<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929</id><updated>2011-08-17T05:03:38.088+02:00</updated><category term='Cdl'/><category term='Affari miei'/><category term='Liberalismo'/><category term='Legge elettorale'/><category term='Afghanistan'/><category term='Spagna'/><category term='Istruzione'/><category term='Recensioni'/><category term='Sicurezza'/><category term='Juventus'/><category term='Tasse'/><category term='Elezioni 2010'/><category term='Lega'/><category term='Costituzione'/><category term='Onu'/><category term='Epistemologia e Scienza'/><category term='Bioetica'/><category term='Telecom'/><category term='Video'/><category term='Welfare'/><category term='Lavoro'/><category term='Islam'/><category term='Internet'/><category term='Immigrazione'/><category term='Cinema'/><category term='Demografia'/><category term='Pd'/><category term='Elezioni 2008'/><category term='Cuba e dintorni'/><category term='Ogm'/><category term='Sindacati'/><category term='Israele'/><category term='Gran Bretagna'/><category term='Quirinale'/><category term='Sondaggi'/><category term='Sinistra italiana'/><category term='Pdl'/><category term='Europa'/><category term='Stampa di sinistra'/><category term='Giustizia'/><category term='Impresa'/><category term='Referendum elettorale'/><category term='Chiesa Cattolica'/><category term='Stati Uniti'/><category term='Russia'/><category term='Energia e ambiente'/><category term='Televisione'/><category term='Elezioni 2009'/><category term='Francia'/><category term='Iraq'/><title type='text'>A Conservative Mind</title><subtitle type='html'>il blog di Fausto Carioti</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://aconservativemind.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1229</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7777350432201364610</id><published>2010-11-04T13:11:00.004+01:00</published><updated>2010-11-04T13:33:30.239+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><title type='text'>Cosa resta dei festini a base di droga</title><content type='html'>Avete presente i titoloni sparati in questi giorni per convincere il lettore che nelle feste di Silvio Berlusconi correva droga a fiumi? Quegli articoli al termine dei quali ti immaginavi modelle nude che si tuffano in piscine piene di coca, sotto l'occhio vigile dei carabinieri armati? Tipo &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=V1VA2"&gt;questo&lt;/a&gt; e &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=V1VX0"&gt;questo&lt;/a&gt;, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volete sapere che piega sta prendendo l'inchiesta, vero? Sacrosanto. Per soddisfare la vostra curiosità dovete leggere un paio di righe (niente richiami nei titoli, per carità, mica è una notizia) nell'ottimo &lt;a target="_blank" href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201011articoli/60139girata.asp"&gt;articolo odierno di Paolo Colonnello sulla Stampa&lt;/a&gt;. Testuale:&lt;blockquote&gt;«Per quello che ho letto mi pare si parli di una canna e non mi pare materia sufficiente per aprire chissà quale indagine».&lt;/blockquote&gt;Chi parla è Edmondo Bruti Liberati, procuratore capo di Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una canna, fumata da chissà chi. Sulla quale si vergogna di aprire un fascicolo persino la procura che più indaga su Berlusconi. Ecco quello che resta di tutti quei titoli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7777350432201364610?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7777350432201364610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7777350432201364610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/11/cosa-resta-dei-festini-base-di-droga.html' title='Cosa resta dei festini a base di droga'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8939475013112256953</id><published>2010-10-16T16:11:00.005+02:00</published><updated>2010-10-16T16:42:11.396+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Roger Scruton contro l'Unione europea</title><content type='html'>&lt;i&gt;Roger Scruton non ha bisogno di grandi presentazioni. Filosofo inglese, classe 1944, è uno dei più tenaci difensori dell'Occidente e di ciò che questo rappresenta. Ovviamente è un conservatore. Chi vuole saperne di più su di lui, può leggere il recentissimo libro-intervista "&lt;/i&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;amp;TS02_ID=1555"&gt;&lt;i&gt;Il suicidio dell'Occidente&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;", che Scruton ha fatto con Luigi Iannone e che è stato pubblicato dalle edizioni Le Lettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motivo per cui se ne parla qui è che ieri, venerdì 15 ottobre, Scruton ha partecipato  al convegno "Lo stato della democrazia nel mondo", che si è svolto alla Camera dei deputati. Quella che vedete qui sotto, sino ad ora inedita, è la sua relazione integrale. Un'analisi politicamente scorretta, realistica e - a parere del sottoscritto - in grandissima parte condivisibile su ciò che sta accadendo all'Italia (e non solo) per colpa di come è stata pensata e costruita l'Unione europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona lettura.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;di Roger Scruton&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi europei apprezziamo la Democrazia perché ci garantisce il controllo sui nostri governi e riteniamo avere un governo che ci controlla, ma che non può essere controllato da noi sia uno dei peggiori mali in politica. Tuttavia, molte leggi imposte agli europei sono redatte da burocrati che non sono mai stati eletti e che non devono rendere conto dei propri errori. Alcune delle più importanti sentenze riguardanti la nostra vita sono emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, composta di giudici non eletti, molti dei quali provenienti da paesi che non hanno una lunga esperienza dello stato di diritto. Voi in Italia avete avuto di recente un’esperienza in tal senso, con una sentenza che intendeva far rimuovere i crocefissi dalle vostre aule scolastiche, in quanto lesivi dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte di noi vede le migliaia di direttive irreversibili emanate dalla Commissione europea, le sentenze a motivazione ideologica della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come una minaccia alla democrazia. Ma sembra non esserci modo di riformare tali istituzioni atto ad evitare il problema.&lt;br /&gt;Senza che nessuno lo volesse, noi europei siamo giunti ad una situazione in cui la maggior parte delle nostre leggi ci vengono imposte da persone che non sono mai state elette e che non si assumono la responsabilità dei propri errori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni sono disposti a convivere con il problema, ritenendo che i benefici dell’Unione Europea superino i costi. Altri – in particolar modo gli ‘Euroscettici’ del mio paese- credono che i costi superino i benefici. Per loro, questa confisca del potere decisionale da parte di élite non elette è un difetto esiziale del progetto Europeo. Qualsiasi punto di vista si abbracci, è di certo palese che lo spostamento verso una governance globale è un movimento che ci allontana dalla democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può ritenere che la globalizzazione sia inevitabile. Possiamo altresì credere che essa non debba sconfinare nell’ambito del sistema di governo. Per un vero democratico la globalizzazione è qualcosa che deve essere contrastata dalla politica e non da essa assorbita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immaginiamo un villaggio che commercia con i paesi vicini, coi quali vive in rapporti pacifici. Tutte le decisioni che riguardano il villaggio nel suo insieme vengono prese da un Consiglio eletto. A sua volta tale Consiglio invia un suo rappresentante al governo centrale per sostenere gli interessi del villaggio nell’Assemblea nazionale. La storia ci dice che tale processo è il migliore che si possa realizzare democraticamente. Possiamo immaginare più livelli di rappresentanza tra il villaggio ed il governo: la rappresentanza a livello di contea, di regione, di cantone, etc. Il principio è però chiaro: democrazia significa controllo dal basso, ove è il popolo che decide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Supponiamo, ora, che ci sia un movimento di riforma politica per cui il villaggio è un’entità troppo piccola per prendere le decisioni necessarie al bene comune. Il villaggio deve essere, quindi, considerato, a fini elettorali, come parte di una grande città dalla quale dista dieci chilometri. I motivi sono facili da immaginare: le relazioni commerciali, gli interessi reciproci e le esigenze di buon vicinato sono minacciati dall’autonomia del villaggio. Per esempio, può rendersi necessaria una strada esterna alla città, per risolvere il problema del congestionamento del traffico. L’unica strada possibile, però, passa vicino al villaggio, turbando così la tranquillità di cui gli abitanti del villaggio godevano precedentemente. Il villaggio ovviamente voterà per opporsi alla strada che quindi non sarà costruita. Tuttavia, se il villaggio fosse inglobato nella città, il numero di voti degli abitanti del villaggio verrebbe superato da quello degli abitanti della città, giungendo dunque alla realizzazione della strada. L’ allargamento del livello di governo ha comportato una perdita di democrazia del villaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto detto illustra un principio generale: quanto più ampia la sfera d’azione di un sistema di governo, tanto minore è il controllo che le persone hanno sull’ ambiente circostante. Ciò è illustrato molto chiaramente in materia di infrastrutture e pianificazione. I villaggi svizzeri hanno mantenuto molti dei diritti democratici che altrove sono stati ‘confiscati’ per mano dei governi centrali. Di conseguenza, si constata che è impossibile costruire ampie autostrade in molti passi alpini, poiché le popolazioni locali votano puntualmente contro tali proposte. Il traffico nella Svizzera rurale è marcatamente più lento che non altrove, ed i confini dei villaggi sono notevolmente più chiari e netti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Francia le autostrade sono decretate dal governo, i terreni sono acquisiti per decreto e soltanto l’Assemblea Nazionale può avere voce in capitolo.&lt;br /&gt;Di conseguenza il traffico è più snello in Francia, l’economia nazionale ne beneficia e la vita nei pressi delle autostrade è un inferno. La Francia è dunque più democratica rispetto alla Svizzera o lo è meno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni potrebbero obiettare che il potere dei villaggi e dei cantoni svizzeri impedisce progetti che potrebbero apportare benefici all’intero paese e perciò va contro la volontà della maggioranza. In Francia, invece, la facoltà del governo centrale di non tenere conto degli interessi locali significa che il bene comune può essere promosso a dispetto degli egoismi locali e la maggioranza ha un ruolo preponderante nelle decisioni che la riguarda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri potrebbero dire che il fatto di privare le collettività locali di poteri decisionali e il loro esercizio da parte del governo centrale, significa una perdita di democrazia, poiché implica che le decisioni non siano più prese da coloro che sono direttamente interessati e che la voce delle collettività umane reali è raramente ascoltata. Quale interpretazione dobbiamo dare a ciò?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando un gruppo di stati-nazione si unisce per creare un’Unione che abbia poteri legislativi, ognuno di essi perde il diritto di prendere decisioni inerenti materie a carattere nazionale, in cambio della partecipazione alle decisioni che riguardano il gruppo nel suo insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando e in relazione a cosa è giustificato tutto ciò? Un trattato tra stati confinanti per difendere i rispettivi territori da attacchi esterni è un contratto di facile lettura. Nessuna delle due parti perde più di quanto non guadagni e, allo stesso tempo, ciascuno mantiene il controllo sovrano sulle proprie questioni interne. Tale contratto per la difesa reciproca non implica reali cessioni di sovranità ed esso stesso è soggetto ad un controllo democratico. La popolazione di ogni stato può votare per rescindere il contratto in ogni momento. I trattati bilaterali sono stati, quindi, raramente visti come minacce alla democrazia: al contrario, essi sono stati spesso percepiti come il risultato naturale del processo democratico, in base a cui il popolo conferisce ai propri governi la libertà ed il dovere di agire nel loro interesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I trattati multilaterali potrebbero non costituire alcuna minaccia alla sovranità degli stati o al processo democratico. Perfino quando tali trattati danno vita a delle istituzioni burocratiche destinate all’agenda condivisa – come nel caso della NATO, ad esempio - non costituiscono una minaccia alla democrazia, nella misura in cui non vanno al di là dello scopo per il quale sono stati firmati. I firmatari conservano la sovranità in ogni ambito, inclusi quelli relativi al trattato. Sebbene essi abbiano degli obblighi nel trattato, questi ultimi sorgono soltanto in determinate circostanze e sono liberamente accettati dal parlamento nazionale come il prezzo da pagare per i benefici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I trattati multilaterali sono un mezzo per gestire la globalizzazione. Man mano che gli stati diventano sempre più soggetti alle pressioni esterne, essi possono unirsi per stabilire trattati e procedure per resistere a tali pressioni: trattati per proteggere i loro ambienti condivisi, le risorse naturali condivise (come il patrimonio ittico e le risorse idriche), ovvero preoccupazioni condivise nell’ ambito della sicurezza. Il punto più importante è che un trattato, così come ogni contratto, conferisce un potere di veto ai singoli firmatari. Se i termini non sono rispettati da una delle parti, gli altri sono liberi di ritirarsi e così il trattato viene annullato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tal senso i trattati possono essere utilizzati per controllare la globalizzazione e per assoggettarla alla disciplina della democrazia, proprio come il processo politico in Svizzera è soggetto alla disciplina della democrazia locale attraverso la richiesta del consenso delle collettività locali per le decisioni che le riguardano.&lt;br /&gt;Non tutti i trattati però hanno caratteristiche contrattuali. Dalla fine della seconda guerra mondiale un nuovo tipo di trattato è divenuto comune, un contratto in cui le parti hanno rinunciato alla loro capacità decisionale nelle aree regolate dal trattato, per trasferirla ad organismi che i loro elettorati nazionali non possono controllare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Unione Europea ne è un caso paradigmatico. Così come il Tribunale Penale Internazionale, l’Organizzazione Mondiale per il Commercio e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’Unione Europea è una forma di globalizzazione e non un tentativo di resistervi. Nonostante siano stabilite da un trattato, queste istituzioni confiscano i poteri legislativi dei loro membri ed impongono agli stati-nazioni leggi e normative per le quali le loro popolazioni non voterebbero mai, ma che non possono respingere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si considerino le disposizioni relative alla libertà di circolazione sancite dal Trattato di Roma. Esse garantiscono ai cittadini europei il diritto alla libera circolazione su tutto il territorio dell’Unione per cercare lavoro. Al momento della firma del Trattato di Roma sussisteva in certa misura una parità dei tassi di reddito e di occupazione delle nazioni interessate, e nessuno prevedeva il verificarsi di migrazioni di massa da un capo all’altro del continente. Se i cittadini italiani fossero stati consultati sulla questione, avrebbero certamente votato per un emendamento al Trattato volto a non includere la clausola della libertà di circolazione, ovvero si sarebbero opposti all’adesione della Romania all’Unione europea. Ma i cittadini non sono stati consultati e pertanto gli italiani sono costretti ad accettare l’immigrazione di cittadini rumeni, sebbene molti siano fortemente contrari a tale fenomeno. Non dico che gli italiani abbiano ragione, ma questo è ciò che provano. Inoltre, ritengono che sia un loro diritto democratico, attraverso i loro rappresentanti politici, imporre controlli all’immigrazione: dopo tutto è pur sempre il loro paese. Questo diritto gli è stato vietato. Qualsiasi preferenza esprimano alle elezioni, i cittadini italiani non possono fare niente per reclamare che il loro paese sia loro restituito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è un esempio di una critica che viene mossa in tutti i paesi del Nord e dell’Ovest dell’Unione. Abbiamo perso il controllo delle nostre frontiere e non esiste alcun modo per riconquistarlo che sia compatibile con lo status di Stati membri dell’Ue. Inoltre, non esiste alcun modo per modificare le istituzioni europee al fine di affrontare tale fenomeno. Le disposizioni sancite dal Trattato non sono come le leggi ordinarie: non possono essere corrette dai Parlamenti e, una volta entrate in vigore, sono effettivamente irreversibili, o reversibili solo se si rifiutasse il Trattato e l’intera sovrastruttura istituzionale e procedurale costruita su di esso. Nessun partito politico ha il coraggio di farlo, dal momento che le conseguenze sono incalcolabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coloro che hanno concepito i Trattati di Maastricht e di Lisbona erano consapevoli della perdita di credibilità dell’Ue di fronte ai cittadini dell’Europa. Tuttavia, erano membri di una nuova classe politica, convintamente transnazionale, ben retribuita nella vita professionale e dipendente dagli apparati europei per i propri privilegi. Tale classe politica forma parte dell’economia globale. Si relaziona con maggiore facilità con il settore delle aziende multinazionali che con le collettività locali, intrattiene rapporti con le élites di altri luoghi e ricopre senza attriti gli incarichi artificiali creati all’interno dell’Ue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tipico esempio di tale classe è il nostro nuovo ministro degli Esteri, la baronessa Ashton. Nessuno in Gran Bretagna sapeva chi fosse quando fu annunciata la sua nomina. Non è mai stata eletta a nessuna delle cariche che ha occupato, è arrivata alla Camera dei Lord tramite il partito laburista e la relativa rete di ONG senza attirare l’attenzione su di sé, ed è stata nominata come nostra rappresentante per gli affari esteri senza che nessuno nel mio paese, eccetto i suoi amici membri della nuova classe politica, abbia potuto esprimere la propria opinione in merito. Tale classe politica è molto più interessante per le aziende multinazionali della gente comune, dato che controlla una macchina legislativa che passa sopra le teste dei cittadini. Attraverso l’attività di lobby a Bruxelles, le grandi industrie del mondo possono modificare le leggi di ogni nazione in loro favore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In qualità di membri di tale classe politica, coloro che redigono i trattati UE sono ovviamente attenti a salvaguardare la loro posizione. Sono stati compiuti molti sforzi per creare una sorta di ‘simil-democrazia’ in cui un Parlamento Potemkin simula di prendere in esame la legislazione e simula di esercitare il proprio diritto di veto sulla stessa, ma nella quale, in realtà, nessuna nazione all’interno dell’Unione può far valere il proprio potere di veto. I Trattati ci rassicurano che è in vigore il principio della ‘sussidiarietà’, secondo il quale le decisioni devono sempre essere prese al più basso livello possibile, ma allo stesso tempo implicano che sono l’UE e la Commissione a decidere quale sia tale livello. Pertanto, la sussidiarietà è semplicemente un altro termine per indicare quel controllo esercitato dall’alto verso il basso che ha confiscato i nostri poteri legislativi nazionali, garantendocene l’esercizio solo nei casi in cui ce li concedono dei funzionari non eletti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò a cui stiamo assistendo nell’UE, e anche all’interno delle nuove forme di Tribunali internazionali e di agenzie di regolazione come l’OMC e le agenzie delle Nazioni Unite, è la globalizzazione della politica. Piuttosto che difendere la sovranità nazionale dall’invasione globale, il processo politico sostiene l’invasione globale a scapito dello stato-nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si potrebbe chiedere: perché no? Cosa c’è di sbagliato in questo? Dal momento che viviamo in una società globale, non abbiamo forse bisogno di un governo globale per risolvere i nostri problemi comuni? Il problema di tale approccio è che ignora il principio sul quale ogni democrazia basa la propria legittimità, ovvero l’identità nazionale. In una democrazia i cittadini si identificano come parte di una prima persona plurale, un ‘noi’ che si fonda sull’eredità del passato e sulla storia, si manifesta nella lingua, nella religione e nell’attaccamento al territorio e alla comunità. In Europa tale ‘noi’ è un ‘noi’ nazionale, ed è a tale concetto che i politici fanno ricorso per ottenere il consenso dei cittadini per scelte politiche che possono comportare sacrifici nel breve termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli italiani vogliono un governo che difenda e promuova l’interesse nazionale italiano. Non vogliono un governo che promuova gli interessi di una classe politica internazionale, ovvero della rete globale delle multinazionali. Tuttavia, un numero sempre maggiore delle loro leggi sono imposte da quella classe politica, sotto la pressione delle aziende che svolgono attività di lobby.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa dovremmo fare, dunque? Il mio parere personale è che, senza dei cambiamenti radicali, l’UE entrerà in un periodo di crisi. Un numero crescente delle sue decisioni saranno eluse o respinte, e i cittadini cercheranno in ogni modo di riconquistare quei poteri dei quali sono stati erroneamente privati a favore dell’UE. In un modo o in nell’altro l’UE deve cessare di fungere da agente della globalizzazione e diventare un centro di resistenza ad essa, uno strumento per imporre l’ordine politico sull’entropia economica e sociale. Ritengo che l’unico modo per raggiungere tale obiettivo sia ristabilire la sovranità nazionale in tutte quelle aree in cui è stata persa: definire come raggiungere tale obiettivo spetta, tuttavia, ai politici e non a un semplice filosofo.&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8939475013112256953?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8939475013112256953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8939475013112256953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/10/roger-scruton-contro-lunione-europea.html' title='Roger Scruton contro l&apos;Unione europea'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7490667532572007163</id><published>2010-06-16T18:00:00.002+02:00</published><updated>2010-06-16T18:04:14.021+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>L'unione innaturale tra i finiani e Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può pensare quello che si vuole della nuova legge sulle intercettazioni, che come ogni altra cosa di questo mondo è migliorabile. Non ci sono dubbi, invece, sul fatto che quella norma, nella formulazione con la quale sta per sbarcare a Montecitorio, sia stata controfirmata da Gianfranco Fini e dai suoi uomini, i quali adesso la vogliono cambiare, tradendo l’impegno preso con il resto del partito. Se andrà davvero così, saremo a una svolta decisiva  nella storia di questo Paese: tra Silvio Berlusconi da una parte e il partito di Repubblica e la sinistra dall’altra, l’ex leader di An e un manipolo dei suoi avranno scelto il secondo schieramento. Scelta che può stupire molti elettori del centrodestra, ma che in realtà è coerente con l’ideologia dei personaggi in questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che Forza Italia e Alleanza nazionale fossero due partiti perfettamente amalgamabili, infatti, è una favola bella dietro la quale in tanti si nascondono da tempo. Ma le cose sono un po’ diverse. Di sicuro, tanti che erano stati prima del Movimento sociale e quindi di An hanno subito l’attrazione di Berlusconi come unico leader del centrodestra. Il solo in grado di guardare i post-comunisti dall’alto in basso, trattandoli come falliti della politica e relitti della storia (che poi è quello che in molti casi sono). Uno senza complessi d’inferiorità nei confronti di nessuno, semmai anzi con il problema opposto: un ego smisurato. Così, milioni di elettori e migliaia di politici hanno continuato a stare dentro il recinto di An con la propria storia e le proprie idee, ma sapendo bene che chi vinceva le elezioni e distribuiva gli incarichi alla fine era Berlusconi: a suo modo, una garanzia. Per costoro, il parto del PdL è stato naturale e indolore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti, però, dentro Alleanza nazionale la pensavano così. Molti, anche se non la maggioranza, avevano un patrimonio di idee non solo diverso da quello dei forzisti (cosa scontata), ma opposto. C’era e permane in costoro, ben radicato e costante, un rifiuto epidermico nei confronti di Berlusconi e tutto ciò che egli rappresenta: il partito-azienda, il profitto incarnato, l’impresa al servizio degli azionisti e non della “comunità”, un liberismo (più mitologico che reale, purtroppo) agli antipodi di quella cultura anticapitalistica che ancora caratterizza parte della destra italiana. Del resto, non si può passare da Ezra Pound a Luigi Einaudi, dal denaro «sterco del demonio» di cui scrive Massimo Fini alle cene con Berlusconi, senza nutrire qualche riserva mentale, senza porsi domande su ciò che si sta facendo. Sono differenze che non riguardano solo i “vecchi”, ma anche i giovani di Forza Italia e An, i quali hanno anch’essi letture e linguaggi diversi e talvolta inconciliabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte queste pulsioni sono rimaste sopite a lungo, ma alla fine l’incompatibilità è diventata pubblica e si è saldata con la rabbia di chi sperava di contare di più nel nuovo partito e in questo governo. Il risultato è che adesso il protofiniano Fabio Granata va in giro a dire che cambiare la legge su cui si era trovato l’accordo con Berlusconi e i suoi «è un dovere». Ma allora qualcuno dovrebbe spiegare perché Fini, una settimana fa, aveva detto che quello stesso testo difendeva la legalità, e l’ufficio di presidenza - finiani inclusi - lo aveva votato all’unanimità. Quelli di FareFuturo, poi, sfidano il premier ad andare davvero al voto anticipato per la legge sulle intercettazioni e a giustificare agli elettori una scelta simile in tempi di crisi economica. Ragionamento che non farebbe una grinza, se solo si avesse il coraggio di chiamarlo col suo nome: ricatto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la vera domanda non è perché adesso questi si rivoltino contro il resto del Pdl, facciano di tutto per ottenere l’applauso della sinistra e non abbiano gli strumenti per reggere l’urto della campagna avviata da Repubblica. Queste sono cose normali per chi, come loro, ha di Berlusconi e dei suoi un’idea simile a quella che ne ha la sinistra, e da una vita anela a farsi riconoscere dai “rossi” la dignità di interlocutore alla pari. La domanda vera è perché, all’epoca, certi esponenti di An scelsero di allearsi con uno come Berlusconi, che rappresentava il contrario di tutto ciò per cui si erano battuti sino ad allora. Forse lo fecero perché credevano che sarebbe stato una meteora, e che dopo a comandare sarebbero stati loro. Aspirazione legittima, che però si è rivelata sbagliata. Oppure lo fecero perché capirono che solo seguendo lui avrebbero finalmente potuto ottenere potere ed emolumenti. Calcolo legittimo anche questo, che però non ha portato dove si voleva, se oggi sono pronti a sfasciare tutto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che i loro progetti abbiano poi tutta questa importanza: il punto di non ritorno ormai è stato passato e, comunque vada questa storia delle intercettazioni, l’unione innaturale è destinata a finire molto presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 16 giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7490667532572007163?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7490667532572007163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7490667532572007163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/06/lunione-innaturale-tra-i-finiani-e.html' title='L&apos;unione innaturale tra i finiani e Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2574395979621712420</id><published>2010-06-11T19:17:00.004+02:00</published><updated>2010-06-11T19:22:38.109+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>La presa in giro del taglio delle province</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta che adesso non riattacchino con la litania dei soldi che non si trovano, con l’impegno solenne a ridurre i costi della politica, col fatto che governo e maggioranza hanno le mani legate dai poteri più o meno forti. Perché la storia del taglio delle province, finita ieri come era prevedibile, e cioè in barzelletta, insegna proprio il contrario. I soldi si possono trovare: almeno 11 miliardi l’anno. L’abbattimento dei costi della politica, con cui tutti si riempiono la bocca, è uno slogan elettorale che nessuno intende onorare. E stavolta i poteri non elettivi che frenano l’azione dell’esecutivo e del Parlamento non c’entrano nulla: se non sarà soppressa nemmeno una provincia le ragioni sono tutte interne al sistema dei partiti e degli eletti. Colpa della classe politica, insomma, ma soprattutto della maggioranza e del governo, che questo impegno con gli elettori l’avevano preso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Montecitorio hanno fatto sapere che il presidente della commissione Affari costituzionali, Donato Bruno, del PdL, aveva presentato un emendamento per sopprimere l’articolo 14 della Carta delle autonomie, al voto in questi giorni. Cioè l’articolo che stabiliva di ridurre, anche se di poco, il numero delle province. Per abolirlo si sono espressi i deputati del PdL, della Lega e del Pd. Quelli dell’Api, la nuova “cosa” di Francesco Rutelli, si sono astenuti, mentre l’Udc ha votato contro. La spiegazione del sottosegretario Aldo Brancher non fa una grinza: «Il relatore si è reso conto che si sarebbe ridotto un numero molto ristretto di province. Di fatto, non aveva un forte significato mantenere questa norma».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, prima si è svuotato il provvedimento, rendendolo applicabile a sole quattro province. Quindi, invece di renderlo più robusto, come sarebbe stato normale, si è preferito ammazzarlo. E pazienza se qualcuno aveva creduto a quanto scritto nel programma del PdL: «Ridurremo la spesa pubblica nella sua parte eccessiva. A partire dal costo della politica e dell’apparato burocratico (ad esempio delle province inutili)».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il vento soffiasse in questa direzione lo si era capito da un pezzo. Cioè da quando la Lega aveva messo il veto sul taglio delle province, con la motivazione - nient’affatto segreta - che molte di queste sono governate dal Carroccio. Sulla spinta di Libero e di parte dell’opinione pubblica, e vista la disperata necessità di rimediare soldi, si era deciso comunque di fare qualcosa. Così, nella manovra correttiva, era spuntata la soppressione delle province «la cui popolazione residente risulti inferiore a 220mila abitanti», a patto che non confinino con altri Stati e siano in regioni a statuto ordinario. In pratica sarebbero state tagliate dieci province: Biella, Vercelli, Massa Carrara, Fermo, Ascoli Piceno, Rieti, Isernia, Matera, Crotone e Vibo Valentia. Poche, rispetto al totale di 110. Ma comunque sufficienti a dare il segnale dell’inversione di tendenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le province condannate, ovviamente, mobilitavano i propri amici in Parlamento. Così il provvedimento scompariva dal testo della manovra (un decreto) ed entrava dopo qualche giorno nella Carta delle autonomie (disegno di legge, assai più aggredibile). Il nuovo taglio era riservato alle sole province con meno di 200mila abitanti. Ma anche in questo caso il numero dei caduti era superiore a quello che la politica italiana è in grado di sopportare. Un emendamento del PdL interveniva allora per salvare dalla mannaia le province che hanno almeno 150mila abitanti, se il loro territorio è «montano almeno per il 50 per cento». Terminati gli improbabili calcoli sulla montuosità delle province italiane, sulla lista nera ne restavano appena quattro: Vercelli, Isernia, Fermo e Vibo Valentia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, che senso ha tagliare solo quattro province, creando un grande sconquasso tra gli elettori e i politici locali, ottenendo per di più risparmi modesti? Per non parlare della comprensibile rabbia delle vittime: perché tutti gli altri sono stati salvati e noi no? Appunto. Così, ieri si è posto fine all’equivoco: non se ne taglia nessuna, abbiamo scherzato. Buono a sapersi. Per la cronaca: le province italiane costano, a seconda dei calcoli, tra i 14 e i 20 miliardi l’anno, e abolirle senza licenziarne i dipendenti, ricollocandoli cioè nel resto della pubblica amministrazione, garantirebbe un risparmio annuale di 11 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato l'11 giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2574395979621712420?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2574395979621712420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2574395979621712420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/06/la-presa-in-giro-del-taglio-delle.html' title='La presa in giro del taglio delle province'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3296597161587571313</id><published>2010-06-10T15:48:00.000+02:00</published><updated>2010-06-10T15:48:00.295+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><title type='text'>Ma quale "eversivo"</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che Silvio Berlusconi abbia un’idea di democrazia diversa da quella prevista dalla Costituzione italiana è fuori di dubbio. Lo si è visto anche ieri. Lui stesso, ormai da tempo, non fa nulla per nascondere il proprio grande progetto: svecchiare le istituzioni per rendere più rapida l’azione del governo, rafforzando il legame diretto tra il premier e gli elettori. Ma si tratta pur sempre di un’idea di democrazia legittima, simile a quella di democrazie ben più solide e datate della nostra. Cosa che la sinistra finge di non sapere, accusando Berlusconi di voler creare «una democrazia plebiscitaria» (Walter Veltroni), di «eversione» (Luigi Zanda), di «fascismo» (Antonio Di Pietro, ovviamente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Vista da dentro, l’attività del governo e del Parlamento nel fare leggi è un inferno. Abbiamo un’architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare i progetti in leggi compiute, concrete e operanti», ha attaccato ieri il presidente del Consiglio, scatenando il diluvio di reazioni da parte dell’opposizione. Eppure che la Costituzione debba essere cambiata nella direzione indicata da lui, lo hanno detto più volte gli stessi leader del centrosinistra. Lo ripete spesso Giorgio Napolitano, quando lancia i suoi appelli a riscrivere specifiche norme della Carta, «in particolare per quel che riguarda la forma di governo». E a che cosa doveva servire la commissione bicamerale presieduta da Massimo D’Alema tra il 1997 e il ’98, se non a rivoltare la seconda parte della Costituzione, cambiando  - come recita la legge che la istituì - «forma di Stato, forma di governo e bicameralismo»? A missione fallita (anche per colpa di Berlusconi), D’Alema accusò «il coalizzarsi di forze conservatrici, compresa quella parte della borghesia che in realtà vuole la politica debole e ricattabile». Discorso non molto diverso da quello fatto in questi giorni dal premier contro le «lobby» della conservazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Berlusconi, come ha fatto ieri, si lamenta perché la Costituzione è «datata» e l’ordinamento italiano prevede «permessi, autorizzazioni, concessioni e licenze tipici di uno Stato totalitario», sempre alla stessa cosa si riferisce: lo scopo della Carta del ’48 e dell’ordinamento che ne è derivato, infatti, non era rendere spediti i processi decisionali, ma garantire cittadini, famiglie e imprese da decisionismi troppo azzardati. Imbrigliare, dunque. Obiettivo comprensibilissimo per un Paese appena uscito dal Ventennio mussoliniano, ma senza senso adesso che l’Italia deve misurare le proprie politiche con quelle di Paesi come Stati Uniti, Francia, Regno Unito. Dove, in un modo o nell’altro, i governi e chi li guida possono azionare leve che a palazzo Chigi non esistono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente degli Stati Uniti è eletto direttamente dal popolo ed è il capo del governo, nomina e revoca i ministri e non dipende dalla fiducia del parlamento. Nel modello francese il presidente della repubblica, eletto dai cittadini e non dipendente dalle Camere, sceglie il primo ministro e gli altri membri dell’esecutivo.  Può sciogliere l’Assemblea Nazionale. E l’elezione quasi contemporanea del presidente e del parlamento rende molto improbabile che il primo non sia, al tempo stesso, anche il leader della coalizione che vince le politiche. Nel modello inglese, il premier è il capo del partito di maggioranza, sceglie e revoca i ministri e può ottenere lo scioglimento anticipato delle Camere. È a questi Paesi e alle altre grandi democrazie che guarda Berlusconi. Ritenere «plebiscitario», «eversivo» o «fascista» il suo progetto, per il semplice fatto che si basa sull’elezione diretta di chi guida il governo e sull’aumento dei poteri dell’esecutivo, è come dire che gli Stati Uniti, la Francia o l’Inghilterra non sono democrazie: il che fa un po’ ridere, specie sulla bocca di uno come Di Pietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi non è nemmeno il primo a porre il problema. Il tentativo di cambiare la legge elettorale portato avanti nel 1953 dal leader democristiano Alcide De Gasperi aveva come scopo ultimo proprio quello di rafforzare e rendere più stabile il governo. Ed era una legge che, decenni dopo, ha ricevuto apprezzamenti tardivi anche a sinistra. Ad esempio da parte di Giuseppe Vacca, presidente dell’Istituto Gramsci, il quale ha ammesso che una simile riforma avrebbe accelerato la transizione italiana verso una democrazia più moderna. Se fosse stato in vigore un simile sistema elettorale, ha scritto Vacca, «il compimento della evoluzione riformistica» del Pci e il problema del suo distacco dall’Urss si sarebbero imposti molto prima».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi, insomma, ha ottimi motivi per credere che, tra qualche decennio, la Storia e la sinistra, almeno su questo, gli daranno ragione. Il suo problema immediato, però, è cambiare la Costituzione in questa legislatura. Se il presidente del Consiglio ieri ha ammesso di aver sbagliato tutto con il piano casa («Avevo pensato che fosse una genialata vera, ma non mi risulta che ci sia un solo cantiere aperto») vuol dire che qualche dubbio sulle capacità realizzative di Berlusconi è venuto anche a lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 10 giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3296597161587571313?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3296597161587571313'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3296597161587571313'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/06/ma-quale-eversivo.html' title='Ma quale &quot;eversivo&quot;'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2334714612313124328</id><published>2010-06-05T14:18:00.001+02:00</published><updated>2010-06-10T12:31:27.074+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>I conti di Bersani smontati dall'Eurostat</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso lo dice anche l’Eurostat: si scrive Pier Luigi Bersani, si legge ragionier Ugo Fantozzi. Giovedì sera, durante Annozero, ricordandosi il motto degli strateghi di Bill Clinton («It’s the economy, stupid!»), il segretario del Pd ha riversato sul governo la colpa della crisi economica. A dargli man forte, le schede preparate dalla redazione di Michele Santoro, con i numeri montati ad arte in modo da far apparire l’Italia come il Paese europeo ridotto peggio. Esempio: sulla tenuta dei redditi delle famiglie, dove l’Italia (da lustri) arranca, la scheda metteva a confronto il nostro Paese con Francia e Germania, ovviamente in situazioni migliori. Ma sulla disoccupazione, dove malgrado tutto l’Italia brilla, lo stesso confronto non è stato fatto, e Santoro si è limitato a dare i numeri dei senza lavoro italiani. I suoi telespettatori non devono sapere che la Francia sta messa molto peggio di noi, né che la disoccupazione media europea (9,7%) è più alta di quella italiana (8,9%). Per non parlare del confronto con la Spagna di José Luis Zapatero, che il Pd prendeva a modello fino a poco tempo fa, dove oggi la disoccupazione supera il 20%. Così Bersani ha potuto accusare Giulio Tremonti e il governo di aver commesso clamorosi «errori nelle politiche economiche e di finanza pubblica». Ovvio: se gli altri vanno meglio, da queste parti qualcuno deve avere sbagliato. «Come mai siamo così bassi con la crescita?» chiedeva Bersani al ministro. Niente di nuovo: non avendo idee da proporre agli elettori, il Pd tifa crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma al povero Bersani di questi tempi non ne va dritta una. Ieri mattina l’Eurostat, l’istituto statistico dell’Unione europea, ha diffuso i nuovi dati sulla crescita economica. Nel primo trimestre del 2010 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto dello 0,5%, dopo che negli ultimi tre mesi del 2009 era sceso dello 0,1%. Eurolandia, in media, sale appena dello 0,2%. Il Pil francese aumenta solo dello 0,1%, quello tedesco dello 0,2%, il Regno Unito cresce dello 0,3%. La morale è chiara: piaccia o meno a Bersani e Santoro, in questo momento l’economia italiana corre più delle altre e sembra avere appena visto il primo vero segnale di ripresa. L’Istat, confermando che a maggio le richieste di cassa integrazione sono rimaste stabili rispetto ad aprile, dà altri motivi per sperare che il peggio sia davvero alle spalle. Mentre il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si spinge a prevedere per il Pil italiano un balzo dell’1,2% nell’anno in corso. Bersani dovrà mettere da parte la crescita economica e sforzarsi di trovare altri argomenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, il governo Berlusconi non può continuare a gratificarsi con il brutto andamento degli altri Paesi europei. Forse lo hanno capito anche i ministri: al premier che chiedeva a Tremonti interventi per lo sviluppo dopo la mazzata della manovra da 25 miliardi, il titolare dell’Economia sembra aver dato finalmente risposta positiva. Lo ha fatto nel suo stile, come sempre: a costo zero per le casse dello Stato. Tremonti, infatti, ieri ha annunciato una «rivoluzione liberale» che non comporta aggravi di spesa, da attuarsi in due mosse: una riforma dell’articolo 41 della Costituzione, per incentivare l’iniziativa privata rendendo «possibile tutto ciò che non è vietato», e la sospensione temporanea dei controlli e delle verifiche per le piccole e medie imprese. Per aprire un’azienda, in sostanza, i requisiti, anziché prima, saranno esaminati dopo che la ditta è stata avviata. Fosse vero, sarebbe un bel taglio ai «lacci e lacciuoli» di cui parlava Guido Carli trent’anni fa. E comunque, per gli amanti delle statistiche, si tratta del primo annuncio liberista fatto dall’interventista Tremonti in questa legislatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I motivi per essere scettici sulla realizzazione di questa deregulation non mancano: gli imprenditori che non hanno potuto usufruire delle agevolazioni accuseranno il governo di sottoporli alla “concorrenza sleale” dei nuovi arrivati. Le corporazioni si inalbereranno e qualcuno nella maggioranza si chiederà se, dopo gli statali, è il caso di inimicarsi anche piccoli imprenditori e professionisti. La legge sulle intercettazioni, del resto, insegna che questo governo spesso parte per abbattere le montagne e finisce per arrancare sui tornanti. Però, oltre al taglio della burocrazia, altre scelte a disposizione dell’esecutivo non se ne vedono. Almeno fin quando Tremonti non deciderà che è giunta l’ora di tagliare le tasse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 5 giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2334714612313124328?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2334714612313124328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2334714612313124328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/06/i-conti-di-bersani-smontati.html' title='I conti di Bersani smontati dall&apos;Eurostat'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-4034856683916991792</id><published>2010-06-03T18:07:00.002+02:00</published><updated>2010-06-03T18:10:12.081+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>La solitudine di Tremonti</title><content type='html'>Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È nel momento in cui sembra essere diventato l’uomo più potente d’Italia che si scopre quanto è fragile Giulio Tremonti. Il titolare dell’Economia ha scritto la manovra da 25 miliardi passando con i propri cingoli sui piedi degli altri ministri. È la superstar del governo: il Corriere della Sera gli ha appena riservato una di quelle interviste molto lunghe, profonde e assai poco leggibili che di solito sono privilegio delle grandi “riserve della Repubblica”. Le trasmissioni di sinistra fanno a gara per invitarlo. Ultimo caso, il Ballarò di martedì, dove dai curiosi sondaggi di Nando Pagnoncelli è emerso che gli italiani in maggioranza (51%) bocciano la manovra, ma allo stesso tempo assegnano a Tremonti, autore dell’odioso provvedimento, un gradimento del 55%, unico caso di consenso crescente nel centrodestra. Luciana Littizzetto, intanto, lo ha eletto volto presentabile del centrodestra italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tripudio. Eppure, mai come adesso, Tremonti è stato inviso alla maggioranza e ai colleghi di governo. Un po’, ovviamente, è colpa proprio dei risultati ottenuti, che suscitano invidie. Lui, però, ci aggiunge del suo, mettendo dietro al suo ego crescente il resto del governo e della coalizione. Berlusconi incluso. A Ballarò, per dire, il ministro ha gongolato dinanzi a quel sondaggio che lo premiava, ma si è guardato bene dal difendere il presidente del Consiglio e l’esecutivo. E questa è stata una delle molle che hanno spinto l’imbufalito Berlusconi ad intervenire in diretta, facendo fare a Tremonti la figura di quello che, lasciato da solo, non sa - o non vuole - battersi per gli amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pure lui si è reso conto di aver sbagliato qualcosa, al punto da ammettere che era stato un errore voler cancellare i finanziamenti a 231 enti culturali senza discuterne con nessuno. Tant’è che, alla fine, i tagli sono stati ridotti e - ciò che più conta - sarà il ministero di Sandro Bondi a decidere su quali enti incidere. Ma è così con tutti. L’altro giorno è sbottato Ignazio La Russa, ministro della Difesa: «I geni della finanza e dell’economia ci lascino carta bianca, noi sappiamo cosa fare meglio di loro». Altri coltivano il rancore in silenzio, sentendosi scavalcati non solo da Tremonti, ma anche dai suoi collaboratori: «Giulio lascia troppo potere ai tecnici del Tesoro. In certi casi addirittura li aizza. E loro se ne approfittano per compiere piccole e grandi vendette», lamenta un esponente del governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nemici di Tremonti, però, confidano che il vento stia per cambiare. Presto la manovra arriverà in Parlamento. Da dove tanti, anche nel PdL, contano di farla uscire ben diversa da come è entrata. È allo studio la richiesta di estendere ad altri dicasteri la soluzione adottata per i Beni culturali, ovvero di affidare ai singoli ministri il compito di decidere dove tagliare nei rispettivi settori, in base al principio per cui ognuno pota le piante nel proprio giardino, a patto che ottenga i risultati previsti. Un progetto condiviso da Berlusconi, il quale ha visto con favore le uscite anti-tremontiane di Bondi e La Russa e ieri ha detto ai suoi che la manovra «è migliorabile in Parlamento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche quanto accaduto ieri pomeriggio a palazzo Grazioli fa riflettere. Tremonti si è presentato verso l’una ed è uscito due ore e mezza dopo. L’incontro con il Cavaliere, però, è durato poco più di mezz’ora. Berlusconi, infatti, aveva altra compagnia a pranzo. Tremonti ha dovuto vedersela con Gianni Letta e solo dopo ha potuto discutere con il premier di quanto accaduto a Ballarò e della manovra, sulla quale il Cavaliere si è limitato a dire che il saldo finale dovrà restare invariato: non la rassicurazione completa che il ministro cercava, insomma. Berlusconi, del resto, comincia a vedere Tremonti come il candidato premier dei poteri forti, e trova nell’attenzione che gli dedica il Corriere della Sera la conferma a certi sospetti. Dalla propria parte il premier crede di poter avere il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che lunedì ha chiesto di ridurre le tasse e di varare provvedimenti per lo sviluppo. Messaggio rivolto innanzitutto a Tremonti. Berlusconi - raccontano -ha molto gradito anche questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 3 giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-4034856683916991792?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4034856683916991792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4034856683916991792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/06/la-solitudine-di-tremonti.html' title='La solitudine di Tremonti'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-733286229270718458</id><published>2010-06-01T20:13:00.003+02:00</published><updated>2010-06-01T20:27:04.777+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Lo strappo istituzionale</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vuole un fisico bestiale e chissà se Silvio Berlusconi ce l’ha ancora. Il premier ha archiviato da poche ore la pratica della manovra con la sospiratissima firma di Giorgio Napolitano. Ha appena incassato una promozione dal governatore Mario Draghi, sia per quanto fatto in politica economica negli ultimi due anni, sia per la manovra appena varata, perché «nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire». Insomma, tutto pare promettere bene. Anche gli scontri istituzionali sembrano alle spalle. Ma è una sensazione che dura poco. A cancellarla ci pensa Gianfranco Fini. A metà pomeriggio, il presidente della Camera interviene per esprimere «dubbi sul testo al Senato del disegno di legge sulle intercettazioni»: la norma transitoria, inserita per rendere applicabile il provvedimento ai processi in corso, secondo Fini «è in contrasto con il principio di ragionevolezza». Concetto col quale si può concordare o meno. Però non ci sono dubbi che, nella commedia di questa legislatura, Fini si diverta sempre più a coprire due ruoli diversissimi tra loro: da un lato alta figura istituzionale, dall’altro capo di una corrente minoritaria del PdL.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è la prima volta che Fini li mette in corto circuito. Nell’agosto scorso assicurò che avrebbe fatto «il possibile per correggere alla Camera» il disegno di legge sul testamento biologico, perché così com’era non gli andava bene. A che titolo parlava, come presidente di Montecitorio, carica super partes, o come capo dell’area laicista del PdL? Come ambedue le cose, è evidente. Da lì, l’equivoco è proseguito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri, però, il presidente della Camera si è spinto oltre: ha messo il becco nelle faccende dell’altro ramo del Parlamento, dove si trova il disegno di legge sulle intercettazioni. È uno strappo grave nei confronti della prassi costituzionale, secondo cui le due Camere hanno pari dignità e sono autonome l’una dall’altra. Schifani, racconta chi era con lui quando ha letto l’attacco di Fini, non è riuscito a trattenere la rabbia. «Intanto perché il presidente della Camera ha dato giudizi sui lavori del Senato, compiendo un’interferenza pesante», raccontano da palazzo Madama. «E poi, a rendere il suo gesto ancora più grave, c’è il fatto che il Senato non si era ancora pronunciato sul disegno di legge». Le dichiarazioni di Fini, infatti, sono uscite a lavori in corso, e per i senatori della maggioranza sapere che quello che stavano facendo sarebbe stato smontato dal presidente della Camera è stato un oltraggio istituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A complicare ancora di più i rapporti tra i due presidenti, il fatto che la sortita sia arrivata proprio nel momento in cui Schifani stava tessendo un’opera di mediazione parlamentare con l’opposizione. Un sabotaggio vero e proprio, insomma, anche se i berlusconiani preferiscono definirla «una bomba a orologeria, un’uscita a gamba tesa fatta nel modo peggiore e nel momento peggiore». Nonché «un tradimento», giacché nei giorni scorsi, quando il plenipotenziario del premier Niccolò Ghedini era andato a trattare sulla legge con Fini, costui non gli aveva fatto presagire nulla delle sue intenzioni. Difficile, insomma, dare torto al forzista Gaetano Quagliariello quando chiede a Fini di «superare il conflitto d’interessi che deriva dal suo doppio ruolo». Che non è una richiesta di dimissioni, come piace leggerla al Pd per gettare benzina sul fuoco della maggioranza, ma l’invito a smettere di coprire due ruoli incompatibili. Invito che però Fini, come scriverà oggi il Secolo (e non è che ci fossero dubbi), non ha alcuna intenzione di accettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, per la rottura del PdL, non è questione di «se», ma di «quando». Berlusconi in questo momento già se la deve vedere con la Lega che chiede l’attuazione immediata del federalismo (auguri), con la speculazione internazionale sulla tenuta dei conti pubblici, con Tremonti che non vuole tagliare le tasse. Tutti temi più importanti, agli occhi degli elettori, della legge sulle intercettazioni, e Fini lo sa benissimo. Per questo, nonostante tutto, alla fine è probabile che uno straccio di accordo tra i due salti fuori. «Ma è chiaro», spiega un forzista vicino al premier, «che ormai con Fini abbiamo passato il punto di non ritorno. Ora è evidente a tutti perché riteniamo incompatibili i suoi due ruoli. Quello che ha appena fatto rappresenta un nuovo passo, decisivo, verso il divorzio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 1 giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-733286229270718458?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/733286229270718458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/733286229270718458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/06/lo-strappo-istituzionale.html' title='Lo strappo istituzionale'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-178807853420303591</id><published>2010-05-28T18:18:00.003+02:00</published><updated>2010-05-28T18:24:54.284+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Impresa'/><title type='text'>Lo scettro dell'anti-politica passa di mano</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo alla rovescia. Silvio Berlusconi era abituato ad apparire davanti alla platea di Confindustria con indosso i panni nei quali si muove meglio: quelli dell’antipolitico, dell’uomo del fare insofferente dei bizantinismi. A Vicenza, in una performance diventata oggetto di culto sul web, fece vendemmia di applausi e consensi spronando gli imprenditori: «Veniamo un po’ meno in Confindustria, rimaniamo in azienda a lavorare». Notare la prima persona plurale: perché lui è come loro (nel senso che lui è migliore, e visti i fatturati è difficile dargli torto), uno che conosce i mercati e i clienti, e che se solo potesse far marciare il governo e la maggioranza come i suoi consigli d’amministrazione avremmo tutti il reddito pro-capite del Lussemburgo. Un’altra epoca. Ieri, nell’assemblea annuale di Confindustria, Berlusconi si è trovato nel ruolo opposto, trasformato nella sua nemesi storica: il politico di professione, che non riesce a fare ciò che vorrebbe per colpa della congiuntura, della speculazione finanziaria, dei cavilli parlamentari. Quasi costretto a giustificarsi davanti agli imprenditori per non aver potuto lanciare alcuna riforma per lo sviluppo, cioè per non essere ancora riuscito a tagliare le tasse. Lo scettro dell’antipolitica, poco prima, gliel’aveva rubato Emma Marcegaglia. Assieme agli applausi degli imprenditori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presidente di Confindustria si è presentata determinatissima a prendere le distanze dal governo. Nei limiti del possibile, s’intende, perché poi la manovra varata dall’esecutivo agli imprenditori va benissimo, e per capirlo basta sfogliare il Sole-24 Ore, il quotidiano della casa. Però quello che altri giornali hanno scritto sulla Marcegaglia ha lasciato il segno, soprattutto su di lei. L’accusa di «collateralismo», di eccessiva contiguità col governo, le piove addosso da molte parti, anche da personaggi che a viale dell’Astronomia sono di casa. Uno di questi è Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica, entrato in politica con Walter Veltroni e poi passato nell’Api di Francesco Rutelli. Pochi giorni fa Calearo l’ha attaccata con un’intervista in cui sostiene che l’associazione di viale dell’Astronomia «è inginocchiata davanti al governo» e che «sono molti, in questo momento, a lamentarsi della poca indipendenza di Confindustria». Per di più, l’intervista era apparsa sul Mondo, settimanale del gruppo Rcs, i cui azionisti in Confindustria non sono proprio degli outsider. Stesso discorso, una settimana prima, sull’Espresso, in un articolo al curaro: «Fin dalla sua nomina Emma Marcegaglia ha deciso di puntare tutto su Silvio Berlusconi». Risultato: «Non ha incassato niente dal governo. E ora tra gli imprenditori tira aria di rivolta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esagerazioni maligne, per carità. Ma simili attacchi sono campanelli d’allarme, non si può fare finta di niente. «Emma», racconta a Libero una fonte confindustriale, «in questi giorni si è sentita sotto assedio. Così ha dovuto essere fredda nei confronti di Berlusconi, prendere le distanze dal governo». Già mercoledì, durante l’assemblea privata che l’ha confermata in carica per la seconda metà del mandato, la figlia di Steno Marcegaglia aveva assicurato che non è più tempo di pappa e ciccia con il Cavaliere. «In questi giorni sono stata oggetto di attacchi ingiuriosi, costruiti su notizie false, prive di chiara provenienza», aveva detto all’assise degli imprenditori. Promettendo: «Fino all’ultimo giorno io sarò con voi per l’indipendenza della nostra istituzione e per la sua difesa». In parole povere, un impegno a distanziarsi dal governo, assai apprezzato dall’“ala sinistra” di Confindustria, quella dell’ex presidente Luigi Abete. Il quale, in cambio, ha chiesto agli associati di sollevare critiche «in maniera trasparente, dentro agli organismi dell’associazione piuttosto che sulle pagine dei giornali». Un patto di non belligeranza, insomma, o qualcosa che gli assomiglia molto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato, ieri nell’auditorium del Parco della Musica, è stato un discorso che non avrebbe stonato sulla bocca di Beppe Grillo. Il numero uno degli imprenditori ha attaccato la politica sprecona «che in Italia dà occupazione a troppa gente ed è l’unico settore che non conosce crisi né cassa integrazione». La manovra di Berlusconi, in questa direzione, ha fatto poco: «Sacrosanta, ma è solo l’inizio». La Marcegaglia ha anche messo in guarda dal federalismo, che è come dire il patto che unisce Umberto Bossi al premier: «O il federalismo riduce sprechi e inefficienze, o non ci interessa». E ha invocato le forbici su buste paga e costi della politica: «È arrivato il momento nel quale i politici italiani, dal parlamento giù giù sino all’ultima comunità montana, taglino i propri stipendi e le dotazioni per le loro segreterie e collaboratori».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manco a dirlo, sono stati proprio questi passaggi “anti-casta” quelli in cui «Emma» ha ottenuto il maggior numero di applausi dalla platea in grisaglia. La quale, certo, non è stata ostile al Cavaliere. Ma il feeling tra lui e i suoi “colleghi del fare” ha visto giorni migliori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 28 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-178807853420303591?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/178807853420303591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/178807853420303591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/lo-scettro-dellanti-politica-passa-di.html' title='Lo scettro dell&apos;anti-politica passa di mano'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-5548916548703517219</id><published>2010-05-27T17:11:00.002+02:00</published><updated>2010-05-27T17:14:10.639+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>Aridatece Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto devono dircelo: ma Silvio Berlusconi, quello vero, dove lo hanno messo? E quando ce lo restituiscono? Quello che è apparso ieri sera accanto a Giulio Tremonti per spiegare le ragioni della manovra finanziaria, più che l’unico premier europeo col vento in poppa sembrava un sottosegretario interinale all’Economia, un cultore della scienza triste che nulla aveva in comune col bombastico presidente del consiglio eletto dagli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver discusso la manovra in privato, anche in modo molto duro, quando questa è stata varata Berlusconi si è assunto con responsabilità il compito di “venderla” agli italiani, di presentarla come il male minore. E l’intervento da 24 miliardi di euro preparato dal governo forse è davvero quanto di meno peggio potesse capitare ai contribuenti. Eppure stavolta il grande venditore fallisce la missione, forse perché non crede nel prodotto (che è la prima regola per avere successo, come spiegò lui stesso a Mike Bongiorno quando lo convinse a fare le televendite su Canale 5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Seduto davanti ai giornalisti a palazzo Chigi, il Cavaliere non indossa la solita faccia. Non ride, manco sorride, non sfodera nemmeno una barzelletta. Non è lui, è il suo clone depresso, che si è consegnato nelle mani di Tremonti. Si capisce che la retorica dei «sacrifici necessari», espressione che pure pronuncia e chiaramente fa scalpore, non gli appartiene. Deve intervenire Tremonti, prendendosela con i soliti giornalisti cattivi che avevano attribuito al solo ministro dell’Economia la paternità del decreto, per dire che «la manovra la fa il presidente del consiglio, non una parte del governo o un singolo ministro». Non ci crede nessuno, almeno non stavolta, però è quello che andava detto. Berlusconi annuisce perché gli tocca farlo. A un certo punto il premier riesce persino a dire che «l’Italia, come la vecchia Europa, sta vivendo al di sopra delle proprie possibilità». E vedere una frase simile spuntare sulla bocca di colui che poche settimane fa invogliava gli italiani a spendere per rimettere in moto l’economia - quello sì che è il suo linguaggio - fa un certo effetto. Pure il consueto appello finale alla fiducia - «perché c’è una ripresa. Non sarà veloce, sarà lenta, ma c’è» - risulta loffio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Berlusconi tremontizzato, quasi commissariato, appiattito sul ministro dell’Economia anche quando costui vara provvedimenti che fanno torcere le budella al Cavaliere, è la vera novità della politica. Non è dato sapere quanto durerà, se giusto il tempo di presentare la medicina agli italiani o fino a quando l’ariaccia che tira sui mercati sarà passata - e in questo caso potrebbero volerci mesi. L’unica cosa certa è che si tratta di un ruolo che non piace al premier, e nemmeno ai suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scene come quella vista ieri mandano in fibrillazione il popolo berlusconiano, dentro e fuori il Parlamento. Perché difficilmente le partite Iva riusciranno a capire la tracciabilità dei pagamenti sopra ai 5.000 euro, così come gli albergatori escono pazzi all’idea che questo governo applichi un nuovo balzello sui turisti che arrivano nella capitale. Capiscono benissimo, gli ex forzisti, che l’abolizione delle province andrebbe fatta sul serio, mica solo dove la Lega dà il lasciapassare. Subiscono con sempre più malcelato fastidio la tracotanza che fa dire a Umberto Bossi, forte dell’asse con Tremonti,  cose tipo «se mi toccano la provincia di Bergamo dobbiamo fare la guerra civile». E temono che una manovra che poggia così tanto sul blocco degli stipendi degli statali regali all’opposizione l’intera categoria per i prossimi decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono le stesse contestazioni che l’altro Berlusconi - quello vero - aveva fatto a Tremonti nei giorni scorsi. Ottenendo come risposta una minaccia di dimissioni. Ma perdere un ministro dell’Economia, di questi tempi, equivale ad assegnare un calcio di rigore a porta vuota alla speculazione internazionale, anche ieri additata dal presidente del Consiglio come il vero nemico da sconfiggere: «La speculazione ha posto nel mirino i debiti sovrani, la stabilità dei nostri Bot e Btp, per questo abbiamo deciso di intervenire». E, sempre per questo, Tremonti non si tocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello inaugurato ieri, però, è un equilibrio instabile. Con un Berlusconi lontano anni luce dal proprio karma, che resta quello del taglio delle tasse sempre e comunque, anche nei momenti di crisi, convinto che solo così possa ripartire davvero l’economia. Con gli ex forzisti, che già non hanno digerito il passaggio al Carroccio di due regioni importanti come Piemonte e Veneto, costretti ad assistere alle esibizioni muscolari di Tremonti e Bossi, e timorosi che queste siano le anticipazioni di quello che accadrà quando Berlusconi passerà la mano, magari proprio all’economista di Sondrio. Con l’elettorato tradizionale del PdL che al Nord potrebbe essere tentato di farsi un giro sul Carroccio, perché da quelle parti sì che sanno come difendere certi interessi. Tutti buoni motivi per cui il presidente del Consiglio deve sperare che la crisi finanziaria sia di breve durata. Prima il Berlusconi vero torna in scena e riprende il comando, meglio è per lui e i suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 27 maggio 2010.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-5548916548703517219?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5548916548703517219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5548916548703517219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/aridatece-berlusconi.html' title='Aridatece Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8519289617557770221</id><published>2010-05-26T18:00:00.001+02:00</published><updated>2010-05-26T18:02:54.192+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>La mutazione genetica di Tremonti (e del Pdl)</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno avvisi il Pd: il governo ha appena varato una manovra da 24 miliardi di euro, annunciata dallo stesso braccio destro del premier come un intervento zeppo di «sacrifici duri». Ma del principale partito d’opposizione non c’è traccia: oggi l’intera dialettica politica nasce e si consuma all’interno del centrodestra. Pier Luigi Bersani e i suoi, ammesso che davvero esistano e che non siano figuranti messi lì dal Cavaliere per allietare la scena, non hanno ancora capito se devono scendere in piazza con la Cgil di Guglielmo Epifani o limitarsi a fare un po’ di casino ma alla fine, senza darlo troppo a vedere, accogliere l’invito di Giorgio Napolitano a «condividere» la manovra per senso di responsabilità. Probabile che anche stavolta scelgano la terza via, dividendosi e confermando così la loro irrilevanza politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la manovra di ieri, poi, Silvio Berlusconi ha tolto al Pd uno dei pochi titoli dei quali poteva ancora fregiarsi, più per tradizione che per meriti attuali: quello di essere il “partito del rigore”, il consesso dei custodi dell’ortodossia delle regole europee. Titolo che adesso spetta al sempre più tremontizzato Popolo della Libertà. La mutazione genetica del ministro dell’Economia è ormai giunta a termine: la macchietta incapace di far quadrare i conti che Corrado Guzzanti scherniva in televisione con il suo «povca puttana», l’omino della finanza creativa e del taglio facile delle imposte è diventato, nel bene e nel male, il prosecutore della austera politica economica e fiscale dei Vincenzo Visco (sì, proprio lui) e dei Tommaso Padoa-Schioppa (non a caso quest’ultimo, intervistato dal Fatto, la scorsa settimana ha avuto parole di miele per Tremonti, incoronandolo come suo successore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché adesso il centrosinistra s’indigna, ma la verità è che tanti degli interventi contenuti nella manovra varata ieri sera dal Consiglio non avrebbero sfigurato affatto in una delle finanziarie dell’Ulivo o dell’Unione prodiana. Ad esempio la tracciabilità dei pagamenti ai professionisti e il taglio agli stipendi di ministri e sottosegretari. Con la differenza che il centrodestra, ieri, ha varato provvedimenti, come l’innalzamento rapido dell’età pensionabile delle dipendenti statali a 65 anni e il taglio drastico alle consulenze degli amministrazioni pubbliche, che il centrosinistra, preoccupato di mantenere le proprie clientele, non avrebbe mai firmato. E difficilmente Romano Prodi o Massimo D’Alema avrebbero avuto il coraggio di chiudere il rubinetto dei finanziamenti pubblici al museo storico della Liberazione, al Meeting per l’Amicizia tra i popoli e alle fondazioni intestate ad Alcide De Gasperi o allo stesso Bettino Craxi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, il centrosinistra aveva il vizietto di mettere le mani nelle saccocce altrui. Cosa che il governo Berlusconi, anche stavolta, non ha fatto. Ma il risultato non cambia di molto: la manovra ha dato nuove responsabilità alle regioni e agli enti locali, col risultato che presto molti tra questi avranno la necessità di introdurre nuovi balzelli o di aumentare quelli esistenti (e a questo punto, grazie alla manovra, disporranno pure dell’alibi per farlo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è che, alla fine, tutto convive dentro Berlusconi e il suo governo. La linea del rigore europeista, appunto, ormai magnificamente incarnata da Tremonti. «Ma anche», come diceva Maurizio Crozza imitando Walter Veltroni (Berlusconi gli ha scippato pure questo), l’impegno a tagliare le tasse e rilanciare consumi e investimenti appena la congiuntura lo renderà possibile, e comunque entro la fine della legislatura, che è la promessa su cui il Cavaliere basa la sua esistenza politica. Il fondo da 200 milioni annui per finanziare Roma capitale, che poi è quello che chiedeva il sindaco ex aennino Gianni Alemanno. Ma anche il pedaggio sul Raccordo anulare, nuove tasse di soggiorno per i turisti a Roma, l’aumento delle bollette elettriche sulle rive del Tevere e il blocco dei salari dei ministeriali: tutte misure sgradite agli abitanti della città, ritenute però necessarie per rimettere in equilibrio i conti del Campidoglio e renderli indipendenti dai “regali” del Nord. C’è il condono edilizio, ma accanto a questo figurano nuove norme sull’accertamento fiscale, che incentivano i Comuni a stanare gli evasori. Alla fine del giro nemmeno la Lega può dire di esserne uscita indenne, se è vero che la mannaia della manovra taglia le province al di sotto dei 220mila abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così la manovra “lacrime e sangue” non lascia alla sinistra e al Pd molto cui aggrapparsi, al di fuori di un generico appello al normale malcontento che segue un intervento tanto duro. Anzi, l’opposizione ha un argomento in meno, quello del rigore in nome della stabilità europea, da poter sbandierare. Un tema che oggi è monopolio di Berlusconi e che molti elettori dimostrano persino di apprezzare, se è vero il sondaggio dell’Istituto Crespi secondo il quale la maggioranza degli italiani avrebbe addirittura voluto tagli ancora più drastici. Tanto, in tempi di crisi internazionale, può la paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 26 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8519289617557770221?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8519289617557770221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8519289617557770221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/la-mutazione-genetica-di-tremonti-e-del.html' title='La mutazione genetica di Tremonti (e del Pdl)'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-6899313517833649293</id><published>2010-05-23T18:18:00.000+02:00</published><updated>2010-05-23T18:18:00.732+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>I soldi si trovano, ma è la fiducia che manca</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il consenso c’è: lo si è visto alle elezioni regionali e - nonostante tutto quello che è successo - lo confermano i sondaggi. I soldi scarseggiano e sono già motivo di scontro, ma quelli, in un modo o nell’altro, alla fine saltano sempre fuori. E comunque l’assenza di un’opposizione degna di questo nome consente a chi governa margini di errore amplissimi. Il problema vero, per la maggioranza, è che manca l’ingrediente più importante: la fiducia tra i suoi leader. Senza la quale non si può fare nulla, nemmeno proseguire la legislatura. Il gelo tra il premier e Gianfranco Fini è solo l’esempio più visibile, e nemmeno il più pericoloso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assai più rischioso, in questo momento, è il fronte tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. In discussione non c’è la linea del rigore, che è stata apprezzata da Bruxelles e ha dato modo al presidente del Consiglio di farsi bello con il lavoro del suo ministro. Il punto, semmai, è come attuarlo, questo rigore. Il Cavaliere, racconta un alto esponente del suo partito, «si sente messo all’angolo da Tremonti. Per lui è innanzitutto una questione di identità: sente che stavolta, con la manovra di Tremonti, può finire per sempre la sua connotazione liberista, che l’accompagna dal 1994». Per essere chiari: provvedimenti quali la tracciabilità dei pagamenti rischiano di passare come una vessazione nei confronti dei professionisti, tradizionale bacino elettorale del centrodestra, e non fanno parte della cultura di Berlusconi. «Cose simili, semmai, era lecito aspettarsele da Vincenzo Visco», mugugna un deputato berlusconiano della prima ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al premier non piace nemmeno il progetto di intervenire sulle buste paga degli statali, e in questo - per una volta - si trova a pensarla come Fini. Sia perché così si perdono consensi, sia perché il taglio degli stipendi dei dirigenti pubblici rischia di essere bocciato dalla Corte costituzionale. Le perplessità del premier celano il sospetto che Tremonti stia lavorando per Umberto Bossi, preparando una manovra più dura del dovuto per mettere fieno in cascina in vista dell’avvio del federalismo fiscale, che - almeno in fase di partenza - rappresenta un’incognita per le casse pubbliche. Così, quando Berlusconi ieri ha detto che la manovra «non aumenterà le tasse» né toccherà «la sanità, le pensioni, la scuola e l’università», parlava ai suoi elettori, ma in realtà fissava i paletti per l’azione del ministro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pure la Lega vede le sue scorte di fiducia esaurirsi. L’altro giorno Bossi, dicendosi «molto preoccupato» per il federalismo, ha espresso un pensiero che è di molti esponenti del Carroccio. Anche perché i ministri del PdL intendono vederci chiaro. Per tutti loro, berlusconiani e finiani, ha già parlato Renato Brunetta: «Se qualcuno mi dice che il federalismo costa, io dico meglio non farlo». La Lega inizia a guardare con il fiato sospeso anche le mosse di Tremonti: finora il ministro ha mostrato di mettere il rigore prima di tutto. Lo metterà anche prima del federalismo? Perché se la risposta è «sì», per vedere realizzato il federalismo fiscale si dovrà aspettare la ripresa economica. Insomma, si rischiano tempi ben più lunghi di quelli previsti da Bossi. Il quale, intanto, ieri ha ammesso che i conti della manovra faticano a tornare: «Ci incontreremo sia con Berlusconi sia con Tremonti, perché non è che tutte le cose siano chiare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A conferma del fatto che in questa fase il problema più grave non è la convivenza tra Berlusconi e Fini, c’è la richiesta, presentata dal ministro finiano Andrea Ronchi, di «condividere» la manovra con le parti sociali e discuterla all’interno dello stesso PdL. Tradotto: Tremonti si scordi di fare tutto da solo. Lui, ovviamente, non ha alcuna voglia di sottoporsi a un tale esame. La stessa richiesta, peraltro, era stata avanzata dai forzisti durante l’ultimo consiglio dei ministri. Racconta una fonte di governo che da anni è vicina a Berlusconi : «Tra noi e i finiani c’è la convinzione unanime che la manovra debba essere discussa con le parti sociali, con i gruppi parlamentari, con i partiti della coalizione e in particolare con il PdL». Tremonti ha risposto che non c’è tempo per fare tutti questi giri, ma il resto del partito non la pensa allo stesso modo. Prosegue la fonte: «La situazione è delicata, ma non c’è alcuna urgenza. C’è tempo sino al prossimo appuntamento europeo, che sarà il vertice Ecofin del 7 giugno. Quindi va bene il rigore invocato da Tremonti, ma drammatizzare è sbagliato. Anche perché l’economia reale inizia ad andare bene».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un colloquio teso che ha avuto l’altra sera davanti a Berlusconi e Gianni Letta, Tremonti è tornato a ventilare l’ipotesi di dimettersi se le cose non andranno come chiede lui. L’unico risultato che ha ottenuto, raccontano, è stato quello di accrescere la diffidenza di Berlusconi: dopo gli americani che entrano a gamba tesa sulla legge sulle intercettazioni, Giorgio Napolitano che gli intima di non varare più decreti «troppo eterogenei», Fini che è quello che è e i magistrati che fanno quello che fanno, il premier adesso vuole evitare di aggiungere il nome del ministro dell’Economia alla lunga lista dei suoi nemici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 23 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-6899313517833649293?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6899313517833649293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6899313517833649293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/i-soldi-si-trovano-ma-e-la-fiducia-che.html' title='I soldi si trovano, ma è la fiducia che manca'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3572533089130351842</id><published>2010-05-22T16:18:00.001+02:00</published><updated>2010-05-22T16:18:00.845+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Quirinale'/><title type='text'>Asse Obama-Napolitano sulle intercettazioni</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lotta alla mafia è senza dubbio importante, ma per gli Stati Uniti quella al terrorismo lo è ancora di più. Ed è innanzitutto a questa che pensava ieri Lanny A. Breuer, sottosegretario del Dipartimento penale americano, quando, parlando in una conferenza stampa all’ambasciata di via Veneto, ha detto: «Non vorremmo mai che succedesse qualcosa che impedisse ai magistrati italiani di fare l’ottimo lavoro svolto finora. Le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini». Uno stop che più chiaro non si può alla legge messa in cantiere dal governo Berlusconi, al quale poco o nulla toglie la precisazione di rito fatta in serata dallo stesso Breuer: «Non spetta a me entrare nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l’Italia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio le divergenze di opinioni su questa norma tra l’esecutivo di Washington e quello di Roma stanno rafforzando i rapporti che legano Barack Obama a Giorgio Napolitano. Del resto, non da oggi, la Casa Bianca ritiene il presidente della Repubblica un interlocutore più in sintonia con i desideri americani di quanto non lo sia il Cavaliere. Motivo che ha spinto Obama a chiedere un incontro, organizzato in tempi da record: il 17 maggio, subito dopo aver accettato l’invito del presidente americano, Napolitano ha annunciato che si recherà a Washington il 25 maggio, per una visita-lampo. A rendere la prassi ancora più insolita c’è il fatto che il presidente americano sia piuttosto parco nel concedere visite ai leader europei, ma Napolitano, evidentemente, rappresenta l’eccezione. In rappresentanza dell’esecutivo, ad ogni buon conto, sarà con lui il ministro degli Esteri, Franco Frattini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, anche se agli occhi del governo Berlusconi e di tanti italiani quello compiuto ieri da Breuer è un intervento a gamba tesa negli affari interni di un Paese alleato, per gli americani ancora una volta tutto, o quasi, si spiega con la lotta al terrorismo, che a Washington ritengono sia affare di loro competenza più o meno esclusiva. Appelli come quello lanciato nei giorni scorsi dal procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, secondo il quale «se passasse la legge sulle intercettazioni sarebbero a rischio anche le indagini sul terrorismo internazionale», poiché spesso queste iniziano da «reati secondari, come l’immigrazione clandestina e la falsificazione di documenti», non sono passati inosservati. Specie a quei settori dell’intelligence americana che hanno bisogno che nel Paese al centro del Mediterraneo i controlli telefonici continuino ad essere fatti ad ampio raggio e con grande discrezionalità. E l’amministrazione Obama, al pari di quella che l’ha preceduta, fa presto a tradurre questi allarmi in una questione politica di primo livello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che ieri Breuer abbia preferito parlare di lotta alla mafia, anziché di lotta al terrorismo, può spiegarsi anche con la volontà di evitare ricordi imbarazzanti: l’ultima volta che gli Stati Uniti si sono occupati di contrasto al terrorismo in Italia fu quando agenti della Cia rapirono l’imam egiziano Abu Omar, e sappiamo come andò a finire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La richiesta di cambiare la legge sulle intercettazioni, prima di diventare pubblica, era stata avanzata dall’amministrazione americana in modo riservato. Ad esempio durante il pranzo che la scorsa settimana l’ambasciatore a Roma, David H. Thorne, ha avuto con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. O nei tanti colloqui che i rappresentanti diplomatici di Washington hanno avuto con esponenti dell’esecutivo e del PdL, incluso lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Però manca, agli occhi del Dipartimento di Stato e della stessa Casa Bianca, un interlocutore affidabile, capace di garantire che certe operazioni vadano a buon fine, o quantomeno in grado di dare una risposta chiara e definitiva. Lo stesso Gianfranco Fini, che i suoi amano dipingere come il nuovo oggetto delle brame di Washington, sempre in cerca di leader “emergenti” su cui puntare, in realtà oltre oceano non è visto come un cavallo vincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Napolitano, invece, unisce alla sua autorità un feeling eccellente con Obama. Sulla legge per regolare le intercettazioni c’è piena identità di vedute: più volte il presidente della Repubblica italiano è intervenuto nel dibattito per chiedere «regole condivise» e «senso della misura». Appello rivolto a tutte le parti, ma in primis a governo e maggioranza. E a livello personale i suoi rapporti con Obama sono idilliaci. Non da oggi: lo scorso luglio il Times di Londra, nelle cronache del G8 abruzzese, riportava che «Barack Obama si è lanciato in un copioso elogio per un grande leader nazionale, che ha l’ammirazione di tutto il popolo italiano. Obama non parlava di Silvio Berlusconi, ma del Capo dello Stato Giorgio Napolitano».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Normale che il Cavaliere non sia entusiasta di questo rapporto privilegiato. E la notizia dell’imminente trasvolata oceanica del presidente della Repubblica non ha migliorato il suo umore. Gli sherpa diplomatici gli hanno spiegato le motivazioni protocollari, prima tra tutte il fatto che il presidente degli Stati Uniti è capo di Stato e quindi è preferibile che abbia incontri con i propri omologhi, come Napolitano. Ma, a quanto raccontano, sono argomentazioni che non hanno persuaso Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 22 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3572533089130351842?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3572533089130351842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3572533089130351842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/asse-obama-napolitano-sulle.html' title='Asse Obama-Napolitano sulle intercettazioni'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2367004251769848835</id><published>2010-05-20T16:00:00.003+02:00</published><updated>2010-05-20T16:00:06.668+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Televisione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra italiana'/><title type='text'>Santoro, ovvero la perdita dell'innocenza</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anime belle, creaturine innocenti che il giovedì sera si mettevano lì, davanti al televisore, come nemmeno le suore filippine dinanzi a Ratzinger che legge il Vangelo: ma ci credevate sul serio? Davvero pensavate che quello fosse diverso, fatto di una pasta distinta da quella di noialtri (e voialtri) mortali, immune all’avidità e alla vigliaccheria? Eravate convinti che uno al quale mettono in mano una buonuscita da tre milioni di euro, o quanti ne sono, magari di più, ci avrebbe sputato sopra solo per la bella faccia vostra, che nemmeno vi ha mai visto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché a leggere quello che avete scritto dopo che Michele Santoro ha siglato il patto col diavolo, facendosi pagare per chiudere Annozero, pare proprio di sì. Su Internet, sui blog, sulla pagina Facebook che il soldato giapponese Sandro Ruotolo continua ad aggiornare dalla giungla: ovunque lasciate traccia del vostro sconcerto. «Michele mi hai deluso, lasceremo l’Italia in balia di Minzolini e di false verità». «Ora almeno investi il vile denaro nelle tue idee. Lo devi a te stesso e a tutti quelli che ti hanno seguito». «Ogni giovedì sera, dopo una giornata di merda a farmi in quattro a spiegare ai miei compagni che Berlusconi è un maiale, vedevo Annozero e non mi sentivo più il solo combattente di una guerra occultata». «Ti prego non ci abbandonare, per me Annozero è religione». Essì, fate tanto i laici, ma adesso sembrate quei poveri gonzi che per anni hanno portato i soldi al guru indiano, finché un giorno aprono i giornali e scoprono che l’asceta ci si è comprato una villa a Bel Air, con piscina e attricette in perizoma incluse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, insomma, il suo curriculum lo conoscevamo un po’ tutti. Sappiamo che ha lavorato a Mediaset, e che i soldi del «maiale» a lui e ai suoi non hanno mai fatto schifo, anzi. Sappiamo pure che quando gli è servito non ci ha pensato due volte a mettersi sotto un comodo ombrello da eurodeputato diessino, senza lasciare in Europa alcuna traccia di sé che non fossero i bonifici intestati sul suo conto dal Parlamento europeo. Eppure ogni volta gliel’avete perdonata, ogni volta avete trovato un alibi, più per voi stessi che per lui. Vi siete autoconvinti che in fondo era entrato in Mediaset per «destrutturare il Biscione», «combattere il nemico dall’interno» e queste robe qua. Vi eravate bevuti la storia che fosse davvero andato a Strasburgo per cambiare il mondo. Certo, sì, stavolta è un po’ più dura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche perché è chiaro che mamma e papà non vi avevano detto nulla, e che questa è la vostra perdita dell’innocenza, il passaggio all’età adulta, magari un po’ tardivo ma pazienza, meglio tardi che mai («Ormai hai vent’anni, è tempo che tu sappia di chi sei figlio», diceva Alberto Sordi in un film del ’54). Proprio per questo, però, non prendetevela con Santoro: ringraziatelo. Fate tesoro del suo insegnamento: di tutte le cose che vi ha detto in questi anni, la più grande lezione di vita che vi ha dato è il modo con cui ha intascato i soldi della Rai berlusconiana per andarsene, raccontando a voialtri di «aver agito ancora una volta nell’interesse del pubblico». E già che ci siete, cogliete l’occasione per iniziare a conoscere voi stessi: prima di accusarlo di ipocrisia, pensate a quello che avreste fatto voi al suo posto, con quell’assegno davanti. Magari scoprirete che l’ipocrita Santoro è in buona compagnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 20 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2367004251769848835?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2367004251769848835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2367004251769848835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/santoro-ovvero-la-perdita-dellinnocenza.html' title='Santoro, ovvero la perdita dell&apos;innocenza'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7768737653045140173</id><published>2010-05-19T17:22:00.001+02:00</published><updated>2010-05-19T17:24:41.318+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>Torna il "fisco etico"</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel bel mezzo della più grave crisi finanziaria che l’Europa ricordi, Pier Luigi Bersani pensa bene di andarsene a Pechino per incontrare un tale He Guokiang, membro della segreteria nazionale del Partito comunista cinese. Il segretario del Pd arriverà in Cina il 23 maggio e ci resterà per cinque giorni, nella certezza che in Italia nessuno si accorgerà della sua assenza. Infatti, ora che c’è, nessuno si accorge della sua presenza. Il Pd non ha ancora deciso se dire sì o no al federalismo demaniale, che si voterà oggi, e già che c’è deve anche mettersi d’accordo con se stesso su cosa fare con la manovra correttiva da 27 miliardi che il governo porterà presto in Parlamento, e che il Pd è tentato di condividere per senso di responsabilità, ma anche no. Quanto a proporre qualcosa di autonomo su come raddrizzare i conti pubblici, fosse mai: se Bersani lo facesse, si scoprirebbe che metà del Pd dissente. Meglio la Cina, decisamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il che, però, apre un buco, anzi una voragine a sinistra. Chi presidia la trincea attorno alla moneta unica, voluta dai padri dell’Ulivo? Chi difende i pensionati e gli altri poveri cristi minacciati dalla crisi dell’euro? Chi se la prende con i mandarini e i ricchi grand commis di Stato? Chi taglia le buste paga dei politicanti al potere? Chi dà la caccia agli evasori? Chi assicura che i ministri presi con il sorcio in bocca non la faranno franca? Chi manda il messaggio che in momenti come questo è immorale spendere milioni di euro per una squadra di calcio? Tranquilli. Convinto - da bravo imprenditore attento alla ottimizzazione delle risorse - che nessuno spazio politico debba restare libero, Berlusconi ha trovato la soluzione: ci pensano lui e il suo governo, a fare la sinistra. Meno male che il compagno Silvio c’è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Berlusconi che ostenta la ricchezza e sdogana il profitto, quello che difende chi non paga le tasse perché «se lo Stato ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, ti senti un po’ giustificato a mettere in atto procedure di elusione e a volte anche di evasione», sono reperti del Giurassico. Giacciono sepolti sotto metri di terra, e chissà mai se torneranno alla luce. Il Berlusconi di oggi manda avanti Giulio Tremonti a dire che quella in arrivo sarà «una manovra etica», della quale dovranno preoccuparsi solo «i falsi invalidi e i veri evasori». Dove il «fisco etico», usato come strumento di educazione della società, qui alla sua prima apparizione ufficiale nel vocabolario del berlusconismo, è una novità che può produrre crampi allo stomaco dei superstiti della prima ora, i forzisti liberisti del ’94, allievi di Sergio Ricossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Berlusconi del 2010, anno della crisi che minaccia di travolgere l’euro, è quello che ha varato la linea dura contro Claudio Scajola e gli altri sospettati di corruzione e ora sta pensando di rivolgersi alla nazione, col cuore in mano, per appellarsi al senso di responsabilità di tutti gli italiani: tutti saranno chiamati a stringere un po’ la cinghia, ma ai deboli non sarà levato uno spicciolo. Equo e solidale, il Cavaliere: i primi a pagare saranno quelli della “casta”, pronti per una volta a spennare se stessi. «Ho sentito parlare di tagli agli stipendi dei parlamentari nell’ordine del 5%. Mi viene da sorridere. Per me è solo un aperitivo», ghigna il solito Tremonti. Nessuno stravolgimento, invece, per le pensioni: «Abbiamo il sistema previdenziale più stabile d’Europa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche se ieri ha smentito per l’ennesima volta, non è un segreto che il premier stia valutando l’idea di cedere il Milan. Niente più di un gesto simile darebbe l’idea di quanto sono cambiati, lui e l’Italia. Le campagne acquisti fantamiliardarie, l’ostentazione dei grandi campioni, l’elicottero che atterra al centro del campo e lui che ne esce col sorriso a 32 denti non sono più in sintonia col Paese di oggi. E Berlusconi, da quel grande venditore che è, ciò che passa per la testa dei suoi clienti lo ha capito da un pezzo. Così magari non venderà la squadra nemmeno in questo giro, anche perché mica è facile trovare chi se la compra. Ma cercherà comunque di adeguarsi allo spirito del tempo, metterà il suo karma in linea con quello degli elettori: far quadrare i conti, cavare tutto il possibile da quello che si ha in dispensa. Fare le nozze con i fichi secchi, se serve. Più che far sognare, oggi occorre essere credibili. E si è credibili solo se si è morigerati. Nello sport come nella politica, ammesso che per il Cavaliere si tratti di due cose distinte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 19 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7768737653045140173?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7768737653045140173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7768737653045140173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/torna-il-fisco-etico.html' title='Torna il &quot;fisco etico&quot;'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-5427625788417779285</id><published>2010-05-18T17:35:00.003+02:00</published><updated>2010-05-18T17:41:04.345+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lega'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Welfare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Gli stipendi da tagliare</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli schiaffoni rimediati in queste settimane dalla classe politica (ieri, per dire, è stato arrestato per corruzione l’ex sindaco di Gallipoli, incidentalmente dalemiano) hanno già prodotto un risultato: gli stipendi di ministri e parlamentari saranno tagliati, almeno del 5%. Troppi politici ansiosi di rifarsi l’immagine, ormai, si sono sbilanciati a prometterlo sull’onda delle inchieste giudiziarie e della crisi finanziaria, e tirarsi indietro sarebbe imbarazzante persino per gli standard cui ci hanno abituati. Se poi un ministro assennato e vicino al premier come Franco Frattini assicura a Libero (nell’intervista pubblicata domenica) che presto la proposta del taglio degli stipendi sarà fatta propria da Silvio Berlusconi, è il caso di prenderlo sul serio. Anche ammesso, però, che le cose vadano davvero così, resta da capire fin dove si debba arrivare. Vanno tagliati pure gli stipendi dei politici locali? E soprattutto: è giusto ridurre anche le buste paga più pingui del settore pubblico, come quelle di magistrati, grand commis e alte cariche dello Stato, incluso lo stesso presidente della Repubblica? Sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non per i risparmi che simili interventi possono produrre. Ma perché nel momento in cui si chiede l’ennesimo sacrificio ai dipendenti pubblici, a chi si prepara ad andare in pensione e a tutti i contribuenti, l’errore peggiore che si potrebbe commettere è confermare l’impressione che l’Italia sia ancora quella raccontata da Giuseppe Prezzolini nel 1921: un Paese diviso tra «furbi» e «fessi», nel quale «se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito, questi è un fesso». Che le cose stiano ancora così è fuori discussione, ma se per una volta i furbi evitassero di darlo a vedere, i fessi apprezzerebbero. E buona parte dei furbi, ancora oggi, occupa cariche - non necessariamente elettive - nei livelli alti e medio-alti delle istituzioni. Dove è vero che gli stipendi non raggiungono quasi mai gli standard del settore privato, ma è vero anche che si hanno garanzie non paragonabili a quelle dei posti di lavoro esposti ai rischi del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad esempio: quando Umberto Bossi avverte che anche i magistrati devono «dare una mano», perché il loro stipendio è legato a quello dei parlamentari, dice una cosa di banale buon senso. Ma il sindacato delle toghe gli risponde gridando all’ennesimo «attacco all’indipendenza dei giudici». E perché mai? Gli stipendi dei magistrati variano dai 37.400 ai 122.300 euro lordi. Grazie agli incarichi extragiudiziali, poi, tante toghe riescono a portare a casa cifre più alte. È chiaro, allora, che ai livelli più bassi da raschiare non c’è nulla, ma a quelli più elevati di grasso da togliere ce n’è tanto, e farlo non avrebbe nulla di scandaloso in un momento come questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Discorso analogo per gli alti funzionari pubblici. Congelare gli aumenti degli statali, incluso chi guadagna 1.400 euro al mese, come sta pensando di fare il governo, è economicamente insensato e moralmente offensivo se non si accompagna a interventi più drastici su stipendi al top. Come quelli dei dirigenti universitari, che viaggiano sui 97.800 euro l’anno, o dei capi dipartimento dei ministeri (236.300 euro). E non si capisce per quale motivo la Rai, società a capitale pubblico dove i consiglieri d’amministrazione ricevono tra i 195.000 e i 400.000 euro l’anno, debba restare fuori dalla mannaia. Il paragone con i rivali di Mediaset, poi, non giustifica i cachet di certi conduttori, giornalisti e altri volti più o meno noti. Mediaset, infatti, è una società quotata che produce utili, e se non lo fa è un problema dei suoi azionisti; la Rai, invece, ai suoi finanziatori coatti - i contribuenti - non solo non stacca alcuna cedola, ma chiede ogni anno un intervento per coprire l’immancabile buco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire che simili tagli porterebbero in cassa una quota minima dei 27 miliardi che sta cercando il ministro Giulio Tremonti non coglie il punto vero della faccenda. Ovvero che la politica - specie nei momenti di difficoltà - vive anche di simboli, degli esempi che dà ai cittadini. Dicono che Berlusconi l’abbia capita: presto vedremo se è vero. Proprio per questo è importante che dal Quirinale arrivi un segnale chiaro. Se tutta la politica riduce il suo budget del 5%, è giusto che lo stesso accada per il bilancio della presidenza della Repubblica (228 milioni di euro l’anno) e per lo stipendio di Giorgio Napolitano (218.000 euro). E siccome nel governo e in parlamento nessuno ha il coraggio di dirlo chiaro e tondo, ma ci si limita a invocare tagli alle buste paga delle «alte cariche», sarebbe il caso che Napolitano facesse un passo avanti, chiedendo - lui per primo - una simile decurtazione: la sua autorità morale e politica potrebbe rendere l’esempio contagioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto alla Lega, che si è fatta portabandiera di questa campagna di moderazione salariale della politica, se davvero non sta realizzando solo un’operazione di facciata, metta subito tra le cose da fare l’abolizione delle province, iniziando da quelle inutili, come si legge nel programma di governo scritto da Berlusconi e accettato da Bossi. Qualche amministratore del Carroccio resterà senza lavoro, ma è anche dal rispetto di simili impegni che si valuta l’appartenenza alla categoria dei «furbi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 18 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-5427625788417779285?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5427625788417779285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5427625788417779285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/gli-stipendi-da-tagliare.html' title='Gli stipendi da tagliare'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-6217839399197122812</id><published>2010-05-15T17:55:00.001+02:00</published><updated>2010-05-15T17:57:39.159+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lega'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>E Bossi passa al comando</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questi tempi il centrodestra ricorda molto quei consigli d’amministrazione nei quali Enrico Cuccia dettava legge pur controllando una quota minima del capitale. «Le azioni si pesano, non si contano», spiegava il dominus di Mediobanca. Sostituendo la grisaglia con la camicia verde, è quello che sta facendo Umberto Bossi dentro la maggioranza: il suo pacchetto di voti sarà pure minoritario, ma oggi pesa tanto da renderlo il vero socio forte. Ruolo in cui Bossi resterà fin quando Silvio Berlusconi non troverà modo di sfilarsi dal pantano in cui le vicende giudiziarie hanno infilato il suo governo e il suo partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le analogie con via Filodrammatici finiscono qui: non essendo cresciuto alla scuola dell’understatement, Bossi esibisce volentieri in pubblico la forza politica di cui dispone. Ieri, per dire, l’iniziativa l’hanno presa in mano lui e i suoi. E sui poveri alleati del PdL ha iniziato a piovere sin dal mattino. Prima, dalle colonne di Repubblica, il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha usato parole dure nei confronti dei vicini di coalizione: «Il presidente del Consiglio dovrebbe avere la determinazione e il coraggio di fare una seria operazione di controllo dei ranghi interni. Soprattutto in alcune aree del Paese, dove queste collusioni sono più presenti». In altri tempi dal PdL sarebbe stata spedita a Tosi una risposta in romanesco verace, traducibile in un accorato invito a occuparsi degli affari del proprio partito. Ma gli alleati sono così sotto schiaffo che gli hanno quasi dato ragione. Anche Luca Zaia, presidente del Veneto, ci ha messo del suo, dicendo di aspettarsi «pulizia totale» da parte di Berlusconi se le indiscrezioni apparse in questi giorni dovessero trovare conferma. Il risultato è che il premier, annunciando «nessuna indulgenza per chi ha sbagliato», dà l’impressione di essere costretto a subire le loro richieste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E siccome sono tipi svegli e la politica la sanno fare pure se non hanno letto Ralf Dahrendorf e Zygmunt Bauman (anzi, forse proprio per questo), a quelli della Lega è venuta pure l’idea che sarebbe tanto servita al presidente del Consiglio per dare il primo colpo d’ala e staccarsi dal fango: «Tagliare almeno del cinque per cento gli stipendi di ministri e parlamentari». L’ha tirata fuori Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione legislativa. Il leghista ha detto che la proporrà al governo nel momento di scrivere la manovra correttiva, che potrebbe avere un importo superiore ai 25 miliardi previsti e già promette lacrime e sangue. Se Berlusconi è furbo la fa subito sua, spiegando che spetta alla “casta”, soprattutto in un momento come questo, dare il buon esempio e tirare per prima la cinghia (si fa per dire). Ma la fretta e il momento in cui Calderoli se l’è giocata, assieme a mille altri fattori (ad esempio il giudizio favorevole sull’operato della magistratura), fanno capire che la Lega, in questa fase, è interessata più a competere con il PdL, a fregarlo sul tempo e a contendergli elettori, che a collaborare. Segno che l’ipotesi del voto anticipato è presa in seria considerazione dagli uomini di Bossi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Carroccio, del resto, vince comunque. Vince se il governo resiste, perché se l’esecutivo va avanti vuol dire che riesce a mantenere gli impegni presi sul federalismo. Vince se si fa un nuovo governo, perché tutti, anche nell’opposizione, sanno che per crearne uno diverso da questo occorre il lasciapassare della Lega, che ovviamente lo rilascerà alle proprie condizioni. Ne ha dovuto prendere atto persino il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che ha legato la realizzazione dell’ipotetico «governo di responsabilità nazionale» da lui caldeggiato alla costruzione del federalismo. La Lega vince pure se si va alle urne, perché è l’unico partito in grado di raccogliere i delusi del PdL e del Pd. Non a caso tutti i sondaggi la premiano, e lo faranno ancora di più se la “questione morale” diventerà dirompente. Così, alla prossima legislatura, che probabilmente avremo già tra un anno, si ritroverà in Parlamento più forte e numerosa di prima, nonché decisiva nella partita per la nomina del presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 15 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-6217839399197122812?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6217839399197122812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6217839399197122812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/e-bossi-passa-al-comando.html' title='E Bossi passa al comando'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8518599521623879227</id><published>2010-05-14T16:30:00.000+02:00</published><updated>2010-05-14T16:30:00.946+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Se Berlusconi smette di coprire i suoi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente dà l’idea dell’emergenza meglio di Silvio Berlusconi che smette di fare il garantista e annuncia la linea dura nei confronti dei suoi: chi dovesse essere accusato di aver grufolato nella mangiatoia dell’imprenditore Diego Anemone, fuori. Raus, via dal governo e dal PdL. Lui non li coprirà più, Claudio Scajola docet. Questi propositi il premier li ha annunciati durante la cena che ha avuto mercoledì sera con un gruppo di imprenditori amici: non proprio delle anime candide insomma, ma gente che sa come gira il mondo e che magari avrebbe intonato con lui la litania del trappolone ordito dalle toghe rosse. E invece.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il segnale per i suoi è chiaro: Berlusconi non intende caricarsi sulle spalle il peso delle loro colpe. Già si sente esposto su tanti fronti: il duello eterno con quel rompiscatole di Gianfranco Fini, l’attuazione del federalismo fiscale che scricchiola sotto i colpi della crisi finanziaria e getta incognite sul rapporto con la Lega, la manovra da 25 miliardi (forse più) che entro l’anno dovrà essere varata, i provvedimenti sulla giustizia da approvare in corsa. L’ultima cosa di cui ha bisogno, adesso, è un ministro o un presidente di commissione che gli chiede di tirarlo fuori dai guai perché si è fatto beccare col sorcio in bocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Racconta un senatore forzista che gli ha parlato da poco: «Berlusconi è amareggiato. Anzi, diciamo pure che è estremamente incazzato, ed è chiaro che se dice queste cose è perché è a conoscenza di altri fatti. È preoccupato dalle reazioni della gente: per tanti elettori, è meglio intascare una tangente che farsi regalare una casa». E se invece di un sorcio si tratta di un topolino, non è una scusante. Anzi. «Berlusconi la vede così: “Ho fatto in modo che questi facessero i parlamentari o avessero un posto nel governo, tanto da guadagnare ventimila euro al mese. Ma che bisogno avevano di farsi fare gratis lavoretti alle finestre o alle mansarde, che avrebbero pagato sì e no 10mila euro?”». Ragionamento impeccabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pure la decisione di prendere tempo per sostituire Scajola alla guida del ministero dello Sviluppo Economico è dovuta alle preoccupazioni del premier. Perché una cosa è dover rimpiazzare un ministro solo; un’altra doverne nominare due o tre, nel caso in cui ulteriori ministri - come si vocifera da giorni - dovessero cadere sotto la mannaia di qualche procura. Nel secondo caso, infatti, si dovrebbe mettere mano a un vero e proprio rimpasto di governo, se non addirittura alla nascita di un nuovo esecutivo e magari a un allargamento della maggioranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ipotesi migliore, ci sarebbe comunque da accontentare i crescenti appetiti del Carroccio. Dove le parole di Umberto Bossi, più che tranquillizzare, inquietano: «Finché ci siamo io, la Lega e Tremonti, il governo non lo buttano giù». Ma figuriamoci se Berlusconi può digerire l’idea di restare al governo sotto la tutela di Tremonti, Bossi o chiunque altro. Lo stesso Fini, quando - parlando da capo-corrente - annuncia che i suoi non faranno imboscate al governo, suona minaccioso: «Certo che non intende far cadere l’esecutivo», commenta un sottosegretario ex An passato con Berlusconi, «il suo obiettivo è cuocerci tutti a fuoco lento...». Nessuno, comunque, crede che il faccia a faccia tra Berlusconi e Fini, ammesso che mai si faccia, possa ricomporre la frattura tra i due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo tutti stanno cercando una via d’uscita, che al momento non si vede. L’incertezza è tale che assume una qualche consistenza persino il fumosissimo «governo di responsabilità nazionale» evocato nei giorni scorsi da Pier Ferdinando Casini. L’ipotesi, bocciata in fretta e furia negli ambienti berlusconiani, in queste ore è oggetto di attenta rivalutazione. Il deputato azzurro Osvaldo Napoli, che dapprima aveva etichettato il progetto casiniano come espressione di «una deriva nostalgica per una politica fatta di alchimie che nascono nel chiuso di laboratori e lontano dai problemi dei cittadini», ieri ha usato toni assai più possibilisti: «Se le aperture di Casini e dell’Udc alla Lega per un confronto senza pregiudiziali sul federalismo e su altre questioni fossero autentiche, il vantaggio per il Paese sarebbe davvero importante». Casini, del resto, ha fornito ampie assicurazioni che il suo progetto non è contro Berlusconi, ma punta a tenerlo in gioco anche se l’esecutivo attuale dovesse crollare. A rendere le trattative con l’Udc interessanti agli occhi del premier c’è pure il fatto che non piacciono a Fini, il quale si è appena detto contrario alle «marmellate politiche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro, nel Pd più di uno è tentato. Matteo Colaninno non sarà un politico di lungo corso, ma è persona molto prudente e se invoca un «esecutivo con un’amplissima maggioranza» e non si fa problemi nell’affidarne la guida allo stesso Berlusconi, vuol dire che ha fiutato l’aria che tira non solo in Confindustria, ma anche nel suo partito. Dove l’unica cosa chiara è che, pur di evitare il ricorso anticipato alle urne, venderebbero l’anima al diavolo. La crisi finanziaria, da questo punto di vista, sembra arrivata al momento giusto: col pretesto dell’emergenza si può fare tutto. O quasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 14 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8518599521623879227?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8518599521623879227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8518599521623879227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/se-berlusconi-smette-di-coprire-i-suoi.html' title='Se Berlusconi smette di coprire i suoi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-1447299442900366269</id><published>2010-05-13T16:42:00.002+02:00</published><updated>2010-05-13T16:45:58.058+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra italiana'/><title type='text'>De Benedetti silura Bersani</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo De Benedetti è un gatto e la sinistra è il suo gomitolo. La prende a zampate, la srotola, l’arrotola. Fin quando non si stufa e decide di passare a qualcos’altro. Tanto, a fare e disfare, quando lui non c’è, ci pensano Repubblica e gli altri suoi giornali. Ogni volta il gomitolo rosso ne esce un po’ più malconcio e sfilacciato di prima. Ma è sempre lì, a disposizione. De Benedetti ha appena ricominciato a ronzarci attorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non avesse grande stima per Massimo D’Alema, il quale affettuosamente ricambia, è cosa nota. Che l’Ingegnere e i direttori delle sue testate si siano assegnati la missione di dettare la linea alla sinistra e ai suoi leader, è un dato di fatto. Si era intuito, ad esempio, che Pier Luigi Bersani non va a genio a tutti costoro. Poche settimane fa Ezio Mauro, che di Repubblica è il direttore, aveva posato una lapide sulle ambizioni del segretario del Pd. Intervistato dall’Espresso, il settimanale del gruppo, con quella modestia che da sempre contraddistingue casa Scalfari, Mauro aveva spiegato al Partito democratico e alla opposizione tutta cosa devono fare. Primo punto: rottamare Bersani. Per carità, «è una persona per bene, gode di una leadership forte legittimata dalla primarie, conosce i problemi del paese». Però «dovrebbe capire che la speranza da cui è nato il Pd era un’altra». Secondo: accogliere «energie nuove», farsi guidare nella sfida contro Silvio Berlusconi da «un leader che non risponda ad apparati e cursus honorum tradizionali. Che esprima una discontinuità». Un «papa straniero», insomma. Tutti avevano pensato a Luca Cordero di Montezemolo. Mauro, raccontano i suoi, in realtà ha in mente Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia. Il quale, però, a farsi asfaltare da Berlusconi per simpatia nei confronti di Repubblica non ci pensa proprio. Così l’unica cosa che i comuni mortali riescono a capire del Mauro-pensiero è che il leader del centrosinistra può essere chiunque, ma non Bersani o D’Alema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, insomma, ancora non si era arrivati ai livelli che si possono leggere nel libro “Guzzanti vs De Benedetti”. Dice l’Ingegnere in queste pagine: «Io credo che D’Alema abbia fatto tantissimi errori e non capisca più la sua gente, come il caso Puglia insegna. In quanto a Berlusconi, il mio giudizio su di lui come uomo politico è estremamente negativo, ma almeno Silvio ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente». Il che, detto dal peggiore nemico di Berlusconi nonché editore di riferimento della sinistra, un po’ fa pensare. Se il giudizio di De Benedetti su D’Alema può comunque essere messo nel conto, quello sul segretario in carica è inedito, se non altro per la durezza dei toni: «Io stimo moltissimo Bersani: è stato un eccellente ministro e di lui come persona e uomo di governo posso soltanto dir bene. Ma come leader? Suvvia, è totalmente inadeguato. Lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tipico: l’Ingegnere e i suoi sono specializzati nel battezzare in anticipo - e seppellire con fretta ancora maggiore - i leader della sinistra. Spesso si tratta degli stessi personaggi: prima costruiti come candidati premier, poi - una volta demoliti alle urne da Berlusconi - condannati all’oblio dei perdenti. Prendete Francesco Rutelli e Walter Veltroni, i due sui quali De Benedetti, in vista del declino del suo amico Romano Prodi, aveva scommesso già nel 2005. Li lanciò alla guida del centrosinistra dicendo in pubblico: «È il vostro secolo». Preparò l’incontro di Rutelli con George Soros, il re degli speculatori, presentandogli il suo pupillo come «un giovane brillante politico italiano». Al Corriere rivendicò di avere avuto un ruolo nella candidatura di Rutelli nel 2001. E lodò Veltroni: uno «giovane, intelligente e moderno». Fosse stato per lui, sarebbe stato candidato premier già nel 2006.  Era il 30 novembre del 2005 quando, a un convegno della Margherita con Veltroni e Rutelli, De Benedetti si disse pronto a essere dei loro: «La tessera numero 1 del Partito democratico la prendo io, se volete». Due anni dopo era in fila ai gazebo per votare Veltroni alle primarie. Repubblica, manco a dirlo, la pensava proprio come lui. Magnificava i due dioscuri e randellava i loro rivali. Soprattutto quelli interni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, però, nel 2008 succede che Veltroni perde in malo modo contro Berlusconi. E Rutelli è sconfitto da Gianni Alemanno nella corsa al Campidoglio. In pochi mesi, le «giovani» speranze lanciate da Repubblica sono diventate due pensionati baby della politica. De Benedetti se ne fa subito una ragione: «Non ho e non avrò mai la tessera di alcun partito». E quella richiesta di prendere la tessera del Pd di Veltroni e Rutelli? «Era una battuta». Il gatto si era stufato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora, però, lui e Repubblica non sanno che pesci prendere. Aspettano quel «papa straniero» che non arriva e forse non ci sarà mai. Nell’attesa scrutano le mosse del ticket nascente, quello composto da Veltroni  e Nichi Vendola. Ma è chiaro che lo fanno solo per dare fastidio a Bersani e perché non hanno nulla di meglio tra le mani. Per un po’ si erano illusi che l’uomo giusto fosse Renato Soru, l’imprenditore sardo fondatore di Tiscali. Pure lui ci aveva creduto: intervistato dall’Espresso, già parlava da leader del centrosinistra: «Dimostrerò che Berlusconi si può battere. Come ha fatto Prodi due volte». Soru si riferiva alle regionali sarde, dove era candidato come governatore. Da lì avrebbe potuto fare il salto alla guida della coalizione nazionale. Però quelle elezioni, un anno fa, sono state vinte da Ugo Cappellacci, figlio di un commercialista del Cavaliere. E la testa impagliata dell’Obama di Sanluri è finita tra i trofei di villa Certosa. Confermando una delle battute più diffuse nell’infame ambiente del giornalismo: l’appoggio di Repubblica, per un politico, è il bacio della morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 13 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-1447299442900366269?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1447299442900366269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1447299442900366269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/de-benedetti-silura-bersani.html' title='De Benedetti silura Bersani'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2194295662500799134</id><published>2010-05-07T20:09:00.002+02:00</published><updated>2010-05-07T20:12:24.916+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra italiana'/><title type='text'>Avessimo fatto come Zapatero</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verrebbe da prendersela con Moody's, l'agenzia di rating americana infallibile nell'accorgersi delle crisi quando sono già esplose (memorabile la “tripla A”, il giudizio di massima affidabilità rilasciato da Moody's, di cui si fregiava la banca d'affari Lehman Brothers il giorno prima che fallisse). Comportamento al quale di solito prova a rimediare a crac avvenuto, distribuendo randellate a destra e sinistra nel tentativo di rifarsi una verginità. Ieri, pagarne il prezzo è toccato a noi. Prima Moody's ha fatto sapere che la crisi finanziaria greca avrebbe potuto contagiare le banche di alcuni Paesi, inclusa l'Italia. Le cose, in realtà, non stavano proprio così, e dopo poco provava a spiegarlo un'altra agenzia di rating, la Fitch: dall'inizio della crisi, due anni fa, «le banche italiane hanno reagito bene, si sono mosse nella giusta direzione rafforzando il patrimonio e basandosi sul loro punto di forza, la raccolta diretta tra la clientela». E questo attenua di molto il rischio e scaccia gli spettri evocati da Moody's.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ormai era scattato il panico a piazza Affari, dove i titoli degli istituti di credito - che già avevano visto giorni migliori - stavano passando di mano a prezzi da saldo, trascinando al ribasso tutto il listino. Intuita la portata del danno (ci vuole pazienza, so' ragazzi) quelli di Moody's hanno provato a metterci una pezza: in una nuova comunicazione hanno spiegato che il sistema bancario italiano sino a oggi è stato «relativamente robusto», e quanto al rischio di un contagio dalla Grecia si tratta di una eventualità che può diventare concreta solo se «le pressioni dei mercati sui rating sovrani aumenteranno». A quel punto, però, la speculazione era partita e si preparava a lasciare il mercato borsistico in macerie: l'indice delle blue chips ha chiuso in calo del 4,27% e i titoli bancari hanno segnato un crollo tra il 6 e l'11%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attaccare Moody's è comunque inutile. Anche perché, dalle nostre parti, non abbiamo bisogno di aiuti dall'estero: a dipingere la situazione assai peggiore di come è ci riusciamo benissimo da soli. Massimo D'Alema, per citarne uno, va in giro a dire che «non c'è una politica per la ripresa né una politica per il sostegno alle imprese e questo vuoto sta aggravando gli effetti della crisi economica». Lui, invece, la ricetta ce l'aveva. Era la primavera del 2006, Romano Prodi si preparava a tornare al governo e D'Alema, all'epoca presidente dei Ds, indicava all'Italia la via da percorrere: «Vi illustro tre ragioni per fare come Zapatero. La Spagna quest'anno è cresciuta del 3%, mentre Berlusconi ci ha lasciato a stecchetto. In due anni Zapatero ha creato un milione di posti di lavoro veri. Inoltre la Spagna si è sostituita all'Italia nel promuovere il dialogo con i Paesi del Mediterraneo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche tempo, però, D'Alema e compagni hanno smesso di citare il socialista José Luis Zapatero come punto di riferimento. Adesso, infatti, si ha un'idea più precisa di ciò di cui la sua politica economica è capace. Quest'anno, secondo le ultime stime della Commissione europea, il prodotto interno lordo spagnolo scenderà dello 0,4%, mentre quello dell'Italietta berlusconiana salirà dello 0,8. La disoccupazione in Spagna è arrivata al 20,05%: la più alta d'Europa. Quella italiana, pari all'8,8%, è invece inferiore alla media della Ue. A conti fatti, da quando è andato al governo, Zapatero ha raddoppiato la disoccupazione (nel 2004 era all'11%), creando due milioni e mezzo di nuovi senza lavoro. Anche in Spagna, lo statalismo al potere si è confermato una catastrofe. Ma D'Alema non sembra farsene un cruccio e incolpa il governo Berlusconi della «molto preoccupante» situazione economica italiana. Avessimo dato retta a lui, chissà come la definirebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Pier Luigi Bersani fa la sua parte: l'Italia «ha la febbre alta», risponde ogni volta che dall'esecutivo qualcuno lancia messaggi di speranza. Fosse per il governo, assicura il segretario del Pd, il nostro Paese sarebbe «sul traghetto per la Grecia», che come slogan per convincere gli investitori ad andare altrove pare efficace. Bersani ha saputo trovare le parole giuste anche per tranquillizzare i lavoratori: in questa crisi, ha detto, l'Italia si avvia a perdere «un milione di posti di lavoro». Pure il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha un elenco di buoni motivi per cui gli imprenditori dovrebbero usare i loro soldi per creare posti di lavoro all'estero: «Il nostro Paese è l'unico rimasto sostanzialmente fermo. Se non si ha un'idea, un progetto, si finisce per galleggiare. Manca una coesione sociale, pagheremo questo in modo caro». E la ripresa di cui già si inizia a parlare? «È praticamente invisibile. È una fase che si prolungherà, purtroppo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il migliore di tutti, come al solito, resta Antonio Di Pietro: in confronto a quella dipinta da lui, l'Italia morta di fame raccontata da trasmissioni come Annozero e Ballarò è l'America di Ronald Reagan. Il leader dell'Idv è riuscito a dire che: «La crisi non è stata risolta né tantomeno è finita. Si può dire che siamo appena all'inizio»; «Il paese reale è fatto di aziende che chiudono, di lavoratori che perdono il posto e di giovani che non hanno futuro»; «Tutto il Paese è al collasso»; «La rivolta sociale sta per arrivare, è alle porte»; le conseguenze della crisi economica sull'occupazione «potranno porre una questione di tensione sociale, non esclusi anche momenti di violenza sociale». Chissà come ci è rimasto male quando gli hanno spiegato che quella che facevano vedere in televisione era la Grecia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 7 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2194295662500799134?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2194295662500799134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2194295662500799134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/avessimo-fatto-come-zapatero.html' title='Avessimo fatto come Zapatero'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2856867276798519853</id><published>2010-05-06T17:40:00.002+02:00</published><updated>2010-05-06T17:43:02.559+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>L'incubo del carciofo</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso se Gianfranco Fini e Umberto Bossi, manco si fossero messi d’accordo, ieri hanno abbandonato Silvio Berlusconi, smentendo la sua tesi della «offensiva giudiziaria» contro il PdL e il governo. «Non c’è nessuna congiura o accanimento dei giudici contro l’esecutivo», ha detto il presidente della Camera nella sua ennesima apparizione televisiva. «Mi sembra che i magistrati facciano solo il loro lavoro», gli ha fatto eco il leader della Lega. Niente di strano che i due, per una volta, parlino la stessa lingua. È che ambedue sono intenzionati a raccogliere i dividendi dello tsunami giudiziario che, secondo radio Montecitorio, sta per abbattersi sugli uomini del Cavaliere. I segni, per chi vuole vederli, ci sono già tutti: alle dimissioni di Claudio Scajola ieri ha fatto seguito la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Denis Verdini, uno dei tre coordinatori del PdL, accusato di corruzione. E già si fanno scommesse su chi sarà la prossima vittima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad avvalorare le paranoie del premier c’è un dato di fatto: Scajola e Verdini sono stati in questi anni i suoi uomini forti, gli organizzatori delle missioni impossibili. Tanto che, ogni volta che Verdini era dato per partente dal ruolo di coordinatore, il nome che si faceva al suo posto era quello dell’ex democristiano di Imperia. Difficile immaginare chiunque altro, al di fuori di questi due, nel ruolo di grande uomo macchina berlusconiano. E ora, nel giro di ventiquattr’ore, succede che Scajola è costretto a uscire di scena, forse per sempre, e sul capo di Verdini piomba una tegola di discrete dimensioni. Così Berlusconi va in giro dicendo di essere vittima della «strategia del carciofo»: via una foglia dopo l’altra, finché la parte centrale non resta scoperta, pronta per essere addentata. Non è un segreto il timore del Cavaliere che dalle procure sia in arrivo qualche brutta sorpresa per Gianni Letta, l’uomo a lui più vicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né Fini né Bossi, però, hanno di questi problemi. Il primo, dato per partente dal PdL prima delle prossime elezioni, ha scelto proprio il tema della giustizia e della legalità per accreditarsi come esponente “di destra” (anche perché, nel resto del suo “programma”, di destra c’è poco o niente). Facile prevedere che sarà su questi temi che, in parlamento, si spaccherà il PdL. Anche perché gli uomini della maggioranza e del governo che secondo le voci di queste ore sono destinati a finire coinvolti nelle inchieste giudiziarie, tanto per essere chiari, provengono sia da Forza Italia che da An, ma oggi sono tutti schierati con Berlusconi. A Fini, insomma, stavolta non costa davvero nulla stare con i magistrati e dire cose assai simili a quelle di Antonio Di Pietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto a Bossi, ha fiutato aria di elezioni anticipate. Lui preferirebbe che questa legislatura arrivasse a scadenza naturale dopo aver trasformato in legge il federalismo. Ma, se l’alternativa è mantenere in vita un parlamento impantanato dalla “secessione finiana” e incapace di votare i provvedimenti che ha a cuore la Lega, il Senatur non si farà problemi a dare lui stesso il colpo di grazia alla legislatura, per andare al voto nella primavera del 2011. Intanto si prepara a raccogliere gli elettori che dovessero allontanarsi dal PdL perché sconcertati dagli acquisti immobiliari a prezzo di saldo da parte dei ministri berlusconiani e da tutto quello che si leggerà nei prossimi mesi sulle cronache giudiziarie. Prendere le distanze dal Berlusconi che attacca i magistrati è il primo segnale di interesse che Bossi invia a tutti costoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 6 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2856867276798519853?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2856867276798519853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2856867276798519853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/lincubo-del-carciofo.html' title='L&apos;incubo del carciofo'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8678214743364147929</id><published>2010-05-05T16:30:00.000+02:00</published><updated>2010-05-05T16:30:00.794+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Aspettando la valanga</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dimissioni di Claudio Scajola hanno segnato il battesimo ufficiale dell’asse politico che lega i finiani, in materia di giustizia, all’opposizione e alla magistratura. E hanno dato il via a una guerra di posizione all’interno del PdL il cui esito più probabile è la spaccatura definitiva del partito e la fine traumatica della legislatura. Se gli uomini del premier e quelli del presidente della Camera sono ancora alle schermaglie iniziali, è solo perché su una cosa sono tutti d’accordo: il treno che ha travolto il ministro dello Sviluppo Economico sta per investire altri esponenti del PdL. Nessuno, ieri, si è stupito a leggere sulla Velina rossa, il foglio d’informazione parlamentare del dalemiano Pasquale Laurito, che «nuovi nomi del governo nei prossimi giorni o nelle prossime settimane potrebbero trovarsi coinvolti in nuovi scandali». Meglio, quindi, prima di far partire l’artiglieria, capire bene i contorni dell’inchiesta di Perugia. Pubblicare questi nomi adesso non ha senso, anche perché nessuno di costoro risulta indagato (al pari del povero Scajola). Basta sapere che le voci che girano tra Roma e il capoluogo umbro vedono coinvolti ex forzisti ed ex aennini, oggi tutti vicini a Silvio Berlusconi. Se queste voci dovessero essere confermate, difficilmente i finiani si metterebbero a piangere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda caso, proprio sulla giustizia ieri si è consumato un primo scontro. Anche se diversi berlusconiani sono perplessi dalla condotta di Scajola, infatti, tutti ritengono che quanto accaduto sia un’aberrazione: un ministro non indagato, che ancora deve essere ascoltato dai magistrati come persona informata sui fatti, si è dovuto dimettere per questioni giudiziarie, in seguito a una campagna di indiscrezioni giornalistiche resa possibile dalla fuga di notizie partita (o «orchestrata», secondo la versione più gettonata) dalla procura di Perugia. Insomma, gli uomini del premier hanno appena incassato un duro colpo, ma già si preparano a subirne altri e vedono nella vicenda la conferma della necessità di una riforma della giustizia che renda impossibile il ripetersi di simili «barbarie giudiziarie».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pure la pattuglia del presidente della Camera è convinta che quanto accaduto dia loro ragione. Ma per motivi opposti a quelli dei rivali interni. Già ieri mattina, Italo Bocchino e gli altri hanno chiesto di approvare in una settimana il disegno di legge anti-corruzione varato a marzo dal governo, proprio perché «la vicenda di Scajola ripropone la questione della trasparenza di chi amministra la cosa pubblica». Il direttivo del partito, però, ha subito bocciato la loro proposta. Come dire che il problema vero del caso Scajola, secondo la linea ufficiale del PdL, non è il comportamento della politica, ma quello della magistratura. «È stato un errore», ha sentenziato la minoranza interna che fa capo a Fini. E in questo si è trovata in perfetta intesa con l’opposizione, soprattutto con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Iniziamo a farci l’abitudine, succederà sempre più spesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 5 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8678214743364147929?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8678214743364147929'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8678214743364147929'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/aspettando-la-valanga.html' title='Aspettando la valanga'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3573859372897165921</id><published>2010-05-02T15:58:00.003+02:00</published><updated>2010-05-02T16:36:03.166+02:00</updated><title type='text'>Faccia a faccia con Claudio Scajola</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stressato, è stressato, ma Claudio Scajola sembra uno di quelli che in certi momenti tira fuori energie nascoste. Riceve Libero nell’ala nobile del primo piano del ministero che guida, quello per lo Sviluppo Economico. È in camicia, senza giacca. Appare intenzionato a combattere sino in fondo. Se qualcuno si attendeva da lui mezze ammissioni sullo strano caso del suo appartamento a due passi dal Colosseo, acquistato sei anni fa, rimarrà deluso: Scajola non molla di un millimetro. Anzi, contrattacca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Signor ministro, intende raccontare tutta la storia del suo appartamento?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Mi trovo ogni giorno su tutti i giornali da una settimana. Non ho nessun problema a raccontare la verità. Che mi pare molto semplice. E allora ho deciso di rispondere alle domande che mi vengono poste».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Innanzitutto, lei è indagato per questa vicenda?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«No, non sono indagato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quando ha acquistato il suo appartamento vicino al Colosseo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Nei primi giorni del luglio 2004».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Da chi ha comprato il suo appartamento?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Dalle sorelle Barbara e Beatrice Papa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quanto lo ha pagato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«L’ho pagato esclusivamente la somma pattuita al momento del rogito: 610mila euro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Da dove arrivavano questi soldi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Li avevo reperiti quasi tutti attraverso un mutuo acceso con il Banco di Napoli. Lo si può verificare facilmente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Seicentodiecimila euro sembrano pochi per un appartamento simile.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Si tratta di un ammezzato in uno stabile degli anni Sessanta, in condizioni non ottimali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quanto è grande l’appartamento?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Centottanta metri quadri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Pare proprio che lei abbia fatto un buon acquisto.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Un ottimo acquisto. Ma in questi giorni mi sono documentato. Sono andato a vedere i prezzi immobiliari, in quella zona, nel 2004. E sono in linea con il prezzo del mio atto d’acquisto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L’architetto Angelo Zampolini, legato al costruttore Diego Anemone, ebbe qualche ruolo nell’acquisto o nella ricerca dell’appartamento?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Fu l’ingegnere Angelo Balducci, che all’epoca era provveditore alle Opere pubbliche del Lazio, che conoscevo da tempo e del quale avevo grande stima, che si offrì per aiutarmi a cercare una casa che potesse andare bene. Ritengo che Balducci si fosse poi rivolto a Zampolini per aiutarlo a trovare qualche soluzione adatta a me. Io all’epoca non avevo casa, vivevo in albergo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quanti appartamenti le proposero?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Tre o quattro. Li andammo a vedere. Mi sembrò che quello in zona Colle Oppio, vicino al Colosseo, fosse un buon affare. Lo presi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quindi Zampolini l’aiutò a trovare l’appartamento.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«È Balducci la persona che mi aiutò».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Balducci oggi è agli arresti. Di lui si è parlato molto negli ultimi mesi per il ruolo centrale che avrebbe svolto nella “cricca” degli appalti per il G8.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Balducci all’epoca era gentiluomo del Papa, conosciuto da tutti come persona stimabile. Tanto che, pure ai tempi del governo Prodi, ricoprì un ruolo importante a palazzo Chigi. Prima ancora era stato responsabile del Giubileo 2000 a Roma. E mi lasci ricordare che nella nostra Costituzione vige il principio della presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È vero, come raccontano le sorelle Papa, che all’inizio delle trattative lei ha consegnato loro, “brevi manu”, 200mila euro in contanti come anticipo per l’acquisto dell’appartamento, dei quali non appare traccia nella vostra transazione ufficiale?  &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Assolutamente no. E comunque io non ho letto queste dichiarazioni delle sorelle Papa. Ho visto solo i resoconti giornalistici, tra l’altro contraddittori. Ad esempio sulla posizione del notaio, che secondo un giornale confermerebbe quanto sostenuto dalle sorelle Papa, mentre secondo un’altra testata lo negherebbe».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Come spiega che ottanta assegni circolari provenienti dal conto di Zampolini alla Deutsche Bank, per un valore complessivo di 900mila euro, coperti dai contanti di Anemone, siano stati intestati alle sorelle Papa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Ho appreso dell’esistenza di questi ottanta assegni dai quotidiani di questi giorni. Prima non ne sapevo nulla, e ora continuo a non capire perché sarebbero stati versati a mia insaputa. Io so solo come ho comprato l’appartamento, in quale data e a quale prezzo. Se poi è successo qualcos’altro, non è di mia conoscenza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quindi non fu lei a ricevere questi assegni da Zampolini e girarli alle sorelle Papa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Ma figuriamoci. Le parrebbe normale un comportamento di questo tipo? E poi avrei pagato quell’appartamento a un prezzo che non sarebbe stato più quello di mercato. Comunque non è problema che mi riguardi: io non sono indagato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Conosceva l’imprenditore Diego Anemone?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«L’ho conosciuto quando ero ministro dell’Interno, perché la sua impresa stava mettendo in sicurezza l’alloggio di servizio del ministero».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ha mai assegnato appalti ad Anemone?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Io non ho mai dato appalti a chicchessia. E sarà facile riscontrarlo documentalmente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quando era ministro dell’Interno aveva mai fatto qualche tipo di favore a Balducci, Anemone, Zampolini o a chi per loro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Lo escludo in modo categorico. All’epoca dei fatti ero ministro per l’Attuazione del programma, che come noto è un ministero senza portafoglio. Al Viminale, che avevo lasciato due anni prima, non mi ero mai occupato di appalti. Dunque, quale tipo di “favori” avrei mai potuto fare a tutti costoro? Mi permetta di aggiungere che, se fosse emerso qualcosa in questo senso, oggi non sarei semplicemente persona informata dei fatti, ma indagato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quindi, secondo lei, avrebbero mentito Zampolini, le sorelle Papa e - con loro - il notaio Gianluca Napoleoni, che sembra sottoscrivere la versione delle sorelle. Per quale motivo avrebbero dovuto farlo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Che tutti costoro abbiano detto queste cose lo dice lei».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Non lo dice solo Libero. Lo dicono tutti i giornali.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Appunto. Al momento le dichiarazioni attribuite ai testimoni ascoltati dal pm di Perugia sono solo indiscrezioni, frasi riportate da terze persone. A me non risulta che i verbali con le loro dichiarazioni siano già stati depositati. E comunque anche le versioni lette sui giornali mi sembrano discrepanti. Le dirò di più: sono convinto in maniera assoluta che nessuno possa aver detto che io ho consegnato somme di denaro al di fuori di quella versata al momento del rogito, alla presenza del notaio. Nessuno lo può aver detto e nessuno lo può dire».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma se qualcuno di quelli che oggi sembrano accusarla confermasse le indiscrezioni che la riguardano, lei sporgerebbe querela nei suoi confronti?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Dubito che qualcuno possa aver rilasciato dichiarazioni che non corrispondono alla verità. Attendo la pubblicazione degli atti per conoscere le dichiarazioni originali di tutte le persone seguite in questa vicenda. Se emergesse che sono state rilasciate davvero affermazioni del genere, chiare ed esplicite, non esiterei ad andare a qualunque confronto. Sino alle estreme conseguenze».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il pm ha chiesto di vederla?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Sì, ma solo come persona informata dei fatti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;E lei andrà da lui?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Certo, ho già proposto al giudice un incontro a breve, compatibile con i miei impegni di governo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Se dovesse essere indagato cosa farebbe?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Andrei a chiarire tutta la vicenda davanti al mio giudice naturale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È vero che giovedì, quando si è recato dal premier Silvio Berlusconi, lei era pronto anche a dimettersi dal suo incarico di ministro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Il presidente del Consiglio ha la responsabilità collettiva del governo. Io sono un ministro del governo Berlusconi, sono suo amico e suo grande estimatore. Mi pareva logico che potesse fare le sue valutazioni, alle quali mi sarei attenuto. Ma mi faccia aggiungere che se in questo Paese, prima di accertare le verità, si dovessero già dare le condanne, sarebbe un Paese di barbari».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le sue dimissioni da ministro rientrano tra gli esiti possibili di questa vicenda?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Non c’è nessun motivo per cui io mi debba dimettere. Ci sono invece motivi per cui le “stranezze” che sto registrando siano chiarite, nel rispetto delle regole».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gli esponenti della Lega non si sono sprecati in dichiarazioni di solidarietà nei suoi confronti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Ieri sera (giovedì, ndr) ero seduto proprio qui. A quel telefono là mi ha chiamato Roberto Calderoli, con Umberto Bossi accanto, per esprimermi tutta la loro vicinanza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gianfranco Fini e i suoi si sono fatti sentire?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Sempre allo stesso telefono, nella stessa serata, mi ha chiamato Fini. Anche lui voleva esprimermi la propria vicinanza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 1 maggio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3573859372897165921?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3573859372897165921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3573859372897165921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/05/faccia-faccia-con-scajola.html' title='Faccia a faccia con Claudio Scajola'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8554195411373484939</id><published>2010-04-30T16:29:00.002+02:00</published><updated>2010-04-30T16:32:12.060+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Dal Dalemoni al Dalemini</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Massimo D’Alema si è rimpicciolito il progetto. Dal Dalemoni di qualche anno fa l’ex premier è passato a un più modesto Dalemini. Dal grande inciucio bipolarista con Silvio Berlusconi, che doveva ridisegnare la seconda repubblica e trasformarla nella terza, all’inciucino centrista con Gianfranco Fini, magari Pier Ferdinando Casini, forse Francesco Rutelli, chissà Luca Cordero di Montezemolo. Un progettino piccino picciò, per di più con zero possibilità di andare in porto. Che non è digerito nemmeno da tre quarti del Pd. Svillaneggiato dall’Unità, il giornale che D’Alema aveva diretto dal 1988 al 1990: «Imbarchiamo dalla nostra parte qualsiasi essere respirante abbia da dire contro Berlusconi: che siano giornalisti di destra, o ex fascisti che hanno messo in piedi leggi violente contro l’immigrazione», ha scritto Francesco Piccolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, tra questi «imbarcatori» da ieri c’è pure D’Alema. Il quale, intervistato dal Corriere, esaurite le premesse di rito («Fini non è l’alleato di operazioni strumentali»), ha spiegato la sua strategia: «Fini è l’interlocutore importante - e per questo dialogo con lui da anni - di un centrosinistra che capisce che il Paese non si può più governare in questo modo». A parte che al resto del mondo era sembrato che D’Alema, semmai, dialogasse con Berlusconi e Umberto Bossi, e non con Fini, il quale comunque gli preferiva Walter Veltroni, la nuova avventura di D’Alema merita di essere presa sul serio. Come stanno facendo a sinistra, dove - conoscendo ciò di cui il personaggio è capace - hanno già avviato i rituali apotropaici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche perché questa strategia non attrae solo l’ex ministro degli Esteri. Il politologo finiano Alessandro Campi, tanto per dirne uno, l’ha invocata in un’intervista a Repubblica come soluzione ai mali del berlusconismo (poi si chiedono come mai il Cavaliere non si fidi di loro). Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha proposto un nuovo Comitato di liberazione nazionale che tenga dentro tutti tranne Berlusconi e Bossi. Cioè i vincitori delle elezioni: democratico davvero, questo Pd. I centristi Francesco Rutelli, Bruno Tabacci e Pier Ferdinando Casini, ognuno col suo viaggio ognuno diverso, in fondo non vedono l’ora di incontrarsi con gli altri in qualcosa di più grande e più bello, nella solita convinzione che unendo tre o quattro debolezze si possa dar vita a una mezza forza. E anche se ciò che tutti quanti questi vogliono fare insieme non è ancora chiaro nemmeno a loro, quello che non vogliono lo sanno benissimo: sono le elezioni anticipate, che raderebbero al suolo le loro speranze di resurrezione e lancerebbero Berlusconi verso il Quirinale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una spanna sopra costoro, poi, aleggia sempre Luca Cordero di Montezemolo. Ora che non guida più la Fiat, l’ex presidente di Confindustria gode da matti a far credere che un giorno potrebbe pure entrare in politica. Gliel’hanno chiesto per l’ennesima volta l’altro giorno, alla Luiss. Lui prima si è rifiutato di rispondere, poi ha detto: «Lo farò quando la Ferrari vincerà dieci gran premi di fila». Intanto ha fatto sapere di considerare il voto anticipato una iattura e continua a randellare l’attuale classe dirigente, lasciando intendere che con lui al timone sì che le cose sarebbero diverse. Facile indovinare come finirà: dopo aver illuso un po’ tutti non si concederà a nessuno, perché il personaggio adora piacere e detesta dividere. Però qualcuno che ci casca c’è sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio il Secolo (toh) gli sta strizzando l’occhio. L’altro giorno il quotidiano finiano citava un sondaggio del Sole-24 Ore secondo il quale, se nel progetto politico del presidente della Camera «fossero cooptati anche il numero uno dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e il leader di Alleanza per l’Italia, Francesco Rutelli», il pacchetto di consensi sarebbe pari al 13%. «Per arrivare addirittura al 16% se della partita fosse anche Luca Montezemolo». E ieri il Secolo ha messo Montezemolo in prima pagina, dopo che, assieme a Fini, ha proposto un patto «perché l’Italia torni a essere un Paese per giovani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È lo stesso Secolo che nel maggio del 2007 avvertiva che «il progetto di Montezemolo e Casini costituisce un pericolo grave, perché dietro si nasconde un progetto di governance tecnocratica che si inserisce in una visione del mondo in definitiva sospettosa e dubbiosa della sovranità popolare e finalizzata a ricostruire il nesso poteri forti-gestione della politica. Si tratta, in ultima istanza, di un progetto conservatore, contro il quale la destra politica dovrebbe innalzare i suoi argini». Da allora, a quanto pare, è cambiato qualcosa, e non si tratta né di Montezemolo né di Casini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema di queste ambizioni, come sempre, sono i numeri. Nel Paese e prima ancora in Parlamento. L’unico dato positivo che Berlusconi può trarre dagli eventi degli ultimi giorni, infatti, è che i ranghi dei finiani - anche di quelli più fedeli al presidente della Camera - sono tutt’altro che compatti e determinati. Ieri hanno preferito evitare di contarsi sulle dimissioni di Italo Bocchino, lasciando al suo destino il vicecapogruppo dei deputati del PdL, piuttosto che affrontare una votazione dalla quale sarebbero usciti divisi persino tra di loro. Insomma, il Dalemini ha tutti i presupposti per fare la stessa fine del Dalemoni. Con buona pace delle menti raffinatissime che l’hanno partorito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 30 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8554195411373484939?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8554195411373484939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8554195411373484939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/dal-dalemoni-al-dalemini.html' title='Dal Dalemoni al Dalemini'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2845097531870954615</id><published>2010-04-29T17:17:00.000+02:00</published><updated>2010-04-29T17:19:11.202+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Finisce male</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su una cosa l’ultrà finiano Fabio Granata ha ragione da vendere: «Così finisce male». Perché ormai c’è più isteria nel PdL che sulla tangenziale di Roma nell’ora di punta, e basta un incidente, anche minimo, perché partano gli insulti e il Partito dell’Amore rischi di finire (in tutti i sensi) a manate in faccia. Gianfranco Fini ha moderato i toni rispetto a quelli usati durante la direzione che lo vide puntare il dito verso Silvio Berlusconi. Ma la sfiducia tra i due leader rimane intatta, anche perché restano le cause che l’hanno generata. Berlusconi non digerisce che Fini sia allo stesso tempo presidente della Camera - ruolo super partes per definizione - e capo di una corrente. Mentre Fini, nonostante le rassicurazioni del Cavaliere, continua a vedere la mano di Berlusconi dietro ogni attacco che gli lancia il Giornale (l’ultimo ieri, con la ripresa dal sito Dagospia della notizia degli appalti affidati dalla Rai alla società della suocera di Fini). Riassume bene il pidiellino Osvaldo Napoli: «Ho il presagio che i chiarimenti tra i due siano soltanto all’inizio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure dentro al partito non si parla d’altro. Con quali risultati, lo si è visto ieri alla Camera, dove il centrodestra è riuscito ad andare in minoranza sul disegno di legge per la nuova disciplina del lavoro, nel quale - per un solo voto di scarto - è stato inserito un emendamento presentato dal Pd. È la quarantaseiesima volta che il governo viene battuto a Montecitorio, ma ieri è stata diversa, proprio a causa del clima mefitico che si respira nel PdL. Alcuni berlusconiani hanno subito accusato la pattuglia finiana di aver teso un «agguato». In effetti, il dubbio viene: nel momento del voto, i pochi fedelissimi rimasti a Fini quasi tutti assenti: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata, Flavia Perina… Buona parte di costoro, peraltro, era impegnata a discutere sulle strategie della loro «componente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stessa cosa, però, avveniva sul fronte dei berluscones. Fabrizio Cicchitto, il capogruppo, era assente «giustificato», in quanto in missione: doveva andare a Porta a Porta per discutere dei problemi interni al PdL. Assenti anche il coordinatore Denis Verdini e altri uomini fidati del Cavaliere. La morale è che nemmeno un falco come Giorgio Straquadanio se la sente di gettare la croce sui finiani: «Non so se è stato un agguato. Ma so che c’erano novanta assenti e che stiamo costringendo il sottosegretario Paolo Bonaiuti a stare in aula, quando ha molte altre cose da fare. È folle che debba essere qui per rimediare agli assenteisti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è l’andazzo, tendente allo sfascio, e al momento non si vedono motivi per cui debba migliorare. Fini sta facendo il giro delle sette reti per spiegare in televisione la sua idea di destra «moderna, senza bava alla bocca», insomma ammiccante alla sinistra, ma comunque - ripete lui - leale al governo e alla coalizione. Ancora non è dato sapere quanti italiani stia convincendo. Si sa con certezza, però, che questo suo iperattivismo sta provocando forti mal di pancia a Berlusconi, sempre più convinto che un presidente della Camera debba avere un comportamento molto diverso da quello di Fini. Il fatto che l’ex leader di An non abbia preso le distanze dai suoi pasdaran, come Bocchino e il politologo Alessandro Campi (quello che ha proposto un governo tecnico con i finiani alleati della sinistra) rende poi meno credibili le sue professioni di lealtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peggio di così si può? Certo che sì, e magari lo vedremo già oggi, quando i deputati del PdL si riuniranno per decidere la sorte di Bocchino. Il quale prima ha presentato le dimissioni da vicecapogruppo, poi ha spiegato che queste erano legate alle dimissioni del capogruppo, cioè di Cicchitto, e ora rischia di essere accontentato per la prima parte e non per la seconda. L’idea che si votino le dimissioni di Bocchino, e quindi divenga ufficiale la spaccatura nel suo partito, non piace a Berlusconi. La conta garba poco anche a diversi finiani, perché potrebbe rivelare che sono ancora meno del previsto. Così prende corpo l’ipotesi che Bocchino venga abbandonato dai suoi, e le sue dimissioni accettate senza alcuna votazione. In ogni caso, è una ferita che resterà. Con quali conseguenze, lo capiremo presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 29 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2845097531870954615?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2845097531870954615'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2845097531870954615'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/finisce-male.html' title='Finisce male'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-5159656742830910240</id><published>2010-04-27T16:52:00.003+02:00</published><updated>2010-05-02T16:20:55.061+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Bersani ci prova con Fini</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un lato c’è Gianfranco Fini. Il cui consigliere politico, Alessandro Campi, prospetta a Repubblica un governo tecnico che lavori all’«unico spazio di accordo possibile tra il centrosinistra e i finiani», ovvero «il cambio di questa legge elettorale». Dall’altro c’è Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd teorizza un «patto repubblicano» che «non escluda Fini» e si chiede: «Si può tornare a votare con questa legge elettorale?». Domanda retorica: certo che no, bisogna cambiarla. Campi apprezza e Fini pure. Così, adesso, c’è persino un programma per un governo alternativo a quello attuale. Quanto ai numeri in Parlamento necessari a sorreggerlo, la cosa è più complicata. Ma non impossibile, almeno sulla carta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento la grande ammucchiata che va da Bersani a Fini e passa per tutti i centristi, incluso magari chi sta fuori come Luca Cordero di Montezemolo, è solo uno di quei “ragionamenti” con i quali ci si riempie la bocca nel Transatlantico di Montecitorio. Contiene molti «se»: se davvero il PdL si spacca, se davvero tanti parlamentari finiani sono pronti a tradire Berlusconi (una cosa è fare la minoranza del PdL, altra è allearsi con gli ex comunisti per far cadere un governo voluto dagli elettori), se Giorgio Napolitano avalla una roba simile. Però è uno degli sbocchi possibili della crisi attuale tra i due co-fondatori del PdL. Lo sa bene Repubblica, che ha fiutato l’aria e da un po’ di giorni spinge in questa direzione. Il motivo è semplice: se cade il governo e si va a votare subito, Berlusconi torna in sella più bello e più forte che pria, e il giorno dopo può mandare Mario Catalano, il suo architetto di fiducia, a prendere le misure delle stanze del Quirinale. Ma se il governo cade o vivacchia, incapace di fare alcunché in quanto condizionato dai finiani, e non si va al voto, Berlusconi si logora e la sua avventura si conclude qui. Insomma, la convergenza tra Fini e Bersani è nei fatti: ambedue vogliono che si vada al voto il più tardi possibile e che con le prossime elezioni inizi una nuova partita. Senza Berlusconi, se possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riforma elettorale scritta dai finiani in combutta col centrosinistra non servirebbe solo a dare un senso “istituzionale” a questa unione in apparenza contronatura, ma anche a introdurre regole meno gradite al leader del PdL. «L’atteggiamento della sinistra è strumentale», annuisce il berlusconiano Lucio Malan, esperto di meccanismi elettorali. «Se la prendono con la legge elettorale attuale perché non ha le preferenze. Ma in realtà puntano a introdurre una legge che possa mettere in difficoltà Berlusconi. Ad esempio qualcosa di simile al sistema tedesco». Con un occhio di riguardo per Fini, che deve difendere la rielezione sua e degli uomini che gli sono rimasti fedeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutti questi motivi, Berlusconi non riesce a fidarsi di quello che ha detto ieri il presidente della Camera. Fini ha assicurato che «non è in discussione la nostra permanenza nel PdL e nella maggioranza». E ha chiesto ai suoi di «garantire la massima lealtà alla coalizione e al programma di governo». Detto da uno che aveva minacciato Berlusconi di voler creare gruppi parlamentari autonomi, qualcosa significa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la retromarcia di Fini si può spiegare anche con il bisogno di guadagnare tempo. L’ex leader di An dovrà fare ben altro se vorrà ricreare un clima di fiducia nel PdL. Berlusconi ieri ha ricordato che «per litigare bisogna essere in due, per divorziare basta uno». Il Cavaliere e i suoi, infatti, sono sul chi vive. «Abbiamo fissato un’asticella», spiega a Libero un consigliere del premier. «I finiani si sono impegnati a essere solo una minoranza che vuole animare il partito, e non una corrente. Vedremo come si comporteranno nelle votazioni in Parlamento e vedremo se quello che hanno annunciato ieri sarà solo un convegno per presentare le loro proposte o sarà il congresso fondativo di una nuova corrente. Se supereranno l’asticella, la nostra reazione sarà immediata». Il voto anticipato, a quel punto, sarà davvero dietro l’angolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 27 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-5159656742830910240?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5159656742830910240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5159656742830910240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/bersani-ci-prova-con-fini.html' title='Bersani ci prova con Fini'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8965043321196451247</id><published>2010-04-23T20:07:00.002+02:00</published><updated>2010-04-23T20:09:03.456+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Verso il voto anticipato</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gianfranco Fini non lascia il PdL né la presidenza della Camera, e la sua pattuglia di fedelissimi ieri non ha voluto mettere ai voti un proprio documento. Può sembrare un gesto distensivo, in realtà è una dichiarazione di ostilità: i finiani rinunciano alla guerra aperta, ma solo perché si stanno preparando alla guerriglia. Il rischio della “vietnamizzazione” delle votazioni parlamentari, grande timore di Silvio Berlusconi, adesso è molto più concreto. I problemi della vigilia restano tutti insoluti: per il PdL, e quindi per la maggioranza e di conseguenza per il governo. E le tensioni sono diventate ancora più aspre dopo il durissimo faccia a faccia pubblico tra i due co-fondatori, dove è apparso evidente che Berlusconi, se avesse potuto, avrebbe cacciato via Fini, e non l’ha fatto solo per non consegnare a quest’ultimo l’aureola del martire. La rappacificazione sembra impossibile, se è vero che persino Gianni Letta ha smesso di crederci. Lecito ipotizzare il peggio: l’uscita dei finiani dal PdL e la fine anticipata della legislatura sono l’epilogo più probabile della vicenda, e Berlusconi lo sa benissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La buona notizia, per il Cavaliere, è che, alla prova dei fatti, i finiani si sono rivelati ancora meno del previsto: il documento di «gratitudine» a Berlusconi e di critica alle «ambizioni personali e le correnti», insomma l’aperta condanna a quanto combinato nelle ultime settimane da Fini e i suoi, ha ottenuto un plebiscito di consensi e appena 12 voti contrari su un totale di 172 membri della direzione. Con Fini, quindi, si è schierato il 7 per cento degli aventi diritto: una miseria. Ancora ieri mattina il presidente della Camera era accreditato di 18-20 voti. Tanto che il suo fedelissimo Fabio Granata ha dovuto giustificare il desolante risultato con il fatto che diversi finiani «hanno visto come è andata la direzione e dunque si sono allontanati». La verità è che, se c’era un’occasione in cui dovevano farsi trovare pronti al voto, era proprio quella di ieri. Le assenze, insomma, autorizzano Fini a temere che i suoi ranghi si siano ulteriormente assottigliati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vittoria morale per il presidente del Consiglio, alla quale però dovranno seguire vittorie politiche nelle aule parlamentari, dove il gioco sarà molto più complicato. E di certo non aiuta il fatto che Fini presieda il ramo del Parlamento notoriamente più ostico per l’esecutivo. Alla Camera, infatti, tra deputati in missione, altri che hanno impegni di governo e i soliti assenti più o meno giustificati, la maggioranza spesso la sfanga per pochi voti, e ormai non si contano più le occasioni in cui l’opposizione è riuscita ad avere la meglio (l’ultima appena due giorni fa, in commissione Lavoro, su un emendamento del governo sui lavoratori esposti all’amianto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così da oggi, tra Montecitorio e palazzo Madama, i parlamentari rimasti fedeli all’ex leader di An avranno molte occasioni per giocare ai vietcong. In Senato sta per arrivare il disegno di legge sulle intercettazioni. Poi sarà il turno di immigrazione, federalismo, norme della giustizia e riforme istituzionali. Anche se i parlamentari “a disposizione” di Fini dovessero rivelarsi meno dei 52 messi in conto (ed è scontato che dentro al PdL adesso inizia il mercato delle vacche...), i rischi per la maggioranza e il governo sono alti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la tensione sia elevatissima lo conferma la preparazione, da parte del gruppo del PdL alla Camera, di una mozione di sfiducia nei confronti di Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati pidiellini e uomo di punta dello schieramento finiano. Si prende di mira Bocchino per colpire Fini, il quale non può essere rimosso dalla guida di Montecitorio. Una bomba che sarà sganciata in segno di rappresaglia appena i finiani avranno condotto a termine il loro primo attacco alla maggioranza. A questo punto fermare l’escalation sarà impossibile, e se Berlusconi nel frattempo non sarà riuscito a svuotare i ranghi finiani la sorte della legislatura sarà segnata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tempi potrebbero essere brevi: ieri, uscendo dall’auditorium di Santa Cecilia al termine della direzione del PdL, Fini si è rivolto minaccioso a Sandro Bondi: «Presto vedrete scintille in Parlamento», gli ha detto. «Ne risponderai agli elettori», è stata la risposta del ministro. Il conto alla rovescia è iniziato, prepariamoci al peggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 23 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8965043321196451247?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8965043321196451247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8965043321196451247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/verso-il-voto-anticipato.html' title='Verso il voto anticipato'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-6080177920004574400</id><published>2010-04-22T17:01:00.001+02:00</published><updated>2010-04-22T17:04:49.139+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><title type='text'>Clegg, ultimo peluche a sinistra</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa tenerezza che abbiano sempre un peluche di riserva, da abbracciare nel momento del bisogno. Adesso tocca a Nick Clegg, leader dei liberaldemocratici inglesi. Ma in principio fu Bill Clinton. Era il 1996, l’Ulivo italiano era appena nato e quelli che lo avevano fatto già sognavano l’Ulivo mondiale. A guidarlo, ovviamente, sarebbe stato il nuovo Kennedy, da poco insediato alla Casa Bianca. Il sogno iniziò ad ammosciarsi mentre Monica Lewinsky si alzava da sotto il tavolo dello Studio Ovale. La mazzata finale all’American Idol la dette lo stesso Clinton, entrando in guerra contro la Serbia. Massimo D’Alema e il suo governo erano con lui, ma metà della sinistra stava ancora lì, a cantare “Give peace a chance”, quando sopra le loro teste rombarono i B-52 a stelle e strisce. Erano segni premonitori. Avrebbero dovuto far capire alla sinistra italiana che era meglio accontentarsi di chi aveva in casa, senza farsi prendere da smanie esotiche, che non sai mai come vanno a finire. Ma quelli niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si guardarono un po’ intorno, poi scelsero il più figo della piazza: il premier inglese Tony Blair, inventore del New Labour. L’uomo che aveva fatto uscire la sinistra britannica dal coma profondo in cui l’avevano spedita undici anni di conservatorismo firmati Margaret Thatcher. Blair ci stava. Eccome. Propose anche di creare una internazionale del centrosinistra alla quale avrebbero dovuto partecipare quei partiti, come i democratici americani, estranei alla tradizione socialista. Walter Veltroni era in brodo di giuggiole, e sulla scia di Blair proponeva di trasformare la vecchia Internazionale socialista in “Internazionale dei democratici e dei socialisti”: vuoi mettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Ulivo planetario era lì, dietro l’angolo, se leggevi Repubblica potevi toccarlo con mano. Riformista, moderno, un po’ eccitava e un po’ spaventava la sinistra italiana. Che comunque, ancora una volta, era pronta a concedersi allo straniero. D’Alema? Giuliano Amato? Ma per carità, i Ds italiani avevano già scelto le camicie botton down e gareggiavano a chi appariva più “new labour”. Il welfare delle garanzie? Roba vecchia, da anticaglia cigiellina, ferma alla questione operaia. La nuova frontiera era il welfare delle opportunità, era il ceto medio. Meglio se medio-alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, però, come nelle canzoni di Francesco De Gregori, succede che «la storia non si ferma davvero davanti a un portone», nemmeno se è quello di Downing Street. Perché va bene essere riformisti, ma questo Blair parla come la Thatcher. Va bene anche essere filo-atlantici, ma l’asse iracheno con il presidente repubblicano George W. Bush, quello proprio no. Se ne accorge per primo il compagno Fabio Mussi. Strano esponente di sinistra, costui: ai broker di Londra continua a preferire i portuali di Livorno. Dice: «Blair merita rispetto, ma non può essere la nostra musa». Dopo un po’, sarà il suo collega Cesare Salvi a chiedere l’epurazione del leader britannico dall’Internazionale socialista: «Blair assume sempre di più il ruolo di leader della destra europea, liberista nel campo economico e sociale e militarista in quello delle relazioni internazionali». E fuori due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la voglia resta. Con tutta la buona volontà, un elettore mica può eccitarsi davanti a Piero Fassino. Gli occhioni ammiccanti di José Luis Rodríguez Zapatero, che evocano trasgressioni latine, arrivano al momento giusto. Il compagno Maurizio Crozza traduce in musica il desiderio: «Zapatero, Zapatera, l’un per cento de tu carisma me serve aquì». Appena arrivato, Zapatero ritira le truppe spagnole dall’Iraq, legalizza i matrimoni tra omosessuali, fa impazzire il Vaticano, apre le porte agli immigrati. La sinistra italiana ha deciso, l’anti-Berlusconi è lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi segni che qualcosa non va arrivano dalle due enclave spagnole in Africa, Ceuta e Melilla, militarizzate dal nuovo governo socialista. Qui, tra pallottole e filo spinato, muoiono decine di nordafricani che provano a entrare nel territorio spagnolo. Ma il disastro vero è quello dell’economia: con lui la disoccupazione supera il 19%, livello che non era toccato dal 1997. E l’istituto di statistica europeo fa sapere che l’Italietta di Berlusconi, con tutti i suoi difetti, sta per superare la Spagna nella classifica del reddito pro-capite. Inutile allo scopo: anche Zapatero è andato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno male che, nel frattempo, alla Casa Bianca è arrivato un democratico nero. È giovane e bello, specchiarsi in lui ripaga delle apparizioni di Pier Luigi Bersani a Ballarò. Con Barack Obama niente sarà più come prima. O almeno è quello che pensano. Fin quando non scoprono che a) Obama intende ritirare con molta calma i soldati dall’Iraq; b) in compenso ne spedisce subito altri in Afghanistan, dove si bombarda e si spara più di prima; c) la chiusura della prigione di Guantanamo, simbolo delle nefandezze di Bush, è rimandata a data imprecisata; d) la Cia è libera di continua a rapire i sospetti di terrorismo in giro per il mondo. Queste, e altre mosse, gli guadagnano il nomignolo di Barack W. Bush. Non bastasse, costui ostenta pure una certa confidenza con Berlusconi. Se solo arrivasse qualcuno nuovo, a cui concedersi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massì, forse gli inglesi non erano così male. Questo Clegg, ad esempio. Classe 1967, belloccio, laico, cosmopolita, ha già preso le distanze dalle «guerre illegali» degli Stati Uniti. Dice di voler andare oltre la destra e la sinistra, che suona sempre bene. Si può provare. Mezzo Pd è già lì che fa il tifo. E se va male anche con lui, salterà fuori qualcun altro: l’importante è non smettere di sognare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 22 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-6080177920004574400?