venerdì, aprile 07, 2006

La serietà al governo?

La serietà al governo, dice lui. L'ipocrisia e la buffonaggine al governo, dicono i fatti. Vediamoli con attenzione.
Nel novembre del 2001, intervistato dall'Espresso, Romano Prodi dice che l'abolizione voluta dal governo Berlusconi della tassa sulle donazioni e successioni «cancella uno dei principali strumenti di uguaglianza».
Nel 2003 Prodi e la moglie Flavia, approfittando dell'abolizione della tassa sulle donazioni e successioni, donano parte del loro patrimonio ai figli, per un totale di 870mila euro. Il tutto nel più rigoroso segreto.
Il 7 marzo del 2006, a Porta a Porta, Prodi dice che la soglia di esenzione dell'imposta sulle donazioni e le successioni «deve essere elevata: era ai miei tempi 250 milioni, ora si può raddoppiare». Il che farebbe 500 milioni di lire, 250 mila euro. Tradotto, vuol dire che se e quando torneranno al governo l'imposta sarà portata a una soglia tale che se Prodi e consorte avessero voluto fare la donazione con questo nuovo regime fiscale, la tassa l'avrebbero dovuta pagare.
Il giorno dopo l'ufficio stampa di Prodi cambia idea: «Per quanto riguarda la tassa di successione e donazione il centrosinistra ha in programma di ripristinare la legge 342/2000, che prevede l'esenzione dei valori inferiori a 500.000 euro per ciascun beneficiario». Anche in questo caso, i coniugi Prodi avrebbero dovuto pagare la tassa per la generosa donazione fatta ai figli. Notare peraltro l'errore commesso, a conferma che hanno barato per tranquillizzare gli elettori e/o di numeri non ci capiscono nulla: la legge 342 del 2000 fissava in realtà la soglia di esenzione solo a 350 milioni, perché la soglia del miliardo (i 500.000 euro di cui parlano gli uomini di Prodi) valeva solo quando il beneficiario era «minore di età» o «persona con handicap riconosciuto grave».
Il 6 aprile viene fuori la notizia di quanto fatto da Prodi e signora nel 2001. Loro si erano guardati bene dal farlo sapere, ma un piccolo e coraggioso giornale locale, "L'Informazione" di Reggio Emilia, ci arriva lo stesso. Replica comprensibilmente imbarazzata della coppia Prodi: «Avendo la gioia di vedere i nostri figli mettere su famiglia, li abbiamo aiutati a mettere su casa». Quando si dice la serietà e la coerenza. Si sono vergognati persino di dirlo, e se non fosse stato per "L'informazione" il loro imbarazzante segreto non lo avrebbe scoperto nessuno. Intanto Prodi ha cambiato idea nuovamente, e ora va in giro a dire (Radio Anch'io, 30 marzo), che la reintroduzione dell'imposta sarà solo per le «grandi fortune che riguardano solo poche centinaia di persone. C'è un senso di decenza anche per fare politica». Decenza.
La morale? Prodi, approfittando in silenzio e in privato di una legge del governo Berlusconi che ha contestato in pubblico, ha risparmiato una cifra consistente: almeno 53.382.196 lire (l'imposta, nel caso di donazione ai figli, era pari al 4% della cifra eccedente i 350 milioni). Un risparmio che, secondo il loro programma originario, prima del recente balletto di cifre, il suo governo non avrebbe concesso a chi si fosse trovato nelle stesse condizioni di Prodi e signora.
Per inciso, la notizia della donazione è ripresa con una qualche evidenza, tra i quotidiani nazionali, solo da Libero e dal Giornale. Agli altri non interessa: vale al massimo un trafiletto con il titolo messo lì apposta per nscondere la notizia. Sempre perché in Italia c'è un regime, e si sa da che parte pende.

Update: quello che Corriere e Repubblica, convinti che esista solo "The Economist", non vi diranno mai. Ovvero come "The Times" tratta "Mr Genuinely Grey" Romano Prodi (laddove quello che si dice su Berlusconi è tutta roba nota).

Etichette: