora. Hat tip: Left Wing .

Meno male che Jimmy c'è

Ho un dubbio. Non so a chi dare retta. Se credere a Jimmy Carter, il quale dice che gli sgherri di Hamas sono pronti a riconoscere il diritto di Israele a vivere in pace , anche se entro i confini del 1967. O se credere direttamente al capo degli sgherri di Hamas, Khaled Meshaal, il quale, subito dopo aver incontrato Carter, sostiene che a riconoscere il diritto di Israele all'esistenza non ci pensano nemmeno . Humm. Chissà chi ha ragione.