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6080177920004574400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6080177920004574400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/clegg-ultimo-peluche-sinistra.html' title='Clegg, ultimo peluche a sinistra'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-823297762653641202</id><published>2010-04-21T18:40:00.002+02:00</published><updated>2010-04-21T18:59:13.253+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>La marcia indietro e la minaccia</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il succo del discorso è tutto lì, nelle parole dette ieri da Gianfranco Fini ai suoi affinché Silvio Berlusconi intendesse: «Non ho intenzione di togliere il disturbo né di stare zitto». Frase che contiene una marcia indietro e una minaccia. La marcia indietro è evidente: l’intenzione di «togliere il disturbo», creando gruppi parlamentari propri, autonomi dal PdL, Fini ce l’aveva eccome. L’aveva annunciata nel faccia a faccia con Berlusconi e iniziata a mettere in pratica nelle ore seguenti, telefonando ai “suoi” parlamentari. Che poi, in buona parte, ha scoperto essere passati armi e bagagli con il Cavaliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il voltafaccia del co-fondatore del PdL è ancora più lampante se si volge lo sguardo indietro di qualche mese. Nel congresso che sancì lo scioglimento di Alleanza nazionale Fini disse che il PdL «mai e poi mai dovrà pensarsi e organizzarsi secondo la degenerazione della democrazia che è la correntocrazia. Nessuno pensi di fare la corrente di An nel PdL». Altrimenti, chiosò, «non sarebbe stato meglio tenersi un partito del 10-12 per cento?». Già. E invece una nuova corrente di ex aennini è proprio quello a cui sta lavorando. Per carità, in politica è difficile trovare chi non si sia contraddetto una dozzina di volte. Però Fini queste cose le disse tredici mesi fa. Un po’ pochi, per chi oggi si presenta come il portabandiera della coerenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per consentire a Fini di restare nel Popolo della libertà senza perdere la faccia, gli stessi uomini dell’ex leader di An hanno scelto di gettare la croce sulle spalle di Italo Bocchino. Il vice capogruppo del PdL alla Camera è indicato sia come il cattivo consigliere, sia come l’esecutore maligno che si è voluto spingere molto più in là di dove Fini gli avrebbe detto di fermarsi. Fini, infatti, non ha mai ammesso in pubblico di voler creare gruppi parlamentari autonomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, Bocchino avrà pure commesso errori nel gestire la vicenda, e di sicuro poteva comportarsi molto meglio durante il confronto televisivo col forzista Maurizio Lupi. Però ha ragione quando dice, nell’intervista pubblicata ieri da Libero: «Non faccio atti o dichiarazioni che non corrispondono a quanto da me concordato con Fini». Anche i divani, a Montecitorio, sanno che Bocchino ha agito su mandato del presidente della Camera. Il quale, peraltro, avrebbe potuto sconfessarlo in pubblico con una dichiarazione di due righe, e la faccenda dei gruppi autonomi - preludio alla scissione - si sarebbe chiusa lì. Ma si è guardato bene dal farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema, per Berlusconi, non è però che Fini si sia rimangiato le sue velleità autonomiste e sia pronto a restare. Il problema è la sua volontà di «non stare zitto». Di per sé, parlare è una gran bella cosa. Specie se fai parte di una cosa che si chiama Parlamento. Solo che, in bocca a Fini, quelle tre parole assumono un inequivocabile significato minaccioso. E per capirlo non ci volevano i propositi raccontati a Repubblica da alcuni finiani, che hanno spiegato così cosa fare a Berlusconi una volta organizzata la loro “corrente di minoranza”: «Lo facciamo impazzire. Chiediamo la direzione ogni mese. Su ogni problema possiamo frastagliare il partito, come avvenuto con la legge sulla caccia. Ci possiamo mettere di traverso su tutto». Insomma, l’intenzione è quella di mandare in scena, con Fini protagonista, “Marco Follini 2, la vendetta”, film al quale il premier non ha alcuna voglia di assistere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro, l’ambizione della nuova sfida di Fini è inversamente proporzionale alle sue forze. Ieri c’è stata la prima vera conta tra i parlamentari del PdL provenienti da Alleanza nazionale. La notizia è che Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Gianni Alemanno e Giorgia Meloni (anche il sindaco di Roma e la giovane ministra hanno scelto questo lato della barricata) hanno scritto un documento in cui riaffermano la loro scelta «irreversibile» di stare nel PdL. E questo testo è stato firmato da 75 parlamentari provenienti da An, ai quali se ne dovrebbero aggiungere altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se i firmatari hanno avuto la delicatezza di dire che non è un documento contro Fini, è chiaro che si tratta proprio una risposta al loro ex leader. I colonnelli sono cresciuti e hanno messo sotto scacco il generale che li comandava. Al quale non resta che accontentarsi di qualche caporale e un po’ di soldati semplici. Infatti, convocando i parlamentari a lui vicini, Fini ha scoperto che sono 51, e nemmeno così noti. Li avesse chiamati a raccolta per sancire la scissione, anziché per creare una minoranza interna al PdL, sarebbero stati ancora meno. Tanto che l’ex leader di An ha confidato a chi gli stava vicino una certa delusione per le tante assenze illustri. Fini si è consolato dicendo di Gasparri, La Russa, Alemanno e gli altri «credo che in cuor loro siano d’accordo con me, ma ufficialmente non vogliono che si sappia». Frase che ha il sapore di quelle bugie consolatorie che ogni uomo è capace di raccontare a se stesso quando le cose non gli vanno per il verso giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank" href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 21 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-823297762653641202?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/823297762653641202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/823297762653641202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/la-marcia-indietro-e-la-minaccia.html' title='La marcia indietro e la minaccia'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3722339301818332999</id><published>2010-04-20T16:17:00.003+02:00</published><updated>2010-04-20T16:26:48.917+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Energia e ambiente'/><title type='text'>Scienziati italiani contro la teoria del Global warming</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prepariamoci agli strepiti. Sta per uscire in Italia (vivaiddio) un libro serio sul rapporto tra attività dell’uomo e temperatura del pianeta. Avete presente lo slogan per cui «I cambiamenti climatici sono tutta colpa dell’uomo», che poi è quello con cui Greenpeace chiede di intascare il nostro 5 per mille, insomma il tentativo di farci sentire in colpa per il semplice fatto di esistere e quindi di inquinare? Ecco, il libro in questione è proprio l’esatto contrario di questa roba qui. S’intitola “&lt;a target="_blank" href="http://eshop.sangeledizioni.com/pages/detail_pro.php?idp=31"&gt;No slogan. L’eco-ottimismo ai tempi del catastrofismo&lt;/a&gt;”. Lo hanno scritto in tre. Due sono fior di scienziati: Teodoro Georgiadis, dell’Istituto di Biometeorologia del Cnr, e Luigi Mariani, esperto di Agrometeorologia dell’Università di Milano. La terza firma è quella di Mario Masi, giornalista esperto di tematiche ambientali. Lo pubblicano le edizioni Sangel. Il volume sarà presentato giovedì nella sede del Consiglio nazionale delle ricerche. Libero ha potuto leggerlo in anteprima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale sia lo stato attuale del dibattito sul clima, è cosa nota. La tesi per cui la Terra si sta surriscaldando in modo anomalo per colpa dell’uomo è data per scontata dalla grandissima parte dell’informazione, inclusi i telegiornali di qualunque orientamento politico. Addossare la colpa all’industrializzazione (e quindi al capitalismo) e profetizzare sventure apocalittiche che solo politiche stataliste possono evitare, è esercizio facile che porta consensi e onorificenze. Come conferma il caso di Al Gore, che da candidato trombato alla Casa Bianca è diventato Nobel per la Pace. Eppure, che la teoria del global warming non sia così “provata” come vogliono far credere, lo si capisce anche da quelle email, per fortuna diventate pubbliche, nelle quali alcuni tra i più noti difensori americani ed inglesi di questa teoria si scambiavano consigli su come truccare numeri e grafici, in modo da fare apparire incontrovertibile il riscaldamento del pianeta. E meno male che erano scienziati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viceversa, fare notare le tante incongruenze della teoria dell’origine antropica del riscaldamento globale, sollevare dubbi sull’esistenza del fenomeno e sulle sue cause, equivale a prendersi l’accusa di «negazionisti», nemici dell’umanità. Con tutto quello che ne consegue: qualche anno fa finì sui giornali la storia dello scienziato Timothy Ball, che aveva ricevuto minacce di morte via email subito dopo aver espresso in televisione le sue perplessità sul riscaldamento globale. Richard Lindzen, che insegna Scienza atmosferica al Massachusetts Institute of Technology e che dei «negazionisti» è uno dei capifila, ha raccontato come gli scienziati che dissentono dalla linea allarmista vedano i  fondi sparire e loro stessi etichettati come tirapiedi delle industrie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, il libro di Georgiadis, Mariani e Masi arriva nel bel mezzo di una guerra di religione, nella quale persino gli scienziati usano toni e anatemi più adatti a mullah afghani che a uomini di scienza. Lo scopo dei tre autori, spiegano invece loro stessi, è «richiamare alla necessità di stare ai fatti, evitando la rituale equiparazione dell’uomo a cancro del pianeta e mirando a dare risposte all’esigenza di preservare la vita e l’ambiente». Un approccio quanto più possibile “laico”, che poi dovrebbe essere il normale metodo scientifico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tre lo mettono in pratica, per iniziare, su tanti slogan che sono sulle bocche di tutti, ma che con la scienza hanno poco a che fare. Esempio: «Le temperature di questi ultimi trent’anni non hanno precedenti negli ultimi mille anni». Vero? No. Spiegano gli autori: «Lo slogan è frutto di un errore dello scienziato statunitense Michael Mann il quale, utilizzando in modo errato una metodologia statistica, ha “appiattito” le temperature precedenti riuscendo a far scomparire la grande fase calda medioevale. L’errata interpretazione di Mann è stata pubblicata sull’“autorevole” rivista scientifica  “Nature” e utilizzata come “pezzo forte” dal Report 2001 dell’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo intergovernativo sul mutamento climatico). (...) Sull’intenzionalità dell’errore di Mann è difficile pronunciarsi; fatto sta che, anche a fronte di contestazioni scientifiche rigorose, Mann non ha mai ammesso l’errore compiuto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro slogan modaiolo: «Le previsioni climatiche eseguite con i modelli matematici su cui si basa il protocollo di Kyoto sono attendibili». Il trattato di Kyoto, per capirsi, è quello in base al quale il mondo industrializzato dovrebbe  rinunciare a una parte della (poca) ricchezza che sta producendo in questi anni per tagliare una quota minima delle emissioni dei gas responsabili dell’effetto serra. Ma la verità, spiegano Georgiadis, Mariani e Masi, è che «modelli basati sulla stessa tecnologia faticano a prevedere una temperatura al suolo di qui a 5 giorni e le cose vanno peggiorando per previsioni a 15 giorni o a 3 mesi. Non si vede dunque in che modo il problema possa essere superato per le previsioni a 100 anni». Ad esempio, «non abbiamo a disposizione modelli in grado di prevedere con la benché minima accuratezza il comportamento futuro delle nubi, il cui ruolo è tanto importante che un aumento futuro delle nubi basse (cumuli, strati) porrebbe il mondo di fronte al problema del raffreddamento globale, mentre viceversa un aumento delle nubi alte (cirri) porterebbe ad un riscaldamento globale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi vuole sapere cosa scrivono gli autori di slogan come «Il cambiamento climatico è la causa dell’assenza di sicurezza alimentare a livello globale» oppure «Per colpa del global warming i deserti avanzano», non ha che da leggere il libro. Dove si spiega anche quali sono le differenze tra le temperature del passato e quelle di oggi, cosa stia accadendo davvero ai ghiacciai della Terra, si discute delle teorie alternative a quella del global warming. Insomma, si fa scienza in modo pacato, documentato e divulgativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora resta solo da attendere il primo talebano - su Micromega, Repubblica o altrove - che accuserà i «negazionisti» Georgiadis, Mariani e Masi di essere finanziati da qualche industria inquinatrice, e che processerà il Cnr per aver dato spazio alla presentazione di libri tanto “pericolosi”. Coraggio, nemici del dubbio e seguaci del luogo comune, che già vi fremono le mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a target="_blank" href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 20 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3722339301818332999?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3722339301818332999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3722339301818332999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/scienziati-italiani-contro-la-teoria.html' title='Scienziati italiani contro la teoria del Global warming'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-1567116780019802165</id><published>2010-04-16T16:48:00.002+02:00</published><updated>2010-04-16T16:51:24.711+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Gianfranco, fine</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’affondo di Gianfranco Fini non è giunto inaspettato. Silvio Berlusconi ne era al corrente da mercoledì sera. Era stato il finiano Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del PdL, all’ora di cena, ad avvertire gli uomini del Cavaliere. «Guardate che Fini fa sul serio. O Berlusconi dà il trenta per cento del partito a uomini di sua assoluta fiducia, oppure è pronto a fare gruppi parlamentari autonomi». Apprese le intenzioni dell’alleato-rivale, ieri mattina Berlusconi aveva lanciato il suo, di avvertimento, chiamando al telefono Ignazio La Russa e Gianni Alemanno. Ovvero due ex aennini non catalogabili né come berlusconiani puri né come finiani. Il messaggio era rivolto a loro affinché lo recapitassero a Fini: «Ricordate, io ho fatto il PdL in un giorno e ve l’ho detto dopo. E adesso, se voglio, lo disfo in mezza giornata senza dirvi nulla».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro queste parole già affiorava la solita tentazione di Berlusconi: usare l’arma atomica contro Fini e il centrosinistra, ovvero ottenere dal Quirinale elezioni anticipate. Tentazione che il recente voto alle regionali e alle amministrative ha reso più forte: l’opposizione, in questo momento, è semplicemente inesistente, e assieme a Bossi il Cavaliere si sente in grado di vincere nei due terzi del Paese. Inoltre la prossima legislatura sarà quella in cui dovrà essere eletto il successore di Giorgio Napolitano. Perché farsi sfuggire l’occasione? Già.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, quando Berlusconi si è presentato a Montecitorio per il pranzo con Fini, scortato da Gianni Letta che ieri ha compiuto gli anni, tutto o quasi era già stato scritto. Durante il pranzo l’atmosfera era tesa, ma l’“urlometro” è stato insolitamente basso. Berlusconi non si è sforzato per trattenere Fini. Gli ha snocciolato sondaggi dai quali emerge che il partito di Fini, da solo, avrebbe meno del 3% dei voti. Gli ha anche fatto presente che deve al PdL la presidenza della Camera, e che quindi se lui lascia il partito deve abbandonare pure lo scranno più importante di Montecitorio, e lo ha invitato a pensarci bene prima di rompere. Terminato il colloquio, il premier è uscito dalla sala da pranzo tranquillo e soddisfatto e, con serenità strafottente, se ne è andato in giro a fare shopping.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul documento di separazione consensuale ora manca solo la firma finale dei due, per la quale il Cavaliere si è preso 48 ore di tempo, utili per vedere cosa combina Fini. Il quale ha bisogno di almeno venti deputati per creare un proprio gruppo alla Camera e di dieci senatori per fare altrettanto a palazzo Madama. Già oggi, a Montecitorio, la maggioranza che il centrodestra riesce a ottenere nelle votazioni è risicata, e spesso - come raccontano le cronache parlamentari - nemmeno di maggioranza si tratta. L’uscita di una ventina di deputati dal PdL sarebbe pesantissima. Ma l’ingovernabilità non terrorizza Berlusconi, il quale - anzi - è convinto che spaventi più i finiani che i suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tant’è vero che il premier, ieri sera, ha mandato avanti il presidente del Senato, Renato Schifani, per “avvertire” gli uomini di Fini. «Quando una maggioranza si divide non resta che dare la parola agli elettori», ha sentenziato Schifani. Il messaggio del Cavaliere è chiaro: chi se ne va con Fini ha i giorni da parlamentare contati, perché le elezioni sono dietro l’angolo e dovrà cercarsi una candidatura al di fuori del comodo ombrello del PdL. È iniziato così uno scontro in apparenza paradossale, nel quale gli scissionisti finiani, spaventati dal voto anticipato, dicono che il governo deve comunque restare in carica sino al termine della legislatura, mentre chi il governo lo guida, e cioè Berlusconi, freme per spingerli fuori dalla maggioranza e ottenere lo scioglimento delle Camere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque vada, Berlusconi è convinto che per Fini questo sarà il colpo decisivo. Se l’ex leader di An sarà sconfessato dai suoi e non riuscirà a mettere in piedi gruppi autonomi, Berlusconi confida che si dimetterà da presidente della Camera. Se invece Fini dovesse riuscire nel suo intento, sancirà la fine della maggioranza che aveva vinto le elezioni nel 2008. E siccome maggioranze alternative non sono possibili, come ripeteva ancora ieri sera il premier ai suoi, «in base al principio del rispetto della sovranità popolare si dovrà andare quanto prima al voto». Con Fini, e quelli che lo avranno seguito, fuori dal PdL.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 16 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-1567116780019802165?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1567116780019802165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1567116780019802165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/gianfranco-fine.html' title='Gianfranco, fine'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-5590947051962065833</id><published>2010-04-13T17:18:00.003+02:00</published><updated>2010-04-13T17:23:34.955+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Da Fini e Udc buoni segnali per Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il massacro elettorale perpetrato ai danni della sinistra nei ballottaggi non è l’unica buona notizia incassata ieri da Silvio Berlusconi. Altre piacevoli novità sono arrivate dalle sue due tradizionali spine nel fianco: l’Udc e Gianfranco Fini hanno capito che le elezioni le ha vinte lui (se non da solo, poco ci manca) e gli mandano segnali di disponibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il partito di Pier Ferdinando Casini avrebbe cambiato atteggiamento era chiaro già due settimane fa, dopo il voto delle regionali. L’alleanza con il Pd, anche se sottoscritta a macchia di leopardo, si era rivelata un fallimento. L’appoggio a candidati come Mercedes Bresso aveva ottenuto il duplice risultato di irritare le gerarchie ecclesiastiche e di essere bocciato dagli elettori. Mentre la scelta pugliese di candidarsi in autonomia dai poli era servita a far vincere Nichi Vendola (anche lui, non proprio un beniamino delle gerarchie vaticane). Quel che è peggio, il Pd si è mostrato un alleato inaffidabile in prospettiva futura: soggetto ai diktat dei Radicali e dell’Italia dei valori, senza una direzione politica forte, privo di obiettivi chiari, a partire dalle alleanze e dai candidati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così chi, nell’Udc, pensava ad aprire un dialogo con Pier Luigi Bersani in vista delle prossime elezioni politiche, è rimasto freddato dal voto delle regionali. Lo stesso Casini, al quale i dalemiani avevano fatto balenare l’ipotesi di essere il nuovo Prodi, quello che alla guida del centrosinistra avrebbe dato a Berlusconi la sconfitta definitiva, ha avuto modo di capire che, se abbocca, il pensionato della politica, nel 2013, rischia di essere lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, che l’Udc ricominciasse a strizzare l’occhio al centrodestra era nell’ordine delle cose. Ma i toni e i modi in cui questo è avvenuto colpiscono. Il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, ieri ha detto senza giri di parole che appoggiare la candidatura della Bresso è stato «un grave errore». «Era indigeribile per il nostro elettorato, che, infatti, non ci ha seguito», ha ammesso. Un’autocritica, certo. Ma anche un’accusa a Casini, che si era fatto convincere dal plenipotenziario piemontese dell’Udc, Michele Vietti, ad accettare l’unione innaturale con la Bresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora più clamoroso il riconoscimento delle virtù eroiche e cristiane della Lega, cioè del partito che aveva sancito la conventio ad excludendum nei confronti dell’Udc («Se Casini vuole fare accordi con la Lega al di sopra del Po, deve sapere che non c’è spazio»: Umberto Bossi dixit). Da bravo penitente, dopo essersi battuto il petto, Buttiglione ha provato a scambiare un gesto di pace con gli avversari in camicia verde: «Dopo di noi, la Lega è l’unico partito che ha il coraggio di affermare un’identità cristiana».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ora, a prenderne atto, è il ministro Gianfranco Rotondi, uno di quelli che lavora a infoltire la presenza cattolica nel centrodestra. «L’analisi di Buttiglione sull’ispirazione cristiana della Lega è innovativa e può essere premessa di evoluzioni molto importanti», ammicca. Tradotto, vuol dire che il segnale che ci si attendeva è arrivato, adesso sta al PdL e alla Lega dare un seguito. E nel Popolo della Libertà ce ne sono diversi, dai berlusconiani Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello e Osvaldo Napoli al finiano Italo Bocchino, che aprirebbero volentieri le porte di casa al figliol prodigo. Anche per creare un contrappeso alla Lega dentro alla maggioranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Fini, invece, è arrivato quello che Berlusconi può interpretare come un gesto distensivo, in vista del faccia a faccia tra i due, previsto per giovedì. Il presidente della Camera ha detto che fare le riforme con l’opposizione, come chiede il Quirinale un giorno sì e l’altro pure, è una cosa «opportuna, ma non indispensabile». Secondo Fini, in altre parole, si potrà anche andare avanti a colpi di maggioranza. Che poi è quello che vogliono sentirsi dire Berlusconi e i suoi, convinti che il Pd non avrà il coraggio di portare sino in fondo il dialogo, e che quindi PdL e Lega si troveranno presto davanti alla scelta tra fare le riforme per conto loro o non farle per niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, Fini ha subito precisato che sarebbe meglio accordarsi con l’opposizione, se non altro per evitare i referendum, che scattano automaticamente nel caso in cui le modifiche alla Costituzione non siano approvate da una maggioranza dei due terzi. Ma quella di ieri resta comunque la prima dichiarazione del presidente della Camera non allineata con le posizioni di Giorgio Napolitano da diversi mesi a questa parte. Fini si è anche detto pronto a rinunciare al “modello francese” puro, che prevede di affiancare al semi-presidenzialismo, accettato anche da Berlusconi, un sistema elettorale a doppio turno, del quale il premier invece non vuole sentire parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvo sorprese - sempre possibili tra due personaggi che non si sopportano più da tempo - l’incontro tra i due fondatori del PdL rischia così di essere più tranquillo e proficuo di quanto vorrebbe l’opposizione. Le richieste dei forzisti sono riassunte da Osvaldo Napoli: «Primo, Fini deve prendere atto che Berlusconi ha vinto le regionali. Secondo, deve ammettere che il doppio turno è l’antitesi della democrazia, come conferma la bassa percentuale dei votanti a quest’ultimo ballottaggio. Terzo, non farebbe male a dare una bacchettata sulle dita dei suoi amici che parlano di “repubblica sudamericana” solo perché noi non vogliamo il doppio turno». Concetti che, in parte, Fini ha già espresso ieri. E se la tregua tra i due sopravvive al faccia a faccia di giovedì, Berlusconi metterà l’ennesima ciliegina sulla torta del 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 13 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-5590947051962065833?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5590947051962065833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5590947051962065833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/da-fini-e-udc-buoni-segnali-per.html' title='Da Fini e Udc buoni segnali per Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3441226394254697902</id><published>2010-04-11T19:42:00.002+02:00</published><updated>2010-04-11T19:51:01.599+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Energia e ambiente'/><title type='text'>Le balle nucleari di Concita</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il compagno Mao diceva che «chi non fa inchieste non ha diritto di parola». Il compagno Mao è stato dimenticato troppo in fretta dalla sinistra italiana. Lo conferma anche la disinvoltura con cui ieri, sull’Unità, la direttrice Concita De Gregorio &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=QY9HW"&gt;si è messa a sparare dati sul nucleare&lt;/a&gt;. L’intento - sai che novità - era quello di crocifiggere Silvio Berlusconi, stavolta con l’accusa di essersi legato alla tecnologia atomica francese. Solo il ritorno al nucleare, scrive la De Gregorio, è in grado di risvegliare «reazioni collettive» degli italiani contro il governo. «Tocca a noi», è il nuovo grido di guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La direttrice dell’Unità ci tiene molto a fare i suoi raffrontini con gli Stati Uniti. Specie da quando sono governati da Barack Obama, l’uomo che ha rivoluzionato l’approccio politico a ogni possibile argomento (il giorno dopo la sua vittoria elettorale, l’Unità gli dedicò la fotografia della Terra vista dalla Luna e il titolo «Nuovo mondo»). Così ieri la De Gregorio scriveva che «negli Stati Uniti non si costruisce una centrale dal 1970, noi ricominciamo nel 2010». Come dire che nemmeno nella patria del capitalismo energivoro, da quarant’anni, si prendono quelle scelte scellerate che adotta oggi il regime italiano. E poi vuoi mettere i reattori del Caimano nucleare con le energie verdi, solari e rinnovabili dell’eco-compatibile Obama?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tesi simpatica, che purtroppo per l’Unità e i suoi lettori non trova però appigli nella realtà. Innanzitutto: è vero che «negli Stati Uniti non si costruisce una centrale dal 1970»? Manco per sogno. La centrale di Grand Gulf, nel Mississippi, è entrata in funzione nel 1985; quella di Hope Creek, nel New Jersey, nel 1986; quella di Watts Bar, nel Tennessee, nel 1996; il secondo reattore della centrale di Beaver Valley, in Pennsylvania, è entrato in funzione nel 1987; i due reattori della centrale di Limerick, nello stesso stato, hanno iniziato a produrre elettricità nel 1986 e nel 1990; quelli di Catawba, nel South Carolina, nel 1985 e nel 1986. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Insomma, la De Gregorio scrive di cose che non sa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelle cui si riferisce, probabilmente, sono le conseguenze dell’incidente avvenuto alla centrale di Three Miles Island, nel 1979, in seguito al quale negli Stati Uniti non si approvarono più nuovi progetti di centrali (anche perché si riteneva più conveniente produrre elettricità mediante il gas, che allora era a buon mercato). I progetti esistenti, però, andarono avanti. Le centrali disegnate in quel periodo furono costruite nei decenni seguenti e le ultime di esse sono entrate in funzione pochi anni fa. Tanto è vero che la dipendenza degli Stati Uniti dall’energia atomica, negli ultimi trent’anni, è aumentata in modo vertiginoso: nel 1980 le centrali nucleari statunitensi generavano 251 miliardi di chilowattora, pari all’11 per cento della produzione nazionale; nel 2008 l’elettricità prodotta mediante l’atomo era più che triplicata, salendo a 809 miliardi di chilowattora, pari al 20% del totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso, però, c’è Obama, quello del «nuovo mondo» e delle energie pulite. Appunto. Il suo annuncio, tutt’altro che sconvolgente, è di poche settimane fa: «Il nucleare rimane la maggiore fonte energetica che non produce emissioni inquinanti. Per cui, per raggiungere i nostri crescenti bisogni energetici e prevenire le peggiori conseguenze del cambiamento climatico, dobbiamo aumentare il ricorso all’atomo». Più chiaro di così. Finita la costruzione delle centrali progettate all’epoca, il presidente democratico ha deciso di ripartire di corsa con il nucleare, stanziando subito 8,3 miliardi di dollari per la costruzione di nuovi impianti. «Ed è solo l’inizio», ha assicurato Obama, il quale ha intenzione di triplicare la cifra. È chiaro che per mettere in contrapposizione l’Italia con gli Stati Uniti, scrivendo che loro sono fermi da quarant’anni mentre noi «ricominciamo nel 2010», occorre essere ignoranti e/o in malafede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E le energie «meno costose, ecologiche, sicure», di cui parla la De Gregorio? Quelle che «sfruttano il sole, il vento»? Ecco, a quelle non crede nemmeno Obama. Sono buone per produrre qualche punticino percentuale del fabbisogno nazionale di elettricità, come vogliono fare negli Stati Uniti e come ha in mente anche il governo italiano, ma il grosso deve venire dalle centrali atomiche. Il «nuovo mondo» di Obama non è così diverso da quello che ha in mente Berlusconi. Come facciano a sbrodolare per il primo e a inveire contro il secondo, è uno dei tanti misteri buffi della sinistra italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato l'11 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3441226394254697902?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3441226394254697902'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3441226394254697902'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/le-balle-nucleari-di-concita.html' title='Le balle nucleari di Concita'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8369644088156129916</id><published>2010-04-10T21:33:00.001+02:00</published><updated>2010-04-10T21:37:03.614+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Solo Fini può salvare Bersani</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cavaliere ha i suoi problemi con Umberto Bossi e non si fida sino in fondo di Giulio Tremonti. Per non parlare di quello che gli combina Gianfranco Fini, che è appena tornato a mettersi di traverso, stavolta sulla legge elettorale. Pier Luigi Bersani e il suo Pd, però, restano una garanzia: su di loro Silvio Berlusconi può sempre contare a occhi chiusi. Basta guardare questa storia delle riforme. Qui, delle due l’una: o l’opposizione si presenta con una proposta definita, e su di essa tratta con il centrodestra, ottenendo qualcosa e rinunciando a qualcos’altro, oppure va avanti in ordine sparso, limitandosi a dire «no» a ogni cosa che propongono governo e maggioranza. L’esito scontato, in questo secondo caso, è che Berlusconi finisca per fare come gli pare, giocandosi la partita con i soli Bossi e Fini, e non è che gli dispiaccia. Siamo ancora agli inizi, ma l’aria che tira è proprio questa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Starebbe a Bersani, leader del primo partito d’opposizione, trovare uno straccio d’intesa dentro la minoranza, cioè con l’Idv (sua alleata) e con l’Udc (con la quale vorrebbe allearsi). Ma come può riuscirci, pover’uomo, se già dentro al suo partito non ce ne sono due che la pensino allo stesso modo e se oggi l’unica cosa chiara nel centrosinistra è che non sarà lui il candidato premier nel 2013? Non a caso, Bersani preferisce parlare del luogo delle riforme: si fanno in Parlamento, ha detto. Bene. Ma ciò che conta, anche in democrazia, è cosa si ha da dire: in aula, in commissione, a palazzo Grazioli, al bar dietro l’angolo. E il problema vero, per Bersani, è proprio questo: al momento non ha nulla di concreto da dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La proposta del PdL, anche se non è stata messa nero su bianco, ha già i contorni chiari. Anche ieri Berlusconi è stato prodigo di dettagli. Primo: pur preferendo l’elezione diretta del premier, il Cavaliere è pronto ad accettare un modello semi-presidenzialista alla francese, nel quale il presidente della Repubblica, eletto dal popolo, non è il capo del governo, ma “solo” colui che sceglie quest’ultimo. Per limitare i rischi di “coabitazione”, cioè che vi siano un presidente e un primo ministro di colore opposto, le elezioni politiche si terrebbero assieme a quelle per il Quirinale. Secondo: la legge elettorale va bene com’è, e comunque mai il leader del PdL ne accetterebbe una col doppio turno. Terzo: serve una grande riforma della giustizia, che separi il più possibile lo status dei magistrati giudicanti da quello della pubblica accusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al cantiere di centrodestra, che va avanti spedito (la Lega vuole il federalismo, e per ottenerlo è disposta a cedere su gran parte del resto), il Pd assiste con l’elettroencefalogramma piatto, capace solo di produrre piccoli distinguo o le frasi fatte di Bersani, tipo «le riforme non può farle uno solo» e «il problema numero uno si chiama lavoro». L’inconsistenza del Pd è tale che ieri è dovuto intervenire Giorgio Napolitano per mettere qualche paletto ai progetti di Berlusconi e indicare la strada al Partito democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente della Repubblica ha messo in guardia dal cambiare la forma di governo ricorrendo a «presidenzialismo, premierato e così via», che negli ultimi quindici anni sono stati protagonisti di “tentativi falliti” (una forma di premierato che ricordava quella inglese fu bocciata dal referendum del giugno 2006). Napolitano, comunque, si è guardato bene dallo scippare il lavoro al Parlamento e tantomeno si è sognato di porre veti. E nemmeno ha nominato in modo esplicito il semi-presidenzialismo, al quale pensa Berlusconi, tra le strade “rischiose”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In compenso, c’è una parte del suo discorso che è piaciuta molto al PdL: quella in cui il Capo dello stato dice che «si pongono all’ordine del giorno questioni di riforma del fisco, così come questioni di riforma del sistema di sicurezza sociale», nonché «esigenze di riforma della giustizia, al fine di assicurare la certezza  del diritto». Un invito chiaro ad agire a 360 gradi, giustizia inclusa, che è musica per chi ha in mente le cose da fare e possiede i numeri per realizzarle e complica ancora di più il ruolo di chi sta all’opposizione senza avere nulla da proporre. A questo punto Berlusconi può andare avanti, avendo l’accortezza di non perdere il contatto col Quirinale. Il cui inquilino, almeno fin quando l’opposizione non darà segni di risveglio, intende controllare da vicino quello che combinano PdL e Lega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se Napolitano sta facendo di tutto per riuscire a coinvolgere l’opposizione nella partita delle riforme, l’unico che davvero appare in grado di togliere il Pd dal ruolo di spettatore è Fini. Il presidente della Camera ha appena chiesto a Berlusconi di cambiare la legge elettorale e ha bocciato l’adozione del modello francese, perché il semi-presidenzialismo alla parigina «funziona solo con una legge elettorale maggioritaria a doppio turno» (proprio quella che Berlusconi non vuole, perché convinto che penalizzerebbe il suo partito). Parole e concetti non molto diversi da quelli del presidente della Repubblica, ed è difficile credere che tale assonanza sia figlia del caso. Questo asse con il Quirinale, e il fatto che la terza carica dello Stato stia cercando di arruolare tra i suoi consiglieri uno stratega di rilievo come Giuliano Ferrara, confermano che nella partita delle riforme Fini intende giocare un ruolo di primo piano. Il problema di Fini, come sempre, sono i numeri, giacché non può contare nemmeno sull’appoggio di tutti gli ex di An confluiti nel PdL. Anche a buona parte del Pd, però, almeno a parole, l’attuale legge elettorale non va bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfruttare il piccolo varco aperto da Fini nella maggioranza, a questo punto, è una scelta obbligata per Bersani e i suoi. Ma per riuscirci sul serio è necessario trovare una proposta da proporre ai finiani, tentando di allargare il consenso all’Udc, all’Idv e a chi ci sta. E pretendere che il Pd di oggi riesca a fare qualcosa di simile sembra davvero troppo. Malgrado la benevolenza del Quirinale, il rischio che Bersani e i suoi finiscano emarginati è altissimo. Berlusconi saprà farsene una ragione. Fini, chissà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 10 aprile  2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8369644088156129916?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8369644088156129916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8369644088156129916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/solo-fini-puo-salvare-bersani.html' title='Solo Fini può salvare Bersani'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-6079395106854936888</id><published>2010-04-09T12:32:00.001+02:00</published><updated>2010-04-09T12:35:10.169+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><title type='text'>Contro il Nobel per la pace a Internet</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premesso che quello per la Pace è il più ridicolo dei Nobel (lo hanno vinto il capo terrorista palestinese Yasser Arafat per quello che aveva fatto e Barack Obama per quello che non ha mai fatto, e tanto dovrebbe bastare), la smania giovanilista di assegnarlo a Internet, molto in voga in questi giorni, è l’ultima cavolata da mettere in conto al politicamente corretto. Come tale sta ottenendo un ampio consenso bipartisan. Ovviamente nessuno ha il coraggio di dichiararsi pubblicamente contrario. Si sa: Internet è giovane, Internet è il futuro, Internet è trendy e molto cool, e pazienza se chi lo dice sta al mouse e al touch-screen come l’uomo di Neanderthal stava alle posate da pesce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La candidatura ufficiale del Web al Nobel per la pace, lanciata in Italia dal mensile Wired, è sponsorizzata - tra gli altri - dal presidente della Camera Gianfranco Fini, da Giorgio Armani, da Umberto Veronesi e da parlamentari dei diversi gruppi. Nelle motivazioni della candidatura c’è molta elegia e poca sostanza. La sostanza è riassumibile in questa frase, pubblicata su Wired: «Internet è la prima arma di informazione di massa. Un formidabile strumento di democratizzazione del sapere e di libera espressione». Bella, libera e democratica: fosse tutta qui, la questione sarebbe chiusa. Però non è tutta qui. Anzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché la Rete, in sé, non è né democratica né libera, così come non è né buona né malvagia. Su Internet c’è di tutto: ci sono le testimonianze dei blogger iraniani, certo. Ma c’è anche l’odio razziale, di classe, politico, tribale e religioso: verso i neri, gli ebrei, i cristiani, gli uiguri, gli interisti e ogni “etnia” di questo mondo. E pure questa è Internet. Ci sono i video della polizia americana che picchia persone indifese e scalda le coscienze dei difensori delle libertà civili: bene, bravi, applausi per Internet. Ma ci sono anche i video dei deficienti italiani che picchiano il ragazzo down a scuola, o montano la videocamera sul manubrio della moto e si mettono contromano a duecento all’ora: morti loro, morti i poveretti - padri, madri, figli - che hanno avuto la sfortuna di incontrarli. Tanto poi ci pensa qualche idiota al cubo a mettere il filmato su Youtube, e centinaia di migliaia di contatti sono assicurati, perché “alla gente” piace vedere certe cose. E anche questa è Internet. Ci sono tanti bei libri gratis, sul Web. E se tu sai una cosa e la condividi con me, siamo più ricchi in due: molto bello e molto democratico, come no. Ma sul Web, nei posti giusti, trovi anche le istruzioni per fabbricare una bomba nel garage di casa e andare ad ammazzare il prossimo, o gli indirizzi degli autori delle vignette ritenute blasfeme dai musulmani, così puoi andarli a trovare e sbudellarli nel nome di Allah. E pure queste sono informazioni che possiamo scambiarci con i bit, anche questa è Internet. Ci sono i siti che predicano l’amore e la tolleranza. E ci sono i siti dei pedofili, con le foto dei bambini violati. E anche questa è Internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire che Internet merita il Nobel per la Pace è come dire che la letteratura o la televisione meritano un tale riconoscimento. Ci sono i libri e le trasmissioni che solleticano gli istinti più bassi e quelli che ci elevano lo spirito e magari ci cambiano la vita. Allo stesso modo, Internet è uno specchio della vita e dell’umanità: nobile e infame allo stesso tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’alternativa ci sarebbe: dare il Nobel per la Pace, o meglio ciò che resta di esso, alle “Damas de blanco”, le “donne in bianco” di Cuba, le familiari dei prigionieri politici messi in carcere da Fidel Castro. Non sono trendy e non sono cool. Molte di loro sono anziane, non hanno i cellulari e nelle loro case non c’è l’antenna parabolica (grazie, compagno Fidel). Sono anti-moderne e molto poco fotogeniche. Dare il Nobel a loro sarebbe un gesto scomodo, che punterebbe ancora una volta l’attenzione del mondo sulla dittatura dei fratelli Castro e su ciò che avviene nelle carceri cubane (che mica c’è solo Guantanamo, da quelle parti). Farebbe andare in bestia Gianni Minà, Ignacio Ramonet e tutte le cheerleader del regime cubano, e già solo per questo ne varrebbe la pena. Invece delle quotazioni di Google, un simile riconoscimento aiuterebbe la causa dei prigionieri politici cubani e magari di tutti gli altri prigionieri politici del mondo. C’è arrivato persino Piero Fassino: «Le Dame in Bianco di Cuba», ha detto, «vanno sostenute in tutti i modi, perché stanno conducendo una battaglia per la libertà e la democrazia. Non solo per i loro congiunti, ma per tutti i cittadini cubani». Insomma, capirlo non è difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato l'8 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-6079395106854936888?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6079395106854936888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6079395106854936888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/contro-il-nobel-per-la-pace-internet.html' title='Contro il Nobel per la pace a Internet'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3637505438263107340</id><published>2010-04-02T18:39:00.003+02:00</published><updated>2010-04-02T18:43:35.616+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><title type='text'>Nel Pd è iniziata la fuga dal 2013</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capire cosa accade a sinistra di questi tempi tocca recuperare la summa filosofica del “furbetto” Stefano Ricucci, che non sarà il più fine degli analisti ma ha l'indubbio pregio della sintesi: «È facile fare i froci col culo degli altri». Perché due cose sono chiare nell'opposizione dal momento in cui si sono saputi i risultati delle regionali. La prima è che Pier Luigi Bersani è già bollito. Non solo nessuno pensa di farne il candidato premier del centrosinistra nel 2013 (cosa non troppo normale per il leader del principale partito d'opposizione), ma è anche chiaro a tutti, dalla figlia di Walter Veltroni in su, che come segretario del Pd ha già fallito. La seconda certezza - che ci riporta alla metafora evocativa di Ricucci - è che nessuno osa fare un passo avanti e dire: tocca a me, mi candido io. Al contrario: tutti criticano Bersani, in pubblico e in privato, ma al momento di arrivare al dunque si bloccano lì, sfoderando la frase di rito: «La leadership di Bersani non si discute». Complimenti al coraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è che il voto nelle tredici regioni ha tolto gli ultimi dubbi che ancora giravano, trasformandoli in una certezza: a meno di eventi imprevisti ed imprevedibili, le elezioni del 2013 finirà per vincerle il solito Silvio Berlusconi. Quelle che si sono appena svolte erano a tutti gli effetti elezioni di metà mandato, e si è visto come sono andate: c'è la crisi economica, la disoccupazione è in aumento, i magistrati lo inseguono più di prima, i giornalisti lo spiano sin dentro la camera da letto, lo hanno accusato di essere un seduttore di minorenni e un puttaniere, sono scesi in piazza in migliaia per dargli del mafioso e dello stragista, un italiano su tre non va a votare e quello, facendo due sole settimane di campagna elettorale con uno slogan che manco le Orsoline («L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio»), ha strappato quattro regioni ai suoi avversari, assieme a Umberto Bossi controlla il Nord e la conferenza Stato-Regioni ed è più forte che mai. Se poco poco nei prossimi tre anni l'economia si risolleva (e prima o poi dovrà accadere) e lui riesce a dare una sforbiciatina alle tasse, potrà fare la campagna elettorale per le prossime politiche dalla sua villa di Antigua, per tornare in Italia con l'elicottero che atterra direttamente sul Quirinale. Ma anche se il Cavaliere non dovesse essere così fortunato, la consistenza di quel semolino chiamato opposizione è tale che Berlusconi rischia di stravincere comunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sinistra lo hanno capito. Dopo il voto di domenica e lunedì, i denti aguzzi e scintillanti del Caimano incutono ancora più terrore. Così è cominciata la gara a chi si tira indietro per primo, lasciando avanti il povero Bersani, che se si gira scopre di essere rimasto solo. Prendete il sindaco di Torino: Sergio Chiamparino, lo “sceriffo rosso”, la grande speranza del Pd del Nord e dell'Italia tutta. Prima del voto aveva detto che Bersani si muove «a zig zag, senza dare l'impressione di tenere la barra dritta», che «non siamo ancora usciti dal passato e il nuovo va ancora costruito», insomma che il Pd gli faceva schifo, che dopo le regionali si sarebbe dovuta costruire una forza nuova e che lui stesso non escludeva di candidarsi per la leadership. «Finalmente uno con gli attributi», hanno pensato i depressi elettori di sinistra. Poi si va al voto, il Pd perde tutte le regioni che può perdere e arretra persino nelle sue roccaforti storiche. E l'unica cosa che Chiamparino riesce a dire è che Bersani «ha fatto il massimo» e non deve essere messo in discussione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ci sarebbe Enrico Letta, che di questo passo rischia di fare la fine di quei calciatori tipo Alvaro Recoba, che hanno perso tutti i treni buoni e chiuso la carriera con un grande avvenire dietro le spalle. Se il nipote di zio Gianni si salverà da questa sorte sarà solo perché in Italia un politico è giovane sino a sessant'anni e può arrivare a palazzo Chigi o al Quirinale pure avendone ottanta. Ma anche lui, di affrontare adesso il suo destino, non ha nessuna voglia. Altri sopravvissuti alla strage berlusconiana non se ne vedono. Berlusconi ha assassinato ogni leader della sinistra, inclusi quelli futuribili, tipo il suo clone in scala uno a mille, Renato Soru. Gli altri nomi che girano, come quello di Nicola Zingaretti, al momento hanno un orizzonte di credibilità limitato al raccordo anulare. Fuori dal Pd, l'unico che prende voti è Nichi Vendola, ma la sua collocazione è tale che non può certo candidarsi alla guida dell'opposizione. Cosa che invece potrebbe - e vorrebbe - fare il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Il quale, però, è appena uscito con le ossa rotte dalle regionali, e con il suo 4% circa può spostare gli equilibri in qualche regione, ma non certo a livello nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione è tale che, per sfidare Berlusconi tra tre anni, iniziano a girare i nomi più improbabili: Luca Cordero di Montezemolo è stato affiancato dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e dall'economista Mario Monti. Nomi che sono indici della disperazione. Intanto perché segnano la resa totale dei partiti di centrosinistra, che in questo modo ammettono di non essere in grado di presentare un candidato credibile e sono costretti a rivolgersi a personaggi estranei allo loro storia (Romano Prodi, almeno, aveva già avuto incarichi di governo con la Dc ed era il simbolo del dossettismo in salsa bolognese). E poi perché questi grand commis, tirati in ballo ogni volta che la sinistra non sa che pesci prendere, al momento buono sono bravissimi a ringraziare e dire che loro, alla politica, non ci pensano proprio. Che poi, tradotto, vuol dire che non hanno nessuna intenzione di andarsi a schiantare contro il muro di Arcore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'impressione è che in molti, nell'opposizione, inizino davvero a sperare che Berlusconi vada al Quirinale, e che intendano muoversi solo dopo quel momento. Almeno, tolta di mezzo una simile ira di dio, si potrà tornare ad avere qualche speranza di vittoria. Prima di fare certi calcoli, però, dovrebbero capire bene quale tipo di riforme istituzionali e di presidenzialismo intende introdurre Berlusconi. Uno così, se diventa presidente della Repubblica, non lo fa certo per il messaggio di fine anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 2 aprile 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3637505438263107340?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3637505438263107340'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3637505438263107340'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/04/f.html' title='Nel Pd è iniziata la fuga dal 2013'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-28897621660472554</id><published>2010-03-31T18:30:00.001+02:00</published><updated>2010-03-31T18:32:32.416+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Ora o mai più</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene Silvio, forza Berlusconi, applausi al grande premier. La vittoria alle regionali è tutta sua, e se proprio deve condividerne il merito con qualcuno è con i grandi strateghi del centrosinistra, che per l’ennesima volta hanno abboccato all’amo e ingoiato esca, lenza e mulinello, trasformando le elezioni amministrative in un referendum sul presidente del Consiglio. Che è finito come gli altri cento referendum che lo hanno preceduto: con Berlusconi che passa all’incasso e le menti dell’opposizione che si interrogano su dove hanno sbagliato. Reso omaggio al vincitore, però, ora tocca richiamarlo ai suoi doveri: Berlusconi faccia le riforme, le faccia sul serio e inizi a farle subito, se davvero vuole terminarle entro la legislatura. Ne va della sua faccia e delle sue ambizioni future (vedi alla voce Quirinale). La frase con cui ieri il premier ha annunciato che intende lavorare «alle riforme necessarie per l’ammodernamento e lo sviluppo del nostro Paese» promette bene, ma siccome non è la prima volta che la ascoltiamo (ad esempio la si era già sentita all’inizio della legislatura, e da allora sono passati due anni) sarà meglio capovolgere subito la clessidra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non perché sia vero quello che dice la sinistra, e cioè che l’esecutivo sinora non ha fatto nulla. La riforma della scuola voluta da Mariastella Gelmini, per dirne una, è lì a dimostrarlo. Ma perché è vero che gli elettori si attendono molto di più da un governo come questo, che in ambedue i rami del Parlamento può contare su una maggioranza solidissima, e da una coalizione che stavolta non ha l’Udc tra le scatole. Tanto più ora che sono iniziati tre anni senza elezioni degne di questo nome: le prossime saranno le politiche del 2013, e quindi il tempo per lavorare bene c’è tutto. Il triennio si è aperto ieri con quel forte sostegno politico, espresso dal voto alle regionali, che Berlusconi aveva chiesto proprio per avere la forza necessaria ad affrontare le riforme. Ora il presidente del Consiglio ha davanti un’opportunità irripetibile per cambiare l’Italia. Da adesso in poi non ci sono scuse. Ora o mai più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad esempio. «La giustizia italiana ha bisogno di una grande riforma perché siamo ancora lontani da un corretto equilibrio tra la domanda di giustizia e la capacità di risposta giudiziaria. L’emergenza penale ha consentito in alcuni casi di costruire indagini senza riscontri e di pronunciare condanne senza prove». Sembra detta ieri, vero? Invece è stata pronunciata da Berlusconi nell’ottobre del 2001. Sono dieci anni che gli italiani attendono una riforma della giustizia. Da allora la situazione nei tribunali è peggiorata, e aver tergiversato non è servito a rasserenare i rapporti tra politica e magistratura. Al contrario, questi si sono incancreniti giorno dopo giorno. Qualche norma sulla giustizia, nel frattempo, è stata varata. Ma si tratta in gran parte di norme utili a sottrarre lo stesso Berlusconi e i suoi dalle grinfie di toghe più o meno rosse. Non che non ce ne fosse bisogno: se la magistratura ha dichiarato guerra alla politica, o anche al solo Berlusconi, chi è eletto dal popolo ha il diritto di difendersi. Diamo pure per scontato che continuerà a farlo. Gli italiani che votano Berlusconi, ormai, la pensano come lui: da un recente sondaggio fatto da Demos per Repubblica emerge che 7 elettori su 10 del PdL e 6 su 10 della Lega considerano i magistrati «attori politici, alleati, anzi la guida dell’opposizione». Mica gli angeli senza macchia dipinti da Antonio Di Pietro. Però, appunto, non si può pretendere di ridurre i problemi della giustizia a questo. C’è altro, che riguarda tutti, e spetta al governo e alla maggioranza trovare la soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oppure la riforma fiscale. La «drastica riduzione delle aliquote» Irpef per arrivare all’aliquota unica del 30% è stata la prima grande proposta berlusconiana, e risale nientemeno che al 1994, quando a passare le idee al premier era un certo Antonio Martino. È chiaro che a Giulio Tremonti non è mai andata giù. Il ministro dell’Economia adesso sembra distinguere tra «riforma» del fisco e riduzione della pressione fiscale, come se la prima si potesse fare senza la seconda. Ma più che il suo parere, salvo prova contraria, conta quello di Berlusconi. E il premier non ha mai smesso di mettere in cima alle priorità una riforma che tagli le tasse. Ecco, se vuole mantenere l’impegno il momento è questo, qualunque cosa ne pensino Tremonti e gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E attento alle trappole. Giorgio Napolitano svolge il suo ruolo ecumenico chiedendo a Berlusconi «riforme condivise», come ha fatto anche ieri. Vale la pena di provarci, come no. Ma con il dovuto scetticismo. Perché il leader del maggiore partito d’opposizione, Pier Luigi Bersani, a parole continua a dirsi disponibile a discuterne, ma non sembra avere la forza politica necessaria a reggere l’urto con i suoi elettori, molti dei quali sono pronti ad abbandonarlo per Di Pietro al minimo cenno di intesa con l’odiato Caimano. Il «no» del Pd a molte novità, come la separazione delle carriere dei magistrati, è scontato sin d’ora, e la nobile esigenza di condividere le riforme con l’opposizione rischia di tradursi presto nell’ennesimo veto della minoranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che il Cavaliere sia tipo da farsi abbindolare dal Quirinale o dall’opposizione. Ma che possa usare le riottosità altrui come alibi per la propria inerzia e per le incapacità della sua coalizione, questo sì, e non sarebbe manco la prima volta. Se un simile retropensiero c’è, meglio che sparisca subito. Ed è bene anche mettere in conto sin d’ora tutti gli ostacoli interni. Gianfranco Fini ha dovuto prendere atto della forza elettorale del Cavaliere e ieri ha riconosciuto ufficialmente che il vero vincitore delle regionali è stato il premier. Il presidente della Camera ha anche chiesto un incontro per trovare una proposta di riforme condivisa con l’alleato-rivale. Ma simili idilli tra i due, di solito, durano poco. E sinora, quando si è trattato di scegliere tra Berlusconi e Napolitano, i finiani non hanno mostrato dubbi nel preferire il secondo al primo. Inoltre gli uomini di Fini hanno un’idea di presidenzialismo assai più morbida di quella berlusconiana. Loro guardano alla Francia e al suo sistema semi-presidenziale, nel quale il primo ministro non è eletto dal popolo, ma nominato da un presidente della Repubblica, che è scelto a sua volta a suffragio universale. Mentre il leader del Popolo della Libertà, se potesse, adotterebbe in Italia qualcosa di molto simile al modello statunitense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto alla Lega, è chiaro che fa un gioco tutto suo, e i siluri con cui a Venezia ha appena affondato Renato Brunetta lo spiegano meglio di mille discorsi. Insomma, Berlusconi dovrà prendere scelte difficili e tirare la corda con gli alleati. Ma è anche da come naviga tra simili scogli che un leader si guadagna il diritto di passare alla storia. Di sicuro, gli elettori non perdonerebbero tre anni di inerzia, ed è al solo Berlusconi che li imputerebbero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 31 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-28897621660472554?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/28897621660472554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/28897621660472554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/ora-o-mai-piu.html' title='Ora o mai più'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-1377755051501891419</id><published>2010-03-30T17:32:00.000+02:00</published><updated>2010-03-30T17:34:25.761+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Tre buone notizie per Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi aveva trasformato le elezioni regionali in un referendum su se stesso. E alla fine, come regolarmente gli accade in questi casi, il referendum lo ha vinto lui. Conquistando sei regioni delle tredici in palio, e soprattutto strappandone quattro al centrosinistra. Oggi PdL e Lega controllano undici regioni italiane, incluse le quattro economicamente più forti: Lombardia, Lazio, Veneto e Piemonte. Meglio di così, al premier non poteva andare. Se qualcuno - anche nel centrodestra - aveva pensato che queste potessero essere le prime elezioni del dopo-Berlusconi, dovrà rimandare le sue aspettative di qualche lustro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notoriamente più realisti del re, i berluscones ieri sera avevano almeno tre buoni motivi per dirsi soddisfatti. Primo, la vittoria di Renata Polverini nel Lazio, conquistata in extremis e sul filo di lana. Vittoria che i forzisti e lo stesso premier non attribuiscono certo alla candidata né ai finiani, ma all’ennesimo «miracolo» del premier, che si è caricato sulle spalle la campagna elettorale della Polverini dopo la prova di disorganizzazione fornita durante la presentazione delle liste. Chi, nell’entourage di Gianfranco Fini, contava di creare un asse aennino tra il comune di Roma, retto da Gianni Alemanno, e la nuova Regione di centrodestra, è subito invitato a ricredersi: «Ancora una volta la differenza l’ha fatta Berlusconi, loro erano stati capaci solo di combinare guai», commenta un noto berlusconiano romano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seconda ragione di soddisfazione, la sostanziale tenuta del PdL al Nord dinanzi allo straripare della Lega, riconosciuta dallo stesso Umberto Bossi. Perché è vero che Luca Zaia ha stravinto in Veneto con il 60%, risultato assai superiore a quello (50,6%) ottenuto cinque anni fa dal forzista Giancarlo Galan, e che alla fine Roberto Cota ha preso il Piemonte, operazione non riuscita nel 2005 al berlusconiano Enzo Ghigo. Però in Piemonte il PdL è risultato il primo partito, mentre in Lombardia il temuto sorpasso della Lega non c’è stato: il Popolo della Libertà le ha inferto un distacco di cinque punti. Anche se in questa regione, rispetto al 2005, il Carroccio ha quasi raddoppiato i consensi, superando il 26%, lo ha fatto ai danni del centrosinistra: nella regione più ricca d’Italia, operaia per eccellenza, oggi il Pd è il terzo partito. Insomma, come notavano ieri notte dal quartier generale berlusconiano, Bossi è cresciuto di molto, ma facendo male alla sinistra, piuttosto che agli alleati. E questo limita la preoccupazione per le conseguenze politiche del suo exploit. Anche se tutti, Berlusconi per primo, sanno benissimo che il Carroccio si prepara a presentare il conto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultima ragione di soddisfazione tra i forzisti, la marginalizzazione dell’Udc. A conti fatti il partito di Pier Ferdinando Casini, che come noto ha scelto la “politica dei due forni”, appoggiando ora i candidati del centrodestra e ora quelli del centrosinistra, ha ottenuto quasi ovunque risultati deludenti. In Emilia-Romagna il candidato governatore dell’Udc è arrivato ultimo, doppiato anche dallo sconosciuto candidato dei grillini, e in Puglia l’Udc non è stata in grado di portare la Poli Bortone oltre l’8%. Pure nel Lazio, dove l’Udc è stata decisiva per la vittoria della Polverini, ha ottenuto meno del 5%, nonostante a molti elettori fosse impedito votare per il PdL. «Risultati di cui il Vaticano e i vescovi non potranno non tenere conto», commentava ieri sera di uno dei berlusconiani impegnati a tenere il filo dei rapporti con l’altra parte del Tevere, «così come non potranno ignorare che in Piemonte Casini ha rischiato di far vincere l’abortista Bresso». Se la caccia alle spoglie del berlusconismo è rimandata a data da destinarsi, quella alle spoglie dell’Udc rischia di aprirsi già oggi. E potrebbero essere proprio i berlusconiani ad avviarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 30 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-1377755051501891419?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1377755051501891419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1377755051501891419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/tre-buone-notizie-per-berlusconi.html' title='Tre buone notizie per Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3535807316115932598</id><published>2010-03-27T16:41:00.004+01:00</published><updated>2010-03-27T19:02:21.818+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa Cattolica'/><title type='text'>L'attacco politico a Ratzinger e le bufale di Repubblica</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono solo due cose chiare nella storia degli abusi sessuali compiuti da un sacerdote del Wisconsin tra gli anni Cinquanta e Settanta, oggetto della recente inchiesta del New York Times. La prima è che quegli abusi nei confronti dei piccoli sordomuti ci furono, e che quindi una parte della Chiesa (negli Stati Uniti di sicuro, altrove è da capire) è colpevole. La seconda certezza è che per la sinistra italiana l’attacco americano a Joseph Ratzinger è arrivato nel momento migliore: quello in cui occorre delegittimare il Vaticano per motivi elettorali. Da qui la lunga serie di illazioni e vere e proprie bufale, allo scopo di screditare il papa e tutti quelli che, dentro alle mura leonine e nella Conferenza episcopale, condividono la sua battaglia in difesa dei «valori non negoziabili» della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piaccia o meno, lo scontro tra «pro-life» e «pro-choice», cioè tra chi difende la vita e chi il diritto della madre a scegliere di abortire, è il tema più caldo di questa campagna elettorale. Se non altro perché chiama in causa Emma Bonino e Mercedes Bresso, le candidate del centrosinistra in Lazio e Piemonte, che per coincidenza sono le regioni date in bilico da tutti i sondaggi. Anche ammesso che gli elettori sensibili ai temi bioetici non siano molti, in queste due regioni possono essere decisivi, proprio perché basterà poco per fare la differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i vescovi italiani, come da tradizione, sono divisi tra chi mette al primo posto la difesa della vita (tema gradito al centrodestra) e chi le affianca la questione sociale (sulla quale il centrosinistra si trova più a suo agio), Ratzinger è stato chiarissimo su quali debbano essere le priorità: no all’aborto in tutte le sue forme, no a ogni tipo di eutanasia, difesa della famiglia formata da uomo e donna. Una linea fatta propria anche da Avvenire, il quotidiano della Cei, e sulla quale il giornale della Santa Sede, l’Osservatore romano, è invece apparso più tiepido. Proprio Avvenire ieri ha pubblicato le pagelle ai candidati alle regionali, ai quali era stato sottoposto il manifesto del Forum delle associazioni in difesa della famiglia. Risultato: «Il tema della famiglia è assunto quale priorità - almeno nelle intenzioni - dai candidati dell’Udc e dalla gran parte di quelli del PdL e della Lega. Sembrerebbe invece interessare solo una minoranza dei politici di una grande forza popolare come il Partito democratico e poco o nulla gli esponenti dell’Italia dei valori». Insomma, i politici non sono uguali davanti alla Chiesa. Stavolta meno che mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sinistra lo hanno capito benissimo. E Ratzinger è diventato un nemico da screditare. L’accusa è un classico: «Non poteva non sapere», doveva essere al corrente degli episodi di pedofilia, e se non ne ha parlato è perché ha voluto insabbiare. Il corollario politico è evidente: papa Benedetto XVI e le sue gerarchie non hanno alcuna autorità morale per dare indicazioni di voto. Succede così che l’Unità di Concita De Gregorio, fino a qualche tempo fa cauta verso Ratzinger, si mette a gareggiare in anticlericalismo col Manifesto, inizia a fare le battutine sul «Papa e Papi» e nota con soddisfazione che «a cinque giorni dal voto le gerarchie vaticane sono scese in campo invitando a non sostenere i candidati filoabortisti. A tre giorni dal voto i giornali cattolici sono costretti a difendere il Papa dalle accuse pubblicate in prima pagina sul New York Times». Mentre nel PdL c’è la ressa per fare quadrato attorno al pontefice, quelli del Pd disposti a spendere una parola per Ratzinger sono i pochissimi cattolici rimasti nel partito: Enrico Letta e un paio di altre persone. In compenso Luigi De Magistris, dell’Idv, chiede a Ratzinger di andare in tribunale a dire tutto quello che sa sui casi di pedofilia in Germania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fronte progressista è talmente infervorato che finisce per pubblicare &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;amp;currentArticle=QOUNH"&gt;in prima pagina&lt;/a&gt; le più solenni bischerate. Tipo quelle apparse ieri nell’&lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;amp;currentArticle=QOUUP"&gt;editoriale di Repubblica, firmato da Giancarlo Zizola&lt;/a&gt;. Che inizia lodando il grande accusatore del Papa, citato in questi giorni dal New York Times, «l’arcivescovo di Milwaukee monsignor Weakland», definito da Repubblica «una delle figure più luminose del cattolicesimo degli Stati Uniti», il cui comportamento fu «irreprensibile di fronte ai doveri della coscienza verso la verità e verso la Chiesa sugli abusi sessuali del clero». Un pastore, ricorda commosso Zizola, «morto con parole di perdono per coloro che lo avevano ingiustamente coinvolto in accuse infamanti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarebbe da commuoversi davvero. Se non fosse, &lt;a target="_blank" href="http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/25/da-che-pulpito-lex-arcivescovo-weakland-si-rifa-vivo-contro-ratzinger/"&gt;come nota nel suo blog il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister&lt;/a&gt;, che: 1) questa «figura luminosa» del cattolicesimo americano, questo paladino della lotta agli abusi sessuali del clero, «non è più arcivescovo di Milwaukee dal 2002, quando fu “dimissionato” dopo che un ex studente di teologia l’aveva accusato di violenza carnale, rompendo il segreto che lo stesso Weakland gli aveva imposto in cambio di 450 mila dollari detratti dalle casse dell’arcidiocesi»; 2) Weakland non è «morto con parole di perdono» nei confronti di nessuno, per il semplice fatto che è ancora vivo; 3) «Tutto quello che Zizola scrive di lui», nota ancora Magister, «non corrisponde alla sua biografia, ma a quella del cardinale Joseph Bernardin, arcivescovo di Chicago, lui sì “irreprensibile” e morto nel 1996 dopo aver perdonato colui che lo aveva falsamente accusato di atti carnali».&lt;div&gt;&lt;br /&gt;A Repubblica sarebbe bastato controllare &lt;a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rembert_Weakland"&gt;l’enciclopedia online Wikipedia&lt;/a&gt; per evitare di cadere così in basso. Se i portabandiera del pensiero laico non sanno (o non vogliono) fare nemmeno questo, vuol dire che stanno davvero con la bava alla bocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 27 marzo 2010.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3535807316115932598?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3535807316115932598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3535807316115932598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/lattacco-ratzinger-e-le-bufale-di.html' title='L&apos;attacco politico a Ratzinger e le bufale di Repubblica'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-1146311252356781816</id><published>2010-03-25T18:46:00.003+01:00</published><updated>2010-03-25T18:50:23.716+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Il martello di Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occhio a non prendere l’appello con cui Silvio Berlusconi chiede ai cittadini di dire cosa pensano del presidenzialismo per l’ennesima sparata pre-elettorale del premier, buona solo per scaldare gli animi degli ultrà. C’è molto di più dentro questa sua evocazione della piazza e del popolo dei gazebo: c’è il filo conduttore della politica che farà il leader del PdL nei prossimi tre anni e - soprattutto - c’è un’anteprima del volto nuovo che intende dare al partito. In quattro parole: ci sarà da divertirsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ha scritto il politologo Robert Kagan in un saggio in cui parla di tutt’altro, «a chi ha un martello tutti i problemi sembrano chiodi, ma a chi non possiede un martello, nessun problema sembra un chiodo». Berlusconi il martello ce l’ha: è la sua gente, sono gli elettori, peraltro l’unico strumento accettabile in una democrazia. A patto di usarlo in modo responsabile. E, per quanto i suoi avversari dicano il contrario, sinora questo Berlusconi l’ha saputo fare, se è vero che, da quando è sceso in campo, dalla sua parte non è giunto alcun atto di violenza politica (lo stesso non si può dire per la sinistra).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli altri, il popolo non ce l’hanno. O almeno non hanno nulla di paragonabile a quello berlusconiano: come scrisse Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità, Berlusconi «sembra l’ultimo giapponese, poi scopri che nella giungla ha addestrato guerriglieri senza paura. C’è un esercito di fedeli, la più affollata setta del mondo, disposti a seguirlo». Pure quelli di Azione Giovani, ragazzi che non hanno mai letto Julius Evola ma nel simbolo hanno ancora la fiamma tricolore, sabato erano in piazza San Giovanni a gridare «un presidente, c’è solo un presidente». E non è a Gianfranco Fini che si riferivano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spiazzati dall’ennesima invenzione del premier, i suoi avversari adesso cercano di far passare il messaggio per cui, invece di varare le riforme ascoltando i cittadini, è più democratico farle fregandosene di costoro, come peraltro è sempre avvenuto. Così la sinistra si scandalizza e lancia l’ennesimo allarme per la «deriva plebiscitaria». Loro, infatti, il “martello” non ce l’hanno: quelli che hanno riempito metà piazza del Popolo il 13 marzo non avevano nulla in comune tra loro, se non l’avversione per Berlusconi. Erano, a loro modo, una piazza “berlusconiana”, e hanno dato ragione al premier quando dice, come ha fatto ieri, che da sedici anni «il grande collante» della sinistra è lui, capace di fare sfilare insieme i garantisti radicali di Marco Pannella e i manettari di Antonio Di Pietro, per i quali il sospetto non è più solo «l’anticamera della verità», come sostenevano anni fa padre Ennio Pintacuda e Leoluca Orlando, ma una condanna già passata in giudicato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso modo, Fini s’inalbera e avverte che per le riforme serve un approccio «senza strumentalizzazioni di tipo propagandistico». Parole che sono miele per Berlusconi, che infatti promette di tirare dritto: «Sono stato criticato perché ho detto che saranno i cittadini a decidere se dovrà essere eletto direttamente da loro il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio. Sono felice di queste critiche, perché sono convinto della giustezza della mia posizione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se per la definizione delle riforme, alla fine, il premier dovrà fare i conti con le procedure costituzionali e i numeri del parlamento, per ridisegnare il partito avrà la mano molto più libera. Berlusconi vuole un PdL carismatico e leaderistico, nel quale il rapporto tra il capo e gli elettori sia diretto, non mediato da organismi e burocrazie di partito. Ieri, a modo suo, lo ha detto: «Il Pdl è nato per ascoltare il popolo». Gaetano Quagliariello, che oltre ad essere vicecapogruppo vicario dei senatori azzurri è anche un politologo appassionato di Charles De Gaulle, pesa le parole, ma il concetto è chiaro: «Berlusconi è impegnato a costruire un partito democratico, nel quale ci sia spazio anche per una ipotetica minoranza. Sa bene pure lui, però, che il PdL non potrà mai sfuggire del tutto da un elemento genetico, che in fondo rappresenta il vero vantaggio del centrodestra sullo schieramento opposto. In piazza San Giovanni abbiamo visto un popolo stringersi attorno al suo leader; in piazza del Popolo avevamo assistito a divisioni e ripicche sedate solo dall’antiberlusconismo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il PdL come popolo che «si stringe attorno al suo leader» (o come leader che si appella direttamente al suo popolo) contro il PdL partito “normalizzato”, in cui il rapporto tra la base e il vertice passa attraverso organismi territoriali, dirigenti e quadri: sarà questo il vero scontro tra Berlusconi e Fini. Ed è già iniziato, prima di quando si potesse immaginare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 25 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-1146311252356781816?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1146311252356781816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1146311252356781816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/il-martello-di-berlusconi.html' title='Il martello di Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7628406385477582446</id><published>2010-03-24T17:15:00.002+01:00</published><updated>2010-03-24T17:18:08.591+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><title type='text'>Operazione Aumma Aumma</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almeno la buonanima di Achille Lauro aveva il buon gusto di pagarsi i voti con i soldi propri. La scarpa sinistra prima del voto, la destra solo se al seggio elettorale hai fatto il bravo. Nell’attesa, pacchi di pasta per tutti: con la panza piena si ragiona meglio e non si corre il rischio di mettere la croce sul nome sbagliato. Roba da magliari? Aspettate di vedere i bravi amministratori della sinistra di oggi: al loro confronto Lauro era l’arbiter elegantiarum della democrazia. Questi sono così micragnosi che il regalino a chi li deve votare lo fanno con i soldi degli elettori stessi. Soldi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Campania - per dire un posto a caso - è saltato fuori un concorsone indetto dall’amministrazione partenopea di Rosa Russo Iervolino. Un capolavoro di ingegneria pre-elettorale. Funziona così: il Comune di Napoli, notoriamente in stato di florida salute finanziaria (1,5 miliardi di debiti, pari a 1.555 euro per ogni napoletano, neonati inclusi) e dotato di organici sottodimensionati (appena 12mila dipendenti), ha emesso un bando per 534 nuove assunzioni. Sessanta ragionieri, 165 assistenti sociali e così via. Il termine per iscriversi al concorso è scaduto il 15 marzo. Hanno presentato domanda in 112.572 e molti di questi - diciamo così - avranno sentito un certo bisogno di rendere più solida la loro candidatura contattando i referenti politici locali, i quali ovviamente sono interessati al buon esito delle elezioni regionali. Insomma, un accordo tra persone volenterose lo si può trovare. Sede, giorno e ora in cui si terranno le prove selettive saranno comunicati il 30 marzo, cioè il giorno dopo le elezioni. E se state pensando alla scarpa destra di Lauro, vuol dire che siete proprio maliziosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dinanzi a tanto attivismo la Regione Campania, governata da Antonio Bassolino, non poteva farsi trovare inoperosa. Così l’Ente autonomo Volturno, controllato dall’amministrazione regionale, ha provveduto ad avviare assunzioni per chiamata diretta. Senza perdere tempo con quelle noiose formalità burocratiche che sono i concorsi pubblici, insomma. In pochi giorni sono state assunte in questo modo 49 persone. La giunta Bassolino ha anche provveduto, stavolta in proprio, a prorogare i contratti a 50 dirigenti esterni, che quindi rimarranno al loro posto anche nel malaugurato caso in cui il controllo della Regione dovesse passare nelle mani del centrodestra. L’operazione “Aumma aumma” è completata da mance e mancettine varie, tipo i 667mila euro girati proprio ieri dalla stessa giunta regionale al teatro Trianon di Forcella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Malcostume da meridionali? Niente affatto. Su queste stesse pagine ieri e oggi si è raccontato della pioggia di soldi pubblici dati nelle ultime settimane alle associazioni amiche dal presidente uscente del Piemonte, Mercedes Bresso, anche lei del Pd. E a Bologna il PdL ha presentato in procura un faldone sugli sprechi e le regalie attribuiti a Vasco Errani, governatore dell’Emilia-Romagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va da sé che certe cose non accadono solo sotto le insegne della sinistra. Anche sul fronte opposto c’è chi usa mezzi simili per ottenere gli stessi risultati. Ma almeno, di solito, ha la delicatezza di farlo senza riempirsi la bocca con la questione morale, il rinnovamento della politica e altre menate del genere, magari sbandierate in un’intervista all’Unità o a Repubblica. E soprattutto non va in giro con il ditino alzato a dare lezioni al prossimo. Non sarà molto, ma di questi tempi tocca consolarsi con quello che passa il convento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 24 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7628406385477582446?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7628406385477582446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7628406385477582446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/operazione-aumma-aumma.html' title='Operazione Aumma Aumma'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7080337532293759120</id><published>2010-03-23T18:38:00.002+01:00</published><updated>2010-03-23T18:43:41.852+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Quel conticino che nessuno ha voglia di fare</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una gara a dipingere un PdL a un passo dal baratro e un Silvio Berlusconi agli sgoccioli (auguri a chi ci spera davvero). Nessuno, però, sembra voler perdere tempo con un conticino banale banale. Nemmeno Pier Luigi Bersani, che vanta competenze economiche - e quindi si spera anche aritmetiche - sembra essersene accorto, dal momento che ha fatto sapere che si riterrà soddisfatto se, delle tredici regioni in palio domenica e lunedì, al centrodestra ne dovessero andare “solo” sei. Il conticino è questo: a Berlusconi basterà vincere in cinque regioni per poter dire che la maggior parte delle regioni italiane sono controllate dalla sua coalizione. E se davvero il centrodestra dovesse ottenere sei governatori, malgrado l’entusiasmo di Bersani, il raggio d’azione amministrativo del Partito democratico avrebbe raggiunto il suo minimo storico. Insomma, il rischio che lunedì sera finisca un’epoca è molto concreto, ma l’epoca che potrebbe chiudersi è quella dello strapotere territoriale degli eredi del Pci, con il sorpasso di Berlusconi ai danni degli avversari di sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche perché quello delle cinque regioni è un obiettivo alla portata del Cavaliere. A questo punto bisognerebbe spiegare bene quali sono le distanze tra i candidati nelle regioni in bilico, dove queste distanze si stanno riducendo o ampliando e a favore di chi. Però non si può fare. Perché la legge sulla par condicio voluta nel 2000 dal centrosinistra (cioè dagli stessi che in questi giorni si atteggiano a paladini della libertà d’informazione repressa dal governo) vieta di dare agli elettori simili informazioni, proibendo la diffusione dei risultati dei sondaggi nelle ultime due settimane prima del voto. Diciamo allora che la coalizione PdL-Lega ha buoni motivi per sentirsi la vittoria in tasca in Lombardia e Veneto, ovvero le uniche due regioni in palio dove il centrodestra già governa. Aggiungiamo che il PdL vanta ottime chances di vincere in Campania e in Calabria. E siamo a quattro. La quinta vittoria, secondo le aspettative degli uomini del Cavaliere, dovrebbe arrivare dal Piemonte o - nonostante tutto - dal tribolatissimo Lazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettiamola in questo modo: l’aria che tira in tutta Italia dopo la chiamata alle armi da parte del premier, e Piemonte e Lazio non fanno eccezione, autorizza il centrodestra a sognare almeno un 5-8 per il centrosinistra. Per questo &lt;a target="_blank" href="http://www.ilpredellino.it/online/prima-pagina/78-articoli/2270-a-sinistra-manipolano-anche-aritmetica-e-geografia"&gt;sul Predellino, il giornale online degli ultrà berlusconiani&lt;/a&gt;, il deputato azzurro Giorgio Stracquadanio - uno dei pochi che si è fatto i conti, e che ovviamente è al corrente dei sondaggi che girano a palazzo Grazioli - ipotizza che tra una settimana, tirando le somme a livello nazionale, «le bandierine issate sulle regioni vedranno il centrodestra in vantaggio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Popolo della Libertà e alleati, al momento, sono al governo in Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Molise, Sicilia e Sardegna. E domenica si vota solo nelle prime due regioni. Basterebbe non perderle (e non sarà difficile) e aggiungerne altre tre (ed è chiaro su quali si punta) e il centrodestra uscirebbe dalla tornatona elettorale con la bellezza di dieci regioni sotto il suo controllo. Mentre il centrosinistra, a questo punto, conterebbe solo su nove regioni (la ventesima, la Val d’Aosta, è fuori dal confronto, essendo da sempre amministrata dalle forze autonomiste).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vero: non sarebbe la prima volta. Accadde per due anni, grazie alle elezioni del 2001 in Molise e Sicilia, dove il centrodestra vinse portando il conto nazionale sull’11 a 8 per le bandierine azzurre. Ma quelle del 2001 furono davvero elezioni locali. Stavolta, invece, gli italiani sono davanti a una mega-tornata elettorale di tredici regioni, dal fortissimo sapore politico, che Berlusconi ha voluto trasformare - riuscendoci - nell’ennesimo referendum su se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima volta che ci fu un voto per le regionali con un significato nazionale di portata simile fu nel 2005, e anche allora Berlusconi era a palazzo Chigi. Al termine di quella tornata elettorale, il centrosinistra aveva in mano la bellezza di quindici regioni, mentre Berlusconi e i suoi alleati ne governavano appena quattro. Solo cinque anni dopo l’odiato Caimano, davanti a un identico appuntamento, è a un passo dal piantare i denti nella maggior parte delle regioni italiane. E anche se non raggiungesse questo risultato epocale, con ogni probabilità il suo partito sarebbe comunque alla guida in almeno nove di esse. A sinistra bisogna essere davvero molto ottimisti per crederlo moribondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 23 marzo 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Post scriptum. Come noto, il sito di riferimento per le corse clandestine dei cavalli è &lt;a target="_blanK" href="http://www.notapolitica.it/"&gt;Nota Politica&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7080337532293759120?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7080337532293759120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7080337532293759120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/quel-conticino-che-nessuno-ha-voglia-di.html' title='Quel conticino che nessuno ha voglia di fare'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8950584789100980371</id><published>2010-03-21T17:18:00.001+01:00</published><updated>2010-03-23T00:37:59.031+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Dopo la piazza e il voto, il PdL andrà alla conta</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso? Dopo la prova di forza di ieri e - soprattutto - dopo il voto che si terrà tra una settimana, cosa accadrà al PdL? Molto meno di quanto scriva (e speri) la gran parte dei giornali. Intanto, comunque vada il voto, non ci sarà alcuna scissione. Nessun addio da parte dei finiani. E questo per il più banale dei motivi: non conviene a nessuno, ai finiani per primi. Perché lasciare un partito dove nel giro di tre o quattro anni si deciderà la successione a Silvio Berlusconi? La presenza in massa dei finiani alla manifestazione berlusconiana di ieri è la conferma che strappi in vista non ce ne sono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò nonostante, il PdL cambierà moltissimo. Se ne è parlato nelle ultime settimane tra le diverse componenti del partito, e si è già abbozzata un’intesa di massima. Certo, molto dipenderà dalle elezioni regionali. Ma grosse sorprese non dovrebbero arrivare. Nel PdL si dà per scontata la vittoria in Lombardia e Veneto; si dà per molto probabile quella in Campania e Calabria; si dà per possibile, anche se ardua, la conquista di Lazio e Piemonte. Dal resto d’Italia, se dovesse arrivare qualcosa, sarà tutto grasso che cola. Tirando le somme, il risultato minimo accettabile è ritenuto la vittoria in quattro regioni su tredici. Se le vittorie saranno cinque sarà un bel risultato, se saranno sei un successone. Dove le cose andranno molto male, cadrà la testa del coordinatore regionale. Nel PdL c’è anche chi farebbe fuori volentieri Denis Verdini, il più potente dei tre coordinatori. Ma il buon risultato della manifestazione di ieri, da lui organizzata in tempi da record, lo ha rafforzato. Il resto, su di lui e su altri, lo dirà il risultato elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la rivoluzione vera sarà un’altra. Perché su una cosa, ormai, sono tutti d’accordo: la spartizione del partito secondo la logica del 70-30 (sette posti su dieci agli ex forzisti, tre agli ex aennini), non ha più senso. Il nuovo confine è quello tra berlusconiani e finiani. Tutto sommato è una buona notizia: vuol dire che l’amalgama Forza Italia-An, almeno in parte, è riuscito. A questa “fase 2” si potrebbe arrivare anche tramite una transizione soft. Berlusconi e Fini si siedono a un tavolo e si mettono d’accordo: questi sono i tuoi, questi i miei, questi sono i rapporti di forza tra le due “anime” del partito. È un’ipotesi, però, alla quale credono in pochi. A parte le incompatibilità permanenti tra i due, si è visto che simili intese calate dall’alto durano pochi mesi, e che presto tornano a riproporsi gli stessi problemi. E comunque ci vorrebbe un ottimo risultato alle regionali per dare lo slancio necessario ad adottare una simile soluzione, ma è difficile che questo risultato arrivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora la cosa più probabile è che, subito prima o subito dopo l’estate, si vada alla conta. Con un congresso? Difficile. Fare una battaglia congressuale vuol dire affidare le sorti del partito ai signori delle tessere, e l’idea non piace a Berlusconi. Più plausibile la convocazione del consiglio nazionale, del quale fanno parte parlamentari, ministri e viceministri, coordinatori regionali e provinciali, presidenti delle Regioni e delle Province e altri. In alternativa, potrebbe esserci la conta dei soli parlamentari. È proprio in vista di questa sfida che, nei giorni scorsi, Berlusconi ha dato mandato ad alcuni dei suoi per avviare un’operazione di “recupero” dei parlamentari finiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine di questo conteggio, il PdL avrà una sua maggioranza, ovviamente di stretta osservanza berlusconiana, e una sua minoranza, più o meno folta. Posto che tutti o quasi gli ex forzisti si schiereranno con Berlusconi, resta da capire cosa faranno gli ex di An. Alcuni di loro si dà per scontato che stiano con Berlusconi. Maurizio Gasparri, ad esempio, qualche tempo fa è stato chiaro: «Fini», ha detto, «ha diritto di avere idee nuove, ma io preferisco restare nei confini di quella destra che rappresenta le mie idee». Stessa scelta che potrebbe fare Ignazio La Russa. Italo Bocchino è scontato che si schieri con Fini. Altero Matteoli, Gianni Alemanno e altri saranno chiamati a scegliere. Al termine di questa operazione, ogni carica sarà distribuita secondo i nuovi rapporti di forza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questa operazione di stabilizzazione del PdL riuscirà, il governo potrà affrontare con più tranquillità gli ultimi tre anni della legislatura. Vista la mancanza di appuntamenti elettorali, Berlusconi potrà concentrarsi sulle riforme (giustizia, tasse, presidenzialismo...), per tentare poi, nella legislatura successiva, la scalata al Quirinale. Se invece il logoramento del partito dovesse proseguire, l’esecutivo non arriverebbe al 2013. Per Berlusconi, politicamente parlando, sarebbe la fine. Ma non solo per lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 21 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8950584789100980371?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8950584789100980371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8950584789100980371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/dopo-la-piazza-e-il-voto-il-pdl-andra.html' title='Dopo la piazza e il voto, il PdL andrà alla conta'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3079786152084145858</id><published>2010-03-18T17:56:00.002+01:00</published><updated>2010-03-18T17:59:33.400+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Il dittatore che non c'è</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benito Mussolini, Fidel Castro e gli altri dittatori chiamati in causa in questi giorni dall’opposizione possono continuare a vivere indisturbati nel boschetto della fantasia di Tonino Di Pietro e Nicola Latorre. Evocarli come termine di paragone per Silvio Berlusconi trasforma le loro tragedie in farsa e offende le loro vittime. Qui, semmai, siamo all’opposto della dittatura. Il problema, dalle nostre parti, è che c’è un capo del governo che troppo spesso non riesce a decidere su nulla. Nemmeno sulle cose che gli stanno più a cuore, se è vero che non sa come impedire che le televisioni pubbliche alimentino il clima d’odio nei suoi confronti. Un capo del governo che non mette paura a nessuno, ma che ha ottime ragioni per temere per l’incolumità sua e di quelli che gli sono accanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi vede nelle intercettazioni diffuse in questi giorni la prova della deriva cesarista di Berlusconi, vuol dire che le ha sfogliate con l’occhio di chi aveva già emesso la condanna. Perché a leggerle tutte, invece, è la sensazione opposta che comanda: quella dell’impotenza. Ma che dittatore è uno che è costretto a ricorrere a Giancarlo Innocenzi, misconosciuto commissario del garante per le Comunicazioni, per impedire la messa in onda di una trasmissione in cui sapeva già che sarebbe stato accusato di essere mafioso e stragista, e al quale, dopo tutto questo gran daffare, non resta che sedersi davanti al televisore per assistere al pluriomicida Gaspare Spatuzza che lo infama?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Balbettava incredulo il premier, il 9 dicembre scorso, al telefono con Innocenzi: «Giovedì sera c’era ancora il processo Spatuzza e fanno il processo a me come appartenente alla mafia… allora se voi non riuscite veramente a fare questa roba qua… non lo so io…». Parole di un povero cristo che già si è rassegnato al peggio. E infatti, puntuale, il 10 dicembre la puntata di Annozero va in onda, si intitola “Minchiate”, il protagonista è proprio Spatuzza, la vittima predestinata il solito Berlusconi e alla fine l’Auditel dirà che se l’è vista oltre il venti per cento degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più che strapotente e sicuro di sé, come piace dipingerlo ai suoi avversari e come piace atteggiarsi anche a lui, è un Berlusconi spaventato quello che emerge dai brogliacci della surreale inchiesta di Trani. Come si legge nell’intercettazione pubblicata su queste pagine, il 14 novembre il premier racconta i suoi timori al solito Innocenzi: «È venuto fuori che volevano farmi un attentato accostando una macchina alla mia nel percorso da casa mia a palazzo Chigi, allora ti domandi… Oggi Ghedini ha ricevuto una cosa con cinque pallottole in cui gli dicono che lo aspetta un caricatore intero, che sarà per lui, per sua moglie, per sua sorella, per suo figlio. Che sanno dove va a scuola suo figlio, che sanno dove va a giocare e gli hanno praticamente rovinato la vita. E allora non si può più vedere i Di Pietro che fanno quella faccia in televisione, non si può più avere poi un pubblico di parte, con quello che dice “applausi” e questi che approvano quando c’è una cosa che è contraria al vero».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, queste sono le confessioni private del tremendo dittatore italiano, questa è la vita sua e della sua “corte”: insultati sui canali del servizio pubblico e minacciati, assieme alle loro famiglie. Senza che riescano a farci nulla. E infatti, un mese dopo questo sfogo di Berlusconi, Massimo Tartaglia gli sfascerà il volto in piazza del Duomo e ai magistrati di Milano che lo interrogheranno dirà (come raccontato sull’Unità del 15 dicembre): «L’ho fatto per il Paese, ho votato per Di Pietro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando il Cavaliere si lamenta con il solito Innocenzi perché in nessun altro Paese europeo il governo viene trattato così sulle televisioni di Stato, dargli torto è difficile. Nel 2004, il presidente della Bbc Gavyn Davies e il direttore generale Greg Dyke si dovettero dimettere dopo che l’emittente pubblica aveva insinuato che il premier Tony Blair avesse mentito al Parlamento sulle ragioni che avevano spinto il governo a partecipare al conflitto in Iraq. La Bbc fu anche costretta a presentare «scuse senza riserve». Vaglielo a spiegare, a Berlusconi, che quelli sono i liberal e che lui - che da anni prova a mandare a casa Michele Santoro senza riuscirci - è il bieco dittatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 18 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3079786152084145858?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3079786152084145858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3079786152084145858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/il-dittatore-che-non-ce.html' title='Il dittatore che non c&apos;è'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-4825763086600182774</id><published>2010-03-16T15:13:00.000+01:00</published><updated>2010-03-16T15:13:00.186+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Quirinale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Napolitano si è rotto di Repubblica</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle undici del mattino di ieri la notizia è diventata ufficiale: Giorgio Napolitano si è rotto le scatole di Repubblica. È dall’inizio della legislatura che quelli di largo Fochetti lo tirano per la giacca. Su ogni legge approvata dalla maggioranza, su ogni decreto varato dal governo si ripete la solita scena: prima Repubblica scrive che la norma in questione è un attentato alla democrazia, alle libertà fondamentali dell’uomo, alla pace nel mondo o a tutte queste cose messe insieme più altre. Poi assicura che Napolitano è orientato a non firmarla perché la ritiene incostituzionale (confondere la realtà con i propri desideri, e spacciare questa operazione per scoop, è una delle specialità più antiche di casa Scalfari). Però il capo dello Stato, che pure si consulta con dotti giuristi, alcuni dei quali vicini a Repubblica, alla fine decide con la testa sua, non con quella dei confidenti del quotidiano. E infatti, nove volte su dieci, la firma la mette. A questo punto ai lettori di Repubblica, prima illusi poi delusi, non resta che prendersela con Napolitano, colpevole di avallare le liberticide norme berlusconiane. Ecco, a questo giochino il Quirinale ha detto basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In cima alla rassegna stampa del Colle, ieri mattina, spiccava proprio &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;amp;currentArticle=QH34Q"&gt;l’articolo apparso sulla prima pagina di Repubblica&lt;/a&gt;. Già il titolo ha fatto sobbalzare il pover’uomo: «Il no di Napolitano alla legge che evita l’articolo 18». La norma presa di mira stavolta era «il famigerato &lt;a target="_blank" href="http://www.senato.it/documenti/repository/studi/Dossier_193.pdf"&gt;ddl 1167-B&lt;/a&gt;, quello che introduce la possibilità preventiva di ricorrere all’arbitro, invece che al giudice, in caso di controversie di lavoro». Dopo aver garbatamente ricordato al presidente della Repubblica che alla manifestazione di sabato c’era gente che ostentava magliette viola con la scritta «Pertini non avrebbe firmato» (sottinteso: il decreto salva-liste approvato in fretta e furia dal governo per rimediare agli errori commessi dal PdL in Lazio e Lombardia, peraltro rivelatosi inutile), Repubblica faceva sapere che il capo dello Stato «sta meditando seriamente di rinviare alle Camere» la legge in questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Napolitano, che ne aveva già subite tante, non ha retto e ha dettato al suo ufficio stampa &lt;a target="_blank" href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&amp;amp;key=9824"&gt;poche righe&lt;/a&gt;, molto dure: «È priva di fondamento l’indiscrezione di stampa secondo la quale il Presidente della Repubblica avrebbe già assunto un orientamento a proposito della promulgazione del disegno di legge 1167-B». Per essere ancora più chiari, e far capire che non è il caso di continuare con certi trucchetti, la nota del Quirinale dice che Napolitano respinge «ogni condizionamento che si tenda a esercitare nei suoi confronti anche attraverso scoop giornalistici». Insomma, compagni di Repubblica, smettetela che tanto non funziona. Il sito web del quotidiano, dove fino a quel momento campeggiava orgogliosa la “notizia” del «no» di Napolitano, ha riconvertito la home page in fretta e furia. Da conservare per i momenti tristi la risposta data online al capo dello Stato, dove si spiega a Napolitano che in realtà Napolitano non la pensa come dice Napolitano, ma come sostiene Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dire che la casistica avrebbe dovuto far intuire da tempo a Ezio Mauro e ai suoi che, in questo modo, l’unico risultato che ottengono è quello di far incavolare il capo dello Stato (a proposito, chi gli ha parlato ieri assicura che ormai Napolitano sopporti quelli di Repubblica persino meno di quanto riesca a sopportare Berlusconi, il che è tutto dire). Avevano spiegato che il decreto salva-liste non andava firmato, perché - parole di Mauro, che di Repubblica è il direttore - «intervenire da soli, ex post, con norme retroattive, a meno di un mese dalla scadenza elettorale, scrivendo decreti che ricalcano clamorosamente gli sbagli commessi per cancellarli, è un precedente senza precedenti, che peserà nel futuro della Repubblica». Napolitano aveva risposto mettendo la firma su una versione corretta del decreto, perché «non era sostenibile» che alle elezioni «potessero non partecipare nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In precedenza era toccato allo scudo fiscale e alla legge sulla sicurezza: anch’esse (a detta di Repubblica) norme da fine della democrazia e della civiltà, anch’esse firmate da Napolitano, per questo accusato di «viltà» dal pacato Antonio Di Pietro. Adesso i repubblicones, sempre più nostalgici di Carlo Azeglio Ciampi, contano di rifarsi con le norme sulla giustizia, iniziando dal legittimo impedimento: già approvato dal Parlamento, attende l’avallo finale del Quirinale. Manco a dirlo Repubblica, nei giorni scorsi, ha fatto sapere che la firma di Napolitano è «a rischio». Presto si vedrà cosa c’è di vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sicuro, però, la legge sul lavoro che introduce la possibilità, per abbreviare i tempi delle controversie, di rivolgersi a un arbitro invece che al giudice ordinario (solo con il consenso dei lavoratori e se previsto dal contratto nazionale), e che tanto indigna Repubblica, non è una di quelle leggine “di parte” approvate di corsa per volontà di Berlusconi. È un provvedimento che è stato esaminato per ben due anni e in quattro letture dal Parlamento, e che tra le altre cose permette a chi svolge lavori usuranti di andare in pensione prima ed estende la durata dei congedi parentali. Novità viste con favore da tutti i sindacati, incluse Cisl e Uil. Unica eccezione, la Cgil. Deciderà Napolitano se firmare o meno, ma il rischio che il capo dello Stato stia per dare a Repubblica l’ennesimo dispiacere è concreto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 16 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-4825763086600182774?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4825763086600182774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4825763086600182774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/napolitano-si-e-rotto-di-repubblica.html' title='Napolitano si è rotto di Repubblica'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-9190822301478406181</id><published>2010-03-11T18:54:00.001+01:00</published><updated>2010-03-11T18:57:04.176+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Quirinale'/><title type='text'>Le due piazze</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una vulgata curiosa che si va diffondendo, e che nei prossimi giorni diventerà un tormentone: il ricorso alla piazza organizzato dal centrosinistra è un sano esercizio di democrazia, mentre il ricorso alla piazza annunciato da Silvio Berlusconi è un preoccupante rigurgito di deriva plebiscitaria. Solo che non se ne capisce il motivo. O meglio: si spiega con la pretesa della sinistra italiana di incarnare per definizione tutto ciò che è democratico, e di dipingere un Berlusconi perennemente intento in trame para-eversive. Eppure, tra le due chiamate alla piazza, grandi differenze non ce ne sono. Anzi, se ce n’è una più vicina all’essenza della democrazia - una testa, un voto - è proprio quella del Cavaliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I toni usati nei confronti delle istituzioni, innanzitutto. Sono durissimi da ambedue le parti. Berlusconi attacca i giudici, e nel suo messaggio ai Promotori della Libertà di Michela Brambilla accusa le toghe di volere «impedire a milioni di persone di votare per il PdL», compiendo «un sopruso violento e inaccettabile». Parole chiare. Dal fronte opposto, però, l’attacco agli organi costituzionali è ancora più esplicito. Lasciamo perdere le accuse rivolte a Berlusconi da Antonio Di Pietro, che anche ieri ha detto «invitiamo tutti a scendere in piazza contro Lucifero-Berlusconi, il nuovo dittatore». O gli insulti rivolti al premier dal popolo viola. Roba simile ormai fa parte del folklore quotidiano e manco fa più notizia. La vera novità di questi giorni è che si è deciso di passare il segno con il presidente della Repubblica. Prima Di Pietro ha minacciato di mettere Giorgio Napolitano in stato d’accusa. Poi il suo rivale dentro l’Italia dei valori, Luigi De Magistris, ha rincarato la dose dicendo che il capo dello Stato «sta avallando l’attuazione del piano di rinascita democratica ideato da Gelli e oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che quella di sabato sarà anche una manifestazione contro la prima carica dello Stato è evidente, e per capirlo non c’è bisogno che il popolo viola metta su Facebook le fotografie delle magliette da indossare per l’occasione, quelle con scritto «Napolitano, il peggior capo dello stato degli ultimi 150 anni». È una situazione che nel Pd hanno ben presente, come confermano i tentativi disperati dello stato maggiore del partito per scongiurare il disastro. Dapprima volevano impedire a Di Pietro di parlare dal palco, proprio per evitare che attaccasse Napolitano mentre loro sono in piazza a sventolare le bandierine. Ma figuriamoci se quello si lascia sfuggire un’occasione simile a due settimane dal voto. Infatti agli illusi del Pd ha risposto: «Vorrei ricordare che ho lanciato io la manifestazione, ho prenotato io la piazza dopo aver avuto l’idea, ho convocato le persone, predisposto i pullman, coordinato la logistica. E adesso vorrebbero che non parlassi?». Insomma, il padrone di casa è lui, quelli del Pd sono gli ospiti, e non è che gli si possa dare torto. Così hanno provato a sottoporgli una «piattaforma comune» nella quale si sostiene che la colpa di tutto è sempre e solo di Berlusconi. Tonino sottoscrive, ma Bersani e gli altri stanno già pregando che una volta in piazza tenga a freno la lingua e non dica troppe scemenze sul Quirinale. Auguri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c’è da dire delle motivazioni. E qui la bilancia pende tutta dalla parte del Cavaliere. Parliamoci chiaro: il motivo vero delle proteste e della manifestazione della sinistra è che vogliono andare al voto senza avversari. Che non è il massimo della democrazia, come ha cercato di spiegare lo stesso Napolitano. Mentre del Berlusconi di questi giorni tutto si può dire, tranne che non abbia un obiettivo democratico: consentire a un partito che rappresenta un terzo degli elettori di essere presente in lista. Un’esigenza difesa molto bene, sulle colonne di Avvenire (quotidiano che, dopo quanto accaduto a Dino Boffo, di certo non può essere accusato di simpatie berlusconiane), dal giurista Francesco D’Agostino: «Il valore ultimo del diritto non è il rispetto delle forme, ma la giustizia. E giustizia vuole che in una competizione elettorale gli elettori di un partito radicato e a vocazione maggioritaria nel Paese non possano essere esclusi dal voto». Punto. Tutto il resto è un arrampicarsi sugli specchi per giustificare la pretesa di correre senza avversari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Impossibile, infine, prendere sul serio la sinistra quando dice - come ha fatto Pier Luigi Bersani - che i partiti di governo non scendono in piazza. Perché non è vero: fosse così, le manifestazioni elettorali (e la chiamata in piazza di Berlusconi è a tutti gli effetti una manifestazione elettorale, al pari di quella organizzata dal centrosinistra per sabato) sarebbero riservate alla sola opposizione. E così non è, per fortuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato l'11 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-9190822301478406181?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/9190822301478406181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/9190822301478406181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/le-due-piazze.html' title='Le due piazze'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3548221991243108794</id><published>2010-03-10T18:03:00.004+01:00</published><updated>2010-03-10T18:10:53.442+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Pronto il trucco per non estradare Battisti</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La condanna a due anni di reclusione per uso di documenti falsi, emessa il 5 marzo da un tribunale di Rio de Janeiro, può rivelarsi la migliore delle notizie possibili per il terrorista rosso Cesare Battisti, condannato in Italia per quattro omicidi. Nascosta tra gli articoli del trattato bilaterale siglato da Italia e Brasile, infatti, vi è la possibilità di differire l'estradizione qualora il detenuto sia ancora alle prese con procedimenti penali non conclusi e condanne da scontare nel Paese che deve concedere l'estradizione. I difensori di Battisti avranno così l'opportunità di presentare ricorso contro la condanna appena ricevuta, con il risultato di allungare i tempi di conclusione del procedimento penale e quindi la permanenza in Brasile del loro assistito. Si tratta di una mossa che fonti diplomatiche italiane ritengono assai probabile. Tanto che le certezze manifestate nei giorni scorsi dai legali che rappresentano il nostro governo («Quando e se il presidente brasiliano Lula autorizzerà l'estradizione, Battisti potrà venire in Italia», aveva assicurato l'avvocato Ricardo Vasconcelos subito dopo la condanna rimediata da Battisti in Brasile) hanno lasciato il posto a un'enorme cautela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto dipende dall'articolo 15 degli accordi bilaterali di estradizione Italia-Brasile, che furono siglati nel 1989 e convertiti in legge due anni dopo. Esso prevede che «se la persona da estradare è sottoposta a procedimento penale o deve scontare una pena nel territorio della Parte richiesta per un reato diverso da quello che motiva la domanda di estradizione», anche in caso di accoglimento di questa domanda, la consegna «potrà essere differita finché il procedimento penale non sia concluso o la pena non sia stata scontata». Il nodo vero, ovviamente, è politico, non tecnico: i cavilli servono solo a giustificare una decisione che, secondo diversi media brasiliani, Lula ha già preso: quella di non estradare Battisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ufficialmente, il nostro governo attende la risposta favorevole di Lula entro aprile, cioè subito dopo che il Supremo tribunale brasiliano avrà pubblicato le motivazioni della sentenza con cui, a metà dicembre, aveva stabilito che Lula non potrà comportarsi in modo discrezionale, ma dovrà rispettare gli accordi di estradizione. Intanto, però, non è affatto detto che Lula si attenga ai tempi auspicati. Il suo secondo mandato, che in base alla costituzione sarà anche l'ultimo, scade a fine anno, e molti indizi lasciano credere che il presidente brasiliano intenda far scorrere questi dieci mesi senza prendere alcuna decisione su Battisti. Alla luce degli ultimi fatti, poi, anche se Lula concederà l'estradizione in primavera, la consegna del prigioniero potrà essere rimandata a quando si sarà concluso l'intero procedimento penale per i passaporti falsi con cui Battisti entrò in Brasile. Insomma, sarà cosa che riguarderà il successore di Lula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, almeno in teoria, Battisti - oggi rinchiuso nel carcere di Papuda, nel distretto di Brasilia - potrebbe scontare la pena che gli è stata appena inflitta svolgendo lavori socialmente utili, e cioè in un regime di semilibertà, perché così ha deciso il giudice che lo ha condannato. E di certo i suoi legali spingeranno per questa soluzione. Inutile dire che una simile ipotesi renderebbe concreta la possibilità di fuga da parte del terrorista. Agli avvocati che rappresentano l'Italia sarebbe stato comunque assicurato che nessuna concessione del genere sarà fatta a Battisti fino a quanto su di lui penderà la richiesta di estradizione del nostro governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dicembre, dopo che il Supremo tribunale federale brasiliano sembrava aver inchiodato Lula alle sue responsabilità, autorità diplomatiche italiane avevano assicurato a Libero che il nostro governo manteneva, nei confronti di quello brasiliano, un atteggiamento «di fiducia e fermezza». Adesso, ufficialmente, la fermezza c'è ancora, ma la fiducia in Lula è diminuita assai. Intanto, come noto, il viaggio che Berlusconi doveva fare in Brasile nei giorni scorsi è stato annullato. Gli sherpa delle due diplomazie stanno lavorando per organizzare la trasferta brasiliana di Berlusconi durante la prima settimana di aprile, subito dopo le elezioni regionali. Ma la data non è ancora stata fissata, ed è probabile che anche stavolta non se ne faccia nulla. Col risultato di rendere ancora più misterioso lo stato reale dei rapporti tra i due Paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 10 marzo 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla stessa vicenda, sempre da questo blog:&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/tempi-lunghi-per-lestradizione-di.html"&gt;Tempi lunghi per l'estradizione di Cesare Battisti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://aconservativemind.blogspot.com/2009/01/cesare-battisti-redentore-dellumanita.html"&gt;Cesare Battisti, Redentore dell'Umanità&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3548221991243108794?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3548221991243108794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3548221991243108794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/pronto-il-trucco-per-non-estradare.html' title='Pronto il trucco per non estradare Battisti'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-9144582273312319584</id><published>2010-03-09T17:23:00.002+01:00</published><updated>2010-03-09T17:45:26.658+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iraq'/><title type='text'>Quelli che la democrazia non si poteva esportare</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con quale faccia Repubblica ieri &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;amp;currentArticle=QBZ1I"&gt;esultava in prima pagina&lt;/a&gt; perché «In Iraq la democrazia ha vinto»? Quanto sprezzo del ridicolo ci vuole, a largo Fochetti, per mettere in prima pagina le foto delle dita delle donne irachene sporche di inchiostro viola, simbolo del voto appena effettuato? Fosse stato per il quotidiano di Ezio Mauro, e per quei pacifisti che Repubblica incitava e difendeva, in Iraq non ci sarebbe stato alcun polpastrello viola, non si sarebbe insediata alcuna democrazia. L’Iraq sarebbe ancora il giardino di casa Hussein, in cui il dittatore fa quello che vuole, e cioè cose ben più gravi del negare il diritto al voto, dal momento che includono gli omicidi di stato e le stragi di massa. E questo vale per Repubblica, ma anche per tutta quella sinistra italiana che contro la missione in Iraq aveva messo le bandiere della pace nei propri manifesti, sui simboli elettorali, sugli striscioni nelle piazze, e adesso applaude imbarazzata - o nei casi più dignitosi fa finta di niente - davanti all’ennesimo passo in avanti della neonata libertà irachena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché va bene che adesso alla Casa Bianca non c’è più George W. Bush, ma un santo laico come Barack Obama, e quindi qualunque cosa accada sotto l’ombrello degli Stati Uniti assume inevitabilmente un sapore diverso, più nobile e solare. Anche quando fanno le stesse cose di prima (il lavoro sporco in Iraq e in Afghanistan, il carcere di Guantanamo la cui chiusura rischia di essere posticipata per l’ennesima volta) con gli stessi uomini di prima (Robert Gates, segretario alla Difesa di Obama, svolgeva identico ruolo nell’amministrazione Bush), gli Stati Uniti ora non sono più l’emanazione del lato oscuro della forza. Però qui si è passati direttamente dal crocifiggere Bush-Darth Vader perché voleva «esportare la democrazia» nel mondo all’elegia della democrazia irachena esportata dai soldati americani, senza nemmeno avere il buon garbo di dire grazie (figuriamoci chiedere scusa) all’unico che ci aveva creduto sul serio, e che proprio per questo avevano deriso e insultato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per capirsi: il 10 maggio del 2004 il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, aveva chiesto all’Italia di rompere la «solidarietà occidentale» e ritirarsi dall’Iraq. Perché «la guerra era sbagliata, perché mancavano sia le armi di distruzione di massa, sia i legami operativi tra Saddam e Bin Laden, cioè le due pseudoragioni del conflitto. Era illegittima perché fuori dalla legalità internazionale, atto fondativo dell’unilateralismo libero e autonomo della superpotenza egemone. Era un errore anche politico perché spaccava l’Europa tra vecchia e nuova e rompeva la lunga alleanza novecentesca tra i due continenti». Peccato che le cancellerie europee, disinteressate - per non dire contrarie - a esportare la democrazia in qualsivoglia posto del mondo, non avessero alcuna intenzione di rimuovere Saddam Hussein. Ci voleva il biasimato «unilateralismo» della deplorevole «superpotenza egemone» per far sloggiare il tiranno. Il cinismo e la presunzione europei erano riassunti bene, sempre su Repubblica, da Eugenio Scalfari, che a fine agosto del 2004 sentenziava: «È caduta l’illusione di esportare in Iraq la democrazia, sia pure con imperfezioni vistose e adattamenti al costume locale». Roba simile, scritta su quelle pagine negli ultimi anni, se ne trova a bizzeffe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, come se nulla fosse, succede che su Repubblica di ieri l’inviato da Bagdad inizia il suo articolo così: «La chiamo “la battaglia della democrazia” e credo proprio di avere ragione. Non si possono definire altrimenti gli avvenimenti, a tratti micidiali ma in complesso esemplari, a volte persino esaltanti, che hanno ritmato le elezioni». Capito come funziona, da quelle parti? Basta passare con nonchalance dalla «illusione della democrazia da esportare» alla elegia della «battaglia della democrazia», vinta con un’affluenza altissima, semplicemente fingendo di non avere sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare, e confidando come sempre sulla scarsa memoria altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada, del resto, l’ha tracciata lo stesso Obama. Lui che nel 2007, da semplice senatore dell’Illinois, aveva votato contro la legge sul rifinanziamento della missione in Iraq, dicendo «sono orgoglioso di essermi opposto a questa guerra fin dall’inizio», e che nei dibattiti elettorali, poche settimane prima del voto che lo elesse presidente, diceva: «Ancora non capisco perché abbiamo invaso l’Iraq. La guerra in Iraq ci è già costata 700 miliardi di dollari e continua a costarci 10 miliardi al mese», l’altro giorno, quando si è capito che sarebbe stato un successo, ha definito il voto iracheno «una pietra miliare» per la storia del Paese. Si fossero comportati tutti come lui, i senatori americani, quella pietra non sarebbe mai stata posata. E di sicuro Obama avrebbe fatto una figura migliore se avesse speso mezza parola per il suo predecessore, e per quei pazzi dei neocon repubblicani che avevano creduto alla possibilità di trasformare l’Iraq in una democrazia. I fatti dicono che avevano ragione loro, ma ammetterlo, per i loro avversari, è ancora troppo imbarazzante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 9 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-9144582273312319584?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/9144582273312319584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/9144582273312319584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/quelli-che-la-democrazia-non-si-poteva.html' title='Quelli che la democrazia non si poteva esportare'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3873883840396599200</id><published>2010-03-07T18:30:00.000+01:00</published><updated>2010-03-07T18:30:00.109+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Quirinale'/><title type='text'>Il migliore alleato di Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna di Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro non è in vendita: è in regalo. Uno così, per il Cavaliere, vale tanto oro quanti congiuntivi sbaglia. Nel caso ci fossero ancora dubbi su chi ha vinto davvero la partita delle liste, l’ex pm ieri ha provveduto a dissolverli. La sua minaccia di avviare l’impeachment, cioè di mettere in stato d’accusa il presidente della Repubblica, “colpevole” di aver firmato il decreto che consente agli elettori di centrodestra di Roma e della Lombardia di votare, è la ciliegina che mancava alla torta di Berlusconi. Con la sua sortita, Di Pietro è riuscito a spaccare l’opposizione, mettendo in serio imbarazzo la dirigenza del Partito democratico, e ad alzare un muro tra il centrosinistra e Giorgio Napolitano, unico esponente del Pd che occupa una carica istituzionale, per giunta la più alta. Un capolavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al punto che, se solo avesse un po’ più senso dell’umorismo, Berlusconi potrebbe prendere sul serio i propositi di Di Pietro, appoggiare la richiesta di impeachment, liquidare Napolitano e fare eleggere dal Parlamento un nuovo presidente della Repubblica (indovinate chi avrebbe le maggiori chances di vittoria). Ovviamente non andrà così, ma questo la dice lunga sul gioco del leader dell’Idv, il quale, pur di grattare un altro po’ di voti al Pd e racimolare qualche altro consenso tra i forcaioli viola, non si fa problemi a inguaiare l’intera opposizione. E infatti gli stessi esponenti del PdL che ieri ufficialmente attaccavano Di Pietro, a microfoni spenti lo benedicevano commossi, ringraziando Nostro Signore per avergli dato quali avversari uno come lui e uno come Pier Luigi Bersani, incapace di trovarsi una linea politica autonoma da quella dell’Italia dei valori. Il Pd costretto a manifestare al seguito di chi chiede la testa di Napolitano, come è avvenuto ieri pomeriggio a Roma, è infatti la rappresentazione plastica della sudditanza politica dei suoi dirigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il premier, così, può passare all’incasso. Avere garantito la presenza delle liste sulle schede è la vittoria più evidente, ma non è la sola che ha conseguito in queste ore. Intanto, malgrado tutte le reciproche diffidenze con il Quirinale, ha fatto capire a Napolitano che il PdL è un interlocutore affidabile, a differenza del Pd, che anche stavolta ha finito per portare acqua al mulino di chi accusa il presidente della Repubblica. Al di là poi degli aspetti tecnici della vicenda, che di sicuro non hanno appassionato gli elettori, il decreto del governo, come ha spiegato lo stesso Napolitano, non fa che garantire il diritto al voto, che è il fondamento della democrazia, e quindi è difficile che gli italiani capiscano le manifestazioni inscenate da chi avrebbe voluto partecipare alle elezioni senza avversari. Simili proteste di piazza, tra l’altro, hanno l’abitudine di non spostare manco mezzo voto, ottenendo l’unico risultato di radicalizzare ancora più gli avversari del Cavaliere e di allontanare gli elettori moderati dal centrosinistra. Lo sfascio dell’opposizione è completato dalla minaccia dei radicali di ritirarsi dalle elezioni per protestare contro il decreto salva-liste: per il povero Bersani, che "obtorto collo" ha accettato la candidatura di Emma Bonino nel Lazio, attirandosi per questo le ire del Vaticano e di tutto il mondo cattolico, sarebbe la beffa finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, se il centrosinistra vuole far dimenticare agli elettori la pessima figura rimediata dal PdL con la presentazione delle liste, non deve fare altro che continuare con queste scenate. Berlusconi, che tanto per cambiare sogna una campagna elettorale in cui si parli solo di lui, ci spera molto. Può stare tranquillo, non lo deluderanno manco stavolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 7 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3873883840396599200?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3873883840396599200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3873883840396599200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/il-migliore-alleato-di-berlusconi.html' title='Il migliore alleato di Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-4301433798566329203</id><published>2010-03-06T16:23:00.002+01:00</published><updated>2010-03-06T21:48:34.234+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Vi piace vincere facile, vero?</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avete presente lo spot dello scacchista che fa scacco matto a un lattante? Ecco, il modello politico è quello. C’è una sinistra “Gratta e vinci” alla quale piace vincere facile. Gareggiando da sola, se possibile. Lo si è visto ieri, quando il governo ha approvato il decreto per consentire la partecipazione di Roberto Formigoni alle elezioni regionali lombarde e della lista del PdL nella provincia di Roma, in sostegno a Renata Polverini. Lì si è capito che certe frasi dei giorni scorsi, in cui tutti assicuravano di voler garantire a ogni elettore il diritto di votare, erano false come una banconota da 15 euro. Perché, appena l’esecutivo ha reso effettivo questo diritto, gli stessi personaggi hanno gridato allo scandalo. Pier Luigi Bersani ha annunciato la «ferma opposizione» del Pd. Antonio Di Pietro, che evidentemente ritiene pernicioso per una democrazia che anche gli elettori del centrodestra possano votare, parla di «un palese abuso di potere» che andrebbe bloccato «con l’intervento delle forze armate». La sinistra italiana è fatta da gente così, che riesce persino a farti rivalutare quelle menti del PdL che non sono state in grado di presentare le liste nei tempi e nei modi corretti: errore grave, ma che non può essere fatto pagare agli elettori della maggioranza, i quali hanno la sola colpa di essere migliori di gran parte di quelli che pretendono di rappresentarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Varare il decreto salva-liste venendo a patti con il Quirinale e isolando la sinistra, però, è stata la parte facile del lavoro. Ora a Berlusconi tocca vincere le elezioni. Una sfida che adesso è tutta in salita. L’unico dato positivo è quello di partenza: delle tredici regioni in palio a fine mese, al momento undici sono governate dal centro-sinistra. Una proporzione difficilmente peggiorabile. Tutto il resto, però, fa paura a guardarsi. I sondaggi confermano che la figuraccia rimediata dai Polli delle Libertà nella presentazione delle liste ha lasciato il segno sugli elettori. Non solo in Lazio e in Lombardia, ma in tutta Italia, dove il PdL ha perso, a seconda delle rilevazioni fatte in questi giorni, da uno a tre punti percentuali. Voti che in molte delle regioni in bilico (Piemonte, Liguria, Lazio, Campania) possono fare la differenza tra vittoria e sconfitta. La vicenda, inoltre, ha reso evidente il clima da film di Sergio Leone che si respira dentro al PdL, dove tutto sembra condurre al duello finale tra berlusconiani e finiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempo per rimediare ce ne è, e tanto per cambiare toccherà a Berlusconi tirare la carretta per tutti, caricandosi sulle spalle la campagna elettorale dei candidati in difficoltà e provando a compattare i ranghi locali del PdL, affinché siano evitate faide fratricide. La sua voglia di combattere è testimoniata proprio dalla testardaggine con cui ieri ha spinto il Consiglio dei ministri  a varare il “decreto interpretativo” che consentirà a tutti gli elettori di votare. Un provvedimento per il quale il premier è venuto a patti con Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica dapprima non voleva sentirne parlare, ma alla fine ha capito che quel decreto era di gran lunga il male minore e ieri notte lo ha firmato, dopo averne discusso il testo con il governo. Una bella vittoria di Berlusconi, che toglie la copertura del Quirinale alla sinistra intenta a gridare al colpo di Stato. Non fossero quello che sono, gli antiberlusconiani di professione dovrebbero ammettere che il loro chiodo fisso, stavolta, se l’è cavata alla grande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 6 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-4301433798566329203?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4301433798566329203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4301433798566329203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/vi-piace-vincere-facile-vero.html' title='Vi piace vincere facile, vero?'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-4684083862846343963</id><published>2010-03-02T15:25:00.001+01:00</published><updated>2010-03-02T15:25:00.034+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sondaggi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Repubblica certifica l'inutilità di Repubblica</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente da fare, non se li filano proprio. Più quelli di Repubblica e del Fatto inzuppano nel livore chilometri quadrati di carta stampata, più gli italiani se ne fregano. Più Michele Santoro e Marco Travaglio processano Guido Bertolaso e la Protezione civile, più quelli li difendono. Più il popolo viola e l’opposizione scendono in piazza a dire che così è un’indecenza, che dobbiamo vergognarci dinanzi al resto d’Europa, che solo da noi signora mia succedono cose simili, più Silvio Berlusconi e il suo governo possono stare tranquilli. È da quando è iniziata l’inchiesta di Firenze che i nostalgici dei bei tempi di Tangentopoli si stanno sbattendo in  tutti i modi per convincerci che stavolta è come il 1992. Anzi, a ben guardare è persino peggio. E invocano una ribellione di massa delle coscienze, nella speranza che travolga Berlusconi. Risultati? Noia e sbadigli. Come certifica la più insospettabile delle conferme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proclamare la propria inutilità, infatti, provvede direttamente Repubblica. Dove ieri è apparso &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;amp;currentArticle=Q76S3"&gt;un sondaggio commentato dal politologo Ilvo Diamanti&lt;/a&gt;, che della truppa degli indignati di Repubblica è di sicuro quello meno livoroso. Però, appunto, sempre a quella tribù appartiene. E per quanto Diamanti si sforzi di puntellare le posizioni del suo giornale, i dati parlano chiaro. Esaurite le premesse di rito, e cioè che oltre 7 italiani su 10 sono convinti che la corruzione sia ancora molto diffusa eccetera eccetera, al momento di tirare le somme il risultato (per Repubblica) è deprimente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo: i magistrati non sono più visti dagli italiani come l’ultimo baluardo della società sana contro politici corrotti e imprenditori corruttori. A pensarla così, infatti, oggi è solo il 45,7% degli italiani. Una percentuale analoga, il 41,9, critica infatti le toghe a causa della loro «eccessiva politicizzazione». Ammette Diamanti sconsolato: «Quindici anni di polemiche frontali, lanciate dal premier e dal centrodestra, hanno lasciato il segno. Per questo oggi Tangentopoli non ha lo stesso significato, lo stesso impatto politico dei primi anni Novanta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su Guido Bertolaso, ovvero il simbolo di ciò che di buono ha fatto sino ad oggi il governo, e che proprio per questo è stato attaccato in tutti modi dall’opposizione e dai giornali (Repubblica per prima), i risultati sono ancora più devastanti per i sobillatori. Bertolaso e la protezione civile, nota Diamanti, «godono comunque di consensi elevatissimi. E trasversali. A destra come a sinistra. L’Abruzzo, ad oggi, conta molto più de La Maddalena». Non male, per essere scritto sul giornale che ogni giorno crocifigge  Bertolaso e il governo proprio per come hanno gestito la vicenda abruzzese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E al momento di votare, almeno lì, tutto questo casino, tutto questo pompare la nuova questione morale per scaricarla sulle spalle di Berlusconi, a qualcosa sarà servito? Macché, ennesimo flop. «L’opposizione», scrive Diamanti, «non ha beneficiato di questo clima. Il Pd fatica a risalire la china. L’Idv, peraltro, non sembra avvantaggiarsi di questa ondata di inchieste. E Berlusconi e il PdL, per quanto indeboliti rispetto a qualche mese fa, dopo l’aggressione di Milano, non mostrano segni di cedimento. Mentre la Lega conferma e consolida la crescita elettorale degli ultimi anni». Una Caporetto, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema, adesso, è spiegare la dura realtà agli altri editorialisti di Repubblica. Tipo Giorgio Ruffolo, che fu ministro dell’Ambiente con Giovanni Goria, Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti e adesso scrive contro la corruzione. Nel suo &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Q76W8"&gt;articolo di ieri&lt;/a&gt; si è chiesto se siamo davanti a una nuova Tangentopoli. «Secondo me», si risponde da solo, «molto peggio». Per Ruffolo la colpa - ma forse qualcuno c’era già arrivato - è di Berlusconi, perché parla male del prelievo fiscale, che è un «elemento centrale della democrazia» (lo è anche delle dittature, ma fa niente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oppure Oscar Luigi Scalfaro, che essendo stato ministro dell’Interno di Bettino Craxi dal 1983 al 1987 può parlare con la consapevolezza dell’esperto. Ieri Scalfaro ha tradito Repubblica per il suo fratello minore, la Stampa, ma a largo Fochetti resta comunque di casa. «Dal 1992 ad oggi c’è stato un abbassamento della soglia etica», insiste l’ex presidente della Repubblica &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Q77QA"&gt;intervistato dal quotidiano torinese&lt;/a&gt;, dando pure lui la colpa a Berlusconi per tutti i motivi che si possono intuire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, ieri è arrivata un’autorevole conferma, dal loro giornale di riferimento, che questi signori parlano a se stessi, che non spostano un voto, e soprattutto che l’Italia vera non è né quella che vorrebbero né quella in cui sono convinti di vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 2 marzo 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-4684083862846343963?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4684083862846343963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4684083862846343963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/03/repubblica-certifica-linutilita-di.html' title='Repubblica certifica l&apos;inutilità di Repubblica'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-6144540465168466891</id><published>2010-02-27T15:00:00.001+01:00</published><updated>2010-03-02T12:32:35.388+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Berlusconi scarica Di Girolamo su Fini</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La procura di Milano è servita: «Il processo andrà avanti e voglio venirne fuori con un’assoluzione piena», assicura in pubblico Silvio Berlusconi, e preso in parola vuol dire che non intende avvalersi della prescrizione. Un impegno nobile, che se mantenuto rischia però di rivelarsi suicida. Vedremo. Gli esponenti finiani che volevano metterlo in difficoltà  giocando a fare i surfisti sull’onda dell’indignazione moralista: serviti anche loro. Avete presente il senatore del PdL Nicola Di Girolamo, quello accusato di essere stato eletto all’estero con i voti della ‘ndrangheta? Ecco, di costui ieri Berlusconi ha detto che «non è stato portato da gente di Forza Italia: è stato portato da un responsabile di Alleanza Nazionale che non ho il piacere di conoscere». Et voilà. Un colpo ai magistrati «talebani» e un altro, meno evidente ma assai più duro, agli alleati-avversari di ciò che resta di Alleanza nazionale. Ci fosse stata pure un’opposizione parlamentare, ieri il premier ne avrebbe avute anche per loro, ma per il Pd che perde un pezzo al giorno, e oggi è costretto ad accodarsi all’adunata del popolo viola, basta e avanza Fabrizio Cicchitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, il gioco si è fatto duro e il premier non ha alcuna voglia di farsi trovare morbido. La ricetta tradizionale, che a poche settimane dal voto prevede di ingoiare rospi in silenzio e magari fingendo di sorridere, non lo convince più. Anche perché Berlusconi è convinto di non essere stato lui a iniziare. Due giorni fa, su questo quotidiano, si leggeva che «complice l’offensiva giudiziaria delle procure, Fini e i suoi hanno capito di avere davanti un terreno, quello delle leggi per la moralizzazione della politica, su cui Berlusconi agisce da neofita, e hanno deciso di non fargli sconti». Da qui, ad esempio, l’isolamento di Guido Bertolaso, che Berlusconi aveva quasi fatto ministro, ad opera di molti esponenti della vecchia Alleanza nazionale. Oppure la richiesta di leggi dure contro tutti i corrotti avanzata da Giulia Bongiorno, che Repubblica ovviamente si è divertita a contrapporre ai tentennamenti, veri e presunti, dei fedelissimi del Cavaliere. Il più inquieto di tutti i finiani, Fabio Granata, giovedì si è persino presentato al camper del popolo viola - quelli che avevano già organizzato la manifestazione del 5 dicembre, nella quale Berlusconi, dal palco, era stato definito «mafioso» - per farsi dare la patente di bravo deputato legalitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai, però, sottovalutare le risorse di Berlusconi. Il «neofita» ha subito capito le regole del gioco e ieri ha scaraventato il corpaccione del povero Di Girolamo sul tavolo di Fini: tieni, questo è roba tua. Così come è «un regalo di An», mugugnano i berluscones, la legge elettorale per gli italiani all’estero, che si presta a ogni tipo di compravendita e per questo va cambiata (anche se l’impressione è che gli uomini del Cavaliere, se potessero, risolverebbero il problema cancellando il voto agli emigrati). Le tensioni dovrebbero aumentare nei prossimi giorni, se è vero che tra gli ultrà berlusconiani c’è chi sta pensando di chiedere conto a Fini dell’isolamento politico subíto dall’avvocato Enzo Fragalà, ex parlamentare di An e garantista doc, massacrato di bastonate martedì sera e morto ieri. Attacchi ai quali è facile prevedere reazioni altrettanto dure da parte del presidente della Camera e dei suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un atteggiamento, quello del PdL in questa campagna elettorale, che da un lato sconcerta per il tasso di litigiosità, ma dall’altro fa capire bene che il centrosinistra non spaventa davvero nessuno. Al punto che il PdL può permettersi di creare in casa quell’opposizione che, altrimenti, non ci sarebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 27 febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-6144540465168466891?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6144540465168466891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6144540465168466891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/berlusconi-scarica-di-girolamo-su-fini.html' title='Berlusconi scarica Di Girolamo su Fini'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-4471504031482987044</id><published>2010-02-21T19:00:00.001+01:00</published><updated>2010-02-21T19:00:02.162+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Berlusconi nel Kindergarten</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che succede attorno a Silvio Berlusconi, costretto ieri ad alzare la voce per rimettere ordine nel Kindergarten chiamato PdL? Almeno tre cose. La prima è che Denis Verdini è stato infilzato dall’inchiesta di Firenze, e che adesso l’attenzione degli inquirenti pare spostarsi su Gianni Letta. Il quale - tanto per essere chiari - non essendo parlamentare, non gode della relativa immunità. La seconda è che si è capito che le elezioni regionali non saranno, per il PdL, quella vendemmia che ci si attendeva qualche settimana fa. Il terzo evento è la definizione delle liste elettorali, che da quando esiste la democrazia è il momento di maggiore conflittualità interna per ogni partito. Stavolta, poi, si tratta delle ultime elezioni degne di nota sino al 2013: chi non riuscirà a piazzarsi in questo giro, resterà scoperto sino alle elezioni politiche. Ma la composizione delle liste, quantomeno, è destinata a concludersi in breve tempo. Le prime, invece, sono due situazioni che peseranno a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Popolo delle Libertà si regge sul delicato equilibrio delle sue tre gambe: il PdL “governativo”, che ovviamente ha la maggiore visibilità, cui fanno capo ministri e sottosegretari; il PdL “parlamentare”, che poggia sul lavoro dei capigruppo e vice-capigruppo del Senato e della Camera (Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino) e il PdL “partito”, retto dai tre coordinatori (Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa). Tra queste anime l’atmosfera non è sempre idilliaca, se non altro per il fatto che il partito, e soprattutto i gruppi parlamentari, hanno il compito, spesso poco gradevole, di portare acqua al mulino dell’esecutivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come nelle migliori aziende, però, finché si fanno profitti c’è gloria per tutti. Anche le prossime elezioni regionali andranno bene, se si prende come riferimento la situazione attuale, che vede la sinistra governare in undici delle tredici regioni in palio. Ma rispetto alle aspettative trionfali di qualche settimana fa, il bilancio non potrà che essere più magro. E bisogna aggiungere che il Veneto, una delle poche regioni “sicure”, andrà a un esponente della Lega. Insomma, con ogni probabilità il PdL non conquisterà la maggioranza delle regioni in cui si vota. Però incrementerà i suoi governatori e, se conquisterà Lazio e Campania (cosa niente affatto scontata), potrà anche dire di controllare le regioni più ricche e popolate. Resta il fatto che la vittoria dilagante, che avrebbe dovuto ridurre il Pd a un «partito appenninico», appare fuori portata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo da solo, forse, non sarebbe bastato a scatenare lo scaricabarile preventivo al quale stiamo assistendo. Che però ha preso il via nel momento in cui si è saputo che Verdini è indagato per corruzione. E siccome tocca al partito definire le liste elettorali e aiutare i candidati, mentre il governo non si muove - gli interventi di spesa chiesti da Berlusconi e dai ministri più sensibili al tema elettorale, come Renato Brunetta, ricevono rifiuti continui da parte di Giulio Tremonti - ai piani alti del PdL l’aria si è fatta pesante. I mal di pancia dei dirigenti locali che non saranno candidati a causa dell’operazione “liste pulite” non rasserenano certo il clima. E leggere che, in caso di risultati poco brillanti alle regionali, Berlusconi potrebbe lasciare la guida del partito al solo Bondi, magari affiancato dal finiano Italo Bocchino, ha fatto saltare il tappo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Russa, che non ha intenzione di diventare il capro espiatorio, ieri si è detto pronto a fare «un passo indietro», lasciando subito il ruolo di coordinatore. La sua è una sfida: se esistono soluzioni migliori, avanti. Ma è chiaro che nulla può cambiare, di sicuro fino alle regionali e magari ben oltre, anche perché il tandem Bondi-Bocchino suscita nel partito diverse perplessità. Lo ha capito benissimo Berlusconi, che ieri ha difeso Verdini  da chi, nel PdL, lo colpisce alle spalle: gente che usa la stampa «per giochi di potere personali, per cercare di indebolire chi, come l’onorevole Verdini, si è speso e si spende giorno per giorno per costruire la struttura del PdL».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sue parole nette blindano, almeno per ora, il coordinatore indagato, e confermano l’attuale assetto del partito. È vero anche, però, che se la difesa di Berlusconi fosse arrivata tre giorni prima, il PdL si sarebbe risparmiato tante fibrillazioni. Ma il premier - che chi ci ha parlato definisce «stanco e preoccupato» - aveva per la testa il caso di Gianni Letta, che potrebbe essere il prossimo a finire nel tritacarne. Ieri la Stampa annunciava «nuovi arresti in arrivo» e ipotizzava l’esistenza di un fascicolo con la registrazione di telefonate tra Letta e Guido Bertolaso. Dovesse accadere qualcosa del genere, ci vorrà tutto l’impegno di Berlusconi per impedire che la faida degli ultimi giorni si ripeta, ma con toni molto più esasperati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 21 febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-4471504031482987044?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4471504031482987044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4471504031482987044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/berlusconi-nel-kindergarten.html' title='Berlusconi nel Kindergarten'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2496043311141506693</id><published>2010-02-18T15:15:00.000+01:00</published><updated>2010-02-18T15:15:00.171+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Il lato ironico della politica</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mica è vero che la politica è sempre noiosa e priva di ironia. Vi avessero detto un mese fa che alle regionali della Campania il PdL avrebbe candidato una schiera di cherubini contro un imputato in due processi (e anche condannato, fa sapere Marco Travaglio), appoggiato da Antonio Di Pietro e dal Partito democratico, ci avreste creduto? E invece.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto parte dal fatto che Silvio Berlusconi, a modo (molto) suo, sa essere persino moralista. L’idea che un suo assessore o un consigliere finisca invischiato in vicende di corruzione degne di un ladro di polli lo manda in bestia. Non perché Berlusconi non sappia di che pasta sono fatti gli esseri umani (figuriamoci), ma perché non sopporta che uno si permetta di correre il rischio di rovinare, oltre se stesso, il partito di cui fa parte. Soprattutto in un momento delicatissimo come questo, in cui le procure di tutta Italia sembrano avere nel mirino gli uomini del PdL - con l’intenzione, magari, di risalire e puntare al bersaglio grosso - e con il Cavaliere che ha trasformato le elezioni regionali di fine marzo in un voto sull’operato del governo. Insomma, basta con le cavolate. Perché una cosa sono le inchieste “politiche”, quelle mosse contro di lui e contro la ristretta cerchia che lo circonda, e una cosa sono le inchieste che invece hanno un fondamento solido, perché qualcuno del PdL si è fatto beccare con il sorcio in bocca. Così, dopo avere indossato infiniti abiti, dal presidente-operaio al presidente-costruttore al presidente-partigiano, arriva anche il presidente-giudice. Che guarda dentro il cesto del PdL e sceglie le mele: quelle marce, via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’operazione “liste pulite” parte dalla Campania (e sarà interessante vedere se si fermerà in questa regione o andrà avanti nelle altre). Qui il PdL ha deciso che non candiderà né condannati né rinviati a giudizio. Quanto agli indagati, dovranno spiegare la loro situazione, documentandola, a un “tribunalino” del PdL, che deciderà se candidarli. Le stesse regole, sempre in Campania, Berlusconi e i suoi intendono imporle alle liste alleate, Udc e Mpa, che pare le abbiano persino accettate. Insomma, un’iniziativa della quale si sentiva un certo bisogno, e che sarebbe bene non restasse circoscritta. Sia per tranquillizzare Berlusconi. Il quale a pensare che le procure siano pronte a usare ogni pretesto per farlo fuori fa peccato, ma in molti casi ci azzecca. Sia - ed è la cosa più importante - per dare un segnale agli elettori del PdL. I quali non sopportano i politici ladri così come non sopportano la spocchia e il razzismo morale di tanti elettori ed esponenti del centrosinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, stavolta chi voterà per la coalizione di centrodestra, in Campania, avrà buoni motivi per sfottere i rivali. Non solo per la pulizia delle liste che stanno facendo in queste ore i vertici del partito. Ma anche perché il candidato governatore scelto alla fine da Berlusconi, Stefano Caldoro, ha un curriculum giudiziario lindo e pinto. Mentre il suo rivale appoggiato anche dall’Idv, Vincenzo De Luca, sindaco diessino di Salerno, è imputato in due processi. E, se è vero quanto scritto ieri sul Fatto da Travaglio, è stato persino condannato: il 25 giugno 2004, a «quattro mesi di reclusione e 12mila euro di ammenda per aver violato le norme igienico-sanitarie del decreto Ronchi, autorizzando lo sversamento di rifiuti (una montagna di 20 mila tonnellate) in un sito di stoccaggio provvisorio e abusivo». Non male, per uno che si è detto pronto a dimettersi da governatore alla prima condanna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 18 febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2496043311141506693?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2496043311141506693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2496043311141506693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/il-lato-ironico-della-politica.html' title='Il lato ironico della politica'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7311275817046484379</id><published>2010-02-16T15:31:00.001+01:00</published><updated>2010-02-16T15:32:47.969+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Dove non arriva l'opposizione</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi avrà pure qualche eccesso di paranoia nel vedere ovunque trame editorial-politico-giudiziarie ai suoi danni. Però bisogna ammettere che i suoi avversari certe fissazioni fanno di tutto per avvalorargliele. Ieri, ad esempio, la giornata del Cavaliere è iniziata con la prima pagina del Corriere della Sera, dove ha letto che «nelle carte dell’inchiesta sugli appalti appaiono anche i nomi di Matteoli, Verdini, Pepe e Viceconte» (per la cronaca: Altero Matteoli è ministro delle Infrastrutture, Denis Verdini è uno dei coordinatori del PdL, Mario Pepe e Guido Viceconte sono due parlamentari dello stesso partito). E si è conclusa con la notizia che Verdini è indagato per concorso in corruzione. Quelli che sperano di assistere a una nuova Tangentopoli si fregano le mani dinanzi al possibile remake. Berlusconi e i suoi, invece, trovano conferme alla loro sindrome da accerchiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi le vuole vedere, le prove della trama le trova dappertutto. Prima è toccato a Guido Bertolaso. Cioè all’“uomo dei miracoli” del governo. Con il taglio delle tasse che non arriva e con le grandi riforme che latitano, l’esecutivo poteva dire almeno di aver risolto la grana dei rifiuti in Campania e l’emergenza abitativa causata dal terremoto in Abruzzo. Adesso sull’artefice di queste operazioni pesa l’accusa di essersi fatto corrompere tramite favori sessuali. In attesa di capire quanto è solida questa accusa, Bertolaso, e con lui lo stesso Berlusconi, hanno dovuto incassare due colpi: la mancata nomina di Bertolaso a ministro - che sembrava cosa fatta - e la rinuncia alla norma che trasforma la Protezione civile in società per azioni. L’articolo che la istituiva è stato stralciato, e probabilmente non se ne parlerà mai più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il colpo al governo, ieri è arrivato quello al cuore del Popolo della Libertà. Verdini, per il PdL, è quello che Fedele Confalonieri rappresenta per Mediaset: l’uomo d’ordine, la garanzia non che tutto vada come vuole Berlusconi (perché Verdini, come Confalonieri, molto spesso decide di testa sua), ma almeno che tutto funzioni. La coltellata che fa più male, quella alla famiglia, al Cavaliere era arrivata tre settimane fa dalla procura di Milano, con l’apertura delle indagini nei confronti del figlio Pier Silvio, coinvolto nell’inchiesta  Mediatrade-Rti per la compravendita di diritti cinematografici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, dopo mesi se non anni, persino un incredulo Partito democratico, che aveva chiesto proprio lo stralcio della norma che trasforma la Protezione Civile in Spa, trova un motivo per festeggiare. Riuscissero a costringere Bertolaso alle dimissioni, per Pier Luigi Bersani e compagni sarebbe il tripudio. Anche se il merito, tanto per cambiare, non è dell’iniziativa politica del Pd, che era e resta inesistente, ma di un’inchiesta della magistratura. Una conferma sinistra alle parole rilasciate ieri da Francesco Saverio Borrelli a Repubblica: «La magistratura è sostanzialmente costretta dalle mancanze della politica a svolgere un ruolo di supplenza funzionale». Frase che, agli occhi dei berlusconiani, ieri sera appariva molto chiara: vuol dire, né più né meno, che dove non arriva l’opposizione arrivano i magistrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 16 febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7311275817046484379?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7311275817046484379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7311275817046484379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/dove-non-arriva-lopposizione.html' title='Dove non arriva l&apos;opposizione'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7144208139322432524</id><published>2010-02-13T15:20:00.002+01:00</published><updated>2010-02-13T17:41:11.641+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Gli imbarazzi di Bersani sul caso Bertolaso</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occhio al Partito democratico. E occhio a Pier Luigi Bersani. In piena campagna elettorale, incalzato da Antonio Di Pietro, che più di una volta lo ha costretto a seguirlo sulle sue posizioni, il segretario del Pd sta maneggiando la vicenda che vede coinvolti Guido Bertolaso, la Protezione civile e diversi costruttori, con una cautela estrema, inusuale per un partito d’opposizione. Bertolaso, fedelissimo di Gianni Letta, è un uomo chiave nello schema berlusconiano: a lui si devono la soluzione dell’emergenza rifiuti in Campania e la soluzione dell’emergenza abitativa in Abruzzo dopo il terremoto, tanto che Silvio Berlusconi era pronto a nominarlo ministro. Insomma, affondare lui vuol dire colpire almeno metà delle cose buone fatte dal governo. Eppure Bersani si è guardato bene dal chiedere le dimissioni di Bertolaso, limitandosi a rimettere la questione alla sua «sensibilità». Ieri il leader del Pd è intervenuto per dire che «eventuali responsabilità personali saranno stabilite dalla magistratura»: un atteggiamento garantista, ben diverso da quello del minoritario Dario Franceschini e dell’alleato-rivale Di Pietro, che hanno chiesto a Bertolaso di andarsene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia dei Valori ha già presentato alla Camera una mozione di sfiducia, nella quale si chiede al governo di «invitare Guido Bertolaso  a confermare la sua sensibilità istituzionale rassegnando le dimissioni». Bene, dal Pd hanno fatto sapere che non appoggeranno questa mozione: o voteranno contro di essa o sceglieranno di astenersi. Così il primo effetto di questo nuovo tourbillon di politica, soldi e (presunto) sesso è la spaccatura dell’opposizione. Non male, come biglietto da visita in vista delle regionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A differenza di Di Pietro, e di quanto vorrebbero molti suoi elettori, Bersani ha preferito concentrare le critiche sul decreto che dovrebbe trasformare la Protezione civile in società per azioni. Argomento tecnico di non facile comprensibilità per il popolo di sinistra. Il minimo sindacale, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come mai Bersani è così cauto? L’atteggiamento da sinistra “responsabile” che vuole dare al suo partito forse c’entra, ma di sicuro non spiega tutto: in altri casi Bersani non si è fatto problemi a legarsi al carro dipietrista. L’unica cosa concreta, sinora, sono le carte dell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip di Firenze. E lì, &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;amp;currentArticle=PWL2S"&gt;come spiega in queste pagine Franco Bechis&lt;/a&gt;, appare un nome che nella storia dei Ds, soprattutto di quelli della capitale - dove il centrosinistra, con Francesco Rutelli e con Walter Veltroni, ha comandato dal 1993 al 2008 - vuol dire qualcosa. È il nome di Emiliano Cerasi, uno dei costruttori romani più attivi in questi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vicinissimo all’ex sindaco Veltroni, Cerasi è stato anche in grado di aggiudicarsi l’appalto per la costruzione del nuovo Teatro della Musica di Firenze. Nell’ordinanza si legge che questa gara era stata «inizialmente illecitamente promessa, dall’ingegner Balducci, all’Impresa Giafi Costruzioni Spa, riferibile all’imprenditore Carducci Valerio». Ma poi era stata aggiudicata all’impresa Sac Spa, «riferibile all’imprenditore Cerasi Emiliano, che, secondo quanto emerso dai dialoghi intercettati, aveva pure goduto di illecite pressioni politiche in favore della sua impresa». In parole povere, secondo il Gip fiorentino Rosario Lupo, le «illecite pressioni politiche» spese in favore di Cerasi erano state persino più forti del sistema di potere che aveva garantito tanti appalti agli amici di Angelo Balducci, il presidente del Comitato superiore dei lavori pubblici arrestato mercoledì e interrogato ieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ordinanza non dice da quali politici provenissero queste pressioni. Non resta che provare a dedurlo dalla storia e dalle amicizie di Cerasi. Molte delle quali, peraltro, sono di dominio pubblico, avendo partecipato - lui e gli altri membri della sua famiglia - alle cene elettorali per finanziare la corsa a sindaco di Rutelli e di Veltroni. Pure Balducci, del resto, vanta ottimi rapporti con la sinistra, e ha ricoperto incarichi di vertice nell’assegnazione dei lavori pubblici anche sotto il governo Prodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non vuol dire che Bersani e il suo partito debbano avere a tutti i costi qualcosa da temere. Vuol dire, però, che un filo che conduce a loro, con ogni probabilità, tra quelle carte già c’è. E spesso le inchieste finiscono anche per andare a guardare dove non dovrebbero. Nel dubbio, meglio essere molto cauti. Proprio come sta facendo Bersani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 13 febbraio 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aggiornamento. Oggi della stessa questione si è occupato anche &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;amp;currentArticle=PWKPZ"&gt;il Corriere della Sera&lt;/a&gt;. Capita l'aria, questa mattina Bersani è uscito dall'impasse &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_13/pd-dimissioni-bertolaso_c3cf77ec-189b-11df-adbd-00144f02aabe.shtml"&gt;dicendo che Bertolaso deve dare le dimissioni&lt;/a&gt;: «Spero che lo capisca da solo, se no bisognerà chiederle». Tutto da capire, ancora, se il Pd appoggerà la mozione dell'Idv.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7144208139322432524?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7144208139322432524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7144208139322432524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/gli-imbarazzi-di-bersani-sul-caso.html' title='Gli imbarazzi di Bersani sul caso Bertolaso'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7573229785631908952</id><published>2010-02-10T17:34:00.003+01:00</published><updated>2010-02-10T17:40:56.801+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa Cattolica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Perché la Chiesa non può prescindere da Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel giorno in cui tutti incensano Beppino Englaro e lo consacrano nuova icona del pensiero laico, Silvio Berlusconi fa una scelta che più controcorrente e antimoderna non si può. Scrive una lettera scarna, priva di retorica, alle suore Misericordine di Lecco, quelle che accudirono Eluana per diciassette anni. Il presidente del Consiglio le ringrazia «per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore» data in questi anni e si dice rammaricato per non aver potuto evitare la morte della ragazza. Quindi chiede alle suorine di pregare per l’Italia. L’errore che la sinistra non deve fare, e che invece ieri ha puntualmente ripetuto, è quello di interpretare anche queste poche righe come l’ennesima trovata politica del Cavaliere. Perché, se c’è una occasione in cui Berlusconi e i suoi hanno agito più con il cuore che con le logiche della convenienza, è stata proprio la vicenda di Eluana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo confermano i colloqui privati che ebbe il Cavaliere in quei giorni, ma soprattutto lo confermano i fatti pubblici: il premier e il PdL avrebbero avuto tutto l’interesse a tenere buono il rapporto con il Quirinale e a non spaccare l’opinione pubblica - e quella dello stesso centrodestra - su un tema così complesso e trasversale. Invece tirarono dritto, e nei confronti di Giorgio Napolitano al Senato fu lanciata l’accusa, manco troppo velata, di essersi reso oggettivamente complice di un omicidio. Avessero pensato solo alle norme sulla giustizia e agli affaracci loro, come piace dipingerli all’opposizione, tutto questo non sarebbe successo. A maggior ragione, un anno dopo, Berlusconi si sarebbe risparmiato l’iniziativa di ieri, che ha avuto l’effetto immediato di far irrigidire Gianfranco Fini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma proprio questo atteggiamento di Berlusconi spiega quello che la sinistra trova scandaloso e incomprensibile: che il rapporto tra il Cavaliere e la Chiesa cattolica, e in particolar modo con i vertici della Conferenza episcopale italiana, riesca a resistere a tutto, incluso il caso delle dimissioni di Dino Boffo da Avvenire, il quotidiano della Cei, nelle quali ha avuto un ruolo decisivo il quotidiano della famiglia Berlusconi. Se i vertici della Cei non mollano il PdL e il governo non è certo per simpatia verso Berlusconi o per approvazione della sua condotta privata, ma perché solo il PdL, sui temi “irrinunciabili” del papato di Benedetto XVI - come testamento biologico, pillola abortiva e difesa della famiglia formata da uomo e donna - dà quelle garanzie politiche che persino l’Udc di Pier Ferdinando Casini, impegnata a tenere viva la fiamma del forno con il Pd alle elezioni regionali, non può più dare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sarà un caso, ma proprio con l’avvicinarsi del voto di fine marzo si intensificano i segnali dalle colonne di Avvenire, tutti con un messaggio molto chiaro: spiegare con chi deve stare il popolo cattolico. Ieri è toccato a Marco Tarquinio, successore di Boffo alla guida del quotidiano dei vescovi italiani, scrivere che «quando le cose, dentro di noi e nelle comunità di cui facciamo parte, sono così chiare, è facile capire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Chi sta con la vita - chi è per la vita - mai la ferisce e mai arbitrariamente la finisce. Chi coltiva un’idea di morte - chi si allea con la morte - fa l’esatto contrario». È questo il vero spartiacque per i vertici della Chiesa italiana, davanti al quale tutto il resto è secondario, a partire dalla questione sociale (almeno finché Joseph Ratzinger sarà papa, e anche di questo la sinistra dovrebbe farsene una ragione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 10 febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7573229785631908952?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7573229785631908952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7573229785631908952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/perche-la-chiesa-non-puo-prescindere-da.html' title='Perché la Chiesa non può prescindere da Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-4911687890614915872</id><published>2010-02-08T15:00:00.005+01:00</published><updated>2010-02-08T20:06:15.233+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Energia e ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><title type='text'>Anche gli inglesi sempre più scettici sul global warming</title><content type='html'>Dopo gli americani, anche gli inglesi sono sempre meno convinti dalla bufala del global warming. &lt;a target="_blank" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8500443.stm"&gt;Da un sondaggio Populus appena svolto per la Bbc&lt;/a&gt; emerge che la percentuale degli inglesi convinti del surriscaldamento sono scesi al 75% (a novembre erano l'83%). Ma soprattutto oggi sono solo il 26% quelli che credono che il surriscaldamento esista e sia dovuto all'attività dell'uomo (a novembre erano il 41%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Gli inglesi sono scettici sul contributo dell'uomo al cambiamento climatico, e lo stanno diventando sempre di più. Ora i dubbiosi sono più di quelli fermamente convinti», spiega chi ha fatto il sondaggio. Immancabile il grido d'allarme dello scienziato dell'organizzazione governativa finanziata proprio per combattere il global warming, che chiede una «azione urgente» per convincere gli inglesi che «il cambiamento climatico è una cosa seria».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8500443.stm"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 226px; height: 267px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wxOlyUEf3ac/S2_6qycdEVI/AAAAAAAAAJ0/mLUIEtf05Zk/s400/_47252185_climate_poll_226.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435838888262046034" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8500443.stm"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 356px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_wxOlyUEf3ac/S2_6vU6nCeI/AAAAAAAAAJ8/6GrrmzXkKwU/s400/_47252226_climate_poll_466.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435838966234810850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per la cronaca: &lt;a target="_blank" href="http://aconservativemind.blogspot.com/2009/10/global-warming-buone-notizie-dagli.html"&gt;secondo un recente sondaggio del Pew Research Center&lt;/a&gt; oggi gli americani convinti che vi siano prove concrete del surriscaldamento terrestre sono il 57% (crollo verticale: nel 2008 erano il 71%), mentre quelli convinti che questo surriscaldamento sia dovuto all'attività dell'uomo oggi sono il 36% (nel 2008 erano il 47%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Post scriptum: da leggere anche Lorrie Goldstein sul Toronto Sun: &lt;a target="_blank" href="http://www.torontosun.com/comment/columnists/lorrie_goldstein/2010/02/05/12763616.html"&gt;The storm over climate change&lt;/a&gt;. Oltre al solito, imperdibile Mark Steyn: &lt;a target="_blank"href="http://www2.macleans.ca/2010/02/03/credibility-is-what-is-really-melting/print/"&gt;Credibility is what’s really melting&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-4911687890614915872?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4911687890614915872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4911687890614915872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/anche-gli-inglesi-sempre-piu-scettici.html' title='Anche gli inglesi sempre più scettici sul global warming'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_wxOlyUEf3ac/S2_6qycdEVI/AAAAAAAAAJ0/mLUIEtf05Zk/s72-c/_47252185_climate_poll_226.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-1334637234282525855</id><published>2010-02-08T12:24:00.005+01:00</published><updated>2010-02-10T17:39:46.070+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra italiana'/><title type='text'>Il Partito delle Leggende Metropolitane</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure stavolta Antonio Di Pietro ci aveva provato a parlare di politica. Niente di elevato, per carità, ma due idee in croce, diverse dai soliti insulti a Silvio Berlusconi, le aveva esposte. Aveva detto che puntava a battere il Cavaliere politicamente - e cioè con le elezioni e non a colpi di escort e di pentiti - e che era pronto a fondere l’Italia dei Valori con il Pd. Magari non era vero niente, però lo sforzo andava apprezzato. Poi, come ospite d’onore al congresso dell’Idv, è arrivato Gioacchino Genchi, l’“orecchione” che per conto del la procura di Catanzaro si è fatto gli affaracci telefonici di qualche centinaio di migliaia di italiani e adesso è indagato a Roma per abuso d’ufficio e violazione della privacy. Dal palco, Genchi è riuscito a dire che «nel lancio della statuetta del duomo di Milano a Berlusconi non c’è nulla di vero». Per sostenere questa tesi ha citato nientemeno che la sua «esperienza in polizia» (sulla quale, a questo punto, forse sarebbe il caso di fare una attenta retrospettiva) e «i video che tanti giovani propongono su YouTube». Standing ovation per lui, fine di ogni tentativo di far decollare il congresso dell’Idv. Qui si è capito che tutto sarebbe finito in barzelletta. Come sempre quando c’è Di Pietro di mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le frasi di Genchi hanno fatto diventare scuri in volto i dirigenti dell’Italia dei Valori, che pure passano le giornate ad ascoltare Di Pietro e ormai credevano di averle sentite tutte. Lo stesso Tonino, imbarazzato, è dovuto intervenire per dire che la teoria di Genchi è «inimmaginabile e fantasiosa». Anche Genchi ha provato a metterci una pezza, sostenendo di essere stato «totalmente frainteso». Ma il danno era fatto: l’allegra compagnia di manettari e dietrologi da osteria presente in platea aveva applaudito unanime e convintissima le sue frasi, a dimostrazione del potere che hanno le leggende metropolitane sulle menti semplici e poco scolarizzate (i tre libri messi in vendita al congresso dell’Idv fan no fare agli stand delle sagre leghiste la figura della Biblioteca Vaticana).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, Genchi &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=G2WXN"&gt;è stato definito da Marco Travaglio&lt;/a&gt; «un integerrimo funzionario di polizia in aspettativa, che lavorava già con Falcone e da 15 anni è consulente di varie procure, Palermo compresa, per delicate inchieste di mafia, catture di latitanti, indagini sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via d’Amelio, sui fiancheggiatori di Provenzano, nonché nei processi Dell’Utri e Cuffaro». Insomma, la giusta via di mezzo tra un poliziotto di Csi Miami e papa Giovanni XXIII. Uno che quando parla dice cose serie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo fior di investigatore, tutto si spiega con il “cui prodest”: per capire “davvero” per ché una cosa è avvenuta, occorre vedere a chi ha giovato. «Dopo l’outing della moglie di Berlusconi e il fuori onda di Gianfranco Fini», sorpreso a Pescara a sussurrare a un magistrato cose non proprio carine sul premier, «provvidenziale è arrivata quella statuetta che miracolosamente ha salvato Berlusconi dalle di missioni che sarebbero state imminenti», ha argomentato ieri Genchi. Ma sì, che fortunato è stato il Cavaliere a prendersi dritta sui denti quella statuetta del duomo scagliata da Massimo Tartaglia. Il quale, certo, poi ha detto ai magistrati di aver colpito Berlusconi «per il bene del Paese» e di aver «votato per Di Pietro» alle ultime elezioni, come svelato &lt;a target="_blank" href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=OSU72"&gt;il 15 dicembre dall’Unità&lt;/a&gt;. Ma grazie a Genchi e a quei video messi sul Web adesso siamo in grado di capire che l’Unità, Tartaglia e i magistrati milanesi che lo hanno interrogato fanno parte del grande complotto berlusconiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peraltro, applicando in modo rigoroso questo ragionamento del “cui prodest” (e mica potrà essere usato solo con Berlusconi), è possibile avviare una riscrittura niente affatto banale della storia d’Italia. Ad esempio, si può sostenere che Enrico Berlinguer sarebbe stato eliminato dai suoi compagni di partito per far fare al Pci il pieno di voti alle elezioni europee del 1984. Oppure che l’Inter avrebbe pagato dei figuranti per insultare Mario Balotelli dagli spalti di Torino e far squalificare il campo della Juventus. L’unico limite al criterio usato dall’«integerrimo» Genchi è la fantasia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È questa l’Italia, anzi la grande cospirazione planetaria, in cui vivono i discepoli di Di Pietro, l’apostolo Genchi e i coraggiosi «giovani di YouTube», portatori di verità che i governi vogliono tenere nascoste (da &lt;a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=KqgvAvjOB6E"&gt;un altro video&lt;/a&gt; seguitissimo su YouTube, ad esempio, abbiamo appreso che Barack Obama è l’Anticristo). I quali vanno benissimo quando si deve scendere in piazza o fare casino su Internet per insultare il «nano mafioso» (come viene definito Berlusconi dai fan di Di Pietro sul blog del loro leader). Ma quando occorre dare un colpo d’ala per fingersi presentabili e fare politica sul serio, gente simile rappresenta la zavorra che ti blocca nel fango. Grandissima parte degli elettori di Di Pietro e degli esponenti del suo partito è fatta così, perché è così che lui li ha plasmati. Finora simili personaggi sono stati la sua forza, ieri si è capito che sono anche il suo grande limite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 7 febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-1334637234282525855?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1334637234282525855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1334637234282525855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/il-partito-delle-leggende-metropolitane.html' title='Il Partito delle Leggende Metropolitane'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-6487199270772956311</id><published>2010-02-05T16:55:00.002+01:00</published><updated>2010-02-05T16:59:28.750+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Anche Ahmadinejad aiuta Berlusconi</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo giorno è resuscitato. Giunto il primo febbraio in Terra Santa, Silvio Berlusconi ne è uscito rimesso a nuovo. Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ieri gli ha persino ricostruito la verginità internazionale. Dicendo che Berlusconi ha reso «servigi ai padroni israeliani» per aver benedetto la guerra contro Gaza, Ahmadinejad ha allontanato da lui i sospetti di essere l’anello debole del fronte atlantico. E ha messo in secondo piano i rapporti che il premier italiano intrattiene con Vladimir Putin, che avevano creato malumori pure alla Casa Bianca. Il presidente russo ha in Ahmadinejad, sul fronte della gestione dei giacimenti di idrocarburi, e in Berlusconi, dal lato delle forniture di gas, i migliori alleati della sua strategia espansionista. Ma è un calcolo che Berlusconi pare non avere fatto, tanto che a Gerusalemme ha usato parole durissime per il despota iraniano, paragonandolo ad Adolf Hitler. E adesso, al pari di Barack Obama, si trova bersaglio delle invettive di Ahmadinejad. Per la prima volta da chissà quanto tempo, insomma, l’Italia può contare su un leader davvero occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La consacrazione da parte del leader iraniano arriva al termine di una serie di giornate che hanno rilanciato Berlusconi anche sul fronte interno. Riavvolgendo la videocassetta di un paio di mesi, si assiste a un film del tutto diverso da quello odierno. Intanto allora non era ancora stata trovata la strada giusta per tirare fuori Berlusconi dalle grinfie delle procure. Il Quirinale era sempre più perplesso, per non dire ostile, dinanzi alle iniziative del centrodestra. L’Udc non solo avviava la politica dei due forni in vista delle regionali, ma di lì a breve avrebbe fatto capire di preferire il forno di sinistra. E non c’era giorno in cui Gianfranco Fini e i suoi non ponessero un nuovo problema. Uno stillicidio. Al punto che lo stesso Berlusconi aveva confidato di voler andare a elezioni anticipate, perché è meglio regolare subito i conti con i nemici, interni ed esterni, che farsi logorare così per anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella cui si assiste adesso è tutta un’altra storia. Per il problema dei problemi, quello giudiziario, si è trovata una soluzione che potrebbe anche essere definitiva. Accantonata la norma per l’introduzione del processo breve, che il Quirinale non digeriva, si è puntato sul legittimo impedimento, che permetterà al premier e ai ministri di rinviare di sei mesi in sei mesi le udienze dei processi che li vedono imputati. A sinistra si aspettavano che, su questo testo, a Montecitorio si consumassero chissà quali vendette interne al PdL. Riletta oggi, Repubblica del primo febbraio (appena quattro giorni fa) fa sorridere: «Sono un incubo da giorni i voti segreti sul legittimo impedimento. Il capogruppo del Pdl Cicchitto se li sogna di notte e si prefigura le nefaste conseguenze di una possibile débacle se i franchi tiratori colpissero. Le opposizioni, se volessero, potrebbero chiedere moltissimi scrutini coperti. E lì, nelle pieghe di quei voti, potrebbe manifestarsi un duplice e pesante dissenso, tutto interno agli ex forzisti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sa come è andata: le votazioni sono filate lisce come l’olio, di dissenso interno al PdL non si è vista l’ombra, l’Udc non ha votato contro, limitandosi all’astensione, e i voti segreti, «incubo» del PdL, non sono stati chiesti dal Pd perché Pier Luigi Bersani sapeva benissimo che tra i suoi c’era chi, di nascosto, avrebbe votato con la maggioranza. E al Senato, come da tradizione in questa legislatura, le cose per il centrodestra non potranno che essere più facili. Insomma, il primo scoglio è stato passato nel modo migliore e l’approvazione definitiva del testo appare a portata di mano. Nulla esclude, poi, che in caso di emergenza si possa ripescare il processo breve, già approvato a palazzo Madama e messo in freezer. Intanto saranno state incardinate le riforme costituzionali per introdurre una nuova immunità parlamentare, che già vede disponibili diversi esponenti del Pd.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio quanto accaduto a Montecitorio conferma che la tregua nel PdL potrebbe durare almeno sino alle elezioni regionali, nelle quali è importante che gli uomini di Fini votino i candidati berlusconiani e viceversa. Anche l’Udc, toccata con mano la pochezza di Bersani (quanto combinato in Puglia, dove il Pd è riuscito a non candidare un suo esponente e a perdere l’alleanza con i cattolici, è da manuale di come non si deve fare politica), ha capito che è meglio provare a riannodare il dialogo con Berlusconi, iniziando dalla giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciliegine sulla torta, lo sbriciolamento del Pd, che ormai ha più correnti della vecchia Dc, con la differenza che quella stava al governo e aveva il doppio dei voti; il groviglio nel quale si è avvolto Antonio Di Pietro, imbarazzato davanti alle foto che lo ritraggono insieme all’ex funzionario del Sisde Bruno Contrada, pochi giorni prima che costui fosse arrestato; le disavventure giudiziarie di Patrizia D’Addario, che si trova indagata per associazione a delinquere e vede il suo entourage di giornalisti, avvocati e magistrati sospettato di aver organizzato un complotto ai danni del premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incognita delle procure a parte, le brutte notizie, nei prossimi mesi, potrebbero arrivare a Berlusconi solo dal voto di marzo, dove non bisogna scordare che, delle tredici regioni in palio, undici oggi sono amministrate dalla sinistra. L’eventualità che il centrodestra vinca in sole cinque o sei piazze è concreta. Gli ultimi sondaggi vedono comunque i candidati del PdL guadagnare consensi in alcune regioni in bilico, come il Lazio. Riuscisse a raddrizzare anche questa situazione, Berlusconi potrebbe dire di aver azzerato l’opposizione per i prossimi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 5 febbraio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-6487199270772956311?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6487199270772956311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/6487199270772956311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/02/anche-ahmadinejad-aiuta-berlusconi.html' title='Anche Ahmadinejad aiuta Berlusconi'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8455401434456832953</id><published>2010-01-29T15:56:00.003+01:00</published><updated>2010-01-29T16:00:29.222+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni 2010'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Pdl verso la vittoria dimezzata</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In gergo borsistico si chiama “profit warning”. È la comunicazione che una società quotata dà al mercato quando si trova costretta a rivedere le stime sugli utili: ci spiace, contavamo di incassare 10, dovremo accontentarci di 4. Inutile dire che è uno di quegli annunci che non rendono felici né chi guida l’azienda né gli azionisti, ma devono essere fatti per evitare shock dell’ultimo minuto. Silvio Berlusconi, che guida il suo partito come se fosse un’azienda, dovrebbe fare qualcosa di simile in vista delle prossime regionali. Di sicuro, anche se la comunicazione al pubblico non è ancora avvenuta, negli ultimi giorni a palazzo Grazioli le aspettative si sono ridimensionate, e di parecchio. Al punto che sta cambiando la definizione stessa di vittoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a pochi giorni fa, l’obiettivo dichiarato era incassare la grande maggioranza delle tredici regioni in palio. Il ministro Altero Matteoli, ex An, che di certo non è un sprovveduto, nemmeno due settimane or sono diceva che «a conti fatti otto regioni sono alla nostra portata. Sette sarebbero una delusione». Ecco, Matteoli ha buona probabilità di restare deluso. E peggio di lui rischiano di rimanere quelli che nel centrodestra sognavano un Pd «appenninico»: ridotto cioè a governare l’Emilia-Romagna, la Toscana, l’Umbria e poco più. Mica perché il partito di Pier Luigi Bersani stia facendo chissà cosa. Figuriamoci: il Pd, con i suoi errori, era e resta il migliore alleato del PdL. Ma il suo involontario aiuto potrebbe non bastare a compensare gli sbagli e le incertezze del centrodestra, nonché il ruolo giocato dall’Udc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Pier Ferdinando Casini sta facendo il furbo», commenta amaro il deputato berlusconiano Osvaldo Napoli. «In Campania e Calabria si prenderà gli assessori con il PdL. In Puglia, se appoggerà Adriana Poli Bortone contro il nostro candidato, probabilmente avrà già pronto un accordo sottobanco con Nichi Vendola per prendersi, anche lì, qualche assessore. Mentre in Piemonte l’anti-cattolica Mercedes Bresso ha già promesso la vicepresidenza della Regione al deputato dell’Udc Teresio Delfino».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il resto dei casini il centrodestra se li sta creando da solo. La richiesta di Berlusconi a Rocco Palese, affinché ritirasse la candidatura in Puglia, è stata seguita nemmeno ventiquattr’ore dopo dal rilancio della candidatura dello stesso Palese, prima che partissero nuove trattative con l’Udc per candidare insieme Nicola De Bartolomeo, presidente regionale di Confindustria. Risultato: candidati confusi, elettori non ne parliamo. Mentre il Secolo, quotidiano ex An, spara fuoco amico sul leghista Roberto Cota, candidato della coalizione in Piemonte, perché «sta facendo molto poco» per contrastare il centrosinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così dal pallottoliere escono risultati poco confortanti, almeno se paragonati a certe aspettative. Delle tredici regioni in cui si voterà, solo in quattro oggi il centrodestra ha la ragionevole certezza di vincere: Lombardia, Veneto, Campania e Calabria. Anche il Pd può sentirsi la vittoria in tasca in quattro regioni: Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Basilicata. Alle quali, se non si troverà una candidatura che unisca PdL e Udc, andrà aggiunta la Puglia. In tre delle regioni in bilico - Piemonte, Liguria e Marche - la bilancia pende in favore del centrosinistra. Infine nel Lazio, nonostante il disastro lasciato da Piero Marrazzo, quella vittoria che sembrava facile appare ora un obiettivo alla portata, ma duro da raggiungere. Il titolo con cui ieri Repubblica avvertiva che Berlusconi rischia «di perdere 7 a 6», potrebbe rivelarsi persino troppo ottimistico per il premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meglio, insomma, tornare con i piedi per terra. Ricordando, ad esempio, che solo in due delle regioni in cui si voterà - Lombardia e Veneto - oggi governa il centrodestra, e che è anche in base a questo dato di partenza che si dovrà capire chi ha vinto. «E non dimentichiamo», ammonisce Osvaldo Napoli, «che di recente abbiamo strappato al centrosinistra la Sardegna, l’Abruzzo e il Friuli-Venezia Giulia. Che vanno messe nel conto». Tutto vero. Ma è vero anche che nel PdL, slogan a parte, nessuno oggi pronostica più una vittoria travolgente. E molti firmerebbero al volo per vincere a marzo in «sole» sei o sette regioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 29 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8455401434456832953?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8455401434456832953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8455401434456832953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/pdl-verso-la-vittoria-dimezzata.html' title='Pdl verso la vittoria dimezzata'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-960432093032819659</id><published>2010-01-23T17:29:00.001+01:00</published><updated>2010-01-23T17:31:59.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Non è un paese per poliziotti</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima aggrediti, poi processati e quindi condannati. È successo a tredici poliziotti dopo il G8 di Genova (e poteva andare molto peggio, visto che gli agenti imputati erano 29). È accaduto l’altro giorno in Piemonte, con il dirigente della questura di Torino che nel dicembre del 2005 aveva protetto dai manifestanti i lavori per l’Alta velocità: indagato dalla Corte dei Conti «per comportamento lesivo dell’immagine del Corpo e dello Stato», così impara. Si è ripetuto ieri a Napoli, con dieci condanne in primo grado per i vicequestori e gli agenti che, durante il Global Forum del marzo 2001, avevano dovuto tenere a bada picchiatori e squadristi no-global. Ci vogliono coraggio e spalle larghe, di questi tempi, per indossare una divisa in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso di Napoli, a modo suo, è un ottimo esempio di come funziona la giustizia in questo Paese. Erano i giorni di metà marzo di nove anni fa, ed erano anche i tempi di quel “popolo di Seattle” che metteva paura a tutti e che pochi avevano il coraggio di chiamare con il nome giusto: un esercito di teppisti a volto coperto, armati di spranghe e bulloni. Nel capoluogo campano fecero le prove generali in vista del G8 di Genova, dove nel luglio dello stesso anno sarebbe successo quello che sappiamo. Le cronache partenopee riferirono di cariche contro le forze dell’ordine (cinquanta feriti tra poliziotti, carabinieri e finanzieri), autovetture sfasciate, incursioni contro negozi e sedi di banche, lanci di sampietrini e molotov, aggressione a una troupe del Tg4 (dieci giorni di prognosi per un operatore Mediaset). Persino i Comunisti italiani, compagni di letto dei no-global, dovettero prendere le distanze da quello che i loro concubini avevano combinato in piazza: «Gli incidenti di Napoli vanno deplorati con fermezza, visto anche l’alto numero di feriti tra i manifestanti e gli agenti di polizia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo ministro - anche questo è bene ricordarlo, perché stavolta la favoletta del governo berlusconiano e “cileno” non ce la possono raccontare - era Giuliano Amato, mentre il ministro dell’Interno si chiamava Enzo Bianco. Due tipi tutt’altro che tosti, insomma. Nei giorni che precedettero il forum il governo dell’Ulivo, nel suo genuflettersi davanti ai nuovi padroni delle piazze, aveva invitato i rappresentanti del “popolo di Seattle” a partecipare al Global Forum come relatori. Quelli, ovviamente, avevano rifiutato: mica erano arrivati fin lì per parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri, il degno finale: gli agenti che avevano portato in una caserma di polizia i responsabili degli scontri per isolarli dal resto dei teppisti, identificarli e interrogarli, sono stati condannati per sequestro di persona. E pazienza se la legge consente loro di trattenere i fermati in caserma per 24 ore. Chissà se Amato e Bianco troveranno il coraggio di spendere mezza parola in loro difesa. Di sicuro, la prossima volta poliziotti e carabinieri ci penseranno due volte prima di fare il loro mestiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 23 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-960432093032819659?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/960432093032819659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/960432093032819659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/non-e-un-paese-per-poliziotti.html' title='Non è un paese per poliziotti'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-98803710546063129</id><published>2010-01-22T18:05:00.006+01:00</published><updated>2010-01-22T18:27:17.925+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Consiglio non richiesto a Renata Polverini</title><content type='html'>Che tanti elettori berlusconian-liberisti del PdL (massì, qualcuno ce ne è ancora, e magari alla fine sono pure decisivi) non vadano in giro con la sciarpa e la maglietta di Renata Polverini, mi pare accertato. E comunque non per questo la candidatura della Polverini deve scandalizzare. Come si dice a Roma, oggi a me e domani a te: se vogliamo il grande partito, a turno dobbiamo turarci il naso un po' tutti quanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, ecco, se solo la candidata del PdL evitasse di aggiungere a tutto questo i meriti di Emma Bonino, ad esempio &lt;a target="_blank" href="http://it.notizie.yahoo.com/19/20100121/tpl-regionali-lazio-polverini-emmatar-no-1204c2b.html"&gt;ricordando&lt;/a&gt; che la candidata radicale del Pd, tra le sue scandalose battaglie, annovera pure quelle del «referendum per l'abrogazione dell'articolo 18, l'abrogazione del servizio patronale e la proposta di legge per cambiare l'articolo 1 della Costituzione e togliere la parola lavoro», diciamo che non farebbe una lira di danno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prossima volta, prima di parlare, la Polverini pensi che sta chiedendo il voto anche a chi quei referendum e quelle battaglie li aveva condivisi. Indicarli come esempio di proposte da combattere non mi pare un'idea geniale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-98803710546063129?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/98803710546063129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/98803710546063129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/consiglio-non-richiesto-renata.html' title='Consiglio non richiesto a Renata Polverini'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-2938308594017977676</id><published>2010-01-19T18:53:00.001+01:00</published><updated>2010-01-19T18:57:08.920+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Un aut-aut per Casini</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Io, politicamente, vorrei andare a letto con una persona di cui ho fiducia, che condivide con me un progetto». Metafora inquietante a parte, stavolta c’è molto di azzeccato in quello che dice Tonino Di Pietro nei confronti dell’Udc, «che non si può sposare due volte e deve scegliere se condividere un programma con un solo alleato». È un discorso che nel Pd non fa nessuno e che nel PdL, invece, ormai fanno in tanti, iniziando da Silvio Berlusconi. Tanti, ma non tutti. La voglia di mettere Pier Ferdinando Casini dinanzi al più comprensibile degli aut-aut - o con noi ovunque oppure da nessuna parte, perché mica siamo al mercato delle vacche - si ferma al momento di fare i conti delle regioni su cui piantare la bandierina: meglio andare sul sicuro con l’Udc che correre rischi senza di loro, pensano diversi esponenti del PdL, anche vicini a Berlusconi come Fabrizio Cicchitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In attesa di vedere il dividendo elettorale di questa operazione - tutto da verificare - il primo risultato evidente sono i guai che essa sta provocando. Tanto per fare un esempio il PdL, che in Puglia potrebbe indicare subito il candidato alla guida della regione e portarsi avanti con il lavoro, è nella situazione paradossale di dover aspettare il Pd. Perché il PdL punta ancora ad accordarsi con l’Udc e quindi a proporre un candidato gradito ai centristi, ma Casini preferirebbe allearsi con il Pd, a patto che questo partito candidi Francesco Boccia e non Nichi Vendola. Il risultato è che le primarie pugliesi del Pd, che si terranno il 24 gennaio, serviranno, di fatto, anche a decidere il candidato del PdL. Vallo a spiegare agli elettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove si presenta un candidato finiano, ad esempio Renata Polverini nel Lazio, l’Udc si schiera con il PdL. Dove c’è da contrastare la Lega, come in Piemonte, l’Udc punta sul governatore uscente Mercedes Bresso, del Pd. Altrove il partito di Casini sceglierà in base alle trattative dell’ultimo minuto. Un atteggiamento tipico della bassa politica, ma che Casini riveste con una motivazione ideale: scardinare il bipolarismo. Dimostrando che i centristi sono indispensabili, Casini renderebbe evidente che «il bipolarismo è morto e sepolto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già questo dovrebbe convincere i due partiti che hanno il bipolarismo nel dna, e cioè PdL e Pd, a non allearsi con chi dichiara di volerli uccidere. Però a due mesi dal voto, se ti senti destinato a una batosta sicura, non puoi rifiutare l’aiuto di nessuno. E infatti Pier Luigi Bersani, per allearsi con Casini, si sta mostrando disposto a tutto. Incluso gettare a mare il governatore uscente della Calabria, Agazio Loiero del Pd, per candidare Roberto Occhiuto, dell’Udc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel PdL, almeno ai piani alti, ci si sente invece molto forti. Il Cavaliere, in privato, sbandiera un sondaggio secondo cui l’Udc non sarebbe decisiva in nessuna regione. Eccesso di ottimismo? Il berlusconiano Osvaldo Napoli è convinto di no. E spiega: «Alle elezioni europee, in Piemonte, a giugno l’Udc ha preso oltre il 6% dei voti. Ma il loro candidato alla provincia di Torino, Michele Vietti, il quale aveva detto che avrebbe appoggiato il candidato del Pd Antonino Saitta, ha preso il 4,5. Questo conferma che, quando l’Udc si schiera con la sinistra, tanti elettori non la seguono». Resta il fatto che i finiani non ne vogliono sapere di sganciare l’Udc, perché la ritengono decisiva per la Polverini. Scelta, peraltro, difesa anche da alcuni berluscones. Per far digerire la cosa agli elettori, si è deciso di attribuirla ai dirigenti locali del PdL: laddove questi ritengono che ci siano le basi per accordarsi con l’Udc, il partito è disposto ad accettare. L’occhio, insomma, finge di non vedere quello che fa la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna, Berlusconi sembra non pensarla così. Tra rischiare di incassare un governatore in meno e imbarcare un alleato che dice in pubblico di volere la tua fine e che nella regione confinante si candida contro di te, il Cavaliere pare ritenere che il primo sia il male minore. «La gente capisce il bipolarismo, mentre non capirebbe la nostra alleanza con chi si vende al miglior offerente», ripete in questi giorni a chi va a trovarlo. Di sicuro, visti i numeri propri e quelli dei suoi avversari, questo è un momento in cui Berlusconi può permettersi di rifiutare compromessi ambigui. La speranza è che stavolta sappia essere coerente sino in fondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 19 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-2938308594017977676?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2938308594017977676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/2938308594017977676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/un-aut-aut-per-casini.html' title='Un aut-aut per Casini'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-9084347391239388968</id><published>2010-01-18T11:47:00.003+01:00</published><updated>2010-01-18T12:12:00.920+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stampa di sinistra'/><title type='text'>Repubblica e la balla del vaccino inutile</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima arma di una sinistra rimasta con poco o niente cui aggrapparsi si chiama A/H1N1. È la sigla del virus per il quale il governo ha commissionato 24 milioni di dosi, costate 184 milioni di euro e rimaste in gran parte inutilizzate. E meno male che è andata così: la pandemia si è sgonfiata e le nostre vite non hanno avuto bisogno di mascherine protettive e vaccinazioni d’urgenza. Però, se gli allarmi lanciati dall’Organizzazione mondiale per la sanità si fossero rivelati fondati, i vaccini erano pronti. La storia, a questo punto, dovrebbe finire: abbiamo montato l’airbag nella vettura, l’incidente non c’è stato, ma non per questo ci lamentiamo. E invece è proprio questa la polemica che stanno piantando Repubblica e un pezzo di sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La linea del quotidiano diretto da Ezio Mauro è stata, a suo modo, esemplare. Prima ha contribuito a elevare il livello d’allarme per la diffusione del virus A/H1N1, ipotizzando scenari da b-movie fantahorror, e ovviamente accusando il governo di perdere tempo. Passata l’emergenza, Repubblica è tornata ad accusare l’esecutivo, stavolta con motivazioni opposte: aver preso l’allarme sul serio. In Italia, si sa, la memoria è breve, e così ieri il quotidiano di largo Fochetti poteva titolare: «Ecco quanto ci è costato il flop del vaccino». A parte che il flop, semmai, è stato del virus, perché il vaccino il suo mestiere ha mostrato di saperlo fare, la sostanza dell’accusa di Repubblica è: il vaccino non serviva, ma il governo ne ha comprato troppo e le multinazionali avide - presenza costante in certa produzione giornalistica - lo hanno preso per il collo. Col risultato che oggi «gran parte delle boccette sembra avviata alla scadenza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’archivio di Repubblica, però, racconta una storia molto diversa. È il 12 giugno 2009 quando su un titolo del quotidiano si legge: «Impossibile fermare la pandemia». Dall’articolo si apprende che «il virus della nuova influenza, attaccando i polmoni, sarebbe simile a quello della “spagnola” del ’18». Poi Repubblica inizia a spiegare che il vaccino è indispensabile. Di più: chi non si vaccina è un nemico della società. Articolo del 7 settembre, parla il Nobel per la Medicina Luc Montagnier: «La probabilità che il virus muti in una forma più perniciosa è nelle mani di chi non applica la prevenzione, ma soprattutto di chi non si vaccinerà». C’è spazio anche per il virologo Fabrizio Pregliasco, secondo il quale i giovani, che hanno una vita sociale intensa, se non si vaccinano rischiano di diventare «untori, una vera e propria bomba biologica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi esce l’ordinanza di Ferruccio Fazio, che prevede la vaccinazione per il 40% della popolazione italiana: serviranno 24 milioni di dosi. Troppe? Non pare. Anzi. Il 6 novembre l’apocalittico quotidiano sostiene che siamo stati «sorpresi da una pandemia annunciata. Da un panico che si poteva prevedere. Da un corto circuito emotivo-organizzativo che sta mettendo in ginocchio l’Italia». Manca la «cabina di regia», cioè manca il governo. E i vaccini, addirittura, scarseggiano: «Molte regioni lamentano scorte ancora a secco e frigoriferi vuoti». Il farmacologo Silvio Garattini, sempre su Repubblica: «Il ritardo è delle industrie farmaceutiche, che non hanno prodotto abbastanza dosi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure erano già girati i primi sospetti che certe preoccupazioni fossero esagerate. Ma il 10 ottobre proprio Repubblica aveva provveduto a risollevare il grado d’allerta, con il solito Montagnier che spiegava: «No, l’allarme scatenato dall’H1N1 non è affatto eccessivo. Basta pensare alla Spagnola, che nel 1918 cominciò in modo blando per poi mietere un gran numero di vittime». E il 4 novembre largo Fochetti aveva gettato altra benzina sul fuoco, stavolta con un reportage dai reparti d’urgenza della capitale, dove la gente stava arrivando a frotte. Un medico del policlinico riponeva le ultime speranze proprio nel vaccino: «Se i vaccini non daranno le risposte annunciate, non sapremo davvero come fare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto al Partito democratico, ancora a novembre i suoi senatori, inclusa l’ex ministro Livia Turco, firmavano interrogazioni per chiedere al governo «un intervento massiccio in termini di distribuzione di vaccini». Nessuno, da quelle parti, sosteneva che comprare vaccini in massa fosse sbagliato. Il contrario, semmai. Già a settembre il medico Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario, diceva che «il piano presentato dal governo per fare fronte all’emergenza dell’influenza A appare incompleto rispetto ai potenziali rischi che correremo». Il governo italiano, accusava il senatore del Pd, avrebbe dovuto spendere di più: la Francia, ad esempio, «ha stanziato 1,1 miliardi di euro solo per il vaccino». Arrivati a questo punto, non resta che confrontare il miliardo e passa speso dai francesi con i 184 milioni spesi dall’Italia, per capire quanta ragione abbia Repubblica ad indignarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 17 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-9084347391239388968?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/9084347391239388968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/9084347391239388968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/repubblica-e-la-balla-del-vaccino.html' title='Repubblica e la balla del vaccino inutile'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8098394617458339921</id><published>2010-01-15T18:00:00.000+01:00</published><updated>2010-01-15T18:00:03.527+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Berlusconi, Fini e la necessaria sopportazione reciproca</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stato un confronto spigoloso, a tratti durissimo. Si è concluso senza rotture, ma con la presa d'atto delle reciproche differenze e con l'impegno di continuare a sopportarsi a vicenda, evitando grossi casini, almeno fino alle elezioni regionali. Sapendo bene che riuscirci sarebbe già un miracolo. Sembra il bilancio di un mezzo fallimento, ma la verità è che - viste le premesse - il pranzo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini non poteva produrre nulla più di questo fragile accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fini, soprattutto, ha voluto essere crudo. Come quando ha detto a Berlusconi che non ritiene di essergli politicamente debitore. Oppure quando ha rivendicato quello che ritiene un suo diritto, e cioè essere coinvolto nelle decisioni su tutti i temi caldi, come tasse e giustizia. Si può discutere se sia giusto che Fini pretenda di agire, allo stesso tempo, come leader di un partito e come alta carica istituzionale. O se abbia i titoli per imporre una simile «concertazione» all'odiato alleato. Ed è chiaro che Berlusconi preferisce mille volte la sedia del dentista al desco del presidente della Camera. Ma quello che conta adesso, per tutto il PdL, è portare a casa, a marzo, il maggior numero possibile di regioni. La sinistra è davvero a pezzi, e un'occasione simile chissà quando ricapita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito dopo il voto, poi, davanti al PdL si aprirà una prateria sconfinata: tre anni senza elezioni degne di questo nome. Trentasei mesi che - se usati bene - potranno essere quelli in cui viene riscritta la Costituzione e si fanno riforme fondamentali per l'economia, il welfare e la giustizia. E magari si mette mano pure all'assetto del PdL. Lì sì che Berlusconi e Fini avranno modi e tempi per confrontarsi, magari sino a giungere allo scontro definitivo. Ma farlo adesso non avrebbe senso. E, almeno su questo, i due si trovano d'accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi, poi, ha altri fronti aperti, ben più importanti, che gli consigliano di mantenere tiepidi i rapporti con Fini e di accettare - per ora - le sue richieste. C'è il fronte delle procure, innanzitutto. Occorre varare una legge che impedisca la condanna del premier nel processo Mills e, in successione, una legge costituzionale che renda gli eletti dal popolo immuni dalla minaccia dei Pm. Fini, che lo sa benissimo, gli ha promesso il suo appoggio, anche se non certo incondizionato, riconoscendo che Berlusconi è oggetto di persecuzione giudiziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è il fronte delle tasse: poche storie, al premier il fatto di non averle tagliate brucia. Voleva berlusconizzare Giulio Tremonti, ma ha dovuto tremontizzare se stesso, piegando il capo a una logica - quello del braccino corto in tempo di crisi economica - che non è la sua. Il Cavaliere è convinto che proprio adesso bisognerebbe ridurre le imposte per dare slancio alla ripresa, e presto tornerà alla carica. Avere Fini e i suoi dalla propria parte, o quantomeno in posizioni non ostili, sarebbe una buona cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi c'è Pier Ferdinando Casini. Da possibile alleato, l'Udc è tornata a essere la sentina dei vizi della vecchia politica. Il premier è sempre più tentato dalla voglia di dire a Casini: o ti allei con noi ovunque, oppure sei libero di andare con Nichi Vendola ed Emma Bonino. Fini, però, è molto più cauto. Anche perché l'Udc può rivelarsi decisiva nella corsa della “sua” Renata Polverini nel Lazio. Così ha concordato di definire «inaccettabile» la politica dei due forni dei centristi. Ma più in là non si è spinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutti questi casi - riforme della giustizia, tasse, rapporti con Casini - Fini ha chiesto di tessere tela assieme a Berlusconi, assicurando non l'adesione ai progetti del premier, ma la lealtà di un alleato di pari grado. Berlusconi ha fatto buon viso a cattivo gioco, ma la verità è che non si fida. Fini lo sa benissimo, e comunque nemmeno lui si fida dell'altro. Quello raggiunto ieri, dunque, è un patto che si potrebbe rompere anche oggi. Se non fosse per quel reciproco interesse a tollerarsi ancora per un po'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 15 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8098394617458339921?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8098394617458339921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8098394617458339921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/berlusconi-fini-e-la-necessaria.html' title='Berlusconi, Fini e la necessaria sopportazione reciproca'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-4867480051155812641</id><published>2010-01-13T17:20:00.002+01:00</published><updated>2010-01-13T17:23:35.333+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Dal 13 dicembre al 12 gennaio</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 13 dicembre al 12 gennaio. Il tempo delle mele non è durato manco un mese. L’aggressione di Massimo Tartaglia a Silvio Berlusconi aveva portato a galla i grumi d’odio che caratterizzano una vasta parte della sinistra italiana. Tanti, anche nello stesso Partito democratico, erano inorriditi davanti a quella visione. Complici i canti di Natale e il taglio del panettone, da una parte e dall’altra ci si era convinti che fosse giunto il momento di lavorare per un clima nuovo. O almeno di provarci. Il Popolo della Libertà e il Pd avevano accarezzato la possibilità di fare insieme le riforme più importanti. Giorgio Napolitano e il Cavaliere si erano concessi una ricarica di fiducia reciproca, per quanto limitata. E anche tra i due co-fondatori del PdL, sebbene in modo convulso, alla fine le tensioni sembravano essersi stemperate. Di tutto questo, ieri è rimasto ben poco. Perché gli ottimisti di una parte e dell’altra avevano perso di vista il dato fondamentale: e cioè che a dettare i tempi della politica, in questo Paese, non è la politica stessa, ma sono le aule giudiziarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando la Corte Costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano, Berlusconi è diventato giudicabile, cioè destinato a una pressoché certa condanna in primo grado nel momento in cui il processo Mills dovesse concludersi (e non manca molto). Gli impegni istituzionali possono tenerlo lontano dal tribunale fino a un certo punto: a Berlusconi serve una legge che sfili la sua testa dalla mannaia, e gli serve in tempi rapidi. Quando il presidente del Consiglio dice che, anche in caso di condanna, lui non si dimetterà, evoca quello che gli americani chiamano «worst case scenario», l’ipotesi peggiore. Ma si tratta di uno scenario nel quale il Cavaliere non ha alcuna voglia di trovarsi, perché sa benissimo quanto una sentenza simile lo indebolirebbe politicamente. E si fida fino a un certo punto del Napolitano che dice che «nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento». Così, piaccia o meno, Berlusconi è costretto a stringere i tempi. Dalla sua ha tanti italiani: tra tutte le riforme, quella della giustizia è la più sentita dagli elettori, il 43% dei quali la considera la più urgente, come rivelato dal sondaggio diffuso ieri a Ballarò da Ferdinando Pagnoncelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggioranza, però, non sembra avere ancora le idee chiare. Nell’ultimo mese sono girate tutte le ipotesi: le norme per processo breve, legittimo impedimento, lodo Alfano in versione costituzionale e ritorno all’immunità parlamentare, a turno, sono state seppellite, riesumate o riscritte con cadenza quasi giornaliera, anche in nome di un’intesa con il Pd che il principale partito dell’opposizione, inconfessabilmente, avrebbe avuto buoni motivi per accettare. «Diteci quale carta preferite e noi la caleremo», è stato, in sostanza, il messaggio spedito dal PdL al Pd. Non si pretendeva un appoggio entusiasta, ci si limitava a chiedere una sorta di ostilità moderata. In cambio, si offriva la massima disponibilità al confronto su tutte le altre riforme. Riaperto il Parlamento e arrivato il momento del redde rationem - ieri nell’aula del Senato si è discusso del processo breve - si è capito che Pier Luigi Bersani non ha la forza per condurre in porto nemmeno un accordo siffatto. Vuoi per la sua debolezza politica; vuoi perché il Pd è sempre più una ruota di scorta dell’Anm, il sindacato dei magistrati; vuoi perché tra poche settimane si vota per le regionali, e Antonio Di Pietro non aspetta altro per mordere al collo il partito di Bersani e succhiargli ulteriori voti. Fatto sta che la risposta del Pd è stata un «no» secco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è che la maggioranza ha capito che deve tirare avanti per conto suo. Tiene aperte ancora tutte le ipotesi di “norme ponte” e di revisione costituzionale, ma, per dare tempo a Berlusconi, pensa a un decreto che consenta di sospendere per tre mesi i processi a carico del premier. Il Pd si prepara alla guerra. I segnali che giungono dal Quirinale indicano che l’apertura di credito concessa da Napolitano è in via di rapido esaurimento. E Fini, in tutto questo, non ha alcuna voglia di fare da spettatore: chiede a Berlusconi di intervenire sul contenuto delle norme sulla giustizia. E, appena spunta l’ipotesi del decreto, avvisa il governo che aver vinto le elezioni non lo autorizza a scavalcare il parlamento usando la decretazione d’urgenza. Il Pd applaude a scena aperta e Napolitano - concordata o meno che fosse l’uscita di Fini - di sicuro apprezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal fronte berlusconiano si risponde facendo buon viso a cattivo gioco. Il rospo-Fini, inaspettato, viene ingoiato fingendo che sia ordinaria amministrazione. Berlusconi proverà a disinnescare il presidente della Camera domani, in un faccia a faccia durante il quale, di sicuro, si parlerà molto dei provvedimenti sulla giustizia e degli assetti interni del PdL. Insomma, tutto è tornato come un mese fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’arma migliore del Cavaliere restano gli elettori: un successo del PdL - candidati finiani inclusi - alle regionali lo rafforzerebbe dal punto di vista politico. E il Pd, con le sue zuffe e le sue indecisioni, in questo caso gli stando il migliore degli aiuti possibili. Tutto sta a vedere quanto, da qui al voto, sarà peggiorata per Berlusconi la situazione. Nei palazzi della capitale, ma soprattutto nelle aule del tribunale di Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 13 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-4867480051155812641?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4867480051155812641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/4867480051155812641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/dal-13-dicembre-al-12-gennaio.html' title='Dal 13 dicembre al 12 gennaio'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-5505964849250954858</id><published>2010-01-08T19:00:00.000+01:00</published><updated>2010-01-08T19:00:02.477+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Televisione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema'/><title type='text'>Avatar e i suoi nemici</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi pretendono di non essere noiosi. È dal 1977, anno di uscita di Guerre Stellari, che ad ogni grande produzione americana che arriva sugli schermi i registi de noantri ripetono le stesse cose. Cioè che questi film sono tutti effetti speciali e niente sostanza, che Hollywood vince al botteghino solo perché può permettersi budget inarrivabili, che il cinema italiano rischia di essere strozzato da questa concorrenza sleale (e quindi, sottinteso, deve essere aiutato da noialtri contribuenti). Eccetera eccetera. L’ultima pietra dello scandalo è Avatar, pellicola visionaria e fantascientifica diretta da James Cameron (quello di Terminator, Alien e Titanic). In Italia inizierà ad essere proiettata il 15 gennaio, ma già adesso bisogna parlarne male. &lt;a target="_blank" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/07/cosi-le-armate-di-hollywood-riducono-la.html"&gt;A farlo per prima ci ha pensato ieri Repubblica&lt;/a&gt;, per la penna di Roberto Faenza, il regista che ha diretto la trasposizione cinematografica de “I Vicerè” e film come “Il caso dell’infedele Klara”. Il titolo di prima pagina già dice tutto: «Film come Avatar uccidono gli attori e il nostro cinema». E gli argomenti usati da Faenza, appunto, sono prelevati con il copia-incolla dalle puntate precedenti, si chiamassero Et, Toy Story o Independence Day: «Il computer ha preso il sopravvento sulla macchina da presa»; «È il dominio del fantastico occupato manu militari con la forza del denaro più che con la creatività»; «Da una parte gli studios americani e dall’altra il cinema dei paesi europei, asiatici, africani, sudamericani. Una partita persa in partenza, vista la sproporzione delle forze in campo». Notare che Faenza, per sua stessa ammissione, non ha visto il film, ma solo qualche spezzone. Però tanto gli basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che palle. Anzi: che balle. Dire che gli americani fanno meglio di noi senza ricorrere alla creatività, come fa Faenza, è un falso storico, una bugia auto-consolatoria. Anche quando il film è un lungo, interminabile effetto speciale, come quelli della Pixar-Disney, realizzati interamente al computer, la gente fa la fila al botteghino e si commuove in sala non per la grafica 3d, ma perché s’innamora della grande storia del piccolo pesce pagliaccio portato via al padre. In realtà, Faenza e i tanti che la pensano come lui non hanno nulla da temere dall’arrivo di Avatar: il cinema italiano non ha bisogno dell’aiuto di Cameron per ammazzarsi, ci sta riuscendo benissimo da solo. Proprio perché da queste parti si è persa la cosa più importante, quella per cui la gente va al cinema: la capacità di creare e raccontare storie belle e appassionanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I registi italiani hanno imboccato la strada intimista, quella degli stati d’animo e delle sensazioni che nascono dalle piccole storie, o quella della denuncia politica più scontata, alla Nanni Moretti. Spesso si tratta di archetipi pescati dal microcosmo in cui vivono i cinematografari stessi, lontani dalla gente vera, che infatti non si riconosce in quelle storie. Le grandi trame non ci sono più. E grandi trame non vuol dire grandi produzioni, ma storie nelle quali almeno una generazione possa identificarsi. Come fece Ettore Scola nel 1974, con “C’eravamo tanto amati”: due ore di pellicola usate non per fare la morale allo spettatore, ma per raccontare come in trent’anni la vita era riuscita a cambiare tre partigiani che avevano combattuto insieme. Per non parlare della dimensione epica del racconto cinematografico: l’ultimo italiano a conoscerla si chiamava Sergio Leone, non a caso ancora oggi il regista italiano più citato all’estero e - anche se nessuno lo ammette - il meno apprezzato dai suoi colleghi italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale per il cinema, ma vale anche per le produzioni televisive: quelle americane si fanno vedere in tutto il mondo non perché usino effetti speciali o budget epocali - spesso sono girate in pochi interni, come “Casalinghe disperate” - ma perché vantano storie appassionanti basate su dialoghi e sceneggiature di altissima professionalità e personaggi dotati di un grande spessore psicologico (tra i poliziotti di Csi o i medici del dr House o di Grey’s Anatomy non ce ne è uno banale, uno che non abbia il suo personalissimo demone con cui fare i conti ogni sera). Al confronto, i copioni di tante serie italiane sembrano scritti da bambini delle elementari, e i personaggi che le animano (si fa per dire) girano per lo schermo con l’elettroencefalogramma piatto. Eppure chi lavora negli studios californiani raramente ha la presunzione di essere un artista: cinema e televisione sono industrie come le altre, che hanno bisogno di manovalanza qualificata, che in questo caso va da chi sistema le luci sul set allo sceneggiatore che scrive il dialogo più importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questa mentalità industriale di Hollywood, un tempo il cinema italiano rispondeva con quella sana sapienza manuale che ha permesso ad artigiani come Carlo Rambaldi di entrare nel grande giro e fare incetta di premi Oscar. Adesso di questa intelligenza pratica non c’è più traccia. In compenso abbonda la spocchia da grandi artisti incompresi. Un lusso che tanti nostri registi possono permettersi solo convincendosi che, se il grande pubblico ha smesso di seguirli da un pezzo, la colpa è di quei prepotenti degli americani. Per dirla con il solito Nanni Moretti: continuiamo così, facciamoci del male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato l'8 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-5505964849250954858?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5505964849250954858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5505964849250954858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/avatar-e-i-suoi-nemici.html' title='Avatar e i suoi nemici'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3619899725035812037</id><published>2010-01-08T12:47:00.004+01:00</published><updated>2010-01-08T15:19:33.008+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Islam'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa Cattolica'/><title type='text'>35 su 50</title><content type='html'>A proposito dell'"Islam religione di pace" e del famoso versetto contenuto nel Corano, sura della vacca, secondo il quale «Non vi è costrizione nella religione»: dei cinquanta Paesi nei quali i cristiani oggi sono più perseguitati, trentacinque sono Paesi islamici.  Trentacinque su cinquanta sono tanti. Otto di questi Paesi islamici stanno nella "top ten" della infamità:&lt;blockquote&gt;1- Corea del Nord&lt;br /&gt;2- Iran&lt;br /&gt;3- Arabia Saudita&lt;br /&gt;4- Somalia&lt;br /&gt;5- Maldive&lt;br /&gt;6- Afghanistan&lt;br /&gt;7- Yemen&lt;br /&gt;8- Mauritania&lt;br /&gt;9- Laos&lt;br /&gt;10- Uzbechistan&lt;/blockquote&gt;Notare che i due Paesi non a maggioranza islamica, e cioè Corea del Nord e Laos, sono regimi comunisti. Sono i risultati più evidenti della "&lt;a target="_blank" href="http://members.opendoorsusa.org/site/PageNavigator/World_Watch_List_2010"&gt;World Watch List 2010&lt;/a&gt;" sulle persecuzioni dei cristiani, appena pubblicata dalla associazione no-profit statunitense &lt;a target="_blank" href="http://www.opendoorsusa.org/"&gt;Open Doors&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La classifica è stata stilata in base alle risposte a una serie di domande:&lt;blockquote&gt;• La Costituzione e/o le leggi nazionali consentono la libertà di religione?&lt;br /&gt;• La legge consente agli individui di convertirsi al cristianesimo?&lt;br /&gt;• Qual è la situazione attuale dei cristiani?&lt;br /&gt;• I cristiani sono uccisi a causa della loro fede?&lt;br /&gt;• I cristiani sono condannati al carcere, a campi di lavoro o inviati in ospedali psichiatrici a causa della loro fede?&lt;br /&gt;• I cristiani hanno la libertà di stampare e distribuire letteratura cristiana?&lt;br /&gt;• Le pubblicazioni cristiane sono censurate e/o proibite in questo Paese?&lt;br /&gt;• I luoghi d'incontro e le case dei cristiani sono attaccati a causa di motivi anti-cristiani?&lt;/blockquote&gt;&lt;a target="_blank" href="http://members.opendoorsusa.org/site/DocServer/WWL2010_test.pdf?docID=5801"&gt;L'intero rapporto "World Watch List 2010" può essere scaricato da qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704130904574643821742562800.html"&gt;Qui si può leggere l'editoriale dedicato al rapporto dall'edizione odierna del Wall Street Journal: "Islamic Christianophobia"&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://pewforum.org/docs/?DocID=491"&gt;Qui, invece, si può scaricare il rapporto "Global Restrictions on Religion", pubblicato a dicembre dal Pew Forum&lt;/a&gt;. &lt;a target="_blank" href="http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1341657"&gt;Ne scrive Sandro Magister nel suo blog&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3619899725035812037?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3619899725035812037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3619899725035812037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/35-su-50.html' title='35 su 50'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8001082297671707137</id><published>2010-01-07T19:54:00.002+01:00</published><updated>2010-01-07T19:56:03.385+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><title type='text'>Il balletto delle tasse</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’appunto quotidiano che i consiglieri di palazzo Grazioli hanno inviato ieri mattina a Silvio Berlusconi si legge: «Passate le feste, la gente si chiederà due cose su tutto. La prima riguarda la ripresa e la piena efficienza del leader del PdL e capo del governo alla sua ricomparsa ufficiale sullo scenario politico. La seconda concerne la concretezza o meno del dialogo o del confronto tra le parti di cui tanto si è parlato in queste settimane». Nel giorno dell’Epifania il premier ha voluto dare una prima risposta a questi due interrogativi. Intervenendo telefonicamente a una riunione di europarlamentari del PdL, ha assicurato che la sua forma fisica sta tornando quella dei giorni migliori («Sono stanco di così tanto riposo») e ha fissato subito i compiti ai quali i ministri e i parlamentari della maggioranza dovranno lavorare nei prossimi mesi. Il 2010, ha detto, dovrà essere «l’anno delle riforme»: giustizia, scuola e «riforma fiscale». Al Pd di Pier Luigi Bersani, Berlusconi ha concesso il minimo sindacale: «Spero che gli altri collaborino a fare le riforme, altrimenti andremo avanti da soli».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il premier crede nell’autosufficienza della maggioranza è anche perché è convinto che un accordo con Gianfranco Fini alla fine riuscirà a trovarlo. Sebbene i suoi uomini in queste ore evochino la possibilità di una scissione, il presidente della Camera è interessato a trovare un’intesa con l’alleato-rivale, tanto che ha offerto a Berlusconi la pace in cambio di un diverso assetto del PdL, nel quale i finiani abbiano un peso maggiore, iniziando da una poltrona di coordinatore. È previsto che i due ne parlino a quattr’occhi la prossima settimana, al ritorno del premier a Roma.&lt;br /&gt;Nessun dubbio, insomma, che l’iniziativa l’abbia sempre in mano Berlusconi. Però, in modo altrettanto chiaro, ieri si è avuta anche la conferma che il raggio d’azione del premier è limitato. Il piatto più ghiotto del menù berlusconiano, la revisione del sistema tributario, non sarà infatti facile da cucinare: il suo portavoce, Paolo Bonaiuti, ha subito dovuto smentire che Berlusconi, assieme alla riforma fiscale, abbia annunciato una riduzione delle tasse nel 2010. Cosa alla quale il premier tiene moltissimo, ma il suo desiderio si scontra con la prudenza di Giulio Tremonti, ministro dell’Economia. Così, la prima uscita del premier dopo Capodanno vede la replica di quel balletto delle tasse al quale i contribuenti hanno già assistito nel 2009: anno dal quale sono usciti senza nuovi balzelli sul groppone - ed è già un mezzo miracolo, visto l’andazzo dell’economia - ma anche con una pressione fiscale pari al 43% del prodotto interno lordo, e senza speranze concrete di miglioramenti imminenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure quello che desidera il premier è noto, anche perché volle metterlo nero su bianco nel programma di governo con il quale vinse le elezioni. Lì si annunciavano la «graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del prodotto interno lordo», la «introduzione del quoziente familiare», la «tassazione separata dei redditi da locazione», la «detassazione delle “tredicesime” o di una mensilità» e la «abolizione dell’Irap». Interventi promessi quando ancora non era chiara la gravità della crisi economica che si stava aprendo. Interventi che poi il governo è stato costretto a congelare a causa della recessione, anche per concentrarsi sulla spesa pubblica in difesa dei posti di lavoro. Ma che adesso Berlusconi pensa sia arrivato il tempo di togliere dal freezer, convinto che manchi poco all’uscita dal tunnel. Last but not least, il taglio delle tasse sarebbe anche il migliore biglietto da visita possibile per chiedere agli elettori di votare PdL alle regionali di marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tremonti, però, segue logiche diverse. Pure lui, come Berlusconi, vuole che il 2010 sia l’anno della riforma fiscale, anche perché è chiaro che si tratta di un’operazione da condurre in parallelo all’introduzione del federalismo fiscale, anch’esso in agenda per l’anno in corso. Ma, per il ministro, «riforma» e «taglio della pressione fiscale» non sono necessariamente sinonimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La revisione tributaria cui pensa Tremonti è basata su una sorta di bonus-malus: carotina fiscale per le famiglie, la ricerca e altre aree “bisognose” d’aiuto, bastone fiscale per colpire speculatori e inquinatori; meno imposte sui redditi di famiglie e imprese, più tasse sui consumi. Una manovra che, in teoria, potrebbe concludersi con un sostanziale pareggio del gettito. E comunque, anche se la riforma tremontiana dovesse rappresentare un passo in avanti verso la riduzione della pressione fiscale al 40%, questi sgravi si avrebbero solo con l’entrata in vigore della riforma, non prima. Cioè non nel 2010, ma - bene che vada - l’anno successivo. Quanto alla ipotesi di usare il gettito prodotto da qui ad aprile dallo scudo fiscale per finanziare tagli all’Irpef o all’Irap, è stata respinta in modo netto dallo stesso Tremonti, alla vigilia di Natale: «Pensate che risorse una tantum come queste siano sufficienti per sostenere progetti di questo tipo? E poi abbiamo appena fatto la Finanziaria».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scene già viste, insomma. Nelle quali l’opposizione sguazza. Per impedire che ciò accada, bisogna spiegare agli italiani se gli obiettivi fiscali posti all’inizio della legislatura restano confermati e con quali tempi il governo intende realizzarli. Bisogna capire, e poi far capire a tutti, qual è la riforma fiscale che vuole introdurre l’esecutivo. E l’unico che può - e deve - fare questa operazione di chiarezza è il presidente del Consiglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 7 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8001082297671707137?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8001082297671707137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8001082297671707137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/il-balletto-delle-tasse.html' title='Il balletto delle tasse'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3141517077124568694</id><published>2010-01-04T09:33:00.000+01:00</published><updated>2010-01-04T09:33:00.130+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Intervista a Frattini: "La Costituzione cambiamola tutta"</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro che ritocchi. Franco Frattini, ministro degli Esteri, vuole quella che lui stesso chiama «la seconda Costituzione». Mediante un processo condiviso con il Pd, che cambi anche la prima parte della Carta. Inclusi gli articoli sulla libertà di religione, scritti in un’epoca in cui l’immigrazione di massa e il multiculturalismo non si sapeva cosa fossero. «Non limitiamoci», dice Frattini a Libero. «I principi che debbono essere rivisti e rafforzati sono tanti. Non dobbiamo avere la timidezza di dire: possiamo arrivare fino a qui, ma non oltre. Altrimenti cadiamo nell’errore storico della sinistra: appena si parla di riformare la Costituzione la sinistra, o meglio una parte di essa, risponde che “la costituzione è sacra, riformarla equivale a rinnegarla”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E invece?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«La Costituzione è stata senza dubbio un pilastro della libertà. Ma è nata in un momento nel quale il Paese era diviso. Il mondo era diviso. Oggi il mondo non è più diviso. E, dopo la caduta del muro di Berlino, anche il nostro Paese si sta ritrovando intorno ad alcuni principi. Per cui dire che l’anno 2010 può essere l’anno della seconda Costituzione, cioè di una costituzione profondamente riformata, non sottoposta solo a piccoli ritocchi, non vuole dire affatto rinnegarla».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quali sono gli interventi più importanti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Innanzitutto è curioso che oggi il capo del governo non possa revocare i ministri e abbia, in sostanza, il ruolo di “primus inter pares”, e non quello di vero capo dell’esecutivo. Poi c’è la gamba del federalismo: non possiamo limitarci al federalismo fiscale, dobbiamo fare un federalismo istituzionale molto più profondo. E ancora: tutti siamo d’accordo, a parole, nel ridurre il numero dei parlamentari. Però ci sono forti resistenze persino a ridurre il numero dei consiglieri delle comunità montane. Questi sono capitoli di una riforma costituzionale che non può riguardare solo una parte della Carta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Volete una repubblica presidenziale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Noi siamo presidenzialisti. Io sono fortemente presidenzialista e di sicuro il dna del Popolo della libertà, come quello di Forza Italia e di An, dice che uno Stato deve avere due gambe: una centrale, che è il governo, e una federale, rappresentata dal federalismo delle regioni. Perché queste due gambe siano equilibrate, al federalismo deve corrispondere un presidenzialismo vero. Chi guida il governo deve essere scelto dai cittadini. Di fatto, questo avviene già oggi: noi vogliamo che questo principio sia costituzionalizzato. E vogliamo che chi governa il Paese, sia esso il primo ministro o un presidente della repubblica con poteri “alla francese”, disponga del mandato dei ministri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Manca la giustizia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Serve assolutamente un riequilibrio tra il potere politico e quello giudiziario. Iniziando col dare attuazione al principio della responsabilità civile dei magistrati. Con un referendum gli italiani dissero che il magistrato che sbaglia deve pagare, come ogni altro pubblico dipendente. Ma poi questo principio è rimasto lettera morta. Io, invece, se sbaglio la mia azione politica e non porto risultati al mio Paese, sarò giudicato dagli elettori».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Molti chiedono di ripristinare l’immunità parlamentare, così come prevista nel testo originario della Costituzione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Credo che i cittadini non lo accetterebbero. Da parlamentare, nonché magistrato in aspettativa, nemmeno io capisco l’idea che il politico debba essere immune dalla giustizia. Però l’eccesso opposto, ovvero far decidere chi candidare da un avviso di garanzia o da un ordine di cattura del magistrato, come spesso avviene adesso, mi sembra oltremodo sbagliato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La soluzione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Introdurre il cosiddetto lodo Alfano in una norma costituzionale mi pare il compromesso più giusto. In questo modo non si esclude il potere del magistrato di indagare su un ministro, sul capo del governo o sul presidente di un ramo del Parlamento. Però, nel momento in cui questa persona ha la fiducia degli eletti dal popolo, il giudizio viene sospeso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quando chiede una «profonda revisione» della Carta pensa anche alla prima parte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Ma certo, perché no. Non penso all’articolo in cui si stabilisce che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Ma ci sono libertà fondamentali che si sono affermate negli anni e che nel 1946, quando sostanzialmente la Costituzione fu concepita, non erano avvertite».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ad esempio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Il diritto alla sicurezza, che a causa del terrorismo noi sentiamo molto più profondamente di quanto lo potessero sentire i nostri nonni. Altro esempio: nel 1946 fu scritto l’articolo 9, dove si stabiliva che la tutela del paesaggio è un diritto costituzionale. Ma quella era una tutela statica, adatta a un mondo che non sapeva che potesse esserci un dibattito come quello del vertice di Copenhagen. L’articolo 9, allora, può essere rafforzato? Secondo me sì. Terzo esempio: la libertà religiosa. I padri costituenti scrissero principi che la affermavano in un mondo in cui il multiculturalismo non era nemmeno apparso all’orizzonte. Non avevano idea di cosa potesse essere un fenomeno migratorio come quello cui assistiamo oggi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Come cambierebbe questi principi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«È il caso di stabilire nella nostra Costituzione che può essere cittadino italiano solo chi rispetta in modo vero e profondo i principi e i valori del nostro Paese? Che questo multiculturalismo di cui tutti oggi parlano deve avere un limite nel rispetto dei pilastri della nostra Costituzione? Io credo proprio di sì».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Chi dovrà essere il motore di queste riforme? Il parlamento? Una commissione bicamerale? Un’assemblea costituente?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«La bicamerale ha prodotto esperienze che non è il caso di ripetere. La sede naturale è il parlamento. Ma, specie se vogliamo cambiare la prima parte della Carta, mi sembra difficile non coinvolgere le parti sociali, le espressioni della società civile, il terzo settore. E sarebbe strano voler creare il Senato delle regioni senza sentire le regioni stesse, che oggi nel Parlamento non sono rappresentate. Un organismo costituente avrebbe il vantaggio di coinvolgere queste realtà. In alternativa, il parlamento potrebbe usare strumenti come le audizioni, strutturandole bene».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Meglio una riforma come quella che lei ha appena descritto, adottata a maggioranza, o una riforma che vi soddisfa a metà, ma condivisa con il Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Il valore più alto è una riforma condivisa. Il Pd deve essere coinvolto, anche perché rappresenta un terzo dell’elettorato. Di certo, l’Udc non si sottrarrà: Casini lo ha già detto con chiarezza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Resta l’Italia dei Valori.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Sono arrivati a dare lezioni al presidente della Repubblica sulle celebrazioni di Craxi: non mi sembra che l’Idv sia un interlocutore dallo spirito “costituente”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma lei crede davvero che il Pd avrà la forza di fare con voi un accordo che lo renderebbe impopolare a molti suoi elettori?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«La forza la deve trovare, altrimenti dimostrerà di essere un partito del “no”. Il Pd è chiamato invece a dire “sì” a un percorso politico che porti a una seconda Costituzione largamente condivisa. Bersani può avere problemi con l’ala giustizialista del suo partito, se guardiamo alla riforma della giustizia. Ma se guardiamo agli altri principi che vogliamo portare avanti, nella bozza Violante c’erano tutti. È sulla giustizia che ci vorrà un po’ di coraggio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Molto coraggio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Ma il Pd sa che al capitolo giustizia noi non possiamo rinunciare. È nell’interesse dei cittadini. Non si può toccare tutto tranne il rapporto tra politica e giustizia, perché sarebbe una riforma monca».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Diciamo anche che il presidenzialismo che volete voi è più robusto di quello voluto dal Pd e previsto dalla bozza Violante.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Vero. Ma per noi sono possibili anche aperture rispetto a certe richieste della sinistra, ad esempio sulle garanzie del parlamento. Un accordo si può trovare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 3 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3141517077124568694?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3141517077124568694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3141517077124568694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/intervista-frattini-la-costituzione.html' title='Intervista a Frattini: &quot;La Costituzione cambiamola tutta&quot;'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7288951264506918712</id><published>2010-01-03T09:22:00.003+01:00</published><updated>2010-01-03T09:41:16.120+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Costituzione e giustizia: l'intervista a Brunetta che ha scandalizzato le anime belle</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Mi faccia dire una cosa che ancora non ho detto: la riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’articolo 1: stabilire che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” non significa assolutamente nulla». Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione, parla con Libero di riforme a tutto campo. E getta ancora una volta il sasso nello stagno, dicendo a voce alta, sulle riforme da avviare nel 2010, quello che tanti si limitano a pensare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ministro, cosa ha che non va la prima parte della Costituzione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Per carità, è solo una mia opinione. Ma la parte valoriale della Costituzione ignora temi e concetti fondamentali come quelli del mercato, della concorrenza, del merito. È figlia del clima del dopoguerra. Adesso siamo in un’altra Italia. Capisco che alcuni costituzionalisti sostengano che non si riesce a cambiare la seconda parte della Costituzione proprio perché non abbiamo aggiornato la prima. Fermi restando i principi fondamentali, nei quali tutti ci riconosciamo, bisogna avere allora il coraggio di parlare anche della prima parte della Costituzione. E ritengo che debbano essere rivisti pure gli articoli della Carta sui sindacati, i partiti, l’Europa…».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sindacati e partiti: perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Perché gli articoli 39 e 49 della Costituzione, che riguardano i sindacati e i partiti, non sono mai stati seguiti da leggi. E quindi bisogna intervenire sia sulla Costituzione sia sulle leggi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giorgio Napolitano, nel suo di scorso di fine anno, ha chiesto per la Costituzione e la giustizia riforme «condivise».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Parole da apprezzare, per il tono e per i contenuti. Un Paese che vuole rispondere ai bisogni della gente vive di riforme di tanti tipi: economiche, di efficienza, di giustizia, di welfare… Dentro questo grande canestro ci sono anche le riforme istituzionali. La nostra Costituzione prescrive essa stessa come deve essere riformata. Se le modifiche vengono approvate a maggioranza dei due terzi, non si va a referendum confermativo. Se questa maggioranza non viene raggiunta, e se viene richiesto, si fa il referendum. È fin troppo facile dire che è meglio fare le riforme senza avere bisogno del passaggio referendario. Bene, quindi, riflettere sulle parole del presidente della Repubblica. E iniziare subito».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Con quali riforme?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Intanto il percorso federalista non può essere ulteriormente eluso. Anche perché pezzi di federalismo sono già stati introdotti, e se non trovano una loro regolazione costituzionale rischiano di scassare il sistema. Pensiamo alla riforma del titolo quinto della Costituzione, fatta a maggioranza dalla sinistra. Pensiamo al federalismo fiscale, che deve essere ancora implementato, ma ha bisogno di un quadro costituzionale di tipo federale. Altra riforma fondamentale, poi, sarà quella della giustizia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Con quale obiettivo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Riportare, per via costituzionale, l’equilibrio tra potere politico e ordine giudiziario. Oggi il potere politico è in balia della cattiva giustizia. Bisogna reintervenire sulla immunità parlamentare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Tornando al testo originario dell’articolo 68?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Assolutamente sì. Le opzioni sono multiple, ma la più semplice è proprio quella di recuperare il testo malamente violentato nel 1993. Anche perché la formula usata dai padri costituenti non darebbe alibi a nessuno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Chi deve essere il motore di queste riforme? Il parlamento, il governo o organismi nuovi, come una costituente creata per l’occasione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Costituenti, bicamerali e organismi simili servono solo a perdere tempo. C’è l’iniziativa parlamentare, e nulla impedisce al governo stesso di avviare l’iter».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sistemati i parlamentari, resterà da mettere a posto il funziona mento della giustizia nei confronti dei normali cittadini...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Diciamolo: la giustizia in Italia è organizzata in modo pre-industriale, agricolo-pastorale. Se introducessimo - e si può fare anche in tempi brevi - un’organizzazione efficiente e tecnologica mente avanzata della giustizia, ad esempio dando a un manager l’organizzazione dei tribunali, il 90 per cento dei problemi sarebbe risolto. Con benefici per decine di milioni di italiani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quindi per lei quello della giustizia non è un problema di risorse insufficienti?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Assolutamente no. Per la giustizia spendiamo come gli altri Paesi europei, se non di più. Abbiamo lo stesso numero di magistrati, se non maggiore, e lo stesso vale per il personale amministrativo. Se il ministro Alfano, come ha intenzione di fare, mette mano all’organizzazione, può risolvere la grandissima parte dei problemi. Un aiuto glielo sto anche dando io, con le nuove norme sulla informatizzazione della giustizia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quali altre riforme dobbiamo attenderci dal governo nel 2010?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Intanto è stata avviata una grande riforma che rischia di passare in sordina: il ritorno al nucleare. Il nucleare è la nostra libertà energetica, nonché uno stimolo industriale e tecnologico straordinario. I primi mesi del 2010 dovranno vedere l’attuazione della delega che il governo ha ottenuto su questa materia. Poi inizierà il processo di definizione dei siti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dal fronte della pubblica amministrazione cosa arriverà?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Nel 2010 ci sarà la totale implementazione della mia riforma. Cambierà l’intero quadro della contrattazione: si passerà da un numero indeterminato di comparti a quattro. Saranno introdotti il merito, la trasparenza, la mobilità, i premi e le sanzioni. Questo potrà cambiare l’intera pubblica amministrazione, che vuol dire cambiare lo Stato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gli ultimi a lamentarsi di lei sono i sindacati della scuola: dicono che con la sua riforma i presidi avranno più poteri disciplinari nei con fronti dei docenti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Vivaiddio. Questo servirà a far funzionare meglio la scuola. E se nel 2010 la scuola e le università proseguiranno nel percorso tracciato dalla riforma Gelmini, migliorerà un altro pezzo importante della vita italiana».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il 2010 dovrebbe essere anche l’anno della riforma degli ammortizzatori sociali.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Completando la legge Biagi e introducendo lo Statuto dei lavori daremo più efficienza, più equità e più tutele a milioni di italiani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In concreto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Ad esempio, adesso più grande è l’azienda nella quale si lavora, più si è protetti; più lavori in piccole aziende, più flessibile è il tuo contratto, meno sei protetto. In altre parole, i padri sono protetti, i figli no. Bisogna trovare un equilibrio meno egoisticamente concentrato sui padri e più concentrato sull’investimento in capitale umano e formazione. Sacconi ha le idee chiare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dal Pd cosa vi aspettate?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Io da questo Pd mi aspetto poco. Per giocare bene una partita occorrono due squadre forti. Ma oggi c’è una squadra forte, la maggioranza, che gioca contro una squadra praticamente inesistente, sottoposta al continuo ricatto giustizialista e massimalista».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lei stesso, però, ha appena auspicato riforme costituzionali condivise. Se il Pd non ci sta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Si va avanti lo stesso. Le riforme vanno fatte. Con l’impegno in più, per quanto riguarda la maggioranza, di spiegare ai cittadini le riforme che saranno sottoposte a referendum».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 2 gennaio 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7288951264506918712?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7288951264506918712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7288951264506918712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2010/01/costituzione-e-giustizia-lintervista.html' title='Costituzione e giustizia: l&apos;intervista a Brunetta che ha scandalizzato le anime belle'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8453125784260844641</id><published>2009-12-30T16:02:00.005+01:00</published><updated>2009-12-30T16:22:32.020+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Contro il lato oscuro del Web</title><content type='html'>&lt;a target="_blank" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704107104574572101333074122.html"&gt;Dal Wall Street Journal&lt;/a&gt;, per la firma di &lt;a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Wales"&gt;"Jimbo" Wales&lt;/a&gt;, fondatore di Wikipedia, arriva l'attacco più duro letto sinora alla mancanza di responsabilità da parte di chi scrive su Internet. Wales chiede nuove leggi («it's time to re-examine the current legal system») per impedire ai peggiori («prevent the worst among us») di imperversare liberamente sul Web. &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Concetti che &lt;a target="_blank" href="http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/liberta-e-responsabilita-per-internet.html"&gt;non sono nuovi&lt;/a&gt; per frequentatori di questo blog. Anche se la gran parte degli opinionisti italiani non riesce ad andare oltre la frase «Internet deve essere libera», fingendo di non sapere che non c'è libertà senza responsabilità. &lt;blockquote&gt;What we see regularly on social networking sites, blogs and other online forums is behavior that ranges from the carelessly rude to the intentionally abusive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Flare-ups occur on social networking sites because of the ease by which thoughts can be shared through the simple press of a button. Ordinary people, celebrities, members of the media and even legal professionals have shown insufficient restraint before clicking send. There is no shortage of examples—from the recent Twitter heckling at a Web 2.0 Expo in New York, to a Facebook poll asking whether President Obama should be killed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The comments sections of online gossip sites, as well as some national media outlets, often reflect semi-literate, vitriolic remarks that appear to serve no purpose besides disparaging their intended target. Some sites exist solely as a place for mean-spirited individuals to congregate and spew their venomous verbiage. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finally, it's time to re-examine the current legal system. Online hostility is cross-jurisdictional. We might need laws that directly address this challenge. There is currently no uniformity of definition among states in the definition of cyberbullying and cyberharassment. Perhaps federal input is needed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The Internet is bringing about a revolution in human knowledge and communication, and we have an unprecedented opportunity to make the global conversation more reasonable and productive. But we can only do so if we prevent the worst among us from silencing the best among us with hostility and incivility.&lt;/blockquote&gt;Il testo integrale dell'articolo di Wales &lt;a target="_blank" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704107104574572101333074122.html"&gt;lo si può leggere qui&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8453125784260844641?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8453125784260844641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8453125784260844641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/contro-il-lato-oscuro-del-web.html' title='Contro il lato oscuro del Web'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-1591280137206663589</id><published>2009-12-29T18:00:00.000+01:00</published><updated>2009-12-29T18:00:02.259+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra italiana'/><title type='text'>La sinistra alla guerra del tram</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E va bene che la sinistra è alla canna del gas (forniture invernali da parte di Gazprom permettendo). Va bene pure che in tempo di guerra ogni buco è trincea e tutto il resto. Ci mancherebbe. Però Silvio Berlusconi era rimasto l’ultimo premier del mondo  ad avere una fermata dell’autobus sul marciapiede sotto casa. Letteralmente. Questa fermata è stata rimossa ieri, con appena quindici anni di ritardo. «Motivi di sicurezza», ha spiegato la prefettura di Roma, cui si deve la decisione. C’era bisogno di Massimo Tartaglia e della sua statuetta tirata in faccia al presidente del Consiglio per arrivarci. Nel frattempo, in questi tre lustri, sotto casa del Cavaliere è successo di tutto, incluso lo scarico di vagonate di letame da parte dei no global alla vaccinara contigui alla giunta di Walter Veltroni. Che se invece di letame fosse stato - per dire - un esplosivo fatto in casa col fertilizzante, tipo quello usato da Timothy McVeigh per l’attentato agli uffici federali di Oklahoma City, ora staremmo qui a scrivere cose molto diverse. Insomma, tutto si può capire, ma il fatto che la sinistra adesso si attacchi al tram, anzi alla fermata del suddetto, per trasformare in un caso nazionale la sacrosanta ancorché tardiva rimozione della paletta di via del Plebiscito, ecco questo non si spiega, se non con la disperata esigenza di provare a fare cassa con tutto, sperando pure di accattarsi i voti dei passeggeri dell’autobus numero 64, che adesso devono usare la fermata di piazza Argentina anziché quella davanti a Palazzo Grazioli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure si è scesi a tanto. Con i Comunisti italiani che chiedono al premier «a quando l’edificazione di un muro divisorio?» e lanciano il grido d’allarme per «il rischio di creare un fossato ancora maggiore tra persone semplici e potenti». Associazioni di pedoni semiclandestine, convinte di essere davanti a una nuova Shoah, che irrompono nei notiziari urlando congestionate: «Vergogna. Vergogna. Vergogna!». Mentre Tonino di Pietro non può lasciarsi sfuggire uno spunto di confronto politico così alto, e infatti dal suo blog commenta che «tanto le escort arrivano in taxi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove il resto della politica e della società sedicente civile ancora non ha la faccia di arrivare, ci pensano le avanguardie internettiane. Istruttive, come da tradizione, le pagine online di Repubblica, tornate ad essere (si fa per dire: come se mai avessero smesso di esserlo) la traduzione digitale degli umori della piazza più invelenita. Così su Repubblica.it spicca un articolo vibrante di sdegno, dove le frasi spaziano da «i cittadini non ci stanno» a «i cittadini imbufaliti non risparmiano critiche nei confronti del premier, in nome del quale è stato preso il provvedimento». Come sempre in questi casi, poi, i commenti lasciati sul Web riescono a scendere qualche gradino più in basso rispetto all’articolo che li ha ispirati. Tipo: «È la cosa più orribile che abbia mai visto», «Ma sto’ maledetto presidente del consiglio chi si crede di essere?», «Spero sparisca presto», «È come un tumore nel centro di Roma», «A me sembra una emerita stronzata». E così via. Frasi che si sposano bene con quelle dell’immancabile gruppo Facebook sorto per l’occasione, subito arricchito da «Maledetto Berlusconi!» ed epiteti simili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inutile spiegare a questo coro di gentiluomini, ad esempio, che a Londra la strada della residenza ufficiale del primo ministro, e cioè Downing street, anch’essa nel pieno centro della città e distinta dalla sede del governo, da vent’anni è chiusa al traffico da pesanti cancelli di ferro. Inutile perché tanto questi sono gli stessi scesi in piazza sventolando gli striscioni osannanti al pluriomicida mafioso Gaspare Spatuzza, per il semplice fatto che costui aveva puntato il dito sul premier. Parlare con loro della sicurezza di Berlusconi è come chiedere al mullah Omar di pregare per la salute di Barack Obama. E siccome di questi tempi non si butta via nulla, pure loro trovano giornali e politici disposti a prenderli sul serio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 29 dicembre 2009.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-1591280137206663589?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1591280137206663589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/1591280137206663589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/la-sinistra-alla-guerra-del-tram.html' title='La sinistra alla guerra del tram'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-8583488234514181514</id><published>2009-12-23T18:00:00.001+01:00</published><updated>2009-12-23T18:00:00.792+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pd'/><title type='text'>Il bivio di Bersani</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa è il Partito democratico? È l’alternativa al PdL o è un concorrente diretto dell’Italia dei Valori? È un partito che si candida a governare il Paese, e che quindi ragiona nell’ottica di chi prima o poi pensa di avere un proprio rappresentante a palazzo Chigi, o si è ridotto a essere una lista antisistema, che si candida a conquistare il voto di protesta, incluso quello delle cheerleader del mafioso Gaspare Spatuzza? Insomma, Pier Luigi Bersani è in grado di assumere un ruolo di guida nei confronti del popolo di centrosinistra, come fece all’epoca Palmiro Togliatti, o è condannato a obbedire alla pancia degli elettori? La risposta a queste domande il segretario del Pd dovrà darla nelle prossime settimane. Scegliendo se sedersi o meno al tavolo delle riforme con la maggioranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sarà una decisione facile. Sia perché una parte del suo partito, dirigenti inclusi, nutre nei confronti dell’attuale governo e dei suoi elettori un forte sentimento di odio antropologico («Ma davvero volete aprire il dialogo con questa gente?», chiedeva ieri, schifata, una frequentatrice della pagina Facebook di Bersani). Sia perché a marzo, e cioè domani, si vota in tredici regioni, undici delle quali oggi governate dal centrosinistra, e aggiungiamo pure che non si è mai visto un partito ammorbidire i toni nell’imminenza di un appuntamento elettorale tanto importante. Però c’è modo e modo di fare opposizione, anche dura. Pure ieri - incoraggiato dalle parole di Giorgio Napolitano - Bersani ha dato l’impressione di voler lavorare per un’intesa con il PdL, ma ha trasmesso pure l’impressione di non sentirsi forte, di credere che, se «inciucia» e poi le regionali vanno male, niente gli sarà perdonato, mentre se perde, ma senza avere concesso nulla al «nemico», pure in caso di batosta avrà ancora credito da spendere con i suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, anche se Bersani si nasconde e prova a mettere il cerino nelle mani di Berlusconi, adesso sta a lui, e a nessun altro. Sono gli elettori del Pd quelli che si indignano se si raggiunge un’intesa tra i due partiti, mica quelli del PdL. È l’alleato del Pd, l’Italia dei Valori, che lancerà l’accusa di aver fatto un baratto indecente. Non la Lega, che deve incassare il federalismo e le poltrone da governatore al Nord e quindi si limiterà a qualche uscita scenografica. E sono i giornali della sinistra, Repubblica in testa, quelli che già rivolgono a Bersani l’accusa di collaborazionismo con il bieco dittatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero quello che si mormora nel PdL, e cioè che alla maggioranza, in questo momento, conviene offrire il ramoscello d’ulivo, perché ha poco da perdere. Ma è vero anche che Bersani, che pure rischia di più, ha dalla sua il Quirinale. Soprattutto, sebbene non sia carino dirlo, è vero che da quando esistono i parlamenti le intese migliori si fanno tra grandi partiti, anche se avversari, spesso tagliando fuori i piccoli, anche se alleati. Per la semplice ragione che i grossi partiti hanno esigenze simili: vogliono stabilità per i loro governi, chiedono il riconoscimento di un ruolo speculare a quello dell’esecutivo quando sono all’opposizione e rivendicano quello che il vecchio Pci chiamava «primato della politica» sui poteri non elettivi, magistratura inclusa. I segretari dei grandi partiti sanno poi che quello che tocca all’uno, nel bene e nel male, domani può toccare all’altro, e tenendo presente questo possono anche rinunciare a ottenere un vantaggio immediato in nome di un maggiore guadagno futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo che, per fare un simile investimento, le buone intenzioni - che pure Bersani sembra avere - non bastano. Servono forza politica e ossigeno. Ingredienti che scarseggiano: sul Pd non c’è un vero controllo politico per il semplice motivo che non è un partito e forse non lo sarà mai, e che - a differenza del PdL - non ha nemmeno un leader che sia sinonimo di vittoria sicura, uno per il quale gli elettori siano pronti a gettarsi tra le fiamme. E l’ossigeno manca perché il momento per il Pd è oggettivamente infame, tra scandali degli amministratori locali, linea politica ancora tutta da definire e un alleato specializzato nel solleticare i peggiori istinti della base. Come confermano le parole usate ieri dal deputato dell’Italia dei Valori Francesco Barbato: «Per ogni operaio della Fiat buttato fuori, la tiro io in faccia la statuetta a Berlusconi». Come si fa a competere con chi si presenta alle tute blu con simili argomenti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, la sfida che attende Bersani è di quelle toste. Se l’uomo è ambizioso, come dicono, questo è il momento in cui deve mostrare di avere un coraggio proporzionale ai suoi obiettivi. Se sceglierà di non fare nulla e si accontenterà di sedersi sulla riva del fiume aspettando di vedere passare il cadavere (cadavere politico, di questi tempi è meglio specificare) di Berlusconi, con ogni probabilità sarà lui ad essere portato a valle dalla corrente, come è già successo a Walter Veltroni e a Dario Franceschini, diventati ombre della politica. Se invece riuscirà a scrivere insieme ai suoi avversari le regole della Terza repubblica (anche se Bersani non accetterà mai di chiamarla così: scelga pure un altro nome, non è questo che conta) nessun obiettivo gli sarà precluso, e non sarà il risultato di una singola elezione a farlo scomparire dallo scenario della politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 23 dicembre 2009.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-8583488234514181514?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8583488234514181514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/8583488234514181514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/il-bivio-di-bersani.html' title='Il bivio di Bersani'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-494321762373227445</id><published>2009-12-19T19:33:00.000+01:00</published><updated>2009-12-19T19:33:00.213+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Se Fini scommette sul logoramento del PdL</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso intrapreso da Gianfranco Fini ha una sola spiegazione razionale. Quella che ieri Francesco Cossiga riassumeva così: «Porre fin d’ora la sua candidatura alla presidenza di un governo istituzionale che segua ad un impedimento di Berlusconi a continuare a esercitare il suo mandato». L’alternativa, ovvero che Fini stia pensando al Quirinale, se e quando si giocherà la partita per la presidenza della Repubblica, sposta i tempi e l’obiettivo, ma non cambia di molto i termini della faccenda: Fini - non da oggi - lavora per diventare il leader di uno schieramento moderato molto diverso da quello berlusconiano, e si muove con il passo di chi vuole diventare il garante della transizione verso quello che a sinistra chiamano «un paese normale». Che poi - stringi stringi - altro non sarebbe che un’Italia senza il Cavaliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abbraccio e le lacrime con Silvio Berlusconi all’ospedale San Raffaele, insomma, non sembrano avere cambiato i termini della vicenda: quell’istante di empatia ha reso un po’ più distesi i rapporti umani tra i due leader, ma non ha accorciato la distanza politica che li separa. Anche ieri, Fini ha fatto altri passi: ha invocato per il 2010 un’Italia diversa, nella quale le istituzioni collaborino tra loro (lasciando sottinteso che con Berlusconi questo non è avvenuto), è tornato a battere sul tasto di una nuova legge per l’immigrazione, sgradita al novanta per cento del PdL, e ha provato a usare la leva dell’ironia inviando in regalo al direttore del Giornale, Vittorio Feltri, una confezione di Valium «per festività serene, senza ossessioni e allucinazioni», come si legge nel suo bigliettino. Feltri gli ha risposto donandogli un vino bianco, «perché il rosso gli annebbia le idee». L’ironia di Fini, in realtà, è solo apparente. Anche perché i suoi, da giorni, diffondono la notizia - molto interessata, ma tutta da verificare - che Fini sarebbe riuscito ad ottenere da Berlusconi un mezzo impegno sulla rimozione di Feltri. E spiegano che, se questo non avvenisse, certe ferite non potrebbero rimarginarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi giorni fa i parlamentari finiani  hanno anche provato a contarsi per capire se erano abbastanza da mettere in piedi gruppi autonomi: sarebbe stata la rottura ufficiale. Lo strappo non si è compiuto solo perché, fatta la conta, i numeri apparivano risibili e perché tutti gli uomini di An hanno dato a Fini il mandato per rappresentarli. A patto, s’intende, che non provasse più a fare altri strappi dalla linea del partito: in quel caso, solo pochi di loro lo avrebbero seguito. Fini, in sostanza, è stato trattenuto a forza dentro il PdL, ma è chiaro che si tratta di una soluzione di corto respiro: i problemi restano tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presto lui e Berlusconi si incontreranno ad Arcore. Più che un riavvicinamento tra i due, però, è auspicabile che si faccia chiarezza, ovunque questa possa portare. Un’intesa limpida e duratura sarebbe la soluzione auspicabile. Ma se, come sembra, non ce ne sono le condizioni, è molto meglio una separazione senza equivoci che una convivenza malvissuta come quella cui si è assistito negli ultimi mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È più che legittimo che un leader come lui, alla soglia dei 58 anni, aspiri a succedere a Berlusconi. Se è così, però, è venuto il momento di dirlo e di spiegare come intende raggiungere l’obiettivo. Quando Francesco Rutelli gli chiede se «pensa di continuare a lungo a essere una delle più amate icone della sinistra e puntare a ereditare la guida del centrodestra» gli pone la domanda che si fanno tutti. Perché Fini sta dando l’impressione di voler rimandare la resa dei conti a un momento in cui il PdL, il governo e lo stesso Berlusconi saranno - anche a causa sua - molto più logorati di adesso. E puntare allo sfaldamento del proprio partito per raccoglierne i cocci non sarebbe gesto degno del co-fondatore del PdL. Se non è questo ciò che ha in mente, il presidente della Camera deve comunque dire adesso cosa vuole fare da grande, perché la sua inquietudine è evidente. Serve un gesto di chiarezza: Fini lo deve sia agli elettori del PdL che a chi lo guarda come un possibile alleato. Last but not least, lo deve anche a se stesso e alla sua storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 19 dicembre 2009.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-494321762373227445?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/494321762373227445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/494321762373227445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/se-fini-scommette-sul-logoramento-del.html' title='Se Fini scommette sul logoramento del PdL'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-5717026436992004483</id><published>2009-12-18T21:39:00.000+01:00</published><updated>2009-12-18T21:41:12.022+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Tempi lunghi per l'estradizione di Cesare Battisti</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La buona notizia: da ieri è più probabile che il terrorista rosso Cesare Battisti, rinchiuso in un carcere del distretto di Brasilia dal 2007, sia estradato in Italia, dove è stato condannato per quattro omicidi. Il Supremo tribunale federale brasiliano, ribaltando di fatto una decisione presa dalla stessa corte il 18 novembre, ha stabilito che il presidente Luiz Inacio Lula da Silva, chiamato a dare il via libera all’estradizione del terrorista, non potrà agire in modo discrezionale, ma dovrà rispettare quanto previsto dal trattato bilaterale Italia- Brasile. In altre parole, Lula non potrà negare l’estradizione. E questo, assicurano fonti del governo italiano, fa piacere anche a lui, perché gli sfila dalle mani una patata bollente che si sarebbe risparmiato volentieri. La brutta notizia: i tempi, ammettono fonti diplomatiche italiane, non saranno rapidi. Debbono essere messi in conto, infatti, almeno altri due mesi, durante i quali non sono escluse nuove sorprese. La vicenda, per inciso, tiene in sospeso anche il viaggio di Silvio Berlusconi in Brasile, al quale il presidente del Consiglio tiene molto: le diplomazie dei due Paesi sono d’accordo nell’evitare che la missione del premier avvenga in prossimità della decisione finale di Lula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “chiarimento” dei giudici brasiliani è giunto inaspettato, dopo che i legali del governo italiano avevano chiesto lumi sulla decisione adottata un mese fa. Il 18 novembre il Supremo tribunale, dopo aver sancito che il «rifugio politico» concesso dal ministro della Giustizia, Tarso Genro, era illegale, e che quindi l’estradizione di Battisti era dovuta, aveva rimesso la questione nelle mani di Lula, assegnandogli un potere di discrezionalità illimitato. Uno dei giudici ha però modificato il proprio voto e così, come voleva il governo italiano, si è stabilito che Lula non può fare come vuole, ma è vincolato dagli accordi di estradizione firmati nel 1989 con l’Italia. Lo stesso presidente brasiliano ha fatto sapere al nostro governo di gradire molto questa soluzione, perché non intendeva assumersi il peso politico della decisione finale. In difesa di Battisti, infatti, oltre a pezzi da novanta della politica brasiliana come il ministro Genro, si sono schierati intellettuali internazionali di rilievo. Pochi giorni fa è stato il filosofo francese Bernard-Henri Levy, ritenendo frutto di errori giudiziari le condanne inflitte a Battisti, a chiedere pubblicamente a Lula di non concedere l’estradizione. Adesso, Lula potrà dire a tutti costoro di aver dovuto agire con le mani legate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tempi, però, non saranno brevi. Intanto perché il Supremo tribunale chiuderà nei prossimi giorni per riaprire alla fine di gennaio, e quindi le conclusioni della decisione presa nelle scorse ore non saranno pubblicate prima di febbraio. E sino ad allora non potrà accadere nulla. A questo punto, i legali di Battisti potranno tentare di sovvertire la decisione. Le probabilità di riuscirci sono vicine allo zero, anche perché una nuova giravolta screditerebbe l’alta corte brasiliana. Ma la mossa servirebbe a guadagnare un po’ di tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che più preoccupa, però, è il fatto che Lula, anche se non potrà negare l’estradizione, avrà comunque il potere di ritardarla. Gli accordi tra Italia e Brasile, ai quali il presidente si deve attenere, prevedono infatti che la consegna possa essere rimandata fino a quando la persona da estradare non abbia regolato tutti i conti con la giustizia brasiliana, eventuale condanna inclusa. E in questi giorni Battisti è sotto processo a Rio de Janeiro, dove deve rispondere dei reati di ingresso e soggiorno con passaporto falso e falsificazione di documenti. Al momento, l’atteggiamento dei suoi legali sembra escludere l’intento di allungare i tempi. Ma alla concessione dell’estradizione mancano ancora mesi, durante i quali potrà accadere di tutto. Tant’è che alla Farnesina hanno già messo in preventivo l’adozione di manovre dilatorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo italiano definisce l’atteggiamento da tenere nei confronti di Lula «di fiducia e fermezza». Fiducia che l’estradizione sarà concessa entro la primavera, tanto che nessuno pensa di fare pressioni pubbliche nei confronti del presidente brasiliano, anche perché rischierebbero di rivelarsi controproducenti. E fermezza nel pretendere che gli accordi tra il Brasile e l’Italia siano rispettati. Questo non ha impedito al PdL di varare nei giorni scorsi una raccolta di firme tra i parlamentari, promossa da Maurizio Gasparri, per chiedere l’estradizione di Battisti. Se invece Lula dovesse traccheggiare, come primo passo si pensa di far votare dal parlamento europeo una nuova risoluzione che leghi la credibilità del Brasile come interlocutore della Ue alla concessione dell’estradizione. Ma, dopo l’ultima decisione del Supremo tribunale brasiliano, pochi credono che si debba arrivare a tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 18 dicembre 2009.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-5717026436992004483?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5717026436992004483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/5717026436992004483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/tempi-lunghi-per-lestradizione-di.html' title='Tempi lunghi per l&apos;estradizione di Cesare Battisti'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-7405005859324697585</id><published>2009-12-16T15:30:00.000+01:00</published><updated>2009-12-16T15:30:00.531+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><title type='text'>Libertà e responsabilità per Internet</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gente che incontri su Internet è la stessa che incroci per strada: c’è la persona educata che rispetta la precedenza, c’è quello che sbaglia ma ti chiede subito scusa e c’è la teppa che prima ti investe e poi ti ricopre di insulti. La differenza è nelle regole: per strada bene o male le puoi applicare, sul Web no. Perché le automobili hanno  la targa, e a ogni targa corrisponde una persona da multare. Sul Web, invece, la rintracciabilità esiste in teoria, ma non in pratica. La condizione normale è l’anonimato, e risalire dall’anonimo che sparge odio e calunnie a un nome e un indirizzo è impresa difficile e costosa. Così Internet assomiglia sempre più alle pareti dei cessi pubblici: chiunque passi si sente in diritto di lasciarci il peggio di sé. Tanto, nessuno saprà mai chi è stato. Con la differenza che online quelli che ti leggono sono mille volte di più: vuoi mettere la soddisfazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, sul Web c’è la libertà, e ce n’è tanta. È la responsabilità che manca. Internet è uno strumento potentissimo perché dà a chiunque metta online un pensiero scritto o un filmato la possibilità di essere visto da centinaia, migliaia di persone, in brevissimo tempo. Ma anche i fumetti americani insegnano che «da grandi poteri derivano grandi responsabilità», e da questo punto di vista proprio non ci siamo. In compenso, abbonda la retorica dell’impunità: guai a toccare la libertà dell’ultimo frustrato di fare i complimenti al compagno Massimo Tartaglia «a nome di tutti gli italiani che non ne possono più di questo puttaniere colluso con la mafia» o di augurare a Silvio Berlusconi «che muoia ‘sto nano del cazzo» (come si legge in due commenti apparsi ieri su Youtube). O di iscriversi al gruppo di Facebook «Accoppiamo Berlusconi» (ma ce n’è per tutti, anche se il Cavaliere è in cima alle preferenze).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo ipotizzare due o tre regolette per questo Far West, dove oggi chiunque è libero di vomitare su chi gli sta sulle scatole, equivale a prendersi la patente di infame censore. Se ne è accorto il ministro Roberto Maroni. Il governo ha infatti la pretesa - nientemeno - di estendere sul serio allo sgangherato universo del Web le regole già in uso per il normale consorzio umano. Come risultato, il commento più gentile che si è beccato Maroni è quello di ottuso censore. Perché «la Rete è libertà», «altrimenti diventiamo come la Cina» e via così, come recitano i tanti luoghi comuni che avvolgono il Web. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece, più che di libertà, è di etica della responsabilità che occorre parlare. Chi vuole avere tra le mani uno strumento tanto potente da far fare al suo pensiero il giro del mondo in un istante deve essere disposto ad accettare che c’è un prezzo da pagare per chi incita a uccidere il prossimo o sparge insulti e calunnie. Se vado in piazza e dico a dieci persone che il mio vicino di casa è un pedofilo, presto o tardi dovrò risponderne. Se lo faccio a mezzo stampa o davanti a una telecamera, la mia responsabilità sarà proporzionale alla platea. L’unico luogo in cui questo non avviene, oggi, è la fantastica nuova frontiera della rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vuole un responsabile. In termini più prosaici, ci vuole qualcuno da denunciare. I vituperatissimi mezzi d’informazione tradizionali hanno mille difetti, ma c’è sempre un direttore responsabile, qualcuno che paga in prima persona per ciò che finisce in pagina o viene messo in onda. E che quindi si preoccupa che questi contenuti siano a norma di legge. Su Internet, invece, in pochi secondi chiunque può mettere online tutto ciò che vuole. Per risalire alla sua identità occorrerà passare per server e società domiciliati in giro per il mondo, che non hanno alcun interesse a fornire questi dati a chi li chiede. A meno che non si voglia avviare una procedura legale internazionale costosa, lunga e dall’esito incerto. Al termine della quale, magari, si scopre che nel frattempo quei dati sono stati cancellati dai server. Chiamare i grandi provider internazionali a rispondere per ciò che viene trasmesso sulle loro piattaforme (siti, blog, social network…), qualora non rendano possibile rintracciare il responsabile del reato, è un primo passo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire che porsi simili problemi è inutile, perché Internet è la cosa più globalizzata che esista, è una risposta ipocrita e falsa. Ipocrita perché, se uno Stato abdica al governo dei nuovi territori dell’insediamento umano, tanto vale decretarne il fallimento. E falsa perché l’impresa è tecnicamente difficile, ma non impossibile. Passa anche attraverso accordi internazionali con altri Paesi e con società estere, nei confronti dei quali uno Stato sovrano ha il dovere e il potere di trattare da posizioni di forza, almeno per ciò che compiono i suoi cittadini sul suo territorio. E chi, come Dario Franceschini, si ribella a questa idea perché «accusare la Rete è come accusare le Poste del contenuto delle lettere», mostra di non averci capito nulla. Il contenuto delle lettere non è visibile a chiunque, ma quello del Web sì, ed è proprio qui il punto. La Rete, semmai, può essere paragonata ai giornali e alle televisioni. Dove chi sbaglia paga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, se le nuove norme serviranno a rendere responsabili gli utenti e chi pubblica i loro contenuti, saranno le benvenute. La censura e la fine della libertà su Internet non c’entrano proprio niente. C’entra solo il coraggio di mettere un nome e una faccia su quello che si fa. Chi questo coraggio ce l’ha, ha tutto da guadagnare dall’applicazione del principio di responsabilità. Gli altri, potranno sempre continuare a esprimere il loro pensiero sulle pareti dei bagni pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato il 16 dicembre 2009.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-7405005859324697585?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7405005859324697585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/7405005859324697585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/liberta-e-responsabilita-per-internet.html' title='Libertà e responsabilità per Internet'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3677978944461602817</id><published>2009-12-11T17:56:00.002+01:00</published><updated>2009-12-11T18:11:47.938+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pdl'/><title type='text'>Davanti al Rubicone</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È presto per dire se Silvio Berlusconi, ieri, ha davvero varcato il Rubicone. E cioè se ha deciso di imboccare quel sentiero che, nelle sue intenzioni, dovrebbe consentirgli di scavalcare in un colpo solo il Quirinale, le procure armate di pentiti emersi all’improvviso da anni di amnesie, l’opposizione e gli alleati riottosi, in modo da riportare gli italiani al voto in primavera e tornare al governo più bello e più forte che pria. Di sicuro, però, in queste ore il Cavaliere ci sta pensando sul serio, e ieri ha fatto un nuovo passo importante in questa direzione. Anzi, due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo è stato la risposta a Gianfranco Fini. Freddo, il presidente della Camera gli aveva fatto sapere di non condividere le sue parole sulla Corte costituzionale e i magistrati, invitandolo a «precisare meglio» il suo pensiero. Glaciale, il presidente del Consiglio gli ha risposto che «non c’è niente da chiarire», dicendosi «stanco delle ipocrisie». Va da sé che ha parlato a Fini anche perché Quirinale intenda. Giorgio Napolitano infatti ha espresso «rammarico e preoccupazione» per le parole del premier, il quale, però, non pare più intenzionato a perdere il sonno per gli umori del Colle. La verità è che, da quando la Consulta ha bocciato il lodo Alfano, Berlusconi non ritiene più Napolitano - che a modo suo si era fatto garante per il successo dell’operazione - un interlocutore affidabile. I due saranno costretti a sopportarsi ancora, ma il premier non intende più chinare il capo. Basta «ipocrisie», appunto. E lo sgambetto fatto in commissione Giustizia dalla finiana Giulia Bongiorno al disegno di legge sul legittimo impedimento, il cui iter è stato ritardato almeno di un mese, ha rafforzato in lui la convinzione che lo vogliano cuocere a fuoco lento, e che serva un colpo d’acceleratore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo strappo è l’adunata che il partito gli sta preparando per domenica, quando il Cavaliere farà la sua apparizione in piazza Duomo, a Milano, per un’uscita ufficialmente legata alla campagna di tesseramento del PdL, ma che potrebbe finire per avere significati molto più grandi. Come si legge nella lettera di mobilitazione inviata ieri a tutti gli eletti della Lombardia da Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, «è superfluo sottolineare l’importanza di dare, in questo particolare momento politico, il massimo sostegno al presidente Berlusconi». Insomma, nemmeno i suoi negano più che il premier stia attraversando una fase di vera emergenza, il momento più difficile delle legislatura. E proprio per questo si è deciso di saltare tutti gli intermediari, incluso lo stesso PdL, per consentire a Berlusconi di parlare direttamente agli elettori, unico terreno sul quale il Cavaliere non teme ostacoli. Così è già iniziata la pressione dei “falchi” per trasformare l’apparizione di dopodomani in un nuovo discorso dal Predellino, un momento di rottura il cui succo dovrebbe essere: chi vuole cambiare la Costituzione e costruire la terza repubblica, mi segua; gli altri li considererò avversari, alleati di chi non vuole cambiare il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, un percorso iniziato in questo modo è una strada senza ritorno, che può riportarlo in poco tempo a palazzo Chigi e, tra qualche anno, al Quirinale, oppure può chiudere per sempre l’avventura del leader di piazza e di governo. Avendo tutti contro - tranne gli elettori, e infatti il rischio è proprio che costoro non siano chiamati ad esprimersi - la seconda ipotesi deve essere presa in considerazione. Quindi, anche se i segnali lanciati ieri fanno intuire una domenica con i fuochi artificiali, Berlusconi ci penserà moltissimo. Col cuore ha già scelto, con la testa ancora no. Ma lo scontro finale del Cavaliere e del suo popolo contro i “palazzi” - Quirinale, presidenza di Montecitorio, Consulta, Consiglio superiore della magistratura - appare comunque nell’ordine delle cose, e potrà essere solo rimandato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© &lt;a href="http://www.libero-news.it/"&gt;Libero&lt;/a&gt;. Pubblicato l'11 dicembre 2009.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/15414929-3677978944461602817?l=aconservativemind.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3677978944461602817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/15414929/posts/default/3677978944461602817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://aconservativemind.blogspot.com/2009/12/davanti-al-rubicone.html' title='Davanti al Rubicone'/><author><name>fc</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13076297948610563330</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-15414929.post-3962163459753666610</id><published>2009-12-09T12:25:00.002+01:00</published><updated>2009-12-09T12:28:46.919+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Energia e ambiente'/><title type='text'>Le dieci bufale di Copenhagen</title><content type='html'>di Fausto Carioti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualcuno fosse davvero preoccupato per l’omologazione dell’informazione, è proprio in questi giorni, durante il vertice di Copenhagen, che avrebbe il diritto di incavolarsi. Telegiornali, quotidiani, settimanali, speciali televisivi e radiofonici: tutti impegnati a dire le stesse cose. Per non parlare delle pubblicità che le aziende mettono ovunque per convincerci che sono diventate a «impatto zero» e che anche noi dovremmo calibrare ogni gesto della nostra vita per combattere il vero nemico dell’umanità: l’anidride carbonica, responsabile del surriscaldamento del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanta foga, dunque. Ma anche tante balle. Ecco le dieci bufale più in voga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;1) Il surriscaldamento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E sì, la prima cosa su cui manca il consenso scientifico è proprio l’innalzamento della temperatura globale. I repubblicani americani hanno presentato al Senato un rapporto in cui sono raccolti i pareri di 650 scienziati, inclusi alcuni Nobel, che negano l’esistenza del riscaldamento globale o, comunque, che l’uomo abbia qualche ruolo in esso. Come scrive il climatologo Richard Lindzen sul Wall Street Journal, «le pretese che il cambiamento climatico stia accelerando sono bizzarre». Perché i numeri sono scarsi e perché «il consenso generale per il riscaldamento è basato non tanto sulla qualità dei dati, ma piuttosto sul fatto che c’era stata una piccola era glaciale tra il XV e il XIX secolo. E quindi non è sorprendente che le temperature siano salite quando siamo usciti da questo evento». In Italia, tra chi sostiene cose simili, c’è il climatologo Franco Prodi. Che ieri le ha ripetute al Mattino: «Si pensa che l’emergenza del pianeta sia quella climatica sulla base di previsioni che hanno margini di errore elevatissimi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;2) Gli scienziati “buoni”&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Gli scienziati onesti sono quelli che sostengono la teoria del global warming. Gli altri, i «negazionisti», sono quelli che barano. È quello che vogliono farci credere. Finora, però, gli unici scoperti a manipolare i dati sono i primi. Poche settimane fa sono diventate pubbliche le e-mail che si sono scambiati alcuni tra i più noti difensori americani ed inglesi della tesi del global warming. Questi ricercatori discutevano su come truccare numeri e grafici, in modo da fare apparire incontrovertibile il riscaldamento del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;3) La Co2 uccide&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;L’anidride carbonica è un gas letale: è la bufala più divertente. Perché, senza la Co2 che trattiene il calore dei raggi solari, la Terra sarebbe una palla di ghiaccio senza vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;4) È colpa dell’uomo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Altra bufala che va per la maggiore: la Co2 è prodotta dall’uomo. Il quale, invece, è responsabile di una quota minima, inferiore al 10%, delle emissioni. La quota restante è prodotta dal pianeta, ad esempio tramite piante, oceani e vulcani. La quantità immessa dall’uomo, inoltre, è pari a meno dell’1% dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;5) Mamma Terra&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La Terra come un grande essere vivente in perenne equilibrio: è l’“ipotesi di Gaia”. Sarebbe l’uomo a minacciare questo meraviglioso super-organismo. Ma la storia della Terra è un’altalena di temperature che sono scese e salite per cause del tutto naturali, e così facendo hanno prodotto una lunga serie di estinzioni di massa. Tanto da spingere la rivista New Scientist a paragonare la Terra a Medea, assassina dei propri figli. È l’uomo, allora, che deve temere la Terra. E non viceversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;6) Le generazioni future&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni lo ripetono un po’ tutti: combattere il surriscaldamento è la cosa migliore che possiamo fare per le prossime generazioni. Ma se davvero vogliamo investire per gli altri, esistono modi molto più sensati. Quanti vaccini, scuole, condutture di acqua potabile, fognature e alimenti si possono portare, laddove ce n’è bisogno, con spesa uguale o inferiore a quella che ci chiedono i seguaci di Al Gore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;7) “Chilometri zero”&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;È l’ultima moda delle famiglie eco-consapevoli: comprare il cibo prodotto a due passi da casa. Meno spostamenti, meno emissioni di Co2.